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domenica 22 giugno 2025

La canzone della nonna

 


 

“In mezzo al mare un’isola c’è
e vi comanda la figlia del Re”.

Canta filando l’avola
giù nella stalla. Le tremule note
i bimbi intenti ascoltano.
Sonnecchia in culla l’ultimo nipote.

“Ogni garzone che passa di là,
paga dogana e un bacio le dà”.

Cala di fuori in gelide
falde la neve nella buia notte;
picchia il rovaio e fischia
nell’uscio fesso e per le destra rotte.

“Gentil garzone nell’isola andò:
la damigella baciare non vuò”.

Dura il canto monotono
quant’è lunga la sera e passano l’ore.
Gli occhi dei bimbi chiudonsi
e la lucerna crepitando muore.

“La damigella suo schiavo lo fa:
se non la bacia, più scampo non ha”.

Sulla povera paglia
or dormono tutti, l’uno all’altro accanto,
ma, pur dormendo, sentono
piano agli orecchi della nonna il canto.

“Gli han dato un letto di porpora e d’or,
e le catene son fatte di fior”.

E van sognando l’isola,
la verde isola e il giovane prigione
e la donzella pallida
che i ricci d’or si pettina al balcone.

“In mezzo la mera un’isola c’è
e vi sospira la figlia del Re” 

E anch’essa alcun, la vecchia,
dorme seduta con la testa china,
e sogna che nel cofano,
c’è ancor del pane e un poco di farina.

Costantino Nigra

giovedì 11 giugno 2020

NELL'ORTO


Sotto la torre cadente, nitido
splendeva l'orto al sole;
tra l'erbe e l'umili piante domestiche
olezzavano all'ombra le viole,
 
nell'aria mite fresche olezzavano
dentro ai cespugli ascose;
rovi e stellate pervinche cerule
faceano siepe alle crescenti rose.
 
E la mia giovine madre, nel vespero
versava su gli steli
l'acqua, e benigni su lei versavano
la bionda luce del tramonto i cieli.
 
Acri del tenue fior di basilico
si diffondean gli aromi,
con lieve crepito qua e là sbocciavano
i bottoncini dei non nati pomi;
 
pendean le ciocche delle robinie
gravi di miele, e scosse
dal vespertino soffio di zeffiro
lucean precoci le ciliege rosse;
 
ad ora ad ora gli ultimi petali
sul capo dell'amata
innaffiatrice lenti cadevano
come fiocchi di neve immacolata.
 
Mia madre è morta... da un pezzo. Crebbero
gli arbusti in tronchi enormi.
Madre, da tanto tempo si chiusero
gli occhi tuoi buoni e nella tomba dormi.
 
Ed io ti vedo sempre, nel vespero,
chinata su gli steli
Versar nell'orto l'acqua, e a te versano,
madre, la luce del tramonto i cieli.
 
Costantino Nigra

SIRENA D’ADRIA

A te ride e sfavilla
nell' azzurra pupilla
il lume di serena gioventù;
sotto il labbro sanguigno
invïolato scrigno
di schiette perle d' Orïente hai tu;
e stranamente bionda
sul bianco òmero l' onda
ti scorre immensa della treccia d' or.
Il seducente viso
hai di Sirena, il riso
della Gioconda, e d' una Sfinge il cuor.
Al cenno tuo devoti i pallidi nepoti
di cento Dogi ti vedesti al piè.
Là nella tua Fenice,
casta provocatrice,
mille occhi indarno s' allumaro in te.
Tu temeraria e bella,
salamandra novella,
calcasti illesa i torridi carbon.
Chi sei? Che vuoi? Qual’ ira
d' offeso Dio t' inspira
a farmi udir di tue parole il suon?
 
Costantino Nigra

La casa di Nazaret



Presso la cuna del figliuol divino
sta filando la Vergin benedetta,
e San Giuseppe, con in man l'accetta,
acconcia il tronco d'un reciso pino.
Ma nel tepor primaverile è sceso
leggiero il sonno sulla casa pia;
caduto è il fuso ai piedi di Maria,
dorme Giuseppe sulla panca steso.
E il piccolo Gesù si leva, e il fuso
raccoglie e fila. Ma com'ei lo tocca,
in fino argento cambia si la rocca,
l'arida lana in fila d'oro fuso.
Poi con la pialla il duro albero monda;
come virginei ricci in torti giri,
o nastri pinti nei colar dell'Iri,
la ghirlanda dei trucioli il circonda.
Gli arcangeli in immensa teoria
e i fiammeggianti cherubini in coro,
miran cantando l'umile lavoro
delle mani del figlio di Maria.
Ma dei celesti messi, ecco, la voce
si muta in pianto, e si racchiudon l'ale,
poiché in man dell'artefice immortale
l'albero a un tratto s'è foggiato in croce.


