Andava, andava assai lento e silente
il fiume verso l'invisibil foce;
io camminava con la chiusa mente
sognando, e come il fiume, senza voce.
Sparso di pratoline era il virente
argine molle e già fiorìa precoce
qualche pianta sul ciglio, e la semente
del grano verdeggiava... Assai veloce
io camminava per fuggir me stesso,
senza quasi saper dove né quando,
verso una meta ignota a l'orizzonte,
gli occhi al suolo, a una casa, ad un cipresso.
Mi volsi: il dì morìa trascolorando
le nubi, il fiume, il vaporoso monte.
Il sol moriva sopra la pineta
lontano, e trattenerlo avrei voluto
un istante, un istante (oh! di poeta
risibil sogno!) e il disco era caduto
irrevocabilmente... Un'ora lieta
io volea richiamar, volea dal muto
abisso del passato una segreta
parola rivocar Tutto perduto
per sempre! Volsi per la via romita
de l'anima fuggente indarno: sulla
terra gravava la malinconia.
i passi a la città... La schiera brulla
dei gattici e dei platani fuggìa,
allungandosi come ombra infinita
Diego Garoglio

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