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sabato 10 maggio 2025

Pasqua

 " Don! don!...don! don!...
Bimbi e fanciulli, è la gioia serena
che da voi sol mi venne,
che in onde ampie e sonore
io spando all'aria colla voce piena,
in questo dì solenne:
l'eco del vostro cuore.

 " Don! don!...don! don!...
Bimbi e fanciulli io canto. E' primavera
e la natura è in festa,
e degli uccelli il coro,
aliando con nuvola leggiera
sopra la vostra testa,
lieto risponde alla mia voce d'oro.

 " Don! don!...don! don!...
Bimbi e fanciulli, la mia bronzea voce
canta l'aprile verde,
fiorito d'allegrezza,
che trapassa veloce,
e con gli ultimi fiori disperde:
Canto la Vita a voi la Giovinezza!"

Diego Garoglio.

Le due madri


Alla finestra(sotto l'alta gronda
dove le rondini hanno appeso il nido)
sono affacciati insieme i tre piccini
_tre fratellini_
e al loro cinguettio par che risponda
dal sommo pigolio dei rondinini.
E guardano ansiosi per la via,
fra muri e siepi così bianca e lunga,
sw al fine giunga chi tarda...se giunga,
la mamma, che ha promesso, andando via,
di tornar presto e con le mani piene.

_Mamma! la mamma viene!_
scoppia dalle tre gole un solo grido.
E' spuntato là in fondo il caro viso
di mamma, che già guarda alla finestra,
agitando un involto a destra,
e s'affretta, s'affretta.... Ecco è vicina,
e già saluta col soave riso
i bimbi ch'ella adora
ed ha lasciato triste la mattina,
lavorando di lena tutto il giorno,
sol per quest'ora
dolce del suo ritorno!...

E torna in quella con fulmine volo
sotto l'aerea gronda
al suo nido la rondine, e il suo stuolo
dei rondinini trepida la sponda
con giocondo stridio....

Il sol morendo, ne lo sfavillio
di sue carezze estreme,
gli alti due nidi e le due madri insieme
teneramente indora.

Diego Garoglio

Al mare


Sulla sponda arenosa
e spumeggiante dell'azzurro mare,
in cui saltano, gridano, si tuffano
grandi e piccini,
ruzzano in cento gare
i fratellini.
Lìonda bacia la sponda senza posa.

Presso la mamma trafelati, rossi,
e stanchi di ruzzare,
si stendono supini sull'arena;
e alzando gli occhi alla serena
volta del cielo, alle vaganti nuvole,
si dicono:- Guardate lassù un altro mare
azzurro, con bastimenti grossi,
e con vele candide!-

-No, no- subito  risponde,
il più piccino e più dotto:
-Dove son l'onde? dove son le sponde?
Lassù c'è l'aria azzurra con le nuvole,
alte così che i monti stanno sotto,
che mandano la pioggia e anche la grandine!
Te l'à detto il maestro, te l'à detto!....
Ma navi e mare vede ancor il bimbetto.

Ma il più piccolo  e il più biondo,
(primo a correre, primo a ruzzolare,
e giunge sempre l'ultimo!)
batte le mani estatico
alle navi, alle nuvole, ai fratelli:
-Bello il mae, telo, batimenti belli!-
Ride l'azzurro mare:
ride mammina al cinguettio giocondo.

Diego Garoglio

Buon Anno!

La nebbia densa stagna
grave sull'invisibile campagna:
dove sono le ville?
e dov'è quella del più caro amico,
bianca tra il verde del poggetto aprico?
Di qui onde varca
io scorgo appena un tratto del sentiero,
che avvallando s'inarca,
indovino gli ulivi.
Ma lassù dentro nella chiusa stanza,
quale nitida luce di pensiero,
quale festa d'amore e di speranza
per te, bimbo, che le vive pupille
tra questa nebbia decembrina aprivi!
Le pupille che specchiano ora stille
sol di gaudio, che un dì si bagneranno
pur dei fratelli più remoti al pianto....
Oh! si bagnino solo
un dì de l'altrui dolo,
si che per l'amichevole compianto
qualche labbro recuperi il sorriso.
O bimbo, muore l'anno
( se tu non sai, per te gli altri lo sanno)
ma tu sei nato, e baciandoti il viso,
ripeto anch'io:- Buon anno!

Diego garoglio

venerdì 9 maggio 2025

Pioggia



 Or la pioggia scroscia forte
sopra il tetto della casa,
forte ai vetri ed alle porte:
par dal ciel la terra invasa.

Sotto l'impeto e le scosse
ecco un platano discioglie
l'ampia verde chioma, e rosse 
dona al vento alcune foglie.

Che deserto per la via!
e nel cielo che grigiore!
grava la malinconia
ogni cosa ed ogni cuore.

Tetro il mondo, i cuori tetri...
No: schiamazzano i bambini,
col nasino sopra ai vetri,
su cui sfregano i ditini.

Oh! la musica del vento,
e dell'acqua e delle fronde,
che si fonde col concerto
di risate alte e gioconde!

Spian vivide pupille
delle foglie rosse il volo,
e le inseguono nei mille
mulinelli fino al suolo.

