lunedì 17 agosto 2026

Rendi grazia al Signore.

Rendi grazia al Signore.

E se di gioia non sai cantare
contentati d'ascoltare.
Ascolta gli uccelli
che si svegliano al mattino
e rendono grazia al Signore
con un inno istintivo;
l'insetto che buca la zolla,
la foglia che trema sul ramo,
il sole che scuce il ricamo
delle stelle,
l'aratro che spacca la terra,
l'umile bove potente
e tutta la gente
che soffre e si mette a cantare
prima d'incominciare.
E se d'amore non sai cantare,
contentati d'ascoltare.
Ascolta le chiare parole
che balbettano le fontane,
il mugolio del cane
sulle peste del padrone,
la rondine che pilucca sul balcone
come aspettasse qualcuno,
le ninnenanne
dei palazzi e delle soffitte,
la pioggia che sazia i solchi
e picchia fra i rami,
le nostalgie dei violini,
le sinfonie del mare,
il brusio di tutte le cose
sull'albaggiare.
E se a gloria non sap cantare,
contenti di guardare.
Vedrai come si scuota
dal sonno profondo la terra
stendendo lunghesso i mari
le rugiadose braccia
mentre dal suo grembo sale
un vapore d'incenso.
Vedrai come tutto all'ingiro
sia batter di palpebre lievi,
sia quasi un bagliore di nevi
sotto la luna.
Poi un frullio d?ali immense,
un improvviso luccichio di vetri,
lo strepito d'una fanfara
che s'avvicina.
Allora congiungi le mani;
è quella la tua mattina.
Rendi grazie al Signore
d'averti serbato
gli occhi per guardare,
le orecchie per ascoltare,
le mani per benedire,
l'anima capace di sentire
il miracolo che si rinnova;
e inginocchiati al suo cospetto
senza parlare,
perchè l'umil tuo gesto è più degno
del più alto canto.
Taci, piegato sul divino segno;
è quello il tuo Sabato Santo.

Auro D 'Alba.

Maureen O'Hara

Maureen O'Hara nata con il nome di Maureen FitzSimons
(
Dublino, 17 agosto 1920Boise, 24 ottobre 2015),

Nata da Charles FitzSimons, di religione cattolica, e da Marguerita Lilburn, protestante, è ricordata per la sua avvenenza, per la fluente chioma di capelli rossi e per gli occhi verdi, che le valsero l'appellativo di "regina del Technicolor". Attrice di indubbie capacità, ebbe una carriera lunga e fortunata nell'arco di oltre un cinquantennio. Cantante lirica mancata (sul web è disponibile una rara versione di Danny Boy da lei registrata nel 1960 per l'album della Columbia Maureen O'Hara Sings her Favorite Irish Songs, che mette in evidenza le sue qualità vocali), fu avviata alla recitazione dai suoi familiari, anch'essi teatranti (sua madre era ella stessa una cantante lirica). A quattordici anni iniziò a recitare con la compagnia dell'Abbey Theatre all'Ireland's National Theatre di Dublino. Tre anni dopo si sposò, ma il matrimonio durò assai poco e fu successivamente annullato. Sia pure riluttante, appena diciottenne accettò di sottoporsi a un provino cinematografico a Londra che non ebbe successo, ma che le consentì di essere notata dall'attore Charles Laughton, il quale apprezzò le doti di attrice e il temperamento dell'aspirante star, ottenendo che fosse sottoposta a un nuovo esame. Il successivo provino andò meglio e le garantì un primo contratto della durata di sette anni, con il debutto nel 1938 in due film minori, My Irish Molly di Alex Bryce e La danza dei vagabondi di Walter Forde. L'anno seguente girò il suo primo film di rilievo, La taverna della Giamaica (1939) di Alfred Hitchcock, il quale ebbe per l'attrice parole di elogio dicendo di considerarla magnifica, dotata di charme e di particolare grazia. Nello stesso anno la O'Hara interpretò uno dei ruoli per cui è maggiormente ricordata, quello di Esmeralda nel film Notre Dame, dove fu diretta da William Dieterle, accanto a Charles Laughton nella parte del campanaro gobbo Quasimodo. Tra gli anni quaranta e cinquanta, la filmografia dell'attrice include titoli molti popolari, fra cui Com'era verde la mia valle (1941) di John Ford, Il cigno nero (1942) di Henry King, Questa terra è mia (1943) di Jean Renoir, Il miracolo della 34ª strada (1947) di George Seaton, Sinbad il marinaio (1947) di Richard Wallace, La lunga linea grigia (1955) di John Ford, Lady Godiva (1955) di Arthur Lubin, Lisbon (1956) di Ray Milland, Il nostro agente all'Avana (1959) di Carol Reed. Lavorò in più occasioni con John Wayne, di cui fu buona amica, e sotto la direzione di John Ford in film come Rio Bravo (1950), Un uomo tranquillo (1952), Le ali delle aquile (1957). Negli anni sessanta l'attrice continuò a girare film di successo, tra cui Il cowboy con il velo da sposa (1961) di David Swift, McLintock! (1963) di Andrew V. McLaglen, Quella nostra estate (1963) di Delmer Daves, Accadde un'estate (1965) di Delmer Daves, Rancho Bravo (1966) di Andrew V. McLaglen e Per grazia rifiutata (1970) di Michael Gordon. Dopo una pausa di venti anni tornò a recitare nella commedia Cara mamma, mi sposo (1991) di Chris Columbus, ove interpretava la madre di John Candy, e che rimane la sua ultima apparizione sul grande schermo. Il nome della O'Hara - che fino al 2000 lavorò anche per la televisione - è iscritto fra quelli delle Celebrità della Hollywood Walk of Fame. Nel novembre 2014 le venne conferito il Premio Oscar alla carriera. Morì nel sonno all'età di 95 anni.

