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sabato 27 dicembre 2025

Una pace selvatica.



Una pace selvatica.

Non quella di un armistizio,
né quella della visione del lupo con l’agnello,
ma
come nel cuore dopo l’emozione:
parlare solo di una grande stanchezza.
So di saper uccidere,
perciò sono adulto.
E mio figlio gioca con un fucile giocattolo che sa
aprire e chiudere gli occhi e dire: Mamma.
Una pace senza il frastuono di spade ridotte a vomeri,
senza parole,
senza il suono di sigilli pesanti;
che sia leggera lassù, come schiuma bianca e pigra.
Riposo per le ferite.
Breve, persino.
(E il grido degli orfani si trasmette di generazione in generazione,
come in una staffetta:
un testimone che non cade.)
Che sia come fiori selvatici,
all’improvviso nell’urgenza del campo.
Una pace selvatica.

Yehuda Amichai

mercoledì 3 maggio 2023

Un bambino è ancora qualcos'altro

Un bambino è di nuovo qualcos'altro. Si sveglia
nel pomeriggio e in un istante è pieno di parole,
in un istante sta canticchiando, in un istante caldo,
luce istantanea, oscurità istantanea.
 
Un bambino è Giobbe. Hanno già scommesso su di lui
ma lui non lo sa. Si gratta il corpo
per piacere. Niente fa ancora male.
Lo stanno addestrando a essere un lavoro educato,
per dire "grazie" quando il Signore ha dato,
per dire "Prego" quando il Signore ha portato via.
 
Un bambino è vendetta.
Un bambino è un missile per le generazioni future.
L'ho lanciato: sto ancora tremando.
 
Un bambino è un'altra cosa ancora: in una piovosa giornata primaverile
intravedere il Giardino dell'Eden attraverso il recinto,
baciandolo nel sonno,
udendo passi sugli aghi di pino bagnati.
Un bambino ti libera dalla morte.
Bambino, Giardino, Pioggia, Destino.
 
Yehuda Amicha

martedì 3 maggio 2022

Quand’ero bambino

 

 


Quand’ero bambino
i fili d’erba e gli alberi maestri s’innalzavano sulla riva
e per me lì disteso erano
tutti uguali,
perché salivano al cielo più in alto di me.
Avevo solo le parole di mia madre
come una fetta di merenda avvolta in carta frusciante
e non sapevo quando sarebbe tornato mio padre,
perché oltre la radura c’era un altro bosco.

Ogni cosa porgeva la sua mano,
cozzava un toro nel sole
e di notte la luce delle strade
accarezzava le mie guance e i muri,
e la luna, una grossa anfora, si chinava su di me
a spegnere la sete del mio sonno.

 Yehuda Amicha

lunedì 3 maggio 2021

Come l'impronta dei nostri corpi


Come l'impronta dei nostri corpi

 
Come l'impronta del nostro corpo
Non rimarrà un segno che siamo stati in questo posto.
Il mondo si chiude dietro di noi 
La sabbia si raddrizza.
 
Le date sono già in vista
In cui non esisti più 
Già un vento soffia nuvole
Che non pioverà su entrambi.
 
E il tuo nome è già nelle liste dei passeggeri delle navi,
E nei registri degli hotel,
Di cui solo i nomi
Ammazza il cuore.
 
Le tre lingue che conosco,
Tutti i colori in cui vedo e sogno:
 
Nessuno mi aiuterà.


domenica 3 maggio 2020

Gerusalemme

Sul terrazzo,
nella città vecchia,
pende il bucato
all’ultima luce del giorno.
Il velo bianco di una mia nemica,
il fazzoletto di un mio nemico
che lui ha usato per asciugarsi il sudore della fronte.
E nel cielo della città vecchia
sta un aquilone
ma all’estremità del filo c’è un bambino
che non vedo per colpa del muro.
Abbiamo fatto sventolare molte bandiere.
Hanno fatto sventolare molte bandiere
perché pensassimo che fossero felici
perché pensassero che fossimo felici.
 

