Vescovo
Limone del Garda (Brescia), 15 marzo 1831
Khartum (Sudan), 10 ottobre 1881
Autunno
1857: partono per il Sudan cinque missionari mandati da don Nicola
Mazza di Verona, educatore ed evangelizzatore. Fine 1859: tre di essi
sono già morti, due rifugiati al Cairo, e a Verona torna sfinito il
quinto. È Daniele Comboni, unico superstite degli otto figli dei
giardinieri Luigi e Domenica, sacerdote dal 1854. Riflette a lungo su
quel disastro e su tanti altri, giungendo a conclusioni che saranno
poi la base di un “Piano”, redatto nel 1864 a Roma. In esso Comboni
chiede che tutta la Chiesa si impegni per la formazione religiosa e
la promozione umana di tutta l’Africa. Il “Piano”, con le sue audaci
innovazioni, è lodatissimo, ma non decolla. Poi, per avversioni
varie e per la morte di don Mazza (1865), Comboni si ritrova solo,
impotente. Ma non cambia. Votato
alla “Nigrizia”, ne diventa la voce che denuncia all’Europa le sue
piaghe, a partire dallo schiavismo, proibito ufficialmente, ma in
pratica trionfante. Quest’uomo che sarà poi vescovo e vicario
apostolico dell’Africa centrale, vive un duro abbandono, finché il
sostegno del suo vescovo, Luigi di Canossa, gli consente di tornare
in Africa nel 1867, con una trentina di persone, fra cui tre padri
Camilliani e tre suore francesi, aiuti preziosi per i malati. Nasce
al Cairo il campo-base per il balzo verso Sud. Nascono le scuole. E
proprio lì, nel 1869, molti personaggi venuti all’inaugurazione del
Canale di Suez scoprono la prima novità di Comboni: non solo ragazzi
neri che studiano, ma maestre nere che insegnano. Inaudito. Ma lui
l’aveva detto: "L’Africa si deve salvare con l’Africa". Poi
si va a Sud: Khartum, El-Obeid, Santa Croce... Lui si divide tra
Africa ed Europa, ha problemi interni duri. Ma "nulla si fa senza la
croce", ripete. Una croce per tutte: il suo confessore lo calunnia, e
Comboni continua a fare la sua confessione a lui. Un leone che sa
essere dolce. Uno che per gli africani è già santo, che strapazza i
pascià, combatte gli schiavisti e serve i mendicanti. Da lui
l’africano impara a tener alta la testa. Nell’autunno 1881 riprendono
le epidemie: vaiolo, tifo fulminante, con strage di preti e suore
in Khartum desolata. Comboni assiste i morenti, celebra i funerali, e
infine muore nella casa circondata da una folla piangente. Ha 50
anni. Poco dopo scoppia la
rivolta anti-egiziana del Mahdi, che spazza via le missioni e
distrugge la tomba di Comboni (solo alcuni resti verranno in seguito
portati a Verona). Dall’Italia, dopo la sua morte, si chiede ai suoi
di venir via, di cedere la missione. Risposta dall’Africa: "Siamo
comboniani". E non abbandonano l’Africa. Ci sono anche ai giorni
nostri, in Africa e altrove. Ne muoiono ancora oggi. Intanto il Sudan
ha la sua Chiesa, i suoi vescovi. E ora il suo patrono: Giovanni
Paolo II ha proclamato beato Daniele Comboni nel 1996.
E' stato canonizzato a Roma da Giovanni Paolo II il 5 ottobre 2003.
Etimologia: Daniele = Dio è il mio giudice, dall'ebraicoE' stato canonizzato a Roma da Giovanni Paolo II il 5 ottobre 2003.
Emblema: Bastone pastorale
Autore: Domenico Agasso

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