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domenica 12 dicembre 2021

SAN GIOVANNI PROTETTORE DI FIRENZE.

SAN GIOVANNI PROTETTORE DI FIRENZE. 



Qui, di Marte la rabbia cessata, S'alzò d'inni melode beata: E Giovanni — tra i bellici affanni Ci guidava col braccio divin. Sotto l' ali di tanta ventura Crebbe ogn'arte possente, secura; Come fiori — soavi di odori Nel recinto di ameno giardin. Spesso, è ver, strano turbo s'intese; Ma di Flora ei le mura direse. Dio l' ha detto — Giovanni è 1' eletto ; Niun più grande di lui sorgerà. O pietoso, di un popol devoto Odi il giusto, caldissimo voto! Sempre bella — ci splenda tua stella: E Firenze beata sarà.  
 Geremia Barsottini 

venerdì 8 maggio 2020

Maria stella del Mar


O Vergìn bella,
Madre pietosa,
Tu sei la stella
Che guida in mar.
Per te son l'onde
Chete e le spondo:
Da rio naufragio
Tu fai campar.
A te ricorre
Il buon nocchiero
Prima di porre
La nave in mar;
Perchè se fida
In te sua guida ,
D'ogni periglio
Sa di campar.

Geremia Barsottini

GESÙ BAMBINO



Qui, dinanzi a quest' altare
Sovra cui posi bambino,
Mio Gesù , qui vo' pregare
Bisognoso fanciullino,
In quel modo eh' io potrò.

0 diletto — pargoletto,

La mia prece io qui farò.
Ed in pria co' Magi anch' io
Voglio umile offrirti un dono;
Non è ricco il dono mio,
Che ricchezze in me non sono :
Gli Angioletti imiterò ,

E il mio cuore — pien d' amore

Volentieri io ti darò.
Deh! lo accetta; e nel tuo seno
Custodiscilo geloso
Dal mortifero veleno
Del serpente insidioso;
E sicuro allor sarò,
Col pensier sovente andrò :
E in amarti — in adorarti ,
Ai pastor non cederò.
E tu pur difesa piglia
Di un tuo tenero amatore :
D'un fanciul che ti somiglia,
Che ti dona e l' alma e il core :
lo fedele ti sarò;

E sull' ara — offerta cara,
Spesso un fior ti porterò.
 
Geremia Barsottini

Geremia Barsottini


 

(Levigliani, 8 maggio 1812Capriglia, 10 giugno 1884)
è stato un religioso, poeta e critico letterario italiano.
Entrò diciottenne nella casa degli Scolopi del Pellegrino, a Firenze, dove compì i suoi studi. Passò quindi ad insegnare retorica nei collegi di Urbino, di Modigliana, e – dopo aver ricevuto gli ordini nel 1836 – nuovamente a Firenze, nel collegio di S. Giovannino.Era dotato di una certa facilità nel versificare, e si cimentò in tutti i generi di poesia, sia pure non toccando mai vette artistiche, e privilegiando i versi d'occasione.Nel 1838 pubblicò (unitamente a Stanislao Gatteschi) la fortunata antologia di Prose e poesie italiane scelte ad uso delle scuole pie (Firenze, Tipografia calasanziana), che ebbe numerose riedizioni. Di simpatie liberali e patriottiche, preferì i poeti romantici (primi fra tutti Manzoni e Prati), ed ebbe predilezione per Giovanni Fantoni, che additava ai suoi studenti come modello di sapienza metrica. La sua poesia fu di ispirazione romantica, con una predilezione per gli ottonari e i decasillabi manzoniani, ma si cimentò anche nell'imitazione della strofa saffica fantoniana. Avendo fatto studi classici, amò la poesia greca e fu il primo nelle scuole a selezionare alcuni episodi dell'Iliade fornendone un riassunto critico. Un'antologia di passi scelti omerici confluì ne Le bellezze d'Omero. Dotato di notevoli doti didattiche, ebbe notevole influenza su allievi che sarebbero divenuti importanti letterati, quali Adolfo Bartoli (suo allievo nel periodo 1844-1848), Giosuè Carducci (1849-1851), e molti altri. Del Carducci fu maestro alle scuole Pie scolopie di san Giovannino per il biennio di retorica. Ebbero un buon rapporto anche se lo già spiccato classicismo carducciano fece sì che più intenso fosse il legame tra il padre e un discente, anch'egli illustre, più vicino alla poetica romantica: Enrico Nencioni. La principale raccolta delle sue Poesie fu pubblicata nel 1855 (Firenze, Le Monnier), e venne stroncata dal Carducci, con dei versi derisori.Nel 1856 lasciò Firenze per Pietrasanta, dove venne nominato rettore delle locali scuole pie degli Scolopi.Nel 1872 tornò ad insegnare a Firenze col più vivo rammarico di lasciare la Versilia, finché, per ragioni di salute, si ritirò nel 1883 a Capriglia, dove morì l'anno successivo. La sua influenza su Carducci fu alquanto sottolineata da Anna Evangelisti, ma il resto degli studiosi tende a sminuirla, riconoscendo in un altro scolopio, Francesco Donati, un maestro di vita per il vate versiliese. Quando Donati morì a Seravezza, nel 1877, fu Barsottini a dettare la scritta apposta alla parete di destra della cappella della Madonna del Rosario del Duomo di Seravezza, dove l'amico era stato tumulato.

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