Yehuda Amichai


Giacobbe e l'angelo



Poco prima dell’alba sospirando
lei lo stringeva così, e lo sconfisse.
E anch’egli la stringeva, e la sconfisse,
e sapevano entrambi: quella stretta
portava la morte.
E rinunciarono a dirsi i loro nomi.

Ma al primo chiarore
egli vide il suo corpo:
ed era ancora bianco
nei punti dove ieri
il costume da bagno la copriva.

Poi a un tratto da su la chiamarono,
due volte.
Come chiamando strappi una bambina
ai giochi nel cortile.
E lui ne seppe il nome e le permise
di andare.

Yehuda Amichai

martedì 9 luglio 2019

Mia madre cuoceva nel forno il mondo intero



Mia madre cuoceva nel forno il mondo intero per me
in dolci torte.
La mia amata riempiva la mia finestra
con uva passa di stelle.
E le nostalgie sono racchiuse in me come bolle d'aria
nel pane.
Esternamente sono liscio, silenzioso e bruno.
Il mondo mi ama.
Ma i miei capelli sono tristi come i giunchi nello stagno
che va prosciugandosi.
Tutti i rari uccelli dalle belle piume
fuggono via da me.

Yehuda Amicha

Sguinzagliare ricordi


In questi giorni penso al vento fra i tuoi capelli,
agli anni che fui nel mondo prima di te
e all’eternità che prima di te andrò a incontrare,

ai proiettili che non mi uccisero in battaglia
ma uccisero i miei amici,
di me migliori perché
non vissero oltre come me,
penso a te nuda davanti al fornello d’estate,
sul libro curva per leggere meglio
nella luce morente del giorno.

Vedi, abbiam vissuto più di una vita,
ora dobbiamo pesare ogni cosa
sulla bilancia dei sogni e sguinzagliare
ricordi che divorino ciò che fu il presente.

Yehuda Amicha

Yehuda Amichai



all'anagrafe Ludwig Pfeuffer
è stato un poeta e scrittore israeliano. Amichai è considerato da molti il più grande poeta israeliano moderno, ed è stato uno dei primi a scrivere poesia in ebraico colloquiale. I suoi scritti hanno spesso come argomento i problemi e le situazioni della vita quotidiana e sono meno palesemente letterari di quelli di molti poeti di lingua ebraica del XIX secolo come Hayyim Nahman Bialik. Le sue poesie sono caratterizzate da una gentile ironia e dal dolore per un amore rovinato. L'amore per la gente, per la religione, per la propria terra, soprattutto l'amore per la città di Gerusalemme.Nacque a Würzburg, in Germania, poi emigrò con la sua famiglia in Palestina nel 1936. Combatté la seconda guerra mondiale nella Brigata ebraica dell'esercito britannico, e poi la guerra arabo-israeliana del 1948. Divenne quindi un convinto fautore della pace e della riconciliazione in Palestina, lavorando anche insieme a scrittori palestinesi. Fu "scoperto" nel 1965 da Ted Hughes, che in seguito tradusse (ma soprattutto fece tradurre da Assia Gutmann) vari libri di Amichai.
« Avrebbe dovuto vincere il Premio Nobel in uno qualsiasi degli ultimi vent'anni »
ha scritto Jonathan Wilson sul New York Times il 10 dicembre del 2000
« ma sapeva che finché se ne fosse occupata una giuria scandinava, qualsiasi fossero le sue idee politiche, che erano senza alcun dubbio dal lato delle colombe, lui si trovava dalla parte sbagliata della barricata. »
Tra le sue poesie, El maalè rahamim è spesso utilizzata come canto di preghiera elevato in memoria delle persone morte di morte violenta ed è utilizzata spesso nelle celebrazioni in memoria della Shoah.

La domenica

La Domenica Oggi è il Tuo dì, Signore; oggi è nell'aria un alito di pace e di perdono, e un non so che più tenero e più buono scende nei...