Costantino Nigra

Costantino Nigra


Nacque in provincia di Torino - da Ludovico Nigra e Anna Caterina Revello. Il padre lavorò come cerusico locale e partecipò dapprima come soldato dell'armata di Napoleone Bonaparte e in seguito ai moti insurrezionali del 1821; la madre Anna Caterina era imparentata a Gian Bernardo De Rossi (1742–1831), un orientalista molto apprezzato a livello internazionale. Costantino fu molto legato ai suoi genitori e ai suoi fratelli, in particolar modo al fratello minore Michelangelo che a causa di uno spericolato gioco di Costantino perse un occhio in tenera età. Compì i primi studi a Bairo e in seguito ad Ivrea dove concluse il secondo ciclo scolastico. Nel 1845, grazie ad una borsa di studio, poté iscriversi alla facoltà di giurisprudenza dell'Università di Torino, nonostante il grande interesse per la poesia e la letteratura. Nel corso degli studi universitari non nascose (1848) il sostegno al conflitto bellico del Piemonte con la potenza imperiale austriaca, tanto che decise di arruolarsi nel corpo dei bersaglieri studenti, come volontario. Partecipò alle battaglie di Peschiera del Garda, Santa Lucia e Rivoli, dove fu ferito ad un braccio. Già l'anno seguente rientrò a combattere, assistendo alla sconfitta di Novara. Ripresi gli studi dopo la parentesi bellica, riuscì a laurearsi in legge nell'università torinese. Nigra portò all'attenzione degli italiani una nuova forma di poesia, l'epico narrativa. Prestò servizio dal 1851 al Ministero degli Esteri venendo nominato segretario del primo ministro Massimo D'Azeglio e in seguito di Camillo Cavour, che accompagnò al Congresso di Parigi del 1856 come Capo di Gabinetto. Due anni dopo, nel 1858, fu inviato in missione segreta a Parigi per concretizzare l'ipotesi di alleanza decisa a Plombières tra Napoleone III e Cavour e progettare la guerra tra il Regno di Sardegna e l'Impero austriaco. Svolse un ruolo determinante nella politica estera italiana per il completamento del processo di unificazione dell'Italia dopo la morte di Cavour avvenuta nel 1861. Divenne in seguito ambasciatore italiano a Parigi (1860), San Pietroburgo (1876), Londra (1882) ed infine a Vienna (1885). Durante il suo mandato a Parigi contribuì ai negoziati che portarono, grazie al consenso di Napoleone III, alla conclusione dell'Alleanza italo-prussiana del 1866. Nel 1870, ambasciatore a Parigi, dopo la sconfitta di Napoleone III a Sedan, l'imperatore stesso venne fatto prigioniero. Egli rimase l'unico amico dell'imperatrice Eugenia de Montijo, nominata reggente. Poiché il popolo era insorto proclamando la Repubblica, Nigra l'aiutò a fuggire ed a mettersi in salvo. Nel 1887 rifiutò la carica di Ministro degli Esteri, offertagli dal re Umberto I di Savoia. Fu nominato conte nel 1882 e nel 1890 senatore del Regno d'Italia. Verrà inoltre insignito dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata. Nigra collaborò con accademie italiane e francesi, oltre che con riviste filologiche italiane, francesi e tedesche. Esponente della massoneria, Nigra era stato regolarizzato presso la loggia Ausonia di Torino nel febbraio 1860. Venne eletto gran maestro del Grande Oriente d'Italia il 3 ottobre 1861 pochi mesi dopo la morte di Cavour, ma, nel novembre dell'anno successivo, rinunciò all'incarico. Fra le ragioni che possono aver spinto a lasciare la gran maestranza, vi è il fatto che Nigra rimaneva ambasciatore d'Italia in Francia in un momento in cui la massoneria italiana, repubblicana e garibaldina, aumentava la propria distanza dal Secondo Impero. Nella propria lettera di rinuncia, Nigra faceva comunque diplomaticamente cenno alla propria disponibilità a rappresentare il GOI presso il Grande Oriente di Francia (GODF). Tra le altre ragioni, vi era forse anche l'imbarazzo per un sincero monarchico cavouriano di guidare un'istituzione che negli anni Sessanta sarebbe divenuta vieppiù repubblicana.

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