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sabato 17 ottobre 2026

Rita Hayworth

Rita Hayworth, nome d'arte di Margarita Carmen Cansino
 (New York, 17 ottobre 1918 – New York, 14 maggio 1987),
è stata un'
attrice, ballerina e cantante statunitense.

Rita Hayworth è rimasta nell'immaginario collettivo per la sua avvenenza e per il personaggio di "Gilda", che portò con successo sullo schermo nell'omonimo film del 1946. Dal 1949 al 1953 acquisì il rango di principessa consorte Aga Khan (con trattamento di Sua Altezza) in virtù del matrimonio con il principe Aly Khan (1911-1960), erede dell'Aga Khan III, imam degli Ismailiti Nizariti, e padre di Karim Aga Khan IV: da lui ebbe una figlia, la principessa Yasmin, nata a Losanna il 28 dicembre 1949. L'American Film Institute ha inserito la Hayworth al diciannovesimo posto tra le più grandi star della storia del cinema. L'attrice ha una sua stella sulla Hollywood Walk of Fame, al 1645 di Vine Street. Nacque a Brooklyn, figlia di Eduardo Cansino, un ballerino spagnolo originario di Castilleja de la Cuesta, in Andalusia, e di Volga Hayworth, una ballerina e attrice statunitense di origini irlandesi ed inglesi. Hayworth ebbe un'infanzia difficile: il padre la istruì fin da piccolissima nell'arte del flamenco e, al compimento dei dodici anni, la portò con sé in tournée. Notata da un talent-scout della 20th Century Fox, la giovane Hayworth iniziò a lavorare in una serie di film di poco conto, fin quando, nel 1935, il produttore Harry Cohn, colpito dalla sua bellezza latina, ne intuì le potenzialità e le procurò un vantaggioso contratto con la Columbia Pictures, cambiandole il nome in Rita Hayworth. Il suo look venne rielaborato grazie soprattutto a un drastico intervento di carattere estetico: per modificare l'attaccatura di capelli molto bassa sulla fronte e sulle tempie, Hayworth si sottopose a dolorose sedute di elettrolisi. La sua folta capigliatura venne poi trasformata dal bruno al rosso e questa nuova colorazione, unita al naturale fascino latino e al fisico armonioso e atletico dell'attrice, fu subito messa in risalto in una serie di film di successo. Hayworth affiancò i maggiori divi dell'epoca in film di diverso genere, da James Cagney nella commedia Bionda fragola (1941) a Tyrone Power nel dramma sentimentale Sangue e arena (1941); si cimentò anche nel musical, come in Non sei mai stata così bella (1942), accanto a Fred Astaire, e in Fascino (1944), al fianco di Gene Kelly, da lei considerati i suoi film preferiti. Il suo impegno e la sua professionalità sul set le fecero ottenere la stima di Hollywood. Sul fronte privato, dopo un primo matrimonio di convenienza con Edward C. Judson, l'attrice si innamorò del geniale regista Orson Welles, che sposò nel 1943 e da cui ebbe nel 1944 la figlia Rebecca Welles (morta nel 2004). Dopo essere diventata un simbolo per i soldati americani al fronte durante la seconda guerra mondiale, Hayworth ottenne il suo più grande successo sullo schermo interpretando la sensuale protagonista del film noir Gilda (1946) di Charles Vidor, in coppia con Glenn Ford (che in seguito sarà suo partner in altri quattro film). Nel film l'attrice apparve al massimo del suo splendore, messo in risalto dagli abiti provocanti creati da Jean Louis (fra cui il famoso tubino nero) e dai celebri numeri musicali, come Put the Blame on Mame e Amado mio (nel cui canto venne però doppiata da Anita Ellis). Con Gilda, Hayworth introdusse sullo schermo un nuovo tipo di donna, più sensuale ed esplicito rispetto ai precedenti modelli degli anni trenta, ottenendo un enorme successo. Divenuta ormai una star, si diffuse la notizia che una sua foto nei panni di Gilda era stata incollata sulla prima bomba nucleare ad essere testata dopo la seconda guerra mondiale nell'atollo di Bikini nell'oceano Pacifico; la circostanza fece infuriare l'attrice, ma ebbe un grande successo pubblicitario e le fece guadagnare il celebre appellativo di "atomica" Tuttavia, ricerche recenti hanno