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lunedì 1 giugno 2026

Luigi Einaudi

Luigi Einaudi

(Carrù, 24 marzo 1874 – Roma, 30 ottobre 1961)
è stato un economista, politico e giornalista italiano,
secondo Presidente della Repubblica Italiana
(Maggio 1948 - Aprile 1955).

Viene eletto secondo Presidente della Repubblica Italiana l'11 maggio 1948 (al quarto scrutinio con 518 voti su 872). Intellettuale ed economista di fama mondiale, Luigi Einaudi è considerato uno dei padri della Repubblica Italiana. Suo figlio, Giulio, fondò la famosa casa editrice che porta il suo nome. Nasce a Carrù (in Piemonte, nella provincia di Cuneo) da Lorenzo, concessionario della riscossione delle imposte, e Placida Fracchia. Rimasto orfano di padre nel 1888, si trasferisce a Dogliani, città natale della madre. Dopo aver studiato a Savona, viene mandato al Convitto nazionale Umberto I di Torino e si diploma al Liceo classico Cavour della stessa città con il massimo dei voti, per poi compiere gli studi universitari presso l'ateneo torinese, dove frequenta il Laboratorio di economia politica. In quegli anni si avvicina al movimento socialista e collabora con la rivista Critica sociale, diretta da Filippo Turati. La collaborazione con Critica sociale dura un decennio e si conclude con il distacco dai socialisti e il progressivo spostamento, a partire dai primi anni del Novecento, su posizioni sempre più apertamente liberiste. Nel 1895 ottiene la laurea in giurisprudenza. Copre la cattedra di Scienza delle finanze all'Università di Torino, l'incarico di Legislazione industriale ed Economica politica del Politecnico di Torino e l'incarico di Scienza delle finanze all'Università Bocconi di Milano. Muore a Roma il 30 ottobre 1961 e la salma viene tumulata nel cimitero di Dogliani il 2 novembre 1961.

venerdì 24 febbraio 2023

Sandro Pertini


Durante la prima guerra mondiale, Pertini combatté sul fronte dell'Isonzo, e per diversi meriti sul campo gli fu conferita una medaglia d'argento al valor militare nel 1917. Congedato con il grado di capitano, nel dopoguerra aderì al Partito Socialista Italiano e si distinse per la sua energica opposizione al fascismo. Perseguitato per il suo impegno politico contro la dittatura di Mussolini, nel 1925 fu condannato a otto mesi di carcere, e quindi costretto a un periodo di esilio in Francia per evitare una seconda condanna. Continuò la sua attività antifascista anche all'estero e per questo, dopo essere rientrato sotto falso nome in Italia nel 1929, fu arrestato e condannato dal Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato prima alla reclusione e successivamente al confino. Nel 1943, alla caduta del regime fascista, fu liberato, e partecipò alla battaglia di Porta San Paolo nel tentativo di difendere Roma dall'occupazione tedesca. Contribuì poi a ricostruire il vecchio PSI fondando insieme a Pietro Nenni il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria. Nello stesso anno fu catturato dalle SS e condannato a morte, ma riuscì a salvarsi grazie a un intervento dei partigiani dei GAP. Divenne in seguito una delle personalità di primo piano della Resistenza italiana e fu membro della giunta militare del Comitato di Liberazione Nazionale. Da partigiano fu attivo soprattutto a Roma, in Toscana, Val d'Aosta e Lombardia, distinguendosi in diverse azioni che gli valsero una medaglia d'oro al valor militare. Nell'aprile 1945 partecipò agli eventi che portarono alla liberazione dal nazifascismo, organizzando l'insurrezione di Milano, e votando il decreto che condannò a morte Mussolini e altri gerarchi fascisti. Nell'Italia repubblicana fu eletto deputato all'Assemblea Costituente, quindi senatore nella prima legislatura e deputato in quelle successive, sempre rieletto dal 1953 al 1976. Ricoprì per due legislature consecutive, dal 1968 al 1976, la carica di Presidente della Camera dei deputati, per essere infine eletto Presidente della Repubblica Italiana l'8 luglio 1978. Andando spesso oltre il semplice ruolo istituzionale, il suo mandato presidenziale fu caratterizzato da una forte impronta personale che gli valse una notevole popolarità, tanto da essere spesso ricordato come il "presidente più amato dagli italiani"