L'omino del sonno




17 agosto Santa Chiara di montefalco prega per noi

 


domenica 16 agosto 2026

Amigos, vamos a bailar




 Amigos, vamos a bailar.

O Mariolita di Santa Fè,
quando nell'ombra ti stringo a ma;
la tua boccuccia sorride e fa;
"AMIGOS ,UE'.........VAMOS A BAILAR..."

Un pappagallo dal cielo blu
a quel richiamo scende giù
e tra le foglie ripete e fa:
"AMIGOS ,UE'.........VAMOS A BAILAR...."

Mariuccia, olè!
Le gambe mi traballano
ma ancora ballano,
ma ancora ballano,
Mariuccia, olè!
Se mi vuoi bene bèsame,
Mariuccia, besame
con todo el corason.

Amore, amor...Non esitar!
lassù la luna che spunta
i cuor nostalgica ammanta
nell'oscurità!....

Un suonatore di bandoneon
con lo strumento sul corazon,
ci guarda un poco, sorride e fa;
"AMIGOS ,UE'.........VAMOS A BAILAR..."

Rumba di Darena - Nisa

Vorrei la lampada

 




La collaboratrice

La collaboratrice

Ornella scrive. Sa far l'aste dritte,
gl'i col puntino, gli  o che sembran ova;
parla di medie orali e medie scritte,
e superato ha già la prima prova.
Ogni giorno che torna dalla scuola
e ci porta a casa una novità;
nella bocca un'esotica parola,
e non più "mamma" dice, o no! "Maman!"
Scrivere le maiuscole è il suo vanto;
contar sa fino a cento e ancor di più;
ieri mi disse: Ho lavorato tanto!
Cinque righe di Gi, sette di Vu!
Sa che il sole sta fermo e il mondo gira,
tutti i nomi de' giorni e le stagioni;
che di cento centesimi è la lira;
perchè c'è vento, pioggia, lampi e tuoni!
Domanda al fratelli:Che cosa è quello?_
E Mario un po' stupito;_Ma _la gatta!_
_La gatta...e poi che altro? Ignorantello!
E' un quadrupede!_e ride soddisfatta.
Oggi mi ha detto seria:_Ascolta zio,
quando non scriverò più tanto male,
ti porterò qualche novella anch'io,
e tu la stamperai nel tuo giornale!

Pasquale De Luca

Loris Gizzi

 

 

Loris Gizzi
(Roma, 16 agosto 1899 – Roma, 6 ottobre 1986) è stato un attore italiano di cinema, teatro, radio e televisione.

