Figlio di Pietro Gianelli, ingegnere poi
emigrato e scomparso in Argentina, e di Gennarina Bauducco, deceduta
nel 1883, alla morte della madre, ancora bambino, verrà iscritto in un
collegio. Una volta conseguita la Maturità classica, non sarà in grado
di sostenere le spese per gli studi universitari ma frequenterà
comunque le lezioni del poeta e critico
Arturo Graf presso l'
Università degli Studi di Torino, divenendo amico, in quel periodo, di noti futuri esponenti della scena letteraria e culturale italiana, quali, ad esempio,
Guido Gozzano,
Giovanni Cena e
Nino Oxilia.Dopo aver collaborato con diverse riviste, quali ad esempio:
L'artista moderno,
Il momento,
Studium e
La Riviera Ligure, Giulio Gianelli presterà a Torino la propria opera nel Comitato di difesa dei fanciulli, ispirato alla figura di
Don Bosco. Si trasferirà a Roma nel 1908, per poi collaborare con
Il corriere d'Italia ed
Il popolo romano.Nel 1909, aderirà al movimento per l'alfabetizzazione dei contadini dell'
Agro romano, promosso da
Giovanni Cena e
Sibilla Aleramo, mentre, nello stesso anno, parteciperà attivamente ai soccorsi delle vittime del
Terremoto di Messina.
A Messina salverà due giovani orfani sopravvissuti che porterà con sé a
Roma e dei quali si prenderà cura per tutta la vita: Mario ed Ugo
Morosi. Nel 1911, entrambi i ragazzi compariranno come protagonisti
della novella
Storia di Pipino nato vecchio e morto bambino,
realizzata in quell'anno da Giulio Gianelli per la rivista L'Avvenire e
pubblicata, in seguito, sotto forma di volume, dalla casa editrice de
Il Momento, quotidiano cattolico fondato nel 1903 dall'allora
Arcivescovo di Torino, Cardinale
Carlo Richelmy.
Tra il 1911 ed il 1914, Giulio Gianelli pubblicherà una serie di
piccoli racconti sul giornale Buon augurio, edito dall'Ospizio dei
piccoli derelitti di Milano, oltre a ritornare in Piemonte più volte, in
visita agli amici di un tempo. Morirà a Roma nel 1914, per le
conseguenze di un attacco di tisi, pochi giorni prima dello scoppio
della
Prima Guerra Mondiale.