domenica 2 febbraio 2020

Antonio Segni



(Sassari, 2 febbraio 1891 – Roma, 1º dicembre 1972)
è stato un politico italiano, quarto presidente della Repubblica. 
La sua Presidenza, che durò solo due anni e mezzo (dall'elezione del 6 maggio 1962 sino alle dimissioni volontarie del 6 dicembre 1964), fu la più breve della storia repubblicana dopo quella di Enrico De Nicola. Come Capo dello Stato ha conferito l'incarico a tre Presidenti del Consiglio: Amintore Fanfani (1962) , Giovanni Leone (1963) e Aldo Moro (1963-1964); ha nominato tre senatori a vita nel 1963 Ferruccio Parri, Cesare Merzagora e Meuccio Ruini. Data la brevità del suo mandato non ha potuto nominare nessun Giudice della Corte costituzionale. Antonio Segni nacque in una nobile famiglia sarda, ascritta al patriziato genovese dal 1752. Portati a termine gli studi liceali, si laureò in giurisprudenza nel 1913, aderì al Partito Popolare Italiano fin dalla sua fondazione e fu consigliere nazionale del PPI dal 1923 al 1924. Allievo di Giuseppe Chiovenda, Professore universitario di diritto processuale civile dal 1920, insegnò in varie università tra cui quelle di Sassari (di cui fu rettore magnifico dal 1946 al 1951), Perugia e Roma. Dopo l'avvento del fascismo, smise temporaneamente di fare politica. Nel 1942 fu tra i fondatori della Democrazia Cristiana e nel 1946 venne eletto deputato all'Assemblea Costituente. In quel periodo ricevette numerosi incarichi istituzionali e governativi: fu sottosegretario all'Agricoltura nel governo Bonomi III, nel governo Parri e nel governo De Gasperi I; occupò da ministro lo stesso dicastero in vari governi guidati da Alcide De Gasperi per poi essere nominato Ministro della Pubblica Istruzione nel governo De Gasperi VII e nel governo Pella. Antonio Segni fu eletto Presidente della Repubblica Italiana il 6 maggio 1962. Il 7 agosto 1964, durante un concitato colloquio con i parlamentari Giuseppe Saragat e Aldo Moro, Segni fu colpito da trombosi cerebrale. Nessuno dei presenti ha mai fatto dichiarazioni sul contenuto del colloquio. Ne seguì l'accertamento della condizione d'impedimento temporaneo, avvenuto con atto congiuntamente firmato dai Presidenti delle due Camere e dal Presidente del Consiglio; il 10 assunse le funzioni ordinarie di supplente il Presidente del Senato Cesare Merzagora (fino al 29 dicembre 1964). Pur trattandosi di grave malattia, non si arrivò mai alla dichiarazione di "impedimento permanente", che avrebbe comportato una nuova elezione, e la situazione fu risolta dalle dimissioni volontarie, il 6 dicembre 1964. Divenne senatore a vita in quanto ex Presidente della Repubblica e morì all'età di ottantun anni.

martedì 19 novembre 2019

Indira Gandhi



Indira Priyadarshini Gandhi
 (Hindi: इन्दिरा प्रियदर्शिनी गान्धी)
 è stata una politica indiana.
Fu l'unica figlia di Kamla e Jawaharlal Nehru, il Primo Ministro dell'India. Prese il nome dal marito Feroze Gandhi, il quale non era in alcun modo imparentato con il Mahatma Gandhi. Fu nominata Primo Ministro dell'India il 19 gennaio 1966. Nel 1967, per la prima volta, il Partito del Congresso subì un forte calo di consensi dovuto alla forte presenza di correnti di estrema sinistra in alcuni governi regionali. Il partito si divise in due tronconi, uno conservatore e l'altro progressista.In questa situazione di incertezza Indira Gandhi agì in maniera apparentemente non coerente: dapprima usò la forza per abbattere i governi di sinistra successivamente, dopo la vittoria della destra nelle consultazioni elettorali del 1968-69, sembrò assumere posizioni più vicine alle sinistre poiché, nel giro di pochi giorni, procedette alla nazionalizzazione di una decina di banche d'affari al fine di assicurarsi il consenso di socialisti e comunisti in vista delle elezioni presidenziali che si sarebbero tenute nel 1969. Nel 1975, un tribunale la ritenne colpevole di brogli elettorali e la condannò all'interdizione dai pubblici uffici per sei anni. Nello stesso anno il paese fu attraversato da spinte secessioniste, che portarono la Gandhi a proclamare lo stato d'emergenza nazionale e a prendere misure severe contro le opposizioni.Quando il paese tornò alle urne nel 1977, il suo partito venne sconfitto e Indira, un anno dopo, fu addirittura incarcerata per alcuni giorni. Ma si riorganizzò e in pochi mesi fondò un nuovo partito, il Congresso nazionale indiano (Indian National Congress), che vinse le elezioni del gennaio 1980 e le consentì di ritornare alla guida del governo. Il suo secondo mandato iniziò il 14 gennaio di quell'anno. All'inizio degli anni '80 si sviluppa in India un movimento estremista sikh che vuole l'indipendenza del Punjab indiano.Indira Gandhi morì in un attentato nel 1984 da parte di due delle sue guardie del corpo di etnia sikh. La sera del 30 ottobre, la Gandhi era tornata solo da qualche ora da uno stancante giro elettorale nell'Orissa. In quell'occasione aveva concluso il discorso con queste parole:
  « Non ho l'ambizione di vivere a lungo, ma sono fiera di mettere la mia vita al servizio della nazione. Se dovessi morire oggi, ogni goccia del mio sangue fortificherebbe l'India. »
 