Figlio di Venceslao Gizzi e Matilde Palcani, dopo gli studi universitari frequenta una scuola di ballo e di canto - possedeva una voce limpidada e baritonale - scegliendo poi, per motivi economici, di fare l'impiegato delle ferrovie dello stato raggiungendo il grado di sotto-capostazione. Proprio in quel periodo, scopre la sua vocazione da attore, frequenta alcune filodrammatiche dove trova modo di distinguersi con una recitazione brillante e impegnata. In età non più giovanissima, nel 1935, in occasione di uno spettacolo all'aperto sul colle Palatino di Roma in onore di ospiti reali, viene scelto per interpretare la parte di Remo in un testo intitolato Rumon; dopo quell'incoraggiante esperienza, entra come attor giovane nella compagnia di Giuseppe Sterni recitando in seguito a fianco di grandissimi attori come Annibale Betrone, Uberto Palmarini, Luigi Carini, Emma Gramatica, Ruggero Ruggeri entrando inoltre nella Besozzi-Ferrati. Recita anche con Peppino De Filippo riuscendo, nel 1949, ad ottenere il nome in ditta nella Gizzi-Barbara-Annicelli; quindi, nei primi anni Cinquanta fa parte della Compagnia del Teatro dei Satiri di Roma . Nel 1938 aveva inoltre preso parte ad uno spettacolo d'eccezione come Francesca da Rimini di Gabriele D'Annunzio, messo in scena al Teatro Argentina di Roma da Renato Simoni con Andreina Pagnani protagonista ed un cast d'eccezione che comprendeva Filippo Scelzo, Sandro Ruffini e un esordiente Aroldo Tieri. Non alto di statura e corpulento, lavora moltissimo nel cinema come caratterista. Sullo schermo debutta nel 1933 facendosi notare subito per la sua aria paciosa e simpatica. Il film del suo debutto è T'amerò sempre di Mario Camerini che, cosa assai rara e curiosa, lo vorrà ancora presente nel medesimo ruolo, Meregalli, nel remake del 1943 che il regista romano dirigerà nuovamente. Gizzi inoltre, particolare altrettanto curioso, rifà più volte sullo schermo il personaggio di Gioacchino Rossini, cui è aderentissimo per la stazza fisica oltreché per la bonomia e simpatia. Attivissimo anche in televisione, prende parte a numerosi sceneggiati televisivi fra i quali David Copperfield di Anton Giulio Majano del 1966 e nel quale interpreta l'inflessibile padre di Laura Efrikian. In possesso di una voce calda, pastosa e inconfondibile, fa parte anche di ottime compagnie di doppiaggio prestando le sue tonalità vocali ad attori famosi fra i quali Lionel Barrymore, Alan Hale - nel film I pascoli dell'odio -, Ward Bond, Leo G.Carroll, Herbert Marshall nonché Donald Crisp - che nella maturità interpretò più volte l'anziano padre proprio come Gizzi e che lo ricordava anche fisicamente - nel celeberrimo Il dottor Jekyll e Mr. Hyde di Victor Fleming. Era vedovo di Pierina Giuliani.

Antica preghiera siciliana


 

Comunque


 

16 agosto Sant' Ugolina di Vercelli

16 agosto Sant' Ugolina di Vercelli
Vergine ed eremita
Vercelli, 1239 - Vercelli, 16 agosto 1300
Emblema: Giglio

