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sabato 31 gennaio 2026

Tornami al tempo, allor che lenta e sciolta

Tornami al tempo, allor che lenta e sciolta
al cieco ardor m’era la briglia e ’l freno;
rendimi il volto angelico e sereno
onde fu seco ogni virtù sepolta,
e ’ passi spessi e con fatica molta,
che son sì lenti a chi è d’anni pieno;
tornami l’acqua e ’l foco in mezzo ’l seno,
se vuo’ di me saziarti un’altra volta.
E s’egli è pur, Amor, che tu sol viva
de’ dolci amari pianti de’ mortali,
d’un vecchio stanco oma’ puo’ goder poco;
ché l’alma, quasi giunta a l’altra riva,
fa scudo a’ tuo di più pietosi strali:
e d’un legn’arso fa vil pruova il foco.

Michelangelo Buonarroti

venerdì 30 gennaio 2026

Caro m’è ’l sonno, e più l’esser di sasso

Caro m’è ’l sonno, e più l’esser di sasso, 
mentre che ’l danno e la vergogna dura;
non veder, non sentir m’è gran ventura;
però non mi destar, deh, parla basso.

Michelangelo Buonarroti 

mercoledì 28 gennaio 2026

A Vittoria Colonna

Non ha l’ottimo artista alcun concetto
c’un marmo solo in sé non circonscriva
col suo soverchio, e solo a quello arriva
la man che ubbidisce all’intelletto.

Il mal ch’io fuggo, e ’l ben ch’io mi prometto,
in te, donna leggiadra, altera e diva,
tal si nasconde; e perch’io più non viva,
contraria ho l’arte al disïato effetto.
Amor dunque non ha, né tua beltate
o durezza o fortuna o gran disdegno
del mio mal colpa, o mio destino o sorte;

se dentro del tuo cor morte e pietate
porti in un tempo, e che ’l mio basso ingegno
non sappia, ardendo, trarne altro che morte.

Michelangelo Buonarroti

lunedì 26 gennaio 2026

Al cor di zolfo, a la carne di stoppa,

 Al cor di zolfo, a la carne di stoppa,
a l’ossa che di secco legno sièno;
a l’alma senza guida e senza freno
al desir pronto, a la vaghezza troppa;
     a la cieca ragion debile e zoppa
al vischio, a’ lacci di che ’l mondo è pieno;
non è gran maraviglia, in un baleno
arder nel primo foco che s’intoppa.
     A la bell’arte che, se dal ciel seco
ciascun la porta, vince la natura,
quantunche sé ben prema in ogni loco;
     s’i’ nacqui a quella né sordo né cieco,
proporzionato a chi ’l cor m’arde e fura,
colpa è di chi m’ha destinato al foco.

Michelangelo Buonarroti

Michelangelo Buonarroti

 

Michelangelo Buonarroti, noto come Michelangelo 
(Caprese, 6 marzo 1475 (AR)  Roma, 18 febbraio 1564),

è stato uno scultore, pittore, architetto e poeta italiano.
È stato un artista dalle mille sfaccettature: pittore, scultore, architetto e anche poeta. Michelangelo Buonarroti viene da subito considerato un genio precocissimo, dotato di un’eccezionale ispirazione già dai primi anni della sua educazione artistica, celebrato già dai contemporanei ed esaltato fin dal momento della sua scomparsa. Viene descritto come un uomo scontroso, che preferiva lavorare da solo. La prima formazione di Michelangelo Buonarroti è a Firenze, presso il Ghirlandaio. Studia accuratamente le regole dell’arte classica ed è appassionato alle opere dei grandi innovatori dell’arte GiottoMasaccioDonatelloEntra in contatto con la famiglia Medici negli ultimi anni di governo di Lorenzo il Magnifico, subendo l’influenza della filosofia neoplatonica e potendo studiare la scultura dell’età greco-romana. Ciò che Michelangelo iniziava a realizzare era una sintesi tra la spiritualità antica e quella cristiana. La produzione artistica di Michelangelo si viene così ad imporre come nuovo canone dell’arte moderna.  Un uomo solitario: Non sono moltissime le informazioni circa la vita privata dell'artista, ma sappiamo che non si sposò mai. Nell'arco della sua vita però scrisse varie lettere d'amore destinate a diversi uomini, tra cui Tommaso De' Cavalieri. La firma sulla Pietà: Di tutti i capolavori di Michelangelo, l’unica ad essere firmata è la Pietà. Secondo la leggenda, il giovane artista sentì alcuni uomini apprezzare l’opera, attribuendola, però, allo scultore Cristoforo Solari. Questo fraintendimento portò l’artista ad apporre la sua firma sulla fascia dell’abito di Maria. Il forte carattere dell'artista: Sembra che Michelangelo avesse una forte personalità, un carattere difficile, diciamo non proprio accomodante (c'è chi parla di caratteraccio). Particolarmente degno di nota fu un episodio di disaccordo che coinvolse Michelangelo e lo scultore Pietro Torrigiani, quest'ultimo avrebbe sferrato un pugno all'artista durante una lite, segnando per sempre il volte e in particolare il naso di Michelangelo.  Le sue opere sono innumerevoli rimangono inoltre un nutrito epistolario e circa 300 componimenti poetici, pochi anteriori al 1520, anche se è probabile che l'attività poetica sia iniziata già negli anni giovanili, stimolata dalla lezione dei poeti e dal fatto che l'artista aveva trascorso gli anni della sua formazione artistica e spirituale in un ambiente di straordinaria vivacità culturale. Buonarroti trovava nell'esercizio letterario un mezzo per fissare e chiarire pensieri e moti dell'animo, ma è indubbio che solo piuttosto tardi, trovata dopo molti tentativi una propria misura espressiva, si è dedicato alla poesia con una certa assiduità. A partire dal quarto decennio del secolo motivi centrali del suo canzoniere sono state le teorie platoniche sull'amore. L'esaltazione della bellezza fisica come manifestazione di un'armonia spirituale, rivelazione e incarnazione del divino, si accompagnava alla concezione dell'amore non come vincolo umano, ma come legame universale. Nelle rime degli ultimi anni, invece, sono diventati temi dominanti i motivi di carattere religioso: pensieri di morte e senso angoscioso del peccato, disperazione della salvezza e invocazioni. Le Rime occupano un posto di rilievo nella lirica del Cinquecento, soprattutto per il loro tono particolare, energico e austero, che tradisce la tensione verso una più intensa potenza espressiva. Molto importante è anche l'epistolario che, pur contenendo rari accenni all'attività artistica, permette di approfondire la conoscenza del suo mondo interiore, rivelando l'attaccamento al nucleo familiare, la devozione per il padre, l'animo impaziente e travagliato, la scontrosa e sospettosa solitudine, la generosità e una vocazione espressiva. Michelangelo è morto a 88 anni, dopo breve malattia, il 18 febbraio 1564, nella sua casa di Macel dei Corvi, a Roma. Il suo corpo, segretamente trasportato a Firenze dal nipote Leonardo, è stato sepolto in Santa Croce.





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