La mattina del 31 ottobre del 1984, alle 9.08, Indira scese i tre gradini della residenza per raggiungere il giardino. Vestita di un sari arancione si avviò verso due guardie sentinella responsabili della sua sicurezza, e fece loro un cenno di saluto. I due uomini con la barba, indossavano il tipico turbante sikh. La Gandhi conosceva bene uno dei due, quello più vecchio, Beant Singh, di circa quarant'anni. L'altro era il ventunenne Satwant Singh, in servizio da pochi mesi. Solo qualche settimana prima, un generale, Ashwini Kumar, che aveva ricoperto un ruolo importante nella polizia, le disse:
Le ricordò inoltre come la comunità sik
  « Signora, escluda i sikh dal suo servizio di sicurezza. »
 
  Le ricordò inoltre come la comunità sikh giurò vendetta per la repressione subita al Tempio d'oro. Ma Indira Gandhi si sentiva molto sicura dei suoi uomini, specie di Beant Singh, e rispose:
  « Finché avrò la fortuna di avere accanto a me sikh come lui, non avrò niente da temere. »
 
All'insistere del generale, la Gandhi rispose:
  « Come possiamo pretendere di fare dell'India uno Stato laico, se scegliamo le persone in base alla loro comunità? »
   
Non appena ebbe salutato le due guardie, il più vecchio, Beant Singh, impugnando una P38 esplose tre colpi in direzione del primo ministro dell'India. Immediatamente, anche Satwant Singh esplose tutte le trenta pallottole del suo mitra Sten. Non meno di sette proiettili la colpirono all'addome, una decina il petto, alcuni perforarono il cuore. Indira Gandhi non ebbe neanche il tempo di gridare, morì sul colpo. I giorni seguenti per l'India e il popolo indiano, furono giorni di lutto, di tragedia, di disperazione, di disorientamento: l'India era rimasta orfana. La celebrazione del funerale fu un evento tragico ma di una portata gigantesca.

sabato 9 novembre 2019

Enrico de Nicola




(Napoli, 9 novembre 1877Torre del Greco, 1º ottobre 1959)
è stato un politico e avvocato italiano,
primo Presidente della Repubblica Italiana.

Fu eletto dall'Assemblea Costituente capo provvisorio dello Stato il 28 giugno 1946. L'elezione fu il frutto di un lungo lavoro "diplomatico" fra i vertici dei principali partiti politici, i quali, superata una iniziale contrapposizione fra le candidature di Benedetto Croce e Vittorio Emanuele Orlando, avevano finalmente convenuto che si dovesse eleggere un presidente capace di riscuotere il maggior gradimento possibile presso la popolazione affinché il trapasso al nuovo sistema fosse il meno traumatico possibile; si convenne perciò che dovesse scegliersi un meridionale, a compensazione della provenienza settentrionale della maggioranza dei leader politici. La contrapposizione delle candidature di Orlando (proposta da DC e destre) e di Croce (proposta dalle sinistre e dai laici) si protrasse sterilmente per lungo tempo e tardò ad essere composta (principalmente dall'incessante opera di convincimento condotta da De Gasperi) per evolvere alfine nella comune indicazione di De Nicola. Noto infatti per una prudenza ai limiti dell'indecisione, De Nicola era contrastato da sentimenti diversi e morso da profondi dubbi, mal tollerati da chi desiderava conoscere una volta per tutte il suo volere definitivo. Andreotti avrebbe ricordato che in tale occasione Manlio Lupinacci scrisse sul Giornale d'Italia "Onorevole De Nicola, decida di decidere se accetta di accettare". Fu eletto il 28 giugno 1946, con 396 voti su 501, e assunse la carica il 1º luglio. Il 25 giugno 1947 rassegnò le dimissioni, per presunti motivi di salute; le dimissioni non potevano essere respinte dalla Costituente, che lo ri-elesse il giorno dopo. Dopo l'entrata in vigore della Costituzione, in occasione delle prime elezioni parlamentari del Presidente della Repubblica, la maggioranza elesse nuovo presidente della Repubblica il liberale Luigi Einaudi, e De Nicola divenne senatore a vita.Fu anche sottosegretario di Stato al Ministero delle Colonie e a quello del Tesoro. Esercitò le attribuzioni e assunse il titolo di presidente della Repubblica dal 1º gennaio 1948, a norma della prima disposizione transitoria della Costituzione. Fu Presidente del Senato della Repubblica dal 28 aprile 1951 al 24 giugno 1952, durante la I Legislatura. Si dimise in occasione delle votazioni per la legge elettorale sul c.d. premio di maggioranza (altrimenti detta legge truffa).Il 2 dicembre 1955 fu nominato giudice della Corte Costituzionale dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. Ricoprì l'incarico di Presidente della Corte Costituzionale dal 23 gennaio 1956 al 26 marzo 1957.Il 1º ottobre 1959 morì nella sua casa di Torre del Greco ad 81 anni.
Era particolarmente stimato per l'onestà, l'umiltà e l'austerità dei costumi.