Che ragazzina coraggiosa è Ugolina! Nasce a Vercelli nel 1239. I suoi genitori sono ricchissimi e nobili, i de’ Cassinis. Ugolina è dolce, bella e buona. Figlia unica, è molto amata da papà e mamma. A dieci anni aiuta i poveri e prega per loro. Ugolina si sente vicina ai pellegrini e quando la loro meta è la Terra Santa, dove è nato e vissuto Gesù, dona ancora più cibo e denaro. Ugolina ha quattordici anni quando la mamma muore. Il papà comincia ad essere tentato di sedurre la figlia. Un fatto gravissimo sta per capitare in questa famiglia una volta felice, ma le preghiere di Ugolina e il suo comportamento saggio tengono a freno le cattive mire del padre snaturato. Ugolina confida a una sua amica, Libera, di voler andare via da casa. Libera le consiglia di aspettare l’ispirazione di Dio. La ragazzina decide di scappare quando il padre è via per affari. Il giorno dopo il padre si reca a Torino. Ugolina si traveste da uomo, indossa un cappuccio e corre verso il bosco. Corre senza curarsi di sassi e rami che incontra per la strada, senza timore di essere assalita dagli animali del bosco, da un cinghiale o da una biscia. Si ferma davanti alla Chiesa Santa Maria di Betlemme. Accanto vi è una stanzetta disabitata, fatta costruire da un eremita. Ugolina, ispirata dallo Spirito Santo, si ferma e non va più via. Si finge uomo, si fa chiamare Ugo o Ugone, vive da sola, mangia pochissimo e prega molto. Solo un sacerdote e la sua amica Libera conoscono il suo segreto. Tutti in paese si recano da lei per ricevere consiglio, conforto, preghiere e non dubitano del cambio di identità. Lei per quarantasette anni ascolta e parla attraverso una finestra, senza mai mostrarsi. Un giorno una povera vedova la supplica di accoglierla per salvarla dalla persecuzione di un malvagio procuratore. Ugolina la ospita e le svela il suo segreto. Nella vicina piccola chiesa appare un angelo che rivela alle due donne che il procuratore sarebbe stato punito e condannato, cosa che subito dopo si avvera. Ugolina muore nel 1300. La folla accorre e apprende la verità: Ugone è Ugolina, figlia del ricco e nobile de’ Cassinis, scappata via da casa a quattordici anni. La sua tomba, situata nella vicina chiesa, diventa meta di pellegrinaggio e si narra di tanti miracoli avvenuti in questo luogo. A fianco della Chiesa di Santa Maria di Betlemme, tuttora esistente a Vercelli, è sorto il Convento Santa Maria di Billiemme (cioè da Betlemme), oggi abitato dai Padri marianisti, subentrati ai francescani.

Autore: Mariella Lentini


Sapete perché i potenti

 


Sapete perché i potenti della terra vogliono ridurre
la popolazione mondiale?
SEMPLICE PERCHE’
NON GLI SERVIAMO PIU’!
Sì, per la prima volta nella storia
noi umani che prima gli servivano:
come schiavi, poi come servi,
poi come contadini, come soldati,
poi come operai e poi come consumatori
oggi non serviamo più,
siamo e saremo sostituiti
dai robot e dalla intelligenza artificiale.
Certo un numero di noi umani servirà
per fare tutti quei lavori che le macchine
non potranno fare, ma il numero è esiguo.
Si stima, secondo alcune loro teorie:
Non dovremo superare i 500 milioni
come dice una delle frasi incise
nel granito del Guidestones
“Mantieni l’Umanità sotto 500 milioni
in perenne equilibrio con la natura”.
Il Club di Roma afferma che
“La popolazione ottimale
deve essere compresa
tra 500 milioni e un miliardo di individui
perché si possa garantirne la sostenibilità.”
Oppure in alcune altre teorie dicono
che non dovremmo superare
i 2,5 miliardi di persone,
lo calcola uno studio pubblicato
su Environmental Research Letters.
Certo che lo sterminio
che devono perpetrare
è immane è spaventoso,
devono eliminare miliardi di persone,
ed oggi hanno a disposizione
i mezzi più sofisticati e tecnologici per farlo,
e lo vediamo e lo sentiamo benissimo
sulla nostra pelle tutti i giorni:
Con la tecnologia H.A.A.R.P.,
con la geoingenieria, con le scie chimiche,
con elettrosmog, 5G ecc.
attraverso il cielo provocano: caldo estremo,
sensazione di essere cotti al microonde,
malessere, depressione e poi
alluvioni, temporali, uragani,
grandinate violentissime, terremoti;
ecc.
Pandemie, sieri genici sperimentali,
malattie nuove e utilizzo esagerato di farmaci;
“Ci vogliono tutti ammalati e deboli”
ecc.
Alimentazione malsana,
prodotti industriali ultraprocessati,
zuccheri, fast food, cibo inquinato;
ecc.
Continue guerre tecnologiche,
con armi sempre più sofisticate che creano
devastazioni e sofferenze infinite; ecc.
Paure trasmesse
dai mezzi di comunicazione,
manipolazione della realtà,
balle esagerate raccontate con insistenza,
terrorismo mediatico; ecc.
Eliminazione del contante,
controllo digitale totale, tessere a punti,
città a 15 minuti ecc. ecc.
Ho solo accennato alcuni metodi
non faccio qui l’elenco
perché sarebbe troppo lungo
e noi tutti ce ne siamo ben accorti,
tranne coloro
che non si accorgono di niente
e trovano tutto normale
e qui sotto, nei commenti, faranno sfoggio
della loro agnostica imbecillità.
LA MIA PERSONALE TEORIA
I potentissimi nel mondo
(Compreso famigliari, amici e quant’altro)
sono circa 1 milione:
Sono ricchissimi, satanisti, disumani,
egoisti, criminali, violenti, senza sentimenti,
vogliono essere come dio, onnipotenti,
decidere tutto sugli altri
anche sulla vita e la morte delle persone.
SAPETE PERCHE’
ODIANO TANTO L’UMANITA’?
Perché ne hanno paura,
ne hanno sempre avuto paura.
Infatti girano con scorte armate,
in auto blindate su navi ed aerei personali,
non li trovi di certo soli in mezzo alla gente.
Ma ora che non hanno più bisogno
di noi ci vogliono eliminare.
Questi satanisti per sopravvivere
hanno bisogno di circa 500 schiavi umani
per ognuno di loro
ed ecco la matematica 500 x 1.000.000
fanno 500 milioni.
Non saranno schiavi con le catene,
no, ma schiavi moderni, servi benestanti
che ubbidiranno anche per convenienza.
A questi criminali assassini
oggi non serviamo più,
anzi siamo un problema perché
gli consumiamo il pianeta
che deve essere solo loro.
Perché noi respiriamo, mangiamo,
beviamo, sporchiamo, inquiniamo,
e gli facciamo tanta paura.
Sì, hanno paura di noi,
siamo 8 miliardi di persone
che se ci incazziamo, ribaltiamo il tavolo
e non ce ne sarà più per nessuno.
E per loro sarà la fine.

