domenica 17 maggio 2026

19 gennaio 1944

19 gennaio 1944  

Ti leggo dolci versi d’un antico,
e le parole nate fra le vigne,
le tende, in riva ai fiumi delle terre
dell’est, come ora ricadono lugubri
e desolate in questa profondissima
notte di guerra, in cui nessuno corre
il cielo degli angeli di morte,
e s’ode il vento con rombo di crollo
se scuote le lamiere che qui in alto
dividono le logge, e la malinconia
sale dei cani che urlano dagli orti
ai colpi di moschetto delle ronde
per la vie deserte. Qualcuno vive.
Forse qualcuno vive. Ma noi, qui,
chiusi in ascolto dell’antica voce,
cerchiamo un segno che superi la vita,
l’oscuro sortilegio della terra,
dove anche fra le tombe di macerie
l’erba maligna solleva il suo fiore.

Salvatore Quasimodo  

Norma Cossetto

Norma Cossetto
(Visinada, 17 maggio 1920 Antignana, 4 o 5 ottobre 1943)
è stata una
studentessa italiana, istriana di un villaggio nel comune di Visignano, uccisa dai partigiani jugoslavi nei pressi della foiba di Villa Surani

La famiglia Cossetto viveva nella frazione di Santa Domenica di Visinada (oggi comune della Croazia). Il padre, Giuseppe Cossetto, era un dirigente locale del Partito Nazionale Fascista: ricoprì a lungo l'incarico di segretario politico del Fascio locale e di commissario governativo delle Casse Rurali. Inoltre fu anche podestà di Visinada. Nel 1943 era ufficiale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e in seguito ai fatti dell'8 settembre fu trasferito presso il Comando della Milizia di Trieste. La figlia Norma si diplomò presso il Regio Liceo Vittorio Emanuele III di Gorizia, per poi iscriversi al corso di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Padova, aderendo, nel frattempo, ai Gruppi Universitari Fascisti della più vicina Pola. A partire dal 1941 alternò lo studio a supplenze scolastiche a Pisino e a Parenzo. Nell'estate 1943 stava preparando la tesi di laurea intitolata Istria Rossa (il rosso del titolo è relativo alla terra ricca di bauxite dell'Istria): il relatore era il geografo Arrigo Lorenzi. In ragione dei propri studi, la Cossetto girava in bicicletta per i paesi dell'Istria, visitando municipi e canoniche alla ricerca di archivi che le consentissero di sviluppare la sua tesi di laurea. 
L'arresto e le sevizie 
Licia Cossetto (1923-2013), sorella di Norma, testimoniò che dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, la famiglia iniziò a ricevere minacce di vario genere finché il 25 settembre successivo un gruppo di partigiani jugoslavi e italiani razziò l'abitazione dei Cossetto e, il giorno successivo, Norma fu convocata presso il comando partigiano — composto da combattenti sia italiani sia jugoslavi— che aveva sede nell'ex-caserma dei carabinieri di Visignano; lì la studentessa fu invitata a entrare nel movimento partigiano, ma ella oppose un netto rifiuto. Secondo Giacomo Scotti (che peraltro non cita alcuna fonte in merito), rifiutò di rinnegare la sua adesione al fascismo, dopodiché uno dei guardiani cui venne consegnata decise di rilasciarlaL'indomani Norma Cossetto fu arrestata e condotta all'ex-caserma della Guardia di Finanza di Parenzo insieme ad altri parenti, conoscenti e amici. Qui fu raggiunta dalla sorella Licia che tentò inutilmente di ottenerne il rilascio. Qualche giorno più tardi Visinada fu occupata dai tedeschi, cosa che spinse i partigiani a effettuare un trasporto notturno dei detenuti presso la scuola di Antignana, adattata a carcere. La Cossetto fu tenuta separata dagli altri prigionieri e, gli storici ritengono che fu sottoposta a sevizie e stupri da parte dei suoi carcerieri, che abusarono di lei mentre veniva tenuta legata su un tavolo: questo anche in ragione del fatto che anche altre donne ebbero a subire violenze prima di essere infoibate, nel contesto del clima di violenza e rabbia popolare diffuso in quel periodoQuesto episodio, secondo Eric Gobetti, rappresenterebbe tuttavia un evento eccezionale in quel contesto di guerra, in quanto in quei territori le violenze, anche sessuali, sarebbero state maggiormente praticate dagli italiani che dagli jugoslavi. L'episodio della violenza carnale fu poi riferito da una donna abitante davanti alla scuola, che, attirata da gemiti e lamenti, appena buio osò avvicinarsi alle imposte socchiuse vedendo Norma legata al tavolo.