suggerito che tutto ciò che era riportato sulla bomba era solo la parola GILDA. Il boss della Columbia Harry Cohn era follemente geloso di lei, tanto da far collocare dei microfoni nascosti nel suo camerino, nel timore che tra lei e Glenn Ford potesse nascere una relazione. Solo dopo più di quarant'anni, dopo la morte di Hayworth, Ford confessò che la relazione c'era effettivamente stata, quando lei era ancora ufficialmente sposata con Orson Welles e il loro rapporto altalenante andò avanti clandestinamente per oltre quarant'anni, fino all'inizio degli anni ottanta. Dopo il trionfo in Gilda, nel 1947 Hayworth venne diretta dal marito nel cupo film noir La signora di Shanghai (1947), in cui apparve per volontà di Welles con i capelli corti e biondo platino. Nonostante la performance dell'attrice fosse stata apprezzata dalla critica, il film non ebbe un grande successo di botteghino e Cohn, furioso per il cambiamento d'immagine di Hayworth effettuato senza la sua autorizzazione, diede la colpa dell'insuccesso proprio alla disapprovazione del nuovo look della diva da parte del pubblico. Nonostante ciò, Hayworth restava una delle dive del momento e in una celebre cover story su Life lo scrittore Winthrop Sargeant la soprannominò The Love Goddess (la dea dell'amora). Nel film successivo Cohn volle riformare l'alchimia formata dalla coppia Rita Hayworth-Glenn Ford, che aveva avuto così tanto successo due anni prima, sempre sotto la regia di Charles Vidor: Gli amori di Carmen (1948), ispirato alle vicende dell'eroina di Bizet e Mérimée, venne prodotto, oltre che dalla Columbia, anche dalla stessa Hayworth tramite la sua società Beckworth Corporation, che la diva aveva fondato per gestire meglio i suoi profitti. La pellicola fu il maggiore incasso di quell'anno della Columbia e l'attrice ricevette una congrua percentuale dei guadagni; ciò si ripeté anche per i film successivi fino al 1954, quando Hayworth dovette chiudere la società per pagare i debiti che nel frattempo aveva accumulato. Nonostante i successi, Hayworth, il cui matrimonio con Welles era entrato in crisi, cominciò a sentirsi prigioniera della sua immagine e dello studio-system, con i suoi contratti capestro pluriennali senza margini di scelta e con i relativi produttori autoritari. Quando Cohn le impose il film Lona Hanson, un soggetto scritto espressamente per lei da Thomas Savage, la diva rifiutò e il produttore diede alle stampe la sua versione dei fatti, lamentando come per il capriccio di un'attrice avesse dovuto licenziare maestranze e comprimari già ingaggiati per il film. Hayworth fu sospesa dal contratto, con il benestare di tutta l'opinione pubblica. Incinta di Glenn Ford, Hayworth venne mandata dalla Columbia in Francia per abortire segretamente. A Cannes conobbe il principe ismailita Aly Aga Khan, erede dell'Aga Khan III e celebre latin lover dell'epoca, con il quale iniziò una relazione che portò ad un fidanzamento ufficiale, cui la stampa scandalistica del tempo diede enorme risalto a causa della grande celebrità dei due. Nonostante le pratiche del divorzio di lei fossero ancora in corso, la diva e Aly Khan si sposarono a Cannes il 27 maggio 1949, dando un favoloso ricevimento con oltre cinquecento invitati. Nella lontana Karachi, gli Ismailiti sfilarono, cantando, per le strade, in onore delle nozze. Venne suggerito che Rita prendesse il nome locale di Rehmat Khanum, che significa "Signora delle Benedizioni dell'Onnipotente". Le nozze vennero deplorate dal papa Pio XII in persona, che fece anche notare che l'attrice, cattolica, sposando, con rito musulmano, il figlio di uno dei capi spirituali dell'Islam, era da considerarsi scomunicata, oltre che bigama. In seguito a questo episodio, La smorfia unì i caratteri di Pio XII e di Rita Hayworth allo stesso numero, il 46. Biasimata dalla stampa e dal pubblico (con lo stesso accanimento riservato in quello stesso anno a Ingrid Bergman in occasione della sua unione con il regista Roberto Rossellini), Hayworth