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venerdì 10 settembre 2021

Aprile torna

 

Aprile torna e a sera un frescolino
irrita gote di ragazze accese:
in un palio ciclistico protese
volanti rubiconde mutandine.
*
Come rauche ora vociano parole
quasi laide nell’aria della sera!
Fu dolce, in altro tempo, primavera.
Godono pepsi cola ignude gole.
*
I ragazzi le annusano. Una bella
passò, di zinne e deltòidi ribaldi
e d’altro che acre un dì mi fu diletto.
*
Ma come mai sensibile diletto
trovar non so che me attonito scaldi?
Sì, d’aprile il dormire è cosa bella.

Franco Fortini

I mesi


Lucida aprile limpidi cristalli,
maggio mena ragazze per i viali,
Giugno spicca gerani ai davanzali.
contempla luglio di sole e i grani gialli.

Dorme Agosto e non ode i temporali
crescere sulle stoppie delle valli;
nel crepuscolo viola
bagna settembre all'acque fluviali.

Ottobre succia l'uva lungo il fosso,
prega Novembre a lume di candela,
e Dicembre si soffia il naso rosso.

Gennaio è morto e sottoterra gela.
Smilzo Febbraio serra i panni addosso,
e Marzo pescatore alza la vela.

Franco Fortini



 

Franco Fortini


(Firenze, 10 settembre 1917Milano, 28 novembre 1994),
è stato un poeta, saggista, critico letterario e traduttore italiano.

è lo pseudonimo di Franco Lattes. Confinato per motivi politici e razziali, partecipa dal 1944 alla Resistenza in Valdossola. Dopo la guerra si trasferisce a Milano dove collabora a riviste e quotidiani con grande impegno ideologico e polemico verso la società letteraria, con saggi sui rapporti tra letteratura e politica, poesia e potere. Tra le raccolte di poesie ricordiamo Foglio di via e altri versi (1946), Poesia ed errore (1959), Una volta per sempre (1963), Paesaggio con serpente (1984). Tra i libri di narrativa Agonia di Natale (1948), Sere in Valdassola (1963). Nella sua opera Fortini riflette sulla condizione e sulle contraddizioni degli intellettuali nella società capitalista e sulle possibilità di usare il marxismo come strumento di interpretazione generale della realtà. Domina la sua poesia una limpida lucidità che si rispecchia in una forma prosastica riscattata dalla presenza di metafore e allegorie. Per scrivere i suoi versi il poeta dice di aver bisogno di una forma molto semplice, di ritmi larghi, di pause assai profonde.

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