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martedì 24 maggio 2022

Ciò che amo”

 


“Ciò che amo”

Amo l’albe serene e i tramonti,
E le notti dall’umido velo,
Amo i monti coperti di gelo,
E le valli olezzanti di fior.

Amo i boschi dall’ombra conserta,
Caro asil di quiete profonda;
Amo il mare, o flagelli la sponda,
O sia specchio all’azzurro del ciel.

Amo il rio, che qual striscia d’argento
Lambe, appena scorrendo, la ripa;
Amo il fiume, che gonfio traripa,
Come popol che il freno spezzò.

Amo i fiori, gli augelli, le stelle,
E gli amici, e i parenti, e un cortese
Angiol mesto, che forma sol prese
dai fantasmi dell’ansio pensier.

 Giannina Milli

domenica 24 maggio 2020

Ad una giovinetta




Quando sul dolce tuo pensoso aspetto
talor s’affisa la pupilla mia,
Un senso arcano di fraterno affetto
M’infonde al cor la tua melanconia.
Degli anni in sul mattin limpido e schietto,
Quando tutto il creato è un’armonia,
E in fantastiche forme l’intelletto
Un incognito ben sogna e desia;
Tu amor sol chiedi, ed ogni tua parola
Svela qual s’ha necessità di amore
L’alma tua pellegrina al mondo e sola.
O giovinetta. Bada!… A te che tanto
Pensi altamente ed hai sì ingenuo il core,
Forse l’amor non frutterà che pianto!
 Giannina Milli

La quarta rosa


Tre rose io m’ebbi, tre pudiche rose
Conforto e premio alla difficil via,
E dissi al fato: or più dilette cose
Dai non puoi né più sacre all’alma mia.

Ma qual pregio, o gentil tra le vezzose
Che l’odorata aura di maggio aprìa,
Qual altro pregio il cielo in te ripose
Poi che il vate d’Arnaldo a me t’invia!

Oh no! non urna preziosa tanto
Che di te degna sia, possiedo, o fiore,
Ch’io bacio e spargo di devoto pianto.
Ma qui starai, qui, sull’ardente core;
E tu v’addoppia, se t’è dato, il santo
Foco dell’arte e il cittadino amore.

Giannina Milli

venerdì 24 maggio 2019

Il mio canto


E' ver, doglioso e mesto è il canto
Che a me sul labbro sospinge il cor;
Una inesausta vena di pianto
De' più begli anni mi attrista il fior.

Pur, se mi chiedi da che deriva
Quello che m'ange crudo martir,
Dirò che ho pena segreta e viva,
Ma perchè peno io non so dir.

Perchè sospira chiedi all'auretta
E perchè mormora chiedi al ruscel,
Chiedi a che geme la colombetta
Mentre ha d'appresso il suo fedel.

Ch'è in lor natura, risponderanno,
Spirare, gemere e mormorar;
Così i miei versi altro non hanno
Senso gradito, che il lamentar.

Giannina Milli 4 Giugno 1849

UN DESIDERIO



Vorrei col vol dell'aquila
Levar lo spirto anelo
A spaziar pe' lucidi
Campi del vasto cielo;
Libera al par dell'aria,
Un solo istante almen,
Vorrei slanciarmi a vivere
Dell'infinito in sen!
Se in una stella scegliere
Dovessi mai dimora,
Non sceglierei la splendida
Foriera dell'aurora;
Ma in grembo a un astro, incognito
Al mortal guardo ancor,
Vorrei romita accogliermi,
Vivervi ascosa ognor.
 
Giannina Milli.

Giannina Milli


(Teramo, 24 maggio 1825 – Firenze, 8 ottobre 1888)
è stata una scrittrice, poetessa estemporanea ed educatrice italiana.
Le sue “serate”, durante le quali declamava versi composti all’istante su temi proposti dal pubblico presente in sala, avevano soprattutto lo scopo di accendere gli animi a sentimenti patriottici. Nata a Teramo, ricevette dalla madre la prima educazione. Dopo i soggiorni a Chieti e a Napoli rientrò dal 1842 nella sua città natale dove ebbe tra gli altri come maestri il letterato Stefano De Martinis e il musicista Camillo Bruschelli. Tra il 1850 e il 1860 fu a Napoli, in Puglia e in Sicilia, a Roma, a Firenze, a Bologna e infine a Milano, accolta nei più importanti teatri e salotti letterari, sempre incoraggiando alla lotta contro la tirannia e all’impegno per l’Unità d’Italia. Fu in amicizia e in corrispondenza con intellettuali e politici tra i quali Alessandro Manzoni, il critico letterario Francesco De Sanctis, lo storico Pasquale Villari, i poeti Giovanni Prati e Aleardo Aleardi, il memorialista Luigi Settembrini e lo scrittore Alceste De Lollis; tra le amiche la contessa Clara Maffei che la ospitò spesso nel suo salotto. Visse a lungo a Roma dove fu Direttrice didattica e Ispettrice ministeriale. Seguì poi in varie città il marito Ferdinando Cassone nominato provveditore agli studi. Ritornò infine nella sua amata Firenze dove morì nell’ottobre del 1888. Le migliaia di lettere dei suoi epistolari si conservano in particolare presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e la Biblioteca provinciale Melchiorre Dèlfico di Teramo. Sempre nella biblioteca di Teramo si conserva anche la collezione delle fotografie: quattro album con oltre 400 ritratti d’epoca recanti dediche e pensieri alla Milli rivolti da personaggi della cultura e della politica europea. Testi e componimenti poetici della Milli sono sparsi in centinaia di pubblicazioni edite in varie parti d’Italia; Poco più che ventenne pubblicò la sua prima raccolta Poesie varie (Teramo, Marsilii, 1848), mentre la più importante fu stampata a Firenze dall’editore Le Monnier in due volumi: Poesie 1862-1863).

Ghianda acrostico