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sabato 15 febbraio 2025

Marino Marin

 

Nacque a Corcrevà di Bottrighe nel 1860 e morì ad Adria nel 1951. Dopo gli studi entrò come dirigente nel comune di Adria, dal quale incarico fu messo a riposo nel 1914 per una grave malattia agli occhi che alcuni anni dopo lo fece diventare cieco. Poeta classicista, pascoliano e, in alcune raccolte decadente, i suoi versi furono così definiti da Ugo Zannoni: « [...] questa poesia è un'immersione profonda nell'incanto della natura e nel sentimento dell'amore e del dolore. Agreste nel senso più forte della parola, pare che voglia cogliere il respiro della terra e il candore mite delle cose della terra. Anima la sua solitudine di note dolci e accorate e percepisce il senso nascosto di ogni manifestazione di vitalità, specie se si effonde dal fremito creativo della terra».

I Vecchi

Ecco un vecchietto ilare; è stato
con gli altri vecchi a cantar vespri in coro,
in quel cantuccio caldo, ove il sagrato
raccoglie, a sera, la sua luce d'oro:
ed ora torna a palleggiar beato
i bimbi, biombo anch'esso come loro;
e più non chiede: ché il buon Dio gli ha dato
quel po' che basta: amor, fede e lavoro.
 
Nacque e invecchiò lì, a l'ombra del suo breve
campanile, e non sa strada più buona
di quella  che conduce  a la sua pieva;
e, ad ogni mesta Avemaria che suona,
pensa che i pochi giorni, che ancor deve
vivere, è già un di più che Dio gli dona.

Marino Marin

Ghianda acrostico