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lunedì 13 aprile 2026

Al sonno




O del Silenzio figlio e de la Notte,
padre di vaghe imaginate forme,
Sonno gentil, per le cui tacit’orme
son l’alme al ciel d’Amor spesso condotte,
or che ’n grembo a le lievi ombre interrotte
ogni cor, fuor che ’l mio, riposa e dorme,
l’Erebo oscuro, al mio pensier conforme,
lascia, ti prego, e le cimmerie grotte.
E vien col dolce tuo tranquillo oblio
e col bel volto, in ch’io mirar m’appago,
a consolare il vedovo desio.
Ché, se ’n te la sembianza, onde son vago,
non m’è dato goder, godrò pur io
de la morte, che bramo, almen l’imago.

Giambattista Marino

il luogo dei suoi amori

 il luogo dei suoi amori

A quest’olmo, a quest’ombre ed a quest’onde,
ove per uso ancor torno sovente,
eterno i’ deggio, ed avrò sempre in mente
quest’antro, questa selva e queste fronde.
     In voi sol, felici acque, amiche sponde,
il mio passato ben quasi presente
Amor mi mostra, e del mio foco ardente
tra le vostre fresch’aure i semi asconde.
     Qui di quel lieto dí soave riede
la rimembranza, allor che la mia Clori
tutta in dono se stessa e ’l cor mi diede.
     Giá spirar sento erbette intorno e fiori,
ovunque o fermi il guardo o mova il piede,
de l’antiche dolcezze ancor gli odori.

Giovan Battista Marino

sabato 1 febbraio 2025

Uno strano giordino

Novembre, mese dei morti
quanta tristezza tu porti!
Ma i cimiteri grandi e piccini
diventan giardini:
e a sera, pei tanti lumini
lontani e vicini,
sembrano cieli stellati
di regni incantati.

Gia Battista Marini

sabato 29 gennaio 2022

Versi

La pecora belando fa bè bù,
il cavallo nitrendo fa hì hì,
il grillo grisolando fa gri gri,
ed il porco grugnando fa grù grù,
il cucco cuccheggiando fa cù cù,
cantando il gallo fa chicchirichì,
pigolando il pulcino fa pì pì
ed abbaiando il cane fa bù bù;
la papera stridendo fa pà pà,
la chioccia chiocciando fa cò cò;
e il gatto miagolando fa mià mià;
il corvo crocitando fa crò crò,
la cornacchia gracchiando fa crà crà,
e l'asino ragliando fa hì hò.

Giambattista Marino


Giovan Battista Marino

 Figlio di un giureconsulto, fu avviato riluttante agli studi di legge. Frequentò giovanissimo letterati e mecenati. Protetto prima dal duca Ascanio Pignatelli, poi dal duca Innigo de Guevara, dal 1592 entrò al servizio di Matteo di Capua principe di Conca. Fin da allora la sua più grande aspirazione era quella di vivere all'ombra di un potente sovrano: la corte come occasione di fortuna, di avventura, unico spazio che gli consentisse libero sfogo alle sue doti di artista. Nel 1598 è imprigionato, forse per aver costretto una ragazza a abortire. Nel 1600 è di nuovo in prigione per falsificazione di bolle vescovili. Fugge via da Napoli, è a Roma, al servizio del cardinale Pietro Aldobrandini. Nel 1606 è a Ravenna, nel 1608-1611 a Torino alla corte di Carlo Emanuele Savoia. E' un periodo di grossi successi, di polemiche ma anche di tribolazioni. Clamoroso lo scontro con il segretario del duca, il poeta Gaspare Murtola: Murtola giunse a aggredirlo sulla pubblica via, e per questo fu incarcerato e allontanato dal regno. Nel 1611, non si sa bene perché, anche Marino fu imprigionato. In alcune lettere, specie in una famosa al conte Ludovico d'Aglié del 10 febbraio 1612, descrive con realismo e amara comicità la sua vita in carcere. Nel 1615 il suo sogno di poeta cortigiano si realizza. Maria Medici vedova di Enrico IV, lo invitò alla corte di Francia. Fino al 1623 restò a Parigi, onorato pagato stimato. Qui raccolse, concluse e organizzò tutta la sua opera. La salute malferma e i disordini della vita politica francese lo spinsero a Napoli. Gli onori tributatigli a gara dalle due accademie, degli Infuriati e degli Oziosi, non riuscirono a fargli dimenticare le polemiche di molti letterati contro la sua poesia. Tra queste, quella scatenata da T. Stigliani, che coinvolse A. Aprosio, G. Aleandro, S. Errico. Il suo "Adone" ebbe anche una dura condanna ecclesiastica.
 

Ghianda acrostico