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venerdì 10 luglio 2026

Grandinata

Grandinata

L'aria s'affredda, il sole si nasconde,
Radon la terra i passeri sgomenti,
Fuggon nel polverío, preda dei venti,
Le inaridite foglie vagabonde;

Fra le voci del ciel cupe e profonde
Sonano risa e passi di fuggenti,
E strilli acuti, e colpi vïolenti
D'imposte, e un lamentío lungo di fronde.

Poi tace la città trista e soletta
E dietro ogni finestra ansiosamente
S'affaccia un volto attonito che aspetta.

Casca e salta ad un tratto al piede mio
Un granellino bianco e rilucente…
Eccola, viene che la manda Iddio.

Strepitando vien giù candida e bella,
Batte il suol, tronca i rami, il cielo oscura,
E nelle grigie vie sonante e dura
Picchia, rimbalza, rotola, saltella;

Squassa le gronde, i tetti alti flagella,
Sbriciola sibilando la verzura,
Ricasca dai terrazzi e nelle mura
S'infrange, e vasi e vetri urta e sfracella;

E per tutto s'ammonta e tutto imbianca;
Ma lentamente l'ira sua declina
E solca l'aria diradata e stanca;

Poi di repente più maligna stride,
Poi tutto tace, e sulla gran ruina
Perfidamente il ciel limpido ride.
Edmondo De Amicis.

lunedì 8 dicembre 2025

La madre

“Vi è un nome soave in tutte le lingue,
venerato fra tutte le genti.
Il primo a che suona sul labbro
del bambino con lo svegliarsi
della coscienza. L’ultimo che mormora
il giovinetto in faccia alla morte;
un nome che l’uomo maturo e il vecchio
invocano ancora, con tenerezza
di fanciulli, nelle ore solenni della vita,
anche molti anni dopo che non è più
sulla terra chi lo portava; un nome
che pare abbia in sé una virtù misteriosa
di ricondurre al bene. Di consolare e
di proteggere. Un nome con cui si dice
quanto c’è di più dolce. Di più forte.
Di più sacro all’anima umana.
La madre.”
Edmondo De Amicis

martedì 21 ottobre 2025

Il 21 ottobre 1846 nasceva a Oneglia (Im) Edmondo De Amicis

Il 21 ottobre 1846 nasceva a Oneglia (Im) Edmondo De Amicis, autore del romanzo per ragazzi Cuore, diventato un best seller dopo la pubblicazione del 1886.

Per chi non l’avesse mai letto, ecco l’incipit:
OTTOBRE
Il primo giorno di scuola (17, lunedì)
Oggi primo giorno di scuola. Passarono come un sogno quei tre mesi di vacanza in campagna! Mia madre mi condusse questa mattina alla Sezione Baretti a farmi inscrivere per la terza elementare: io pensavo alla campagna e andavo di mala voglia. Tutte le strade brulicavano di ragazzi; le due botteghe di libraio erano affollate di padri e di madri che compravano zaini, cartelle e quaderni, e davanti alla scuola s'accalcava tanta gente che il bidello e la guardia civica duravan fatica a tenere sgombra la porta. Vicino alla porta, mi sentii toccare una spalla: era il mio maestro della seconda, sempre allegro, coi suoi capelli rossi arruffati, che mi disse: – Dunque, Enrico, siamo separati per sempre? –.

venerdì 15 agosto 2025

I poveri

I poveri amano l'elemosina dei ragazzi perchè non li umilia, e perchè i ragazzi, che hanno bisogno di tutti,
somigliano a loro: vedi che ce n'è sempre intorno alle scuole, dei poveri.
L'elemosina d'un uomo è atto di carità; ma quella d'un fanciullo è insieme un atto di carità e una carezza.
E' come se dalla sua mano cadessero insieme una moneta e un fiore.

Edmondo De Amicis

domenica 15 giugno 2025

Invito alla villa

A  Enrico Panzacchi

Son qui nella villetta
in un sopor profondo,
lento e meditabondo
giro di vetta in vetta;
non leggo una gazzetta,
non so che avvenga al mondo,
non scrivo, non rispondo,
non faccio una saetta.

Parlo coi paesani
di vacche e di galline,
colgo le insalatine
fresche con le mie mani,
tiro dei torsi ai cani,
guardo le contadine,
m'affaccio alle chiesine
nascoste fra gli ontani;

O fo un'allegra gita
con qualche campagnolo;
si stende il tovagliolo
sull'erbetta fiorita;
si mangia con le dita
un pollo o un cetriolo,
si trinca del Baròlo,
si schiaccia una dormita.