abbandonò il cinema, trasferendosi in Pakistan e in India nel sontuoso palazzo di Pune, residenza ufficiale del suocero. Senza farsi piegare né dagli attacchi della stampa né dalle minacce di Cohn, il quale esigeva che lei tornasse immediatamente a Hollywood per onorare il contratto con la Columbia, l'attrice decise di dedicarsi esclusivamente al ruolo di principessa, di moglie e di madre della figlia Yasmin Aga Khan, nata nel dicembre 1949 matrimonio con Aly Khan, tuttavia, continuamente al centro delle cronache mondane dell'epoca, dopo pochi anni si rivelò un fallimento, a causa delle infedeltà di lui e terminò con il divorzio nel 1953, dopo una dura disputa sull'affidamento della figlia Yasmin, che Aly Khan voleva educare come musulmana e Hayworth come cristiana. Aly Khan morirà sette anni più tardi in un incidente automobilistico. In difficoltà economiche, Hayworth fu costretta controvoglia a tornare a bussare alla porta di Cohn. Trinidad (1952), il primo film interpretato dopo tre anni di assenza e ancora in coppia con Glenn Ford, venne costruito a tavolino ricalcando la trama di Gilda, con i consueti numeri di canto (doppiato) e danza, questa volta su ritmi di calypso; l'attrice, insoddisfatta dal copione, fece riscrivere più volte la sceneggiatura e venne anche ammonita dalla Columbia per le sue resistenze, il film, altamente pubblicizzato, fu accolto con sufficienza dalla critica, ma ebbe invece un grande successo al botteghino, tanto da superare di un milione di dollari l'incasso del film precedente. L'anno seguente, all'età di 35 anni, interpretò una giovane Salomè che danza per salvare il Battista anziché chiederne la testa, in uno sgargiante Technicolor diretto da William Dieterle, a fianco di Stewart Granger, con Charles Laughton come Erode. Cohn avrebbe poi voluto affidarle il ruolo di Karen Holmes, l'amante di Burt Lancaster nel kolossal Da qui all'eternità, ma il regista Fred Zinnemann le preferì Deborah Kerr. Negli anni seguenti l'attrice si vide offrire soprattutto ruoli di donne mature, alcolizzate e dissolute. Nel melodramma Pioggia (1953), tratto da un lavoro di William Somerset Maugham, interpretò efficacemente il ruolo di Sadie Thompson, una prostituta sulla difficile via della redenzione, ricevendo anche una candidatura ai Laurel Awards; ma, malgrado dichiarasse alla stampa di essere felice di interpretare donne autentiche e senza trucco, il suo percorso personale e professionale si fece più che mai difficile. Il suo matrimonio nel 1953 con il cantante Dick Haymes, al quale aveva pagato gli ingenti debiti, fu turbolento e finì dopo appena due anni,  inoltre le dispute legali con Orson Welles ed Aly Khan per riscuotere il mantenimento delle figlie non ebbero buon fine. A causa dei debiti accumulati fu costretta a vendere la sua casa di produzione Beckworth e tentò di rescindere il contratto con la Columbia, ma perse la causa e rimase per tre anni senza lavorare; tornò sul set con un altro ruolo di donna matura dal passato burrascoso, la tentatrice Irina di Fuoco nella stiva (1957), al fianco di Robert Mitchum e Jack Lemmon. Nonostante la sceneggiatura di Irwin Shaw, il film non convinse il pubblico e non riuscì a recuperare i costi di produzione di 2,5 milioni di dollari. Con Hayworth ormai sulla quarantina e il suo contratto in scadenza, la Columbia individuò nell'emergente Kim Novak la sua sostituta come nuova stella di punta della casa di produzione. Hayworth, ansiosa di liberarsi da un contratto che l'aveva resa ricca e famosa, ma che ormai percepiva soffocante e vessatorio, accettò di buon grado la sostituzione; il passaggio di consegne fra le due dive fu sancito nel film Pal Joey (1957), con Frank Sinatra come testimone. Nel film, tratto da un musical di Broadway con le musiche di Rodgers & Hart, Hayworth, nonostante l'età, si concesse una scena molto audace per i tempi, cantando (doppiata) Bewitched, Bothered and Bewildered sotto la doccia, facendo intravedere il corpo nudo dietro il vetro