Visualizzazione post con etichetta Guillaume Apollinaire. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Guillaume Apollinaire. Mostra tutti i post

venerdì 26 agosto 2022

La signora aveva un vestito


La signora aveva un vestito
In ottomano viola scarlatto
E la sua tunica ricamata d'oro
Era composta di due pannelli
Che s'attaccavano sulle spalle
Gli occhi danzanti come angeli
Rideva rideva
Aveva un viso dai colori di Francia
Gli occhi blu i denti bianchi e le labbra molto rosse
Aveva un viso dai colori di Francia
Era scollata in rotondo
E pettinata alla Recamier
Con belle braccia nude
Non si sentirà mai suonare la mezzanotte
La signora nel vestito di ottomano viola scarlatto
E in tunica ricamata d'oro
Scollata in rotondo
Portava a passeggio i suoi riccioli
La sua fascia d'oro
E trascinava le scarpette con le fibbie
Era così bella
Che non avresti osato amarla
Amavo le donne atroci nei quartieri enormi
Dove nasceva ogni giorno qualche essere nuovo
Il ferro era il loro sangue la fiamma il cervello
Amavo amavo il popolo abile delle macchine
Il lusso e la bellezza sono solamente la sua schiuma
Quella donna era così bella
Che mi faceva paura.



Apollinaire
1909

giovedì 26 agosto 2021

Ella passa radiosa.

Ella passa radiosa.
Ella passa radiosa, come la notte
Di climi tersi e di cieli stellati;
Tutto il meglio del buio e del fulgore
S'incontra nel suo sguardo e nei suoi occhi
Così addolciti a quella luce tenera
Che allo sfarzo del giorno nega il cielo.
Un'ombra in più, un raggio in meno, avrebbero
Guastato in parte la grazia senza nome
Che ondeggia sulla sua treccia corvina
O dolcemente le illumina in volto,
Dove pensieri limpidi e soavi
Pura svelano e preziosa la dimora.
Su quella guancia, sopra quella fronte,
Così dolci, serene ma eloquenti,
I sorrisi avvincenti, i colori accesi
Parlano di giorni volti al bene,
Di un animo che qui con tutto è in pace,
Di un cuore che ama innocente!

Guillaume Apollinaire

lunedì 26 agosto 2019

Il canto dell'Amore





Ecco di cosa è fatto il canto sinfonico dell’amore
C’è il canto dell’amore di un tempo
Il rumore dei baci sperduti degli amanti illustri
I gridi d’amore delle mortali violate dagli dèi
Le virilità degli eroi favolosi erette come pezzi contraerei
L’urlo prezioso di Giasone
Il canto mortale del cigno
E l’inno vittorioso che i primi raggi del sole hanno fatto cantare a Memnone l’immobile
è il grido delle Sabine al momento del ratto
Ci sono anche i gridi d’amore dei felini nelle giungle
Il rumore sordo delle linfe montanti nelle piante tropicali
Il tuono delle artiglierie che compiono il terribile amore dei popoli
Le onde del mare dove nasce la vita e la bellezza

C’è là il canto di tutto l’amore del mondo



Guillaume Apollinaire



RispondiNascondi messaggioElimina messaggio

domenica 10 settembre 2017

La nona poesia segreta


Adoro il tuo vello che è il triangolo perfetto 
Della Divinità 
lo sono il taglialegna dell'unica foresta vergine 
Oh mio Eldorado 
lo sono il solo pesce del tuo oceano voluttuoso 
Tu la mia bella sirena 
lo sono l'alpinista delle tue montagne nevose 
Oh mia bianchissima alpe 
lo sono l'arciere divino della tua bocca così bella 
Oh mia carissima faretra 
E io sono il bardotto dei tuoi notturni capelli 
Oh bel naviglio sul canale dei miei baci 
E i gigli delle tue braccia mi chiamano con segni 
Oh mio giardino d'estate
Le frutta del tuo petto maturano per me la loro dolcezza 
Oh mio frutteto profumato 
E io t'innalzo oh Madeleine oh mia bellezza sul mondo 
Come la torcia di tutta luce