Quando una bell'acquata
ci rompe il desinare,
si fugge a un casolare
si fa una gran fiammata;
si mangia una bruciata
da qualche pia comare,
si cova il focolare
facendo una pipata.

Così, Enrico diletto,
passo i miei dì sereni.
Verrai? Se ti sovvieni,
scrivesti: Lo prometto.
L'albergo è poveretto;
ma i colli sono ameni;
annunziami che vieni
e ti preparo il letto.

Edmondo De Amicis

mercoledì 11 giugno 2025

In casa del Curato

Questa mattina desinai dal prete
in una stanza disadorna e bianca,
dove non c'è che un desco ed una panca,
e un grande crocifisso alla parete.

Sulla tovaglia fresca di bucato
c'era un vinetto trasparente e puro,
e in faccia a me sul muro
l'ombre dell'alberelle e del sacrato.

Un grato odor d'incenso a quando a quando
veniva dalla muta sacrestia,
ed una vecchia serva umile e pia
ci girellava intorno zoccolando.

E c'era an'aria, un'ombra, una freschezza,
in quella stanza semplice e modesta,
e tanta pace in quella faccia onesta
di vecchio prete, e tanta gentilezza!

Ei mi parlava della sua cappella
e dell'orto, e delle ulive, e del paese,
ed ogni sua parole era cortese
e ingenuamente colorita e bella.

E muto tratto tratto e sorridente
fissava incontro al sole il suo vinetto,
e mettendo la man larga sul petto
ne delibava un sorso lentamente.

E in me figgendo le pupille vive
come volesse indovinarmi il core:
_Ebbene, ebbene_mi dicea_signore,
cosa scrive di bello? Cosa scrive?

Quindi, bevendo un'altra sorsatina
soggiungeva:_Signor, non si sgomenti;
bisogna pur ch'io beva e mi sostenti!
lo sa che a giorni tocco l'ottantina?_

E mi facea gli onor dell'umil desco
dicendo in atto di gentil rispetto:
_Provi il mio vino, e mi dirà se è schietto;
provi il mi burro, e mi dirà se è fresco._

Indi tacendo in un pensiero assorto
s'accarezzava i candidi capelli,
ed io sentivo bisbigliar gli uccelli
e una zappa sonar lenta nell'orto.

E a quando a quando un alito di vento
facea stormir le viti all'inferriata,
e portava nel mio volto un'ondata
d'un sano odor di legna e di frumento.

E mi toccava il cor l'alta quiete
di quel recesso pio, bianco e modesto....
L'avrei baciato quel buon vecchio onesto,
quel santo volto d'innocente prete.

E. De Amicia.

mercoledì 14 maggio 2025

A FIRENZE.



Arno gentil, fiorenti
Prati de le Cascine,
Leggiadre palazzine,
Superbi monumenti,

Bianche ville ridenti
Sparse per le colline,
Vezzose fiorentine
Dai musicali accenti,

Bella città dei fiori
Piena di glorie sante,
Cinta d’eterni allori;

Culla immortal di Dante
Che l’universo onori,
T’amo come un amante.


Edmondo De Amicis

Nevicata

Sulla campagna squallida e pensosa
Scende la neve a larghi fiocchi e lenti,
E sui morbidi strati rilucenti,
Immaculata e tacita si posa;
Scende, d’un fitto vel copre ogni cosa,
Copre casette, ponti, acque dormenti,
E colma fossi e imbianca bastimenti,
E scende senza fine e senza posa;
E via pei campi, dietro al bianco velo,
Gli alti mulini in grande atto severo
Tendon le braccia irrigidite al cielo;
E del piano bianchissimo al confine
Segna la vecchia Leida un arco nero...
Nevica senza posa e senza fine.

Io veggo nelle tepide casine
Gli olandesi panciuti ed opulenti
Seduti intorno ai caminetti ardenti
Sbuffare il fumo in larghe onde azzurrine,
O stare a mensa con le fronti chine
Argomentando in riposati accenti,
E macinar gli arrosti succulenti
Con le lente mascelle elefantine;
Veggo le caste mogli e i grossi putti,
E il placido gatton lucido e bello,
E monti di formaggi e di prosciutti;
E i larghi letti insidïati invano
Sa cui l’Amore ha scritto a stampatello:
Chi va piano va sano e va lontano.