smerigliato. Finalmente libera dal contratto con la Columbia, l'attrice divenne una freelance; un nuovo matrimonio con il produttore indipendente James Hill le diede la speranza di potersi dedicare a ruoli di maggior spessore con cui riuscire finalmente a dimostrare il suo talento, in una sorta di rivincita per i ruoli stereotipati che le erano stati imposti per anni da Cohn. Il suo primo lavoro come freelance fu in Tavole separate (1958) di Delbert Mann, al fianco di Burt Lancaster, Deborah Kerr e David Niven; la pellicola, prodotta da Hill, ebbe un buon successo di critica e pubblico, venendo candidata a sette Oscar e vincendone due, ma l'interpretazione della Hayworth venne accolta tiepidamente dalla critica. L'anno seguente l'attrice tornò a lavorare per la Columbia nel western Cordura, al fianco di Gary Cooper, ricevendo migliori apprezzamenti e successivamente nel melodramma Inchiesta in prima pagina. Hayworth e Hill fondarono quindi una loro società, la Hillworth Productions A.G., con cui produssero un unico film, Furto su misura (1961), che ottenne pessime recensioni e portò alla chiusura della società e alla fine del loro matrimonio. Hayworth ottenne finalmente una candidatura come miglior attrice ai Golden Globe 1965 per la sua partecipazione al film Il circo e la sua grande avventura di Henry Hathaway, al fianco di John Wayne e Claudia Cardinale. Nonostante continuasse ad essere una star popolare e molto amata dal pubblico, negli anni successivi le sue apparizioni furono prevalentemente di secondo piano; la fine del travagliato matrimonio con James Hill e la crescente dipendenza dagli alcolici contribuirono inoltre a minare ulteriormente il suo equilibrio psico-fisico, procurandole la fama di diva alcolizzata e lunatica. I comportamenti che l'attrice aveva iniziato a mostrare sul set a partire dalla fine degli anni sessanta (vuoti di memoria, confusione e irascibilità) e che erano stati scambiati per gli effetti del suo alcolismo, erano in realtà i primi segnali della malattia di Alzheimer in forma precoce, che però le verrà diagnosticata solo molti anni dopo. Cominciarono così gli anni più difficili della sua esistenza, che la figlia Yasmin Khan in seguito definirà venti anni infernali. Dopo essere apparsa come ospite in un paio di show televisivi nel 1971 (The Carol Burnett Show e Rowan & Martin's Laugh-In), l'anno seguente, grazie all'intercessione del suo amico Robert Mitchum, l'attrice fu inserita nel cast de La collera di Dio, un western girato in Messico nel 1972, che resterà il suo ultimo film. A causa dei suoi vuoti di memoria, che la costringevano a recitare una sola battuta per volta, le riprese si rivelarono così problematiche e frustranti che l'attrice, esasperata, prese la decisione di ritirarsi dalle scene; tuttavia, per esigenze economiche, l'anno seguente accettò di ritornare sul set per girare il film Delirious. Ben presto, però, fu evidente la sua impossibilità di continuare a lavorare e Hayworth dovette abbandonare le riprese, venendo sostituita da Kim Novak. In seguito a questo episodio, l'attrice decise definitivamente di lasciare il cinema, all'età di 55 anni. Ritiratasi a vita privata nella sua villa di Beverly Hills, nel corso degli anni settanta le sue condizioni peggiorarono progressivamente, aggravate anche da dispiaceri familiari (i rapporti con sua figlia Rebecca si erano deteriorati e perse anche due fratelli nel giro di una settimana nel marzo del 1974) ma, fra una crisi e l'altra, comparve spesso in pubblico in occasione di cerimonie e premiazioni. Nel 1976 si recò a Buenos Aires, dove rilasciò la sua ultima intervista filmata, e scampò ad un attentato diretto all'allora presidente argentino Jorge Videla; nello stesso anno, all'aeroporto di Londra-Heathrow, ebbe una violenta crisi di nervi e la TWA la obbligò a scendere dall'aereo: le foto dell'episodio andarono a finire su tutti i giornali e l'attrice fu biasimata per il suo alcolismo. Nel 1977 si recò in Italia, a Bari, per ritirare