Si la vita è festa e gioia,
anche sotto la bufera,
per voi bimbi: ai vecchi è noia:
per voi sempre primavera!

Diego Garoglio

Lucciole

 

Le lucciole, o bimbi, le lucciole!
Si accendono sùbiti lampi,
si spengono via per la tenebra,
tra siepi e giardini, sui campi
_stelle vaganti e tacite.

V'inseguono, o vivi spiriti
notturni, con ansia i bambini;
v'acchiappano con mani trepide,
curiosi dei vostri lumini;
l'ombre e le luci spiano.

Le lucciole!... taciti palpiti
dal cuor d'un insetto che brilla
nel buio notturno più vivido....
O bimbi, è la vita: pipilla
che s'apre e si chiude_un attimo.

Diego Garoglio

Lo stagno


Ma nelle notti candide di luna
quando la terra fosca oltre la riva
placida s'addormenta,
l'acqua misteriosa s'inargenta,
e nel suo sogno di pace e dolcezza,
dal profondo ravviva
e culla con materna tenerezza
i bianchi sogni nella nera cuna.
Malinconicamente in quel biancore
culla i suoi morti sul vivo cuore
Diego Garoglio.

giovedì 8 maggio 2025

Il Grano

Corre tra le spighe bionde
il piccino si piccino:
quasi il grano lo nasconde....
Corre corre, e non lo vedi
per quegli ondulati campi
agitar le mane e i piedi.
Par che voli, come
la testina di un puttino,
sollevato dalle chiome
più del grano bionde,
che qui, là, mandano lampi.


Da un libro del 1909 non c'è autore ma il libro è di Diego Garoglio.
de,


PASSEGGIATA VESPERTINA




Andava, andava assai lento e silente
il fiume verso l'invisibil foce;
io camminava con la chiusa mente
sognando, e come il fiume, senza voce.

Sparso di pratoline era il virente
argine molle e già fiorìa precoce
qualche pianta sul ciglio, e la semente
del grano verdeggiava... Assai veloce

io camminava per fuggir me stesso,
senza quasi saper dove né quando,
verso una meta ignota a l'orizzonte,

gli occhi al suolo, a una casa, ad un cipresso.
Mi volsi: il dì morìa trascolorando
le nubi, il fiume, il vaporoso monte.

Il sol moriva sopra la pineta
lontano, e trattenerlo avrei voluto
un istante, un istante (oh! di poeta
risibil sogno!) e il disco era caduto

irrevocabilmente... Un'ora lieta
io volea richiamar, volea dal muto
abisso del passato una segreta
parola rivocar Tutto perduto

per sempre! Volsi per la via romita
de l'anima fuggente indarno: sulla
terra gravava la malinconia.

i passi a la città... La schiera brulla
dei gattici e dei platani fuggìa,

allungandosi come ombra infinita
Diego Garoglio

I grappoli

Schiacciavano gioiosi i neri grappoli,
che la mamma porgeva dal suo grembo
ricolmo, i fratellini:
l'erano tutti intorno, e i più piccini
stavano accoccolati sopra il lembo
della sua gonna.
Grandi e piccini, mi pareano tutti
pendere insieme dalla bruna donna,
come maturi frutti.
Non mai di vite tralcio di filare
io vidi nereggiare
d'un più superbo grappolo.

da  vecchio libro del 1909
non c'è l'autore
Ma il libro è  di Diego Garoglio

mercoledì 7 maggio 2025

Rose

_Ninna- nanna! zitto, zitto!
Vuoi le rose? vuoi le rose?
_gli sussurrava la mamma:
_quelle in alto là, di fiamma?
_Alle rose del soffitto
la manina tendea il bimbo.
_Nanna!...--Il bimbo non rispose:
già sognava....Vedea un nimbo
già di rose in capo a mamma,
nel suo grembo, sul lettino,
sul suo bianco cavallino,
sopra tutte le sue cose,
sempre rosse come fiamma!

Libro del 1909 non cìè l'autore ma il libro è di Diego Garoglio

Aquiloni


Già videro i bimbi  miei,
su l'ali del vento aquiloni,
di mano a fanciulli, slanciarsi, a  l'assalto
del cielo azzurrino,
e come puledri, che indocili al freno
s'impennano punti da sproni
vincendo le briglie sfuggire
ad essi di mano a sparire,
lontano lontano,
già punti invisibili in alto.
E i cuori eran come sospesi
su con gli aquiloni, e i diti tesi
all'alto, ma gli occhi scrutavano invano
il cielo sereno.
Poi scese la tacita sera
dai cieli sul mondo( mail vento
con l'ali richiuse dov'era?)
e timide le stelle prime
sorrisero ai miei bambini,
attoniti e fissi ai balconi.
_O babbo! Ma guarda lassù!
Non vedi anche tu
piccini piccini i grandi aquiloni!
_Si, bimbi..._E sorrisero più
le stelle dal cielo sublime.

da un vecchi libro del 1909 non c'è autore  ma il libro è di Diego Garoglio


martedì 6 maggio 2025

La Mamma

O bimbi, se v'ange
la menoma cosa,
la mamma pietosa
più palpita e piange.