lunedì 16 ottobre 2017

Oscar Luigi Scalfaro



Novara, 9 settembre 1918Roma, 29 gennaio 2012
è stato un politico e magistrato italiano, nono presidente della Repubblica dal 1992 al 1999.
La formazione adolescenziale e giovanile, negli anni difficili del fascismo, si compie all'interno dei circuiti educativi confessionali, in particolare in seno all'Azione Cattolica. Da Novara, dove aveva conseguito la maturità classica si sposta a Milano per completare gli studi presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. E' questa un'altra tappa di rilievo per la sua formazione etica e civile, oltreché istruttiva e professionale. Nei chiostri e nelle aule dell'Università fondata e retta da padre Agostino Gemelli, ritrova quel clima umano e culturale estraneo - quando non addirittura ostile - ai miti e ai fasti del regime fascista, già sperimentato tra le file dell'Azione Cattolica. E, soprattutto, incontra non solamente studiosi di diritto di grande prestigio, ma anche maestri di vita cristiana e di autentica umanità, come ad esempio mons. Francesco Olgiati e lo stesso rettore padre Agostino Gemelli; e, ancora, un gruppo di giovani studiosi e professori destinati ad avere in futuro un ruolo importante nella vita del Paese: da Giuseppe Lazzati ad Amintore Fanfani, a Giuseppe Dossetti, per citare solo alcuni tra i più rappresentativi. Laureatosi nel giugno 1941, nell'ottobre dell'anno successivo entra in magistratura e contemporaneamente si impegna nella lotta clandestina, prestando aiuto agli antifascisti carcerati e perseguitati e alle loro famiglie. Alla fine della guerra diviene Pubblico Ministero presso le Corti d'Assise speciali di Novara e di Alessandria, investite dei processi ai responsabili degli eccidi contro gli antifascisti, i gruppi partigiani e le popolazioni inermi di quelle zone. Ad allontanarlo definitivamente dalla carriera in magistratura e a spingerlo ad abbracciare l'agone politico (come nel caso di altri esponenti di rilievo del cattolicesimo italiano di quegli anni: si pensi, ad esempio, al giovane e brillante professore di diritto all'Università degli studi di Bari, Aldo Moro) contribuiranno il senso di responsabilità nei riguardi del futuro del Paese e le sollecitazioni della gerarchia ecclesiastica ad aderire e a dare il proprio sostegno all'attività del neonato partito della Democrazia Cristiana, costituito dopo l'8 settembre 1943 da Alcide De Gasperi. Alle elezioni del 2 giugno 1946 per l'Assemblea Costituente, il giovane magistrato Scalfaro si presenta come capolista per la Democrazia Cristiana nella circoscrizione elettorale di Novara-Torino-Vercelli e risulta eletto con oltre 46 mila voti. Sarà l'inizio di una lunga e prestigiosa carriera politica e istituzionale, nel corso della quale, eletto deputato sin dalla prima Camera del 18 aprile 1948, sarà costantemente riconfermato a Montecitorio per undici legislature. Ricoprirà incarichi di governo e ruoli politici e di rappresentanza di crescente rilievo: segretario e poi vicepresidente del gruppo parlamentare e membro del Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana, durante la segreteria De Gasperi (1949-1954), ha fatto parte anche della Direzione Centrale del partito. Tra il 1954 e il 1960, è nominato più volte sottosegretario di Stato: al ministero del Lavoro e della Previdenza sociale nel primo governo Fanfani (1954); alla presidenza del Consiglio dei Ministri e allo Spettacolo nel governo Scelba (1954); al ministero di Grazia e Giustizia nel primo governo Segni (1955) e nel governo Zoli (1957); al ministero dell'Interno, infine, nel secondo governo Segni (1959),nel governo Tambroni (1960) e nel terzo governo Fanfani (1960). Dopo la breve ma significativa esperienza di vicesegretario politico della Democrazia Cristiana tra il 1965 e il 1966, Scalfaro assumerà a più riprese incarichi ministeriali. Titolare del dicastero dei Trasporti e dell'Aviazione Civile nel terzo governo Moro (1966) e nei successivi gabinetti Leone (1968) e Andreotti (1972), sarà ministro della Pubblica Istruzione nel secondo governo presieduto dallo stesso Andreotti (1972), e poi ministro dell'Interno nelle due compagini presiedute da Craxi (1983 e 1986) e nel sesto governo Fanfani (1987). Eletto più volte, tra il 1975 e il 1979, vicepresidente della Camera dei deputati, il 10 aprile del 1987 riceverà l'incarico dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga di formare il nuovo governo: incarico poi declinato stante l'impossibilità di dar vita a un gabinetto di coalizione. Dopo avere presieduto la Commissione parlamentare d'inchiesta sugli interventi per la ricostruzione dei territori della Basilicata e della Campania colpiti dai terremoti del 1980 e del 1981, Oscar Luigi Scalfaro diviene Presidente della Camera dei deputati (24 aprile 1992). Un mese più tardi, il 25 maggio dello stesso anno, è eletto Presidente della Repubblica Italiana. Nel corso del suo mandato presidenziale affronta una delle stagioni per molti versi più difficili e controverse dell'Italia repubblicana, segnata da una duplice crisi: quella economica, quella di natura etica?politica e istituzionale, per certi aspetti ancora più grave e destabilizzante, legata al crescente discredito e alla sostanziale delegittimazione della classe politica della Prima Repubblica, sotto i colpi dello scandalo di Tangentopoli e dei conseguenti procedimenti della magistratura. Una crisi, quest'ultima, destinata ad incrinare in modo sensibile il rapporto tra cittadini e istituzioni e a rendere persino più arduo l'indispensabile radicamento dei principi democratici e dei valori costituzionali nelle coscienze degli italiani.Nel corso del suo mandato ha tenuto a battesimo ben sei governi, di composizione e orientamenti politici assai differenti, i quali, attraverso un percorso tutt'altro che lineare e pacifico, hanno traghettato il Paese dalla prima alla seconda Repubblica: i presidenti del Consiglio che si sono avvicendati alla guida dell'esecutivo sono Giuliano Amato, Carlo Azeglio Ciampi, Silvio Berlusconi, Lamberto Dini, Romano Prodi e Massimo D'Alema.  Il suo mandato presidenziale si è concluso il 15 maggio 1999. Scalfaro, muore all'età di 93 anni.

