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mercoledì 11 maggio 2022

PRIMAVERA


 
PRIMAVERA
Povera primavera!
Quest’anno non ritorni
più con la gioia. I giorni
son trascorsi. La sera
scende nella mia stanza,
piena d’ombra e di sogni,
sempre come chi agogni
la triste lontananza.

Io sono un buon amico
che torna alla Vita
colla noia infinita
d’un desiderio antico:

quel di godere, senza
soffrire. S’allontana
nel sogno, cara vana,
la mia Adolescenza

Tu mi ricordi un sogno,
che nel Tempo vanisce,
il ricordo affluisce
al cuore, ed io più agogno

quella felicità
che vai cercando, nella
vita. Ignota Sorella,
quella che non si ha;

e che nessuno brama
per sé, perdutamente,
quella che non si sente,
quella che non si chiama,

perché è lontana, più
del Sogno della Vita,
nel deserto smarrita
lontanissima. Tu

la cerchi: io la desidero
la faccio nel mio sogno
più bella, e più l’agogno,
ma gli occhi non la videro.

Non videro, perché
nei tuoi grandi occhi tristi
vidi mon
di mai visti
ed in Lei amai Te.

Povera Primavera!
Tu sei quello ch’io sono
un canto d’abbandono
che nasce con la sera

di maggio. Ecco ritorni
dai tuoi lidi di sogno.
Ecco che io t’agogno
più del passar dei giorni.

Il vento, sempre porta
al cuore una preghiera:
Povera Primavera,
sei l’anima mia Morta!
 
Franco Berardelli

martedì 11 maggio 2021

A l'Adda

 



Io non ti conoscevo, fiume
dalle mille canzoni, dal cuore
profondo come quello dell'uomo.
Io non sapevo che tu,
col ritmo gioioso ed uguale,
cullassi i sogni di quelli
che hanno il terribile male
e non sperano più.
Anche io...A diciott'anni!
E venni quì, per guarire
quella tremenda ferita
che mi s'aperse nel petto,
tra questi tuoi monti nevosi,
per chiudere il solco sanguigno.
Venni qui.Una pena,
nel cuore, infinita,
il desiderio di morire
senza uccidere la Vita:
così, finire
per una breve vena
spezzata nel cuore.
Io fui, nelle pinete sonore
del canto del vento,
dei trilli degli uccelli,
un numero tra quelli
che hanno il terribile Male.
E non ti conoscevo. Ma un giorno,
pensando al ritorno
verso la madre comune,
mi fermai sulle tue sponde, o fiume
dalle canzoni gioconde,
che porti al cuore dell'uomo,
col canto, i ricordi  ed i sogni,
le dolci speranze,
al cuore dell'Uomo!
E mi fermai sulla tua riva.
Quasi da polla viva
acqua scrosciante
balzò dal tuo cuore gigante
il canto più forte:
la sfida alla Morte,
la sfida al Dolore
Chino sulla tua sponda
ti sentii fremere, come
in una'orchestra gioconda
un fragorosa strumento
tentato da musiche dita.
Chiamai, folle, piangendo, un nome
di donna!...Ah! La Vita!
Risento
quel nome salire
nell'onda, se, o fiume benigno,
riprendi il tuo canto.
Mi chino, ti guardo, sogghigno,
ma ho gli occhi bagnati dal pianto,
e penso che devo morire.
 
Franco Berardelli

sabato 11 maggio 2019

Alla Malinconia




Malinconia, tu torni
da ignoti lidi. Sai

ciò che non torna mai,

ciò che non torna più,

Malinconia, tu

dimmi, perché non ritorni?

Il Maggio già è passato

nel tuo giardino antico,

Malinconia, un amico,

che batte alla tua Porta,

vorrebbe entrare, o sorta
dal Nulla. Egli è malato.
Tu accoglierai l’amico

che t’amò tanto un giorno,

ed ora fa ritorno

dalla noia infinita,

triste come la vita,
nel tuo giardino antico.Io odio la tristezza,
la tua sorella.

Tu aprimi; se quella

dorme, se quella è morta,
tu aprimi la porta
della mia Giovinezza.

Io batto alla tua porta

con un fiorito ramo.

Accorri al mio richiamo.

In giorni molto tristi,

io lo ricordo, apristi

all’Anima Mia morta.

Franco Berardelli

A Martirano




O paese ridente sul pendio
bianco nel lume della luna nuova,
quanti ricordi l'anima ritrova,
dopo tant'anni e dopo tanto oblio!
Poi ch'é compiuto l'ultimo desio
dell'esistenza, ed altro non mi giova,
la stanca giovinezza si rinnova,
dolce paese de' miei cari e mio!
Ahi triste, acuto quante volte, in cuore
nacquemi desiderio e nostalgia
de la tua pace, o antica Martorano.
Ed ora, novo peregrin d'amore,
a te ritorno dalla lunga via,
a la Tua pace, o antica Martorano!
 
(Franco Berardelli

Franco Berardelli


 
Franco Berardelli
(Martirano Lombardo, 11 maggio 1908
Roma, 10 marzo 1932)

è stato un poeta italiano
Il padre, Anton Giulio, magistrato di Cassazione, era originario di Martirano in Calabria; la madre, la marchesa Ada de Cinque Quintili, era romana. A Roma, Berardelli intraprese gli studi presso il Collegio Francese di San Leone Magno; a undici anni passò al Collegio Nazionale Galluppi di Catanzaro, dopo aver vissuto tra Martirano e Mogadiscio dove il padre per un lungo periodo fu capo di Giustizia in Somalia. A diciassette anni, nel 1925 conseguì la Maturità classica. Nell'ottobre dello stesso anno raggiunse a Roma i familiari, rientrati dalla Somalia, e si iscrisse alla Facoltà di giurisprudenza. Nel frattempo aveva cominciato a scrivere poesie. Tradusse in versi Saffo, Tibullo e Catullo, Euripide, ma soprattutto autori di lingua inglese: Keats, Shelley, Longfellow e altri. Commemorò Luigi Siciliani e collaborò a giornali e riviste come "Cronaca di Calabria","La Donna Italiana" e "Nosside". In questo periodo il poeta avvertì le prime avvisaglie della tubercolosi che lo condurrà precocemente a morte. Nel 1926 soggiornò presso il sanatorio Umberto I di Prasomaso, nel comune di Tresivio (Sondrio), dove il poeta ebbe una ripresa; durante il soggiorno in sanatorio scrisse liriche che appariranno postume nella raccolta L'Altra cosa bella. Ritornato a Roma, nel 1929 a Genzano subì una ricaduta. Su suggerimento medico si recò nelle Marche, ad Arcevia. Morì il 10 marzo 1932, a soli ventiquattro anni di età.

La domenica

La Domenica Oggi è il Tuo dì, Signore; oggi è nell'aria un alito di pace e di perdono, e un non so che più tenero e più buono scende nei...