«Ancora adesso la notte ho gli incubi, al ricordo di come l'abbiamo trovata: mani legate dietro alla schiena, tutto aperto sul seno il golfino di lana tirolese comperatoci da papà la volta che ci aveva portate sulle Dolomiti, tutti i vestiti tirati sopra all'addome. Solo il viso mi sembrava abbastanza sereno. Ho cercato di guardare se aveva dei colpi di arma da fuoco, ma non aveva niente; sono convinta che l'abbiano gettata giù ancora viva. Mentre stavo lì, cercando di ricomporla, una signora si è avvicinata e mi ha detto: "Signorina non le dico il mio nome, ma io quel pomeriggio, dalla mia casa che era vicina alla scuola, dalle imposte socchiuse, ho visto sua sorella legata ad un tavolo e delle belve abusare di lei; alla sera poi ho sentito anche i suoi lamenti: invocava la mamma e chiedeva acqua, ma non ho potuto fare niente, perché avevo paura anch'io"»

La notte tra il 4 e 5 ottobre tutti i prigionieri, legati con fili di ferro, furono condotti a forza a piedi fino a Villa Surani. Ancora vivi, furono gettati in una foiba nelle vicinanze. Le tre donne presenti nel gruppo subirono nuovamente violenze sessuali sul posto prima di essere gettate a loro volta nella foiba. A pochi giorni dal fatto anche Licia Cossetto fu arrestata dai partigiani, i quali le rivolsero lo stesso invito fatto in precedenza a sua sorella di unirsi al movimento partigiano, cosa alla quale anch'essa si oppose; dopo avere richiesto invano informazioni sulla sua famiglia, uno dei partigiani, che conosceva la giovane, ne ottenne il rilascio, anche se non era escluso un nuovo eventuale arresto, che tuttavia non avvenne; era invece il padre di Licia e Norma Cossetto, Giuseppe, il bersaglio dei partigiani. Quando il padre Giuseppe Cossetto venne a conoscenza dell'arresto della figlia si aggregò a un reparto della Milizia di Trieste e rientrò a Visinada per cercare informazioni sulla figlia e il 7 ottobre fu accoltellato da un partigiano insieme a un suo parente, Mario Bellini, che lo aveva accompagnato a Castellier-Santa Domenica (secondo la ricostruzione di Giacomo Scotti, invece, i due furono uccisi in una imboscata partigiana mentre erano alla testa di una spedizione punitiva); i due corpi furono gettati pochi giorni più tardi in una foiba. Il 10 dicembre 1943, nel corso dell'Operazione Nubifragio, l'esercito tedesco occupò l'Istria; in quegli stessi giorni i vigili del fuoco di Pola comandati dal maresciallo Arnaldo Harzarich, impegnati a recuperare corpi da una foiba profonda 136 metri, estrassero anche quello di Norma Cossetto, il cui cadavere si trovava in cima alla catasta di corpi lì gettati. A differenza degli altri corpi rinvenuti nella foiba, quello di Norma era privo di vestiti. Relativamente al ritrovamento del cadavere della giovane esistono due diverse testimonianze fornite dal maresciallo dei vigili del fuoco Harzarich. La presunta discordanza tra le due versioni è stata utilizzata da chi contesta una manipolazione della vicenda di Norma Cossetto come "speculazione propagandista" in chiave anti-partigiana. Secondo la ricostruzione di Frediano Sessi, Arrigo Petacco e Gianni Oliva la ragazza fu nuovamente violentata e successivamente le furono pugnalati i seni e penetrata nella vagina con un oggetto di legno, rinvenuto sulla salma. Paolo De Franceschi riferisce che il 10 dicembre 1943, giorno del ritrovamento dei cadaveri a Villa Surani, Norma Cossetto fu estratta per prima, essendo verosimilmente tra gli ultimi a essere gettata nella foiba e stando alla testimonianza dell'epoca di Harzarich, il corpo non presentava segni apparenti di decomposizione, tanto da rendere non necessarie le maschere per il recupero; nel verbale di interrogatorio reso nel 1945 al comando Alleato Harzarich riferì inoltre di aver rinvenuto il corpo «con un pezzo di legno ficcato nei genitali»; la circostanza secondo cui il corpo di Norma fu rinvenuto non decomposto fu ribadita anche dalla sorella Licia, che riferì di aver appreso ciò dalla testimonianza del maresciallo Harzarich. Su denuncia di Licia Cossetto i soldati tedeschi catturarono sedici partigiani che avevano partecipato alle sevizie e li costrinsero a vegliare tutta una notte la salma di Norma, per poi fucilarli all'alba del giorno successivo: di questi, tre partigiani impazzirono nel corso della notte. Secondo Scotti i veri responsabili dell'omicidio di Cossetto non furono partigiani jugoslavi, ma «cani sciolti» italiani inquadrati nella Resistenza, e la condanna a morte fu sommaria e fatta senza riguardo per le eventuali responsabilità dei giustiziati. Il cadavere di Norma fu composto nella piccola cappella mortuaria del cimitero di Santa Domenica di Visinada, dove venne sepolta.