il Premio Rodolfo Valentino come riconoscimento alla sua carriera, fu una delle sue ultime apparizioni pubbliche. La malattia di Alzheimer, all'epoca poco nota al grande pubblico, le venne diagnosticata da uno psichiatra newyorkese solo nel 1980, all'età di 62 anni, e l'anno seguente la Corte Suprema di Los Angeles la dichiarò incapace di essere autonoma mentalmente e finanziariamente, nominando la figlia Yasmin come sua tutrice legale. Da quel momento in poi Hayworth scomparve dalla scena pubblica, vivendo la progressiva perdita delle sue facoltà mentali nella riservatezza del suo appartamento al San Remo, condominio di lusso nell'Upper West Side di Manhattan affacciato sul Central Park, assistita dalla figlia che le abitava accanto e dedicandosi alla pittura ad olio di soggetti floreali. Dopo molti anni di malattia, nel febbraio 1987 l'attrice entrò in uno stato di semi-coma e morì all'età di 68 anni; i funerali si tennero nella cattolica chiesa del Buon Pastore a Beverly Hills, alla presenza, tra gli altri, degli amici attori Ricardo Montalbán, Glenn Ford e Don Ameche; è sepolta al Holy Cross Cemetery di Culver City

mercoledì 14 ottobre 2026

Hannah Arendt

Hannah Arendt, nata Johanna Arendt
Hannover, 14 ottobre 1906 – New York, 4 dicembre 1975),
è stata una
storica, filosofa e politologa tedesca naturalizzata statunitense, uno dei più influenti teorici politici del XX secolo.

Le sue pubblicazioni spaziano su di un'enorme mole di argomenti, ma ancor oggi è maggiormente conosciuta per quelli inerenti alla natura del potere e del male, sulla politica, la democrazia diretta, l'autorità, il totalitarismo. Si afferma come teorica politica con il volume Le origini del totalitarismo, ma il grande pubblico oggi la conosce per il volume La banalità del male, controverso reportage sul processo Eichmann: Arendt vi spiegava che i regimi totalitari funzionano perché persone ordinarie, non necessariamente fanatiche o crudeli, finiscono per collaborare semplicemente obbedendo, conformandosi e smettendo di pensare con la propria testa. Il nome di Arendt è commemorato da istituzioni e riviste devote al suo pensiero, dall'Hannah Arendt Prize per il pensiero politico, oltre che dalle vie e scuole a lei intitolate e da alcuni francobolli. Dopo la pubblicazione nel 1951 de Le origini del totalitarismo, in cui si affermò la sua reputazione di teorica politica, seguirono altri importanti scritti quali Vita activa. La condizione umana del 1958, Eichmann a Gerusalemme. La banalità del male del 1963 e L'umanità in tempi bui del 1968. Insegnò in diverse Università americane, rifiutando tuttavia incarichi permanenti. Morì improvvisamente a 69 anni, di attacco di cuore, nel 1975, lasciando incompiuto il suo ultimo lavoro, La vita della mente. Hannah Arendt nacque come Johanna Arendt nel 1906 da una famiglia ebraica a Linden, oggi un distretto facente parte del comune di Hannover. Quando aveva tre anni, la famiglia si spostò nell'allora capitale della Prussia Orientale, Königsberg, città natale del suo ammirato Immanuel Kant, a causa della salute del padre. Paul Arendt contrasse la sifilide in gioventù, ma al tempo della nascita della figlia sembrava che il morbo fosse in remissione. Invece, egli morì quando la figlia aveva sette anni. Arendt crebbe in una famiglia secolarizzata, politicamente progressista, con una madre ardente socialdemocratica. Arendt frequentò l'asilo dal 1910, dove la sua precocità impressionò gli insegnanti e si iscrisse alla scuola Szittnich di Königsberg (Hufen-Oberlyzeum), sulla Bahnstraße, nell'agosto del 1913, ma interruppe gli studi allo scoppio della prima guerra mondiale. Con l'avanzare dei russi, fuggì con la sua famiglia a Berlino il 23 agosto 1914. Martin Heidegger Lì completò l'istruzione secondaria, dopodiché si iscrisse al corso di laurea in filosofia all'Università di Marburgo, dove fu allieva di Martin Heidegger, con cui ebbe una relazione tenuta segreta che durò quattro anni. In seguito si trasferì all'Università