San Rocco

San Rocco è considerato protettore dei cani per via di una toccante leggenda: mentre si trovava malato di peste, isolato in una grotta per non contagiare gli altri, un cane — secondo alcune versioni un Breton o uno Épagneul Breton — gli portava ogni giorno un pezzo di pane rubato dalla mensa del suo padrone, e persino gli leccava le ferite. Grazie a questa cura silenziosa e fedele del suo piccolo compagno, San Rocco guarì, e la straordinaria devozione dell’animale fece sì che, nel tempo, il cane divenisse simbolo permanente di protezione nei confronti del santo stesso.

Così, l’immagine del santo accanto al suo cagnolino è oltre che suggestiva, anche carica di significati profondi di lealtà, cura e amore silenzioso — motivi che ne spiegano il ruolo di patrono dei cani nella devozione popolare. Web

sabato 15 agosto 2026

la principessa cieca


La povera principessina,
quando suona la campana della sera,
chiama la sua sorellina
e si fa pettinare davanti alla specchiera.
Allora sente due piccole mani
sfiorarla, come uccellini...
Sente il pettine passare
dolcemente nei capelli fini....
Poi sente i broccati frusciare...
E poi freddi, massicci gioielli
sente gravare sui capelli...
E così tutta si copre di perle e d'oro vecchio,
La principessina cieca
seduta davanti allo specchio!
Ed ad un balcone sole sole
se ne vanno le due sorelle;
si dicono lievi parole
sotto le dondolanti stelle:::
_Sorella, che sarà quest'ambascia?
_Sarà la luna che tutta ti fascia....
E' nata su da un campanile
per mettere un lume in ogni tuo monile!
_Sorella, come sono stasera?
_Sei tutta bianca!
Sei una che ascolta una musica...
E un poco si curva, come stanca
di portare tanti gioielli,
tante trecce di capelli...
Ma quando rintoccano l'ore
da tutte le torri assorte,
la principessina si fa rossa, il cuore
le batte forte forte...
Ascolta, curva sulla via...
E allora la sua sorellina
sempre le dice quella bugia,
e le sussurra ch'egli è venuto,
il suo corteggiatore sconosciuto!
_Sorellina, sorellina, com'è?
_ Cammina nell'ombra...
E' come il figlio d'un re!
_Sorellina, come si chiamerà?
_Nell'ombra cammina,
guarda questo balcone...
Assai dolce sarà il suo nome...
_Sorellina, come sarà
che non si sente a camminare?
_E' nata l'erba nella contrada.
E' come il velluto ingemmato di rugiada...
E' nata l'erba tra i neri sassi...
Egli cammina ma non s'odono i passi!
Ecco svolta laggiù,
è passato...Non si vede più!
E ad un balcone , sole, sole,
restano le due sorelle....
E più non dicono parole
sotto le lontane stelle.
La notte è come un nero mare
con qualche lumicino a dondolare...
_Com'è fredda, la tua manina...
Perchè sospiri?
Perch'è sospiri, sorellina?_

Ugo Betti

Vittorio Caprioli


Vittorio Caprioli
(Napoli, 15 agosto 1921 Napoli, 2 ottobre 1989)
è stato un
attore, regista, sceneggiatore e cabarettista italiano.