In memoria della studentessa nacque nel 1944 a Trieste il Gruppo d'Azione Femminile "Norma Cossetto", alle dirette dipendenze del Partito Fascista Repubblicano.

L'8 maggio 1949 l'allora rettore dell'Università di Padova, lo storico Aldo Ferrabino, conferì la laurea ad honorem in lettere a Norma Cossetto. La diceria secondo cui la laurea sarebbe stata conferita su proposta dell'influente latinista e deputato comunista Concetto Marchesi, già rettore patavino, è stata definita nel 2020 dalla ricercatrice Patrizia Lucchi Vedaldi un «mito da sfatare», in quanto risulta che Marchesi «non ebbe ruoli nell'iter istruttorio».

Il 10 febbraio 2011 l'Università degli Studi e il comune di Padova, nell'ambito delle celebrazioni per il Giorno del ricordo in memoria delle vittime delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata, hanno posto nel Cortile Nuovo del Palazzo del Bo una targa commemorativa della morte di Norma Cossetto e della laurea honoris causa conferitale.

Alla Cossetto nel 2005 venne conferita la medaglia d'oro al merito civile dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. In diverse località italiane sono state a lei intitolate vie, piazze, parchi ed edifici pubblici, o inaugurate lapidi o targhe[. Nel 2021 è stata apposta una targa a Verona su proposta del consigliere Andrea Bacciga. Si sono peraltro anche registrati casi di vandalismo contro cartelli o lapidi dedicate a Norma Cossetto

Le formiche hanno detto

Le formiche hanno detto: mettiamoci insieme
e riusciremo a trasportare un elefante.
(Burkina Faso)

Invece il cento c’è








Invece il cento c’è Il bambino
è fatto di cento.

Il bambino ha
cento lingue
cento mani
cento pensieri
cento modi di pensare
di giocare e di parlare

cento sempre cento
modi di ascoltare
di stupire di amare
cento allegrie
per cantare e capire

cento mondi
da scoprire
cento mondi
da inventare
cento mondi
da sognare.

Il bambino ha
cento lingue
(e poi cento cento cento)
ma gliene rubano novantanove.

La scuola e la cultura
gli separano la testa dal corpo.

Gli dicono:
di pensare senza mani
di fare senza testa
di ascoltare e di non parlare
di capire senza allegrie
di amare e di stupirsi
solo a Pasqua e a Natale.

Gli dicono:
di scoprire il mondo che già c’è
e di cento
gliene rubano novantanove.

Gli dicono:
che il gioco e il lavoro
la realtà e la fantasia
la scienza e l’immaginazione
il cielo e la terra
la ragione e il sogno
sono cose
che non stanno insieme.

Gli dicono insomma
che il cento non c’è.
Il bambino dice:
invece il cento c’è.

(di Loris Malaguzzi)

Quando il babbo è sul mare..

Quando il babbo è sul mare.. Io prego pel babbo lontano,
pel babbo lontano sul mare.
Signore,Tu fallo tornare!
Tu guidagli sempre la mano,
Tu segna nell'acqua turchina
la strada a quella sua nave.....
1928 non so l'autore

La pazienza


 

sabato 16 maggio 2026

Hit parade delle richieste



Maria Madre della visitazione

Maria Madre della visitazione
Eccomi quì in ginocchio davanti a TE,
Madre mia.
Tu sai tutto quello che passa
nel mio cuore di mamma,

le ansie e le gioie
che anche Tu provasti per tuo Figlio.
Vieni, Mamma, vieni,
visita questo mio povero piccolo cuore,
come un giorno visitasti Elisabetta.
A Te affido i miei figli,
chi meglio di Te
potrebbe prendersene cura?
Pongo tra le tue braccia:
(nome).........................
Stringili al seno,
sono anch'essi figli tuoi,
proteggili e conducili a tuo Figlio,
nostro Salvatore Gesù Cristo.
Fa' che possa anch'io un giorno cantare
il mio Magnificat di lode
e di grazia al Signore.
Amen.