lunedì 4 settembre 2017

Luigi Filippo Alberto d' Orléans




(Parigi, 24 agosto 1838Stowe House, 8 settembre 1894)
è stato un politico francese.
Conte di Parigi e inizialmente principe ereditario orleanista nell'ambito della Monarchia di luglio, in seguito divenne, rinunziando all'orleanismo politico, pretendente unionista al trono di Francia con il nome di Filippo VII. La Rivoluzione del luglio 1830, a Parigi, depone Carlo X e, non tenendo conto della sua abdicazione in favore del nipote Henri d'Artois, duca di Bordeaux (Enrico V), del ramo principale dei Borbone di Francia, proclama re dei Francesi il duca d'Orleans Luigi Filippo I, del ramo cadetto del casato. Ma anche il regno di Luigi Filippo I finirà con un'insurrezione, quella del 1848, ed anche questa volta gli insorti non terranno in alcun conto l'abdicazione del re in favore del nipote quasi omonimo Luigi Filippo Alberto, conte di Parigi (primogenito del defunto Ferdinando, figlio del re), e proclameranno la Repubblica. Il giovane Luigi Filippo Alberto, che ha appena dieci anni e che avrebbe regnato sotto la reggenza della madre, resterà invece pretendente al trono col nome di Luigi Filippo II che, come vedremo, si trasformerà in Filippo VII. Nato da Ferdinando Filippo d'Orleans e dalla duchessa Elena di Mecklemburgo-Schwerin, Luigi Filippo Alberto rappresenta a pieno titolo la dinastia orleanista. Egli è un intellettuale, storico e giornalista: dovendo restare lontano dalla patria dopo gli eventi del 1848, le citate passioni lo portano in Germania, in Inghilterra e infine, dopo il 1861, a prendere parte alla guerra di secessione americana: qui combatte, col grado di capitano, nell'esercito nordista, al comando del generale George McClellan. Il 30 maggio 1864 prende in moglie Maria Isabella d'Orléans, figlia di Antonio d'Orléans e di Luisa Ferdinanda dei Borbone di Spagna, con la quale avrà otto figli: Amelia, nel 1865, che sposerà il re Carlo I del Portogallo; Filippo VIII, nel 1869, duca d'Orléans e poi conte di Parigi, che sposerà l'arciduchessa Maria Dorotea d'Asburgo-Lorena; Elena, nel 1871, che sarà moglie di Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta; Carlo Filippo, che vivrà soltanto pochi mesi, dal 21 gennaio all'8 giugno 1875; Isabella, nel 1878, che sposerà il cugino Giovanni III; Giacomo Maria Clemente, nato il 5 aprile 1880 e morto anch'egli dopo pochi mesi, il 22 gennaio 1881; Luisa, nel 1882, che andrà in moglie a Carlo Tancredi dei Borbone di Napoli, infante di Spagna ed infine Ferdinando, duca di Montpensier, nel 1884, che sposerà la marchesa Maria Isabella Gonzalez de Olaneta e Ibarreta, Grande di Spagna. Intanto Luigi Napoleone Bonaparte, eletto presidente della Repubblica nel 1848 e proclamato imperatore nel 1852 col nome di Napoleone III, nel 1870 vede crollare il proprio impero. L'anno successivo è proclamata la terza Repubblica. Rientrato in patria, il conte di Parigi raggiunge un'intesa con Enrico V per porre fine alla conflittualità fra i due rami principale e cadetto (legittimisti ed orleanisti): l'accordo lo riconosce, dopo la morte di Enrico V e in assenza di figli, unico pretendente al trono, cosa che avviene nel 1883. Ma la terza Repubblica non intende tollerare la presenza di un aspirante monarca e, nel 1886, lo espelle dalla Francia insieme all'intera famiglia. Filippo VII ripara in Inghilterra dove rimane per otto anni: si spegne a Stowehouse l'8 settembre 1894, a soli 56 anni.

