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giovedì 27 maggio 2021

Da donna a bambino

Tu che eri oscurità hai riscaldato la mia carne
dove dalle tenebre è sorto il seme.
Poi tutto un mondo che ho creato in me;
tutto il mondo che senti e vedi
appeso al mio sangue sognante.
 
Si muovevano le innumerevoli stelle,
e uccelli e pesci colorati si mossero.
Nuotavano i continenti scorrevoli.
Tutto il tempo giaceva rotolato in me, e il senso,
e l'amore che non conosceva il suo amato.
 
O nodo e fulcro del mondo;
Ti tengo nel profondo di quel pozzo
scapperai e non scapperai
che rispecchia ancora la tua forma addormentata;
che nutre ancora la tua cellula crescente.
 
Io appassisco e tu ti allontani da me;
ma anche se balli nella luce vivente
Io sono la terra, io sono la radice
Sono il gambo che ha nutrito il frutto,
il legame che ti unisce alla notte.
 
 Julia Ward Howe

mercoledì 27 maggio 2020

“Alzatevi, dunque, donne di questo giorno!


 
Julia Ward Howe, femminista nordamericana,
scrittrice, moglie di un medico di Boston, dopo la guerra civile si attivò in campagne contro la schiavitù, per i diritti economici e sociali delle donne e per la fine delle guerre. A lei si devono le parole dell’inno nonviolento del 1862, John Brown’s Body. Morì nel 1910. Parte del suo lavoro arriva a noi perché suo é l’appassionato primo discorso, pronunciato nel 1870, in occasione della proclamazione del Giorno della Madre. L’idea originale della giornata nacque dalla protesta contro il massacro della guerra di donne che avevano perduto i loro figli. Se non ne potete più della retorica sul materno degli spot, ecco le parole di Julia Ward Howe, diciannovesimo secolo:

“Alzatevi, dunque, donne di questo giorno!
Si alzino tutte le donne che hanno cuore,
sia che abbiano avuto un battesimo d’acqua,
sia che abbiano avuto un battesimo di paura.
Dite con fermezza:

Non permetteremo che le grandi questioni siano decise
da forze estranee alla nostra volontà.
I nostri mariti non torneranno da noi con addosso la puzza del massacro,
per ricevere carezze ed applausi.

I nostri figli non ci verranno sottratti affinché disimparino
quello che noi siamo state in grado di insegnare loro
sulla carità, la pietà e la pazienza.
Noi donne qui proviamo troppa tenerezza
per le donne di un qualsiasi altro paese per permettere
che i nostri figli siano addestrati a ferire i loro.
Dal seno di una terra devastata una voce si unisce alla nostra.
Dice: Disarmo! Disarmo!
 
Julia Ward Howe

L’inno di battaglia della Repubblica



I miei occhi hanno visto la gloria della venuta del Signore:  
 Sta calpestando la vendemmia dove sono conservate le uve dell’ira;  
 Ha sciolto il fatidico lampo della sua terribile spada veloce:  
 La sua verità è in marcia su.  
  
 L’ho visto nei fuochi d’orologio di cento campi accecanti;
 Lo hanno edificato un altare nelle rugiade e nelle umide serali;  
 Posso leggere la sua frase giusta dalle lampade fioche e accese:  
 La sua giornata è in marcia.  
  
 Ho letto un vangelo ardente, scritto in file di acciaio brunito:  
 “Come hai a che fare con i miei dispregiativi, così con te si occuperà della mia grazia;
 Lascia che l’Eroe, nato da donna, schiacci il serpente con il suo tallone,  
 Dal momento che Dio sta marciando. "
  
 Ha emesso la tromba che non chiamerà mai ritirata;  
 Sta setacciando i cuori degli uomini davanti al suo seggio del giudizio:  
 Oh, sii veloce, anima mia, per rispondergli!  essere giubilante, i miei piedi!
 Il nostro Dio sta marciando.  
  
 Nella bellezza dei gigli Cristo è nato dall’altra parte del mare,  
 Con una gloria nel suo seno che trasfigura te e me:  
 Quando è morto per rendere santi gli uomini, lasciamoci morire per liberare gli uomini,  
 Mentre Dio sta marciando. 

Julia Ward Howe

Julia Ward Howe




 
















(New York, 27 maggio 1819 – Oak Glen, 17 ottobre 1910)
è stata un'attivista e poetessa statunitense
autrice dell'inno The Battle Hymn of the Republic.

Scrisse numerosi articoli sui temi dell'uguaglianza delle donne e delle riforme del sistema penitenziario. I suoi lavori più importanti, Sex and Education (1874), Modern Society (1881), Life of Margaret Fuller (1883), furono pubblicati separatamente.

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