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mercoledì 22 gennaio 2020

Canzone della nuova era


Bisognerà riabituarsi
a contarli per numeri romani
(di sicuro qualcuno
si ricorda ancora come si fa)
gli anni che son passati
e quelli ahinoi che passeranno
in questa nuova era
della nostra tragicomica storia.
Il problema e da dove, esattamente,
far partire il conteggio:
dalla discesa in campo
o dall’ascesa al trono,
dalla prima vittoria elettorale
o dall’ultima, quella
che ha segnato di se il nuovo millennio?
O sarà invece il caso
d’andare più indietro, molto più indietro,
per esempio all’ingresso nella loggia
o a quando la coscienza del paese
ha cominciato a modellarsi
sui palinsesti di canale cinque?
Sarebbe gia più d’un ventennio, allora,
più d’un ventennio…

Giovanni Raboni, 

Non di questo presente ora bisogna

Non di questo presente ora bisogna
vivere - ma in esso sì: non c'è modo,
pare, d'averne un altro, non c'è chiodo
che scacci questo chiodo. Nè a chi sogna

va meglio, che le più volte si infogna
a figuararlo, e fa più groppi al nodo
se cerca di disfarlo (sta nel todo
che si crede nel nada, sempre) o agogna,

ma con che lama? troncarlo. La mente
infortunata non ha altra fortuna,
dunque, che nel pensiero? Certo a niente

più la mia si consola che se in una
deposizione o un offertorio gente
dispersa solennemente s'aduna.
 
Giovanni Raboni

Giovanni Raboni



(Milano 22/1/1932 - Fontanellato, Parma 2004),
voce poetica tra le piú alte e rappresentative della poesia del Novecento e dei primi anni Duemila, ci lascia, insieme alla sua opera in versi (raccolta integralmente in Tutte le poesie. 1949-2004, Einaudi, 2014) un enorme lavoro di traduttore, critico militante - anche cinematografico e teatrale - e commentatore politico e di costume: testimonianze di una straordinaria sapienza letteraria e di una statura morale e civile che ne fanno uno dei punti di riferimento imprescindibili della cultura italiana contemporanea. Tra le sue traduzioni si segnalano I fiori del male di Baudelaire e l'intera Recherche di Proust.
Di lui e per lui molto ha scritto la compagna degli ultimi anni, la poetessa Patrizia Valduga. La Valduga e Raboni si erano conosciuti nell’81, quando lei, giovane allieva di Francesco Orlando, si era presentata da lui per fargli leggere i suoi versi. Non si sarebbero più lasciati.

Ghianda acrostico