martedì 15 agosto 2017

Giorgio IV di Hannover




Giorgio IV di Hannover (Giorgio Augusto Federico)
(Londra, 12 agosto 1762Windsor, 26 giugno 1830)
è stato re del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda e di Hannover dal 29 gennaio 1820. Figlio di Giorgio III e di Carlotta di Meclemburgo-Strelitz, aveva precedentemente esercitato le funzioni di principe reggente a causa dell'infermità mentale del padre
.
Giorgio era un monarca ostinato, che spesso interferì negli affari politici (soprattutto riguardo alla questione dell'emancipazione cattolica), sebbene in misura inferiore rispetto al padre. Per la maggior parte della sua reggenza e del suo regno fu Lord Liverpool, il Primo Ministro, ad avere il governo effettivo del Regno. Gli anni della Reggenza di Giorgio IV (1811-1820) furono segnati dalla vittoria nelle guerre napoleoniche in Europa e da un clima culturale particolarmente vivace in patria. Durante il suo regno vennero abrogati i Combination Acts che proibivano la libera associazione dei lavoratori. Nel 1829 Sir Robert Peel creò la Civilian Metropolitan Force, i cui componenti sono più noti come bobbies. Giorgio IV è spesso ricordato come un principe e re liberale e stravagante: per questo si guadagnò l'appellativo di First Gentleman. Ebbe pessimi rapporti tanto con il padre che con la moglie, Carolina di Brunswick. Fu patrono delle arti e della letteratura, e visse un'intensa vita mondana, legandosi con i dandy più alla moda di Londra. Il 15 dicembre 1785 sposa in segreto, contro la volontà paterna e suscitando clamore e scandalo, la vedova cattolica Maria Anne Fitzherbert, ponendo a serio rischio il diritto alla successione, ma il matrimonio è volutamente ritenuto nullo. Alle prime manifestazioni di squilibrio mentale del padre, nel 1788, incalzato dal ministro Fox (partito Wigh) a pretendere la reggenza egli lo asseconda, ma non gli riesce se non durante gli ultimi anni di vita del re - il 5 gennaio 1811, ventitré anni dopo - quando la malattia mentale è ormai conclamata tanto da indurre il Parlamento a dichiararlo incapace di intendere. Durante la reggenza prende le distanze dal partito di Fox - che tante volte lo ha salvato dalle incresciose situazioni, anche economiche, nelle quale si è andato a cacciare - e lascia il governo nelle mani dell'altro partito, quello dei "Tories" che, a differenza dei Wigh, crede fermamente nell'autorità del monarca rispetto a quella del Parlamento. Da reggente prosegue con la politica di contrasto verso la Francia e l'impero di Napoleone, fino alla sua sconfitta del 1814 e a quella, definitiva e storica, di Waterloo, ad opera del duca di Wellington Arthur Wellesley, nel 1815. Morto Giorgio III, sale al trono il 29 gennaio 1820, col nome di Giorgio IV e col titolo di re di Gran Bretagna, Irlanda e Hannover. Verso la fine del suo breve regno non può esimersi dal concedere l'emancipazione ai cattolici, anche grazie alle insistenze del primo ministro, il duca di Wellington, andando indirettamente a coronare la battaglia di una vita del cattolico irlandese Daniel O'Connell. Per la dissolutezza della vita privata ed i suoi spropositati e continui indebitamenti, per l'indolenza e per lo stile dispotico del suo regno suscita continue dicerie ed è molto criticato dai suoi sudditi. Il processo cui sottopone la regina Carolina di Brunswick, la sua consorte "ufficiale", sposata nel 1795, e la sua morte per avvelenamento nell'agosto del 1821, della quale il marito è fortemente sospettato, acuisce il pubblico disprezzo nei suoi confronti. Né valgono a riabilitarlo alcuni atti di stampo liberale molto apprezzati dall'opinione pubblica. Re Giorgio IV del Regno Unito muore nel castello di Windsor all'età di 67 anni. Alla sua morte la reputazione della monarchia inglese risulta, tanto all'interno quanto all'estero, ai minimi storici.