Zoe Fontana



Zoe Fontana
è stata una stilista e imprenditrice italiana
È celebre per avere fondato, insieme alle sue sorelle Micol e Giovanna, l'atelier romano di alta moda Sorelle Fontana
Zoe nacque in un piccolo paese collinare in provincia di Parma da Giovanni Fontana e Amabile Dalcò. Conseguita la licenza elementare, cominciò a lavorare fin da ragazza, nella sartoria di famiglia, con le sorelle e la mamma Amabile Dalcò. Nel paese natale conobbe Mario Montanarini, un restauratore di mobili, che sposò nel 1934. Dopo un periodo di due anni a Parigi col marito, si trasferì a Roma dove venne raggiunta due mesi dopo dalle sorelle Micol e Giovanna, che condivisero con lei l'appartamento nel quale viveva a causa della forte povertà. Inizialmente lavorò presso la sartoria Zecca, fino a quando il suo datore di lavoro si accorse della sua straordinaria dote e le affida il compito di confezionare gli abiti da sera per la cliente più prestigiosa della boutique. Dopo la nascita del primo figlio, nel 1937, Zoe fu licenziata dalla ditta Zecca, con la motivazione di scarso rendimento. In realtà le vere ragioni erano la gravidanza e il puerperio. In seguito riuscì a trovare lavoro presso la sartoria Battilocchi. Qui divenne in breve tempo première, con l'incarico di seguire le prove delle clienti, fra le quali anche la regina Elena; fu questa l'occasione per fare le prime conoscenze importanti tra cui Gioia Marconi Braga, figlia del celebre fisico Guglielmo, la quale, quando le tre sorelle si misero in proprio, ne divenne cliente, portando con sé altre amiche appartenenti all'alta società romana.Nel 1947 fondò insieme alle sorelle l'azienda Sorelle Fontana, celebre casa di alta moda, che ha vestito le più famose dive degli anni cinquanta, sessanta e settanta. Nel 1953 contribuì a fondare, insieme alle sorelle e ad altri grandi nomi dell'epoca (tra cui Emilio Schuberth, Alberto Fabiani, Vincenzo Ferdinandi, Jole Veneziani, Giovannelli-Sciarra, Mingolini-Guggenheim, Eleonora Garnett, Simonetta), il SIAM - Sindacato Italiano Alta Moda, in disaccordo con il co-fondatore dell'Alta Moda in Italia il nobile fiorentino Giovanni Battista Giorgini. I "secessionisti", come vennero chiamati, erano gli stilisti che polemicamente facevano sfilare le loro creazioni nei propri atelier a Roma, due giorni prima delle sfilate di Palazzo Pitti a Firenze. Dopo il decesso venne avviata una diversificazione produttiva all'interno dell'azienda in base al target dei prodotti.

VECCHIAIA

VECCHIAIA

Ti guardi allo specchio
con piglio distratto
e noti le pieghe
d'un viso ormai sfatto;
ti strusci i capelli
divenuti più bianchi
e scruti quegli occhi,
ormai troppo stanchi;
ti struggi nel sogno
d'un perduto desìo
e attendi, perplesso,
il dì dell'oblìo.
DOMENICO DE MARENGHI

Pensiero del 16 maggio



Pensiero del mattino "Ogni giorno è un piccolo viaggio verso la luce. A te la scelta se guardare il cielo o restare fermo all'ombra" – Anonimo

Frase del giorno
Se i giorni della settimana avessero i lineamenti del viso,
lunedì avrebbe le sopracciglia corrugate,
venerdì un ciglio leggero,
sabato un sorriso aperto,
domenica una guancia morbida e accogliente.
(Fabrizio Caramagna)

Proverbio
Non v'è sabato santo al mondo, che la luna non sia al tondo.

Frase per un Sorriso Sono appena tornato da un viaggio di piacere. Ho accompagnato mia suocera all'aeroporto.”