Edmondo De Amicis.

domenica 6 aprile 2025

La strenna



-Il babbo è triste, non cantar, bambina-
Diceva mamma con pietoso affetto:
-Vedi che è la soletto,
Con gli occhi rossi e la testa china?
-Triste?Perchè povero babbo? Ha male?-
Chiese la bimba con sommesso accento:
Digli che sia contento:
E' così bello il giorno di natale!
-E' la festa dei bimbi, o mia fanciulla,-
La madre sospirò:-Questo l'accora!...
E' povero t'adora:
Bimba...quest'anno...non ti compra nulla.
Muta a quei detti peritosi e mesti
Ella ristette:rimirò suo padre,
Premendo le leggiadre
Labbra ed ansando scarse vesti.
Poi d'un balzo volò nelle sue braccia
Egli si avvinse al collo: egli comprese
Ruppe in lacrime accese,
E celò nei suoi riccioli la faccia.
Allor l'angelo biondo alzò la testa,
E fissandogli il guardo umile in viso,
Col suo bel sorriso,
-Grazie-gli disse.-La mia strenna è questa.

Edmondo de Amicis

sabato 15 febbraio 2025

IL BERSAGLIERE.

Un bersagliere insanguinato e stanco,
Ma baldo ancor, scendea da Monte Croce,
E giunto in mezzo a noi, con fiera voce
Gridò: — Un dottore!.. ci ho ’na palla al fianco.

Un dottor lo frugò: si fece bianco,
Strinse i denti in superbo atto feroce,
E quando vide in terra il piombo atroce,
— Grazie! — esclamò rasserenato e franco.

— Ed or — gli disse ’l medico — cammina;
L’ambulanza è là sotto. — Ed egli: — È pazzo?
Vado a freddarne ancora una dozzina. —

E presa l’arma, pallido, ma forte,
A passi vacillanti, il buon ragazzo,
Ridendo, risalì verso la morte.


Edmondo De Amicis

sabato 14 settembre 2024

Questo scriveva De Amicis nel 1886.

La tua vita e la vita di tutti si preparano nella scuola.
Contro la malavoglia che talora viene, leggi e pensa.....
Pensa la mattina quando esci per andare a scuola migliai di ragazzi, nella tua stessa città vanno in una classe a imparare.Pensa in tutta Italia , quanti ragazzi siete, prova ad visualizzarli con la mente. Chi sotto il sole, chi sotto la pioggia. Se poi pensi a tutto il mondo immagina paesi sperduti, dove devono attraversare, boschi, laghi, torrenti a volte soli a volte a gruppi, vestiti in mille modi, parlando lingue diverse. Immagina questo immenso formicolio di giovani di cento popoli di quale fai parte anche tu. Se questo movimento cessasse, l'umanità ricadrebbe nella barbarie. Questo movimento è il progresso, la speranza, la gloria del mondo. Coraggio dunque, piccolo soldato dell'immenso esercito. I tuoi libri sono le tue armi; la tua classe è la tua squadra, il campo di battaglia è la terra intera, e la vittoria è la civiltà umana. Non essere un soldato codardo.
Edmondo De Amicis.1886
Nella gif la mia scuola anni 50 ❤ 🐞

mercoledì 24 novembre 2021

COME VORREI MORIRE.


Quando il pensiero di morir m’accese
Sempre m’apparve innanzi agli occhi ardenti
Un vasto pian, tra un cerchio di fiorenti
Colli rinchiuso e l’alpe piemontese;

E là vidi, a finir vecchie contese,
Irto di ferri, coi vessilli ai venti,
A furïosi e splendidi torrenti
L’esercito calar del mio paese.

E sognai di pugnar coi miei fratelli
Una battaglia che l’Italia affranchi
E le antiche mortali onte cancelli;

E cader là nel trionfal clamore
Dei reggimenti insanguinati e stanchi
Col sole in fronte ed una palla in core.

Edmondo De Amicis

domenica 31 ottobre 2021

L’AMORE AL TRAMONTO.

 

L’AMORE AL TRAMONTO.

 

Talor, sognando, mi raccolgo anch’io
Sopra la cima d’un ridente clivo,
In una villa tacita, e là vivo
Solo con te, le mie memorie e Dio.

In questo nido solitario e pio
Riposa il nostro cor del mondo schivo;
Tu governi la casa, io penso e scrivo,
Io sempre nel tuo core e tu nel mio.

Così trascorre sino all’ultim’ora
Il nostro dolce amore al mondo ascoso,
E il tramonto è più bello dell’aurora;

Tu chini il capo bianco e vacillante
Sul fido petto del tuo vecchio sposo,
Ed io palpito ancor come un amante.

 

E già, rapito nella mia ventura,
Mi fingo nel pensier te vocchierella
Coi capelli raccolti in bianche anella
E un mazzetto di chiavi alla cintura.

Io levo il capo da la mia lettura
Per ridirti che t’amo e che sei bella,
E tu sorridi e fuggi allegra e snella
Dicendo che son pazzo e che hai premura.