Guillaume Apollinaire

La cincia


I soldati se ne vanno lentamente 
Nella notte fonda della città 
Senti battere il mio cuore d'amante 
Questo cuore ne vale ben più di mille 
Perché t'amo perdutamente 
T'amo perdutamente mia cara 
Ho perduto il senso della vita 
Non conosco più la luce 
Perché l'Amore è il mio desiderio 
Il mio sole e la mia vita intera 
Ascoltalo battere il mio cuore 
Un reggimento d'artiglieria 
In marcia il cuore d' Artigliere 
Per te si mette in batteria 
Ascoltalo sorellina 
Sorellina ti prendo tutta 
Tu m'appartieni io t'appartengo 
Facciamo la strada insieme
E dimmi quelle piccole cose
Che consolano chi le ascolta
Un tram scende velocemente
Bucando la notte la notte di vetro
Dove va il mio cuore in reggimento
I tuoi begli occhi m'inviano la loro luce
Senti battere il mio cuore d'amante
Stamattina una cincia è venuta
A svolazzare vicino al mio cavallo
Era forse un angioletto
Esiliato nella graziosa vallata
Dove ho avuto la sua strana visione
I suoi occhi erano i tuoi graziosi occhi
Le sue piume i tuoi capelli
Il suo canto le parole misteriose
Sussurrate alle mie orecchie
Quando siamo soli soli tutti e due
Nella vallata ero così pallido
Per avere cavalcato fin là
Il vento urlava una lunga poesia
Al sole in tutto il suo bagliore
Al bell'uccello ho detto T'amo  

Guillaume Apollinaire

Guillaume Apollinaire


 

pseudonimo di Wilhelm Albert Włodzimierz Apollinaris de Wąż-Kostrowicki
(Roma, 26 agosto 1880Parigi, 9 novembre 1918)
è stato un poeta, scrittore, critico d'arte e drammaturgo francese.
Figlio naturale di Francesco Flugi d'Aspermont, un ufficiale svizzero originario del Cantone dei Grigioni, che non lo riconobbe mai, e di Angelika de Wąż-Kostrowicki, una nobildonna polacca. Si trasferì con la madre in Francia giovanissimo. Apollinaire ebbe un'adolescenza instabile e disordinata, trascorsa tra vaste letture e numerosi viaggi, ma con studi non regolari. Conobbe e frequentò artisti d'avanguardia a Parigi, tra i quali anche i poeti Giuseppe Ungaretti e Max Jacob e il pittore Pablo Picasso. Partecipò alle discussioni sul cubismo in gestazione e, nel 1913, scrisse un saggio su questa scuola artistica. Allo scoppio della prima guerra mondiale, sceglie di arruolarsi come volontario, definendo la guerra "un grand spectacle", ma nel 1916 viene ferito a una tempia e subisce un complesso intervento chirurgico. L'interesse per il moderno lo portò a sostenere anche il futurismo di Filippo Tommaso Marinetti e la pittura metafisica di Giorgio de Chirico. Dato il suo carattere estroso ed irrequieto fu sospettato di essere l'autore del furto del dipinto della Gioconda avvenuto il 20 agosto del 1911 al Museo del Louvre; in seguito a tali sospetti (di cui fu gravato anche Pablo Picasso), fu arrestato ed incarcerato, salvo poi risultare del tutto estraneo ai fatti ed in seguito rilasciato. Del furto risultò poi essere autore un dipendente del Louvre, Vincenzo Peruggia, il quale voleva "restituirlo all'Italia". Il 1910 inaugurò la vita letteraria del trentenne Guillaume (anche se il primo romanzo risale al 1900, seguito nel 1907 dal romanzo libertino-sadomasochistico-grottesco Le undicimila verghe) con i sedici racconti fantastici intitolati L'eresiarca & C., mentre nel 1911 pubblicò le poesie di Bestiario o corteggio di Orfeo e nel 1913 Alcools, raccolta delle migliori poesie composte fra il 1898 e il 1912. Quest'opera rinnovò profondamente la letteratura francese, ed è oggi considerata il capolavoro di Apollinaire insieme con Calligrammes (1918). Sono dei veri e propri componimenti scritti appositamente per formare un disegno che rappresenta il soggetto della poesia stessa. Per quanto riguarda la prosa si possono ricordare: Il poeta assassinato (1916), raccolta di novelle e racconti che si articolano tra l'epico e l'autobiografico, ispirati alle esperienze sul fronte francese della Grande Guerra, dove combatté col grado di sottotenente e venne ferito alla testa, dovendo subire un intervento di trapanazione del cranio; e il dramma Les mammelles de Tirésias (rappresentato nel 1917), nell'introduzione del quale per la prima volta compare la definizione di dramma surrealista. Indebolito dall'operazione chirurgica subita due anni prima, si ammalò di "congestione polmonare"; nello stesso periodo conobbe Jacqueline Kohl, che sposò nel mese di luglio. A novembre si ammalò di influenza spagnola; venne trovato in stato d'incoscienza, e probabilmente già morto, il 9 novembre 1918 nel suo attico parigino, dall'amico Giuseppe Ungaretti che era venuto a comunicargli la vittoria dell'Intesa; accanto c'era la moglie che lo vegliava disperata. Ricoverato nuovamente all'ospedale italiano di Parigi, venne subito dichiarato morto dai medici. Fu sepolto nel cimitero di Père Lachaise, nella stessa città.

Ghianda acrostico