O bimbi, se un riso
vi sfiora la bocca,
più ride il suo viso,
e il cuore di gaudio trabocca.

Oh! s'ella rimpianga
ub dì la sfiorita
sua giovine vita,
e assorta rimanga,

oh! ch'ella ritrovi
ne' cuori concordi,
tra palpiti nuovi,
commisti i lontani ricordi!

Oh! s'ella s'appressi
con passi più stanchi,
coi capelli bianchi;
ai cupi cipressi,

per voi lungi creda
le piante vicine,
e ignara non veda,
non senta la prossima fine.

da un vecchio libro del 1909 non c'è l'autore ma il libro è di Diego Garoglio

Le prime voci.



E ma , ba, da sono le voci prime ,
che il mio bambino arrischia balbettando:
ma l'umil suono quante cose esprime!
Così pervinche, primule, viole,
quando precipita il torrente, quando
la candida e leggera
veste veste la terra lentamente perde
e muta in verde,
timidamente il sole,
dicon tutti già la primavera!

da un vecchio libro del 1909.
non c'è l'autore ma il libro è di 
 Diego Garoglio

martedì 21 giugno 2022

La primavera dell'Emigrato


Il giovine cantando
s'affretta dal borgo alla straniera
città, solo, nel tiepido mattino;
s'affrettava, cantando, al suo lavoro.
Campi. orti, muri ecase a quando a quando.
"Che biancheggia su quella siepe lunga
che l'altro dì non c'era?...
E' fiorito il biancospino!"
e strappa un ramo ben che sì lo punga!....
Ripensa al suo villaggio
così lontano;
all'addio che fu l'ultima parola;
al lungo interminabile viaggio......
ed il canto gli muore nella gola.
Diego Garoglio


I BALZI



Chi ti solcò di rughe sì profonde, 
o valdarnese terra? 
Qual fantastica guerra 
sollevò i balzi in formidabili onde?

Chi le fermò, quand'eran sollevate 
minacciose nell'aria, 
in calma statuaria 
di spume bianche o verdi coronate?

E il vento par che sfidi i balzi indarno, 
pigliandoli d'assalto: 
par che invano dall'alto 
scendan torrenti, reschi e borri all'Arno.

O vana come tutte le speranze 
che fioriscono in cuore! 
Tutto che vive muore, 
e i balzi un dì saranno ricordanze.

In mille solchi e fili si scoscende 
ahi ! la ferrigna roccia, 
e muore ad ogni goccia 
qualchecosa di lei che il mar si prende.

E così il tempo, o cuor, nel trapassare, 
ti prende, ogni minuto, 
qualcosa che ài perduto
-irresistibilmente - e porta al mare.
 
Diego Garoglio

Diego Garoglio



poeta, insegnante, politico,
(Montafia 1866 - Firenze 21 novembre 1933)
Si laureò in lettere all’università di Firenze, dove si stabilì definitivamente nel 1897. Fu scrittore fecondo e tra i promotori delle riviste “ Vita nuova “ e “ Il Marzocco “.
Quello che a noi interessa, della poetica di Diego, è soprattutto un volumetto di poesie intitolato “ Canti di Pietramala “, edito nel 1930 da “ La Cavalcata “ di Firenze.
Diego elesse il territorio di Firenzuola come suo luogo di villeggiatura soggiornandovi tra il 1919 e il 1930. Dapprima alloggiando alla Selva, poi si trasferendosi a Pietramala presso l’albergo Gualtieri. Il poeta scelse questi monti come luogo dove ritirarsi in solitudine dalle fatiche della città. Era solito camminare continuamente soffermandosi ad osservare anche le cose più insignificanti : una sorgente, un albero mosso dal vento o un filo d’erba che cresce. Dopo queste lunghe passeggiate scriveva di una poesia intima e naturalistica. Gli piaceva sdraiarsi sui prati, non per oziare ma per scordarsi “ ciò che al mondo avviene, e per cui solo si combatte e vive in faticose e fratricide arene”. Qui trovò la pace dell’animo, una profonda pace “ in grembo alla natura nella solennità della foresta, tacita come un tempio in cui si adora “. Non mancano le poesie dedicate alla pensione e ai suoi ambienti ( alla sua camera, al camino o al termosifone appena installato ) e a membri della famiglia Gualtieri ( ad Agatina ne dedicherà una molto bella intitolata “ Il monte Canda e la sua reginetta “). La sua lirica è di poeta consumato avvezzo a maneggiare i versi, ma rimane avvolta da un velo incantato e si ammanta di stupore e di meraviglia per le piccole cose.
Anche se si era risposato nel 1898, dopo la morte della prima moglie, con Amelia Foà dalla quale ebbe tre figli, non traspare nei Canti di Pietramala la presenza dei familiari, nei suoi soggiorni montani, come se avesse scelto questi posti quasi come luogo di eremitaggio, nel quale distaccarsi da tutto e da tutti, per riconciliarsi con la natura e col mondo.
 

Ghianda acrostico