Sai che hai litigato

 


Sto raccogliendo

 


Almanacco regionale per ragazzi 1924

I precetti Buoni

Chi serve Dio ha un buon padrone.
Mangia da sano e bevi da malato
Non dir che dolga e non scherzar sul vero.
Punti lunghi e ben tirati, oggi cuciti e domani strappati.
Se ari male , peggio mieterai.
Chi gioca all'otto è un gran merlotto.
Perdona molto a tutti, ma niente a te.
L'ordine è pane, il disordine è fame.
Aver sentito dire è mezza bugia .
Chi ama bene , gastiga bene.
L'anima a Dio, il corpo alla terra e la roba a chi appartiene.
Giaci di notte, siedi la mattina, e la sera cammina.
La presunzione è figlia dell'ignoranza
e madre della mala creanza.
Chi vanga non inganna.
Quattrino risparmiato due volte guadagnato.
Per istar bene si fan delle miglia.
Altro è il dire , altro è il fare.
Non si può fare a modo di tutti.
Chi ha sbagliato la strada, torni indietro.

Siamo cresciuti con l'idea che la felicità

Siamo cresciuti con l'idea che la felicità risieda nel trovare la nostra "metà", come se fossimo esseri incompleti, frammenti erranti in cerca di un incastro perfetto. Ma Fromm, che ha dedicato la vita a studiare l'amore come una facoltà attiva e non come un sentimento passivo, ci avverte: se cerchi qualcuno che ti completi, stai cercando una stampella, non un compagno.

​Cosa significa essere "completi da soli"?
Non significa bastare a se stessi in modo freddo o isolarsi, ma raggiungere un'integrità tale per cui l'altra persona è un valore aggiunto, non una necessità vitale. Se ti senti incompleto, attirerai relazioni basate sulla dipendenza e sulla paura della perdita. Solo quando due unità intere si incontrano può nascere l'amore maturo: quello che non dice "ho bisogno di te perché ti amo", ma "ti amo perché non ho bisogno di te".

A tutti noi vengono offerte



A tutti noi vengono offerte ogni giorno molte opportunità, però, le lasciamo passare per la nostra paura e per insicurezza. Coraggio! !!!!

Colui che ha meritato di bere all'oceano della vita,
merita di riempire la sua coppa al tuo rigagnolo.
Quale merito più grande ci può essere di quello che c'è nel coraggio e nella fiducia, anzi nella carità di ricevere?
aforismi

Io amo tutti

 


Vi sono tanti tipi di amore

Vi sono tanti tipi di amore! Quello ch'io sento è il vero grande amore poetico; l'ho riconosciuto dal primo giorno, e non v'è nulla di più bello; e con l'entusiasmo dell'arte non v'è altra divinizzazione del cuore umano: il mondo allora s'illumina, gli orizzonti diventano immensi, tutta la natura si colora e vibra d'armonie senza fine, e si ama finalmente!... si ama!

(Hector Berlioz)

16 maggio San Simone Stock

16 maggio San Simone Stock
Sacerdote carmelitano
+ Bordeaux, Francia, 16 maggio 1265 circa

Simone Stock fu un Priore Generale dell'Ordine Carmelitano di nazionalità inglese, venerato per la sua santità. Dopo la sua morte, i pellegrini che visitarono la sua tomba hanno registrato i suoi miracoli, dando così nel sec. XIV inizio ad un culto locale. Verso il sec. XV, nei Paesi Bassi, emerse una leggenda circa un certo "San Simone" che aveva avuto una visione della Nostra Signora, nella quale Lei gli appariva con lo scapolare promettendogli: "Questo è il privilegio per te e per i tuoi: chiunque morirà rivestendolo, sarà salvo." In pochi anni, i due racconti furono uniti e a Simone Stock, il Priore Generale, fu accreditata la visione della Nostra Signora. Il nuovo racconto fu rapidamente elaborato con dettagli biografici immaginari circa la vita di Simone, come la sua nascita a Kent in Inghilterra, la sua vita eremitica vissuta in un tronco di un albero, e la composizione del Flos Carmeli (un inno carmelitano molto bello alla Nostra Signora che in realtà era noto già nel sec. XIV, e dunque prima della leggenda). Il culto verso San Simone Stock e la devozione allo scapolare si diffusero rapidamente nei sec. XV - XVI e numerosi fedeli furono iscritti allo Scapolare. Lungo i secoli, pittori da tutto il mondo tradussero in immagine il racconto della visione dello scapolare, opere d'arte che si trovano in tutte le chiese carmelitane dell'Ordine. Nel sec. XVI, il culto a San Simone Stock fu inserito nel calendario liturgico di tutto l'Ordine. Entrato poi nell’Ordine dei Carmelitani, ne fu in seguito mirabile guida, divenendo celebre per la sua singolare devozione verso la Vergine Maria.


19 gennaio 1944

19 gennaio 1944   Ti leggo dolci versi d’un antico, e le parole nate fra le vigne, le tende, in riva ai fiumi delle terre dell’est, come ora...