Diplomatosi all'Accademia d'arte drammatica "Silvio d'Amico" di Roma, esordì nel 1942 nella compagnia Carli-Racca, approdando nel 1948 al Piccolo di Milano, dove sotto la direzione di Strehler prese parte a La tempesta di Shakespeare. Dal 1945 cominciò la sua collaborazione con la Rai, spesso insieme a Luciano Salce, realizzando programmi di rivista e varietà. All'inizio del 1950, viene scritturato accanto a Alberto Bonucci e Gianni Cajafa per l'opera teatrale musicale di Carosello napoletano, diretto da Ettore Giannini: tre anni dopo sarà portata anche sul grande schermo. Interprete duttile e versatile, nel 1950 fondò, con Alberto Bonucci e Franca Valeri (che fu anche sua moglie dal 1960 al 1974, anno in cui divorziarono) il Teatro dei Gobbi, che proponeva un tipo di spettacolo sottilmente satirico, fatto di gag sornione e di battute mordaci, totalmente privo di testi scritti, protagonista anche alla radio di trasmissioni come Lo Schiaccianoci (1952), Le donne di James Thurber (1953, a cura di La Capria, realizzazione di Giagni) e Courteline all'italiana (1954, regia di Mondolfo). Con la Valeri e Salce nel 1955 scrisse e interpretò La zuccheriera, trasmissione realizzata sia in edizione italiana sia francese per il Premio Italia. Passò poi al cinema come attore caratterista e anche come regista (Leoni al sole, 1961; Parigi o cara, 1962; Splendori e miserie di Madame Royale, 1970), lasciandosi tentare occasionalmente dalla televisione, in cui cominciò la carriera nel 1959 con la partecipazione al varietà Le divine e l'interpretazione de Il borghese e il gentiluomo, ma non riuscì mai ad amare veramente il piccolo schermo ("Soffro più che altro per l'assenza del pubblico, che considero parte integrante e insostituibile dello spettacolo cui partecipo"). Negli anni sessanta recitò in Idillio villereccio, per la regia di Falqui, e nel 1972 si lasciò tentare da un varietà televisivo, da lui scritto e interpretato, Una serata con Vittorio Caprioli. Continuò comunque a frequentare i microfoni radiofonici, soprattutto per trasmissioni di prosa come La bugiarda di Fabbri (1975, regia di Camilleri) e I parenti terribili di Cocteau (1986, regia di Sandro Rossi), ma interpretando anche Le interviste impossibili (Ippocrate di Carpi e Plinio il Vecchio di Malerba, entrambe del 1975) e presentando alcune rubriche, tra cui L'intercettatore (1980). Sempre nel 1980 scrisse e mise in scena Io e la televisione, un lavoro che aveva come argomento proprio la TV come inadeguata risposta al "bisogno di comunicare di chi è solo e disperato", mentre nel 1987 ancora sul piccolo schermo fu protagonista e regista della commedia di Honoré de Balzac Mercadet il faccendiere. Sempre nel 1987 Caprioli interpreta Don Vincenzo nel film Capriccio di Tinto Brass. Negli ultimi anni tornò alla prosa interpretando, fra gli altri, Don Marzio nella Bottega del caffè di Goldoni, I ragazzi irresistibili di Neil Simon in coppia con Mario Carotenuto e il Capocomico nei Sei personaggi in cerca d'autore di Pirandello. Durante le prove dell'allestimento di Napoli milionaria!, chiamato a essere il primo interprete dopo la morte di Eduardo De Filippo, morì improvvisamente all'età di 68 anni, in una camera di un hotel sul lungomare di Napoli, sua città natale, a causa di un attacco cardiaco. Fu sposato dal 1960 al 1974 con la collega Franca Valeri dalla quale divorziò. Sposò in seguito la psicologa Virginia Antonioli, con cui ebbe un figlio, Carlo Caprioli, anch'egli attore.

Rendi grazia al Signore.

Rendi grazia al Signore. E se di gioia non sai cantare contentati d'ascoltare. Ascolta gli uccelli che si svegliano al mattino e rendono...