E la sera pei colli, a lenti passi,
Vecchierello galante, con la mazza
T’andrò dinanzi rimovendo i sassi;

E verrà un ottantenne e podagroso
Curato a desinar sulla terrazza,
E tu sarai beata, ed io geloso.

Edmondo De Amicis

lunedì 18 gennaio 2021

Amor di Patria

 

Io amo l’Italia perchè mia madre è italiana, perchè il sangue che mi scorre nelle vene è italiano perchè è italiana la terra dove son sepolti i morti che mia madre piange e che mio padre venera, perchè la città dove son nato, la lingua che parlo, i libri che m’educano, perchè mio fratello, mia sorella, i miei compagni, e il grande popolo in mezzo a cui vivo, e la bella natura che mi circonda, e tutto ciò che vedo, che amo, che studio, che ammiro, è italiano.
E. De Amicis dal libro Cuore

lunedì 21 ottobre 2019

Se fossi pittore


Non sempre il tempo la beltà cancella
O la sfioran le lacrime e gli affanni:
Mia madre ha sessant’anni,
E più la guardo e più mi sembra bella.
Non ha un accenno, un guardo, un riso, un atto
Che non mi tocchi dolcemente il core;
Ah, se fossi pittore,
Farei tutta la vita il suo ritratto!
Vorrei ritrarla quando china il viso
Perch’io le baci la sua treccia bianca,
O quando, inferma e stanca,
Nasconde il suo dolor sotto un sorriso
Pur, se fosse il mio priego in ciel accolto,
Non chiederei di raffael da urbino
Il pennello divino
Per coronar di gloria il suo bel volto;
Vorrei poter cangiar vita con vita,
Darle tutto il vigor degli anni miei,
Veder me vecchio, e lei
Dal sacrificio mio ringiovanita.

Edmondo De Amicis

I miei Bambini



Benedetti ragazzi! E' un gran destino
dover troncare un inno od un bozzetto,
per aggiustar le ruote d'un carretto,
per incollar la testa a un burattino;
e trovarmi ogni giorno, in sul mattino,
un bastimento a vela in fondo al letto,
o una villetta svizzera sul petto,
o l'arca di Noè sotto il cuscino!

E sentir per le stanze e per le scale
squillar trombette da mattina a sera
come il dì del giudizio universale!

Ah! un giorno o l'altro li rimando a bàlia..
eccoli qui, quei musi da galera,
non ce n'è di più belli in tutta Italia.

Edmondo De Amicis

venerdì 13 settembre 2019

Ritorno a scuola

Ritorno a scuola questo diceva Edmondo De Amicis.
In alcune regioni è già iniziato l'anno scolastico.

A tutti auguro un buon apprendimento e una regolare frequenza 

Ritorno a scuola

Va', bambino mio,
va' con animo lieto e fiducioso
verso la scuola.
Essa ti aprirà la via del sapere
e istillerà nel tuo piccolo cuore
sentimenti d'amore verso la famiglia
e verso la Patria,
verso il prossimo e verso Dio;...
essa ti farà diventare un bravo cittadino
E.De.Amicis.

martedì 25 luglio 2017

GARIBALDI E IL CANTO DELL'USIGNOLO



Una notte del 1859 Garibaldi, alla testa dei suoi Cacciatori delle Alpi, marciava tra i colli Lombardi, quando, ad un tratto, si fermò in ascolto.
Gli stavano di fronte dodicimila soldati austriaci, mentre egli non aveva che un migliaio di uomini.
Eppure ciò che lo aveva fermato in ascolto non era alcuna preoccupazione, né alcun allarme di guerra, era semplicemente il canto di un usignuolo...
 Il nemico s'appressa: i soldati chiamano il generale tre volte ed egli non li ode, tutto assorto nella dolce malia di quel canto che si leva dal fogliame, svanendo nelle ombre della notte.
E solo quando i primi colpi della moschetteria nemica ebbero messo in fuga il gentile cantore notturno, egli si riscosse e tornò alla realtà.
Tale era l'anima di Garibaldi: una fierezza leonina e una sensibilità quasi femminea, un coraggio indomito e un senso di delicata pietà per i deboli.
Il Generale che si accendeva di sdegno se vedeva un soldato maltrattare un proprio cavallo, era quello stesso che, fanciullo, versava amarissime lacrime sopra un grillo a cui aveva strappato le ali in un momento di spensieratezza e che una notte, a Caprera, si leverà, già vecchio, per riportare in stalla un agnellino che s'era sperduto lungo il pendio della montagna.

Ghianda acrostico