venerdì 11 agosto 2017

Marie François Carnot




Marie François Sadi Carnot
(Limoges, 11 agosto 1837Lione, 25 giugno 1894)
è stato un politico francese.
È stato Presidente della Repubblica di Francia dal 3 dicembre 1887 al 24 giugno 1894 quando venne assassinato dall'anarchico italiano Sante Caserio. Era nipote del noto generale e politico Lazare Carnot e suo zio fu il fisico ed ingegnere Nicolas Léonard Sadi Carnot. Marie François Sadi Carnot era figlio del politico Hippolyte Carnot. Il suo terzo nome era Sadi e gli era derivato da suo zio Nicolas Léonard Sadi Carnot, noto fisico francese che aveva scoperto le leggi della termodinamica, noto appunto col nome di Sadi Carnot col quale poi anche Marie François divenne noto. Egli compì studi di ingegneria civile e fu studente prima all'École Polytechnique e poi all'École des Ponts et Chaussées.  Dopo i corsi accademici, ottenne di essere destinato al pubblico impiego. Il suo repubblicanismo ereditario fece sì che la difesa nazionale chiedesse proprio a lui nel 1870 di organizzare la difesa militare dei dipartimenti de l'Eure, di Calvados e della Seine Inférieure, e nel gennaio del 1871 divenne prefetto del dipartimento della Seine Inférieure. Nei mesi successivi venne eletto all'Assemblea Nazionale per il dipartimento della Côte-d'Or. Nell'agosto del 1878 venne nominato segretario del ministero dei lavori pubblici. Nel settembre del 1880 divenne ministro dei lavori pubblici e dall'aprile del 1885 passò al ministero delle finanze, che diresse sotto i governi di Ferry e Freycinet sino al dicembre del 1886. Quando lo scandalo di Daniel Wilson portò alla caduta di Jules Grévy nel dicembre del 1887, la reputazione di Carnot per la sua integrità lo rese il candidato ideale alla successione della presidenza, ottenendo il supporto di Georges Clemenceau e molti altri, eletto con 616 voti su 827. Egli assunse l'incarico di presidente in un periodo critico della storia francese, quando la repubblica era apertamente attaccata dal generale Georges Boulanger. Il ruolo del presidente Carnot in queste vicende fu presto noto a tutti grazie alla sua popolarità ed alle sue frequenti apparizioni pubbliche che gli consentirono di ottenere l'appoggio di molti repubblicani. Quando all'inizio del 1889 la famiglia Boulanger venne finalmente condannata all'esilio, parve questa l'occasione a Carnot per celebrare due eventi di particolare interesse nazionale in quell'anno: la celebrazione del centenario della Rivoluzione Francese e l'apertura dell'Esposizione Universale di Parigi. Il successo di entrambi gli eventi venne visto non solo come un atto di amore del popolo francese verso la repubblica, ma anche una fortificazione personale per Carnot. Nel 1892 il presidente venne chiamato a fronteggiare l'emergenza dello Scandalo di Panama nel quale il prestigio dello stato venne gravemente danneggiato. Favorevole all'alleanza franco-russa, ricevette dallo zar Alessandro III di Russia l'Ordine di Sant'Andrea. Carnot era al culmine della popolarità quando, il 24 giugno 1894, dopo aver preso parte ad un banchetto pubblico a Lione ed aver tenuto un discorso nel quale preannunciò la rinuncia ad una possibile sua rielezione a presidente, venne pugnalato dall'anarchico italiano Sante Caserio. Carnot morì poco dopo la mezzanotte del 25 giugno a causa delle ferite riportate, venendo poi onorato con un'elaborata cerimonia funebre e con una sepoltura di stato al Panthéon di Parigi. Caserio motivò il suo gesto come un atto politico, poiché Carnot non concesse la grazia a Auguste Vaillant, l'anarchico francese condannato a morte per aver provocato un attacco dinamitardo alla Camera dei deputati il 9 dicembre 1893, ferendo una ventina di parlamentari, nell'ambito di una campagna di attentati contro il governo e la borghesia francese accusati di corruzione e ritenuti responsabili delle disuguaglianze sociali. Caserio venne ghigliottinato il 16 agosto 1894.