di Heidelberg, dove si laureò nel 1929 con una dissertazione sul concetto di Amore in Sant'Agostino, sotto la supervisione del filosofo esistenzialista Karl Jaspers. Nel 1929 sposò il filosofo Günther Anders (pseudonimo di Günther Stern), da cui si separerà nel 1937. Preoccupata dal crescente antisemitismo, iniziò a svolgere ricerche sull'argomento. Nel 1932, nel deteriorarsi della situazione politica, Arendt restò turbata dalle notizie secondo cui Martin Heidegger era intervenuto a riunioni del partito nazionalsocialista. Gli scrisse, chiedendogli di negare queste voci, ma Heidegger le rispose che era tutto vero e si limitò ad aggiungere che i suoi sentimenti per lei erano immutati. Arendt confidò ad Anne Mendelssohn che l'emigrazione era probabilmente inevitabile. Karl Jaspers cercò di convincerla a considerarsi prima di tutto tedesca, ma lei sottolineò la sua identità ebraica: "Für mich ist Deutschland die Muttersprache, die Philosophie und die Dichtung" (Per me la Germania è la lingua madre, la filosofia e la poesia), piuttosto che la sua identità. Questa posizione lasciò perplesso Jaspers, che rispose: "È strano per me che come ebrea tu voglia essere diversa dai tedeschi". Il 30 gennaio 1933, quando Adolf Hitler, diventando cancelliere, prese il potere, i diritti civili degli ebrei furono sospesi. La Arendt si vide negata la possibilità di ottenere l'abilitazione all'insegnamento nelle Università tedesche, per via delle leggi razziali naziste. Mentre alcuni dei suoi parenti e conoscenti avevano iniziato a fuggire, ella rimase come attivista e usò l'appartamento di Opitzstraße 6 a Berlin-Steglitz dove viveva con Stern come un punto di transito per i rifugiati. Il suo lavoro di salvataggio è ora riconosciuto da una targa commemorativa. Arendt venne arrestata e brevemente detenuta dalla Gestapo a causa delle sue ricerche, ormai considerate illegali. Dopo esser stata rilasciata, lasciò la Germania per vivere prima in Cecoslovacchia e poi in Svizzera, per stabilirsi infine a Parigi, dove conobbe il critico letterario marxista Walter Benjamin. Durante la sua permanenza in Francia, Arendt collaborò con "Youth Aliyah" un'organizzazione ebraica sionista, che salvava bambini ebrei dalla Germania nazista e li aiutava a emigrare nei kibbutz del Mandato britannico della Palestina. Privata della cittadinanza tedesca nel 1937, con l'invasione della Francia da parte della Germania tre anni più tardi Arendt fu detenuta nelle carceri francesi come apolide illegale. Nel 1940 sposò il poeta e filosofo tedesco Heinrich Blücher, con cui nel 1941 scappò, assieme alla suocera, negli Stati Uniti d'America, via Portogallo, con l'aiuto del giornalista statunitense Varian Fry. Divenne attivista nella comunità ebraica tedesca di New York, città che da allora rimase la sua principale residenza per il resto della vita. Lì collaborò con la Jewish Cultural Reconstruction, Inc., e scrisse per il periodico in lingua tedesca Aufbau. Nel 1946, tornò in Germania e si riconciliò con Heidegger. Durante un processo in cui era accusato di aver favorito il regime nazista testimoniò in suo favore. Nel 1950, divenne cittadina statunitense. Tra il 1960 e il 1962 seguì il processo ad Adolf Eichmann, il criminale nazista organizzatore dello sterminio degli ebrei d'Europa, il piano genocida intrapreso dal regime hitleriano, scrivendo il celeberrimo saggio La banalità del male: Eichmann a Gerusalemme. Morì a 79 anni in seguito a un attacco cardiaco e, dopo la cremazione al Ferncliff Cemetery di Hartsdale, le sue ceneri furono sepolte accanto a quelle del marito Heinrich Blücher al cimitero del Bard College, ad Annandale-on-Hudson, New York. Nel 1985 a Parigi si tenne un convegno sulle sue opere organizzato da Françoise Collin, filosofa e saggista belga nonché illustre esponente del Movimento femminista francese; questo ciclo di conferenze aprì la strada ad un'innovativa interpretazione del pensiero arendtiano.

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