giovedì 10 agosto 2017

Herbert Hoover




Si trovò a fronteggiare la fase acuta della grande depressione, ovvero immediatamente successiva ai fallimenti che colpirono gli istituti finanziari e le imprese all'indomani del giovedì nero. Dapprima favorevole a un approccio "psicologico" alla crisi, convinto che i problemi del paese dipendessero dalla scarsa fiducia nell'avvenire (e poi da cause esogene agli USA), essendosi speso in annunci rassicuranti sulla situazione economica, maturò in seguito, nell'inverno 1931-1932 con l'aggravamento della crisi, la convinzione in un progetto di intervento più complesso. La sua reazione, tuttavia, fu volta più che al sostegno diretto alle classi disagiate, ad una strategia di supporto ai gruppi finanziari e alle amministrazioni, negando sempre l'aumento delle provvidenze ai disoccupati e gli interventi volti a mitigare gli effetti della crisi a beneficio delle famiglie e delle classi lavoratrici. Nato in Iowa, figlio di Jesse, un agricoltore e maniscalco, e Hulda Hoover, studiò da geologo presso l'Università di Stanford. Fu in Cina insieme alla moglie, dove, ingegnere minerario di una società privata, si trovò coinvolto nel 1900 nella rivolta dei Boxer. Divenuto milionario già in giovane età con la sua attività di gestore di miniere, durante la prima guerra mondiale, già presidente della "Belgian relief commission" (1914-1917), organizzazione per la fornitura delle derrate alimentari nel Belgio occupato, fu nominato dal presidente Wilson commissario della "United States Food Administration", agenzia per il rifornimento dei viveri agli alleati europei (poi "American Relief Administration"). Quando nel 1928 Calvin Coolidge (vice presidente di Harding, subentrato alla morte di quest'ultimo alla presidenza) declinò una seconda candidatura, i repubblicani ripiegarono su Herbert Hoover, già Segretario del Commercio (1921-1928), venendo proposto come uomo pragmatico e esperto nell'attività di soccorso umanitario, di cui aveva dato prova già in Cina, poi come capo dell'US Food e poi anche durante l'alluvione del Mississippi del 1927. La campagna elettorale fu facilmente vinta da Hoover sull'onda di una bolla finanziaria che faceva sperare in un'epoca di prosperità e di ricchezza, e sui temi del proibizionismo e dell'isolazionismo americano. Prima di entrare in carica compì un lungo viaggio in America latina durante il quale consolidò le relazioni con i paesi visitati. Famosa la frase pronunciata nel discorso di accettazione della candidatura presidenziale, in cui affermava di essere "vicini in America, oggigiorno, al trionfo finale sulla povertà, come mai era accaduto prima nella storia di qualsiasi paese". Entrato in carica nel 1929, dovette affrontare già da quell'autunno la crisi economica seguita al crollo della Borsa valori di Wall Street. Liberista ortodosso, pur favorevole a un intervento moderato del governo in campo economico attraverso la mediazione tra i vari interessi dell'industria, la sua strategia di contrasto alla crisi economica del paese si rivelò inefficace a risollevare gli Stati Uniti. I numerosi proclami volti all'ottimismo e l'approccio "liquidatorio" verso il sistema bancario del Segretario del tesoro Andrew Mellon, si fondavano sull'idea di un'imminente ripresa dopo il disastro. Gli slogan votati all'ottimismo mirarono a convincere gli americani che la crisi si sarebbe rapidamente riassorbita, nonostante i danni, anche se tali rassicurazioni apparivano velleitarie di fronte al peggioramento della situazione economica. Il suo rifiuto a concedere sussidi federali ai disoccupati e ad attuare provvedimenti diretti a mitigare gli effetti negativi sulle classi popolari, ne fecero una figura, per tutto il mandato, nettamente impopolare. La moratoria del giugno 1931 sulla dilazione del recupero dei prestiti europei, tesa a favorire le esportazioni statunitensi (dopo aver alzato i tassi doganali l'anno prima), non sortì effetti rilevanti. Nel gennaio 1932 fu istituito il Reconstruction Finance Corporation (RFC), un ente creato col compito di prestare denaro alle strutture finanziarie, alle banche, alle ferrovie e alle compagnie assicurative. Il Relief and Construction Act diede al RFC la facoltà di allargare l'intervento anche alle amministrazioni statali. Sul fronte estero optò per il non intervento contro i movimenti rivoluzionari che imperversarono nel biennio 1930-1931 in Brasile, Cuba e Panama, avviando una politica di disimpegno militare in Sud America (ritiro dal Nicaragua e da Haiti). Si pronunciò per la non applicazione di sanzioni al Giappone in occasione dell'occupazione della Manciuria cinese. Ricandidato alle elezioni presidenziali del 1932 per la sfiducia del Partito repubblicano in una qualche possibilità di vittoria, affrontò una delle campagne elettorali più difficili della storia delle competizioni elettorali americane, data anche la sempre più critica situazione sociale americana: la disoccupazione nel 1932 riguardava circa un quarto della popolazione attiva. Hoover, recatosi a Detroit per una manifestazione elettorale, verso la fine della campagna, " sfilò tra due ali di gente cupa e silenziosa; quando si alzò a parlare, la sua faccia era terrea, le mani gli tremavano. Verso la fine della campagna era ormai una figura patetica, un uomo stanco, avvilito, fischiato dalla folla come nessun presidente era mai stato". Dalla competizione risultò vincitore nettamente il candidato democratico Franklin Delano Roosevelt. Nel 1937 fu direttore delle operazioni di aiuto alla Cina e nel 1938 divenne un convinto assertore dell'intervento degli Stati Uniti negli affari europei. Nel 1939 organizzò operazioni di aiuto e soccorso alla Finlandia, successivamente, durante la seconda guerra mondiale, si oppose anche alla legge sugli affitti e prestiti (Lend-lease Act) del 1941 e alla politica bellica statunitense, criticando l'interventismo di Roosevelt ed il principio della resa incondizionata deciso dagli Alleati.Nel dopoguerra fu consigliere di Truman e nel gennaio 1947 fu a capo di un'apposita commissione che studiò un programma di aiuti per la popolazione tedesca e fino al 1949 presiedette la commissione Hoover per la riforma dell'amministrazione pubblica. Fu sostenitore di John Fitzgerald Kennedy (cui sopravvisse) e fu contrario alla partecipazione degli Stati Uniti nella guerra di Corea. Hoover morì nel 1964 e venne sepolto presso il West Branch Municipal Cemetery di West Branch, Iowa.

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