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venerdì 11 settembre 2026

Gatti rossi e gatti neri

Gatti rossi e gatti neri 

Non molto tempo fa
un gatto rosso
a un gatto nero disse:
_tu se' brutto
porti sfortuna,
quando la strada
tu attraversi
perfino il traffico
si ferma;
io, vedi, son rosso,
il più forte di tutti
gatti bianchi e tigrati,
son d'un color che piace
a gran parte del mondo
da Russia ad Indocina
da Cuba addirittura a Roma.
Il gatto nero poverello
restò confuso
da sì tanta citazion
di potenza
ed ancor più cercò di nascondersi
e non attraversava le strade.
Qualche anno dopo,
e s'era a' giorni nostri,
il gatto rosso,
pe' una dolce gattina
che d'amor miagolava
d'altro capo di via,
attraversò la strada
e un'auto l'arrotò.


Non so l'autore..
copiata da un libro del 1992

giovedì 13 agosto 2026

Le galline vedono colori che tu non puoi vedere

Le galline vedono colori che tu non puoi vedere.

Hanno quattro tipi di coni negli occhi; noi solo tre. Il quarto è sensibile alla luce ultravioletta, così percepiscono su piume, piante e terreno motivi per noi semplicemente invisibili. Una chioccia usa perfino i riflessi UV per capire quali pulcini crescono sani.
E non finisce qui. Altri fatti che cambiano il modo di guardare la gallina del cortile:
Riconoscono individualmente le compagne e anche le persone. Se una ti evita sempre, ti ha identificato bene.
Formano legami preferenziali con certe compagne e si stressano quando vengono separate.
Hanno il sonno REM, la fase che in noi si associa ai sogni. Possono anche dormire con metà cervello, tenendo un occhio aperto per i predatori.
Sentono il sapore salato, ma non il dolce: non hanno il recettore dello zucchero.
Con buone cure possono vivere più di dieci anni, molto più di quanto quasi nessuno immagini.
Ci sono oltre 27 miliardi di galline sul pianeta: l'uccello più diffuso in assoluto, e diverse volte più numeroso di noi.
Sono dinosauri viventi. Gli uccelli, gallina inclusa, sono i parenti attuali più vicini di dinosauri come il T. rex, cosa sostenuta anche dall'analisi delle proteine di collagene fossile (pur con qualche scienziato in disaccordo).
Non hanno ghiandole sudoripare: regolano il calore ansimando, perciò d'estate l'ombra e l'acqua fresca sono vitali.
E corrono a circa 15 km/h quando serve.
L'animale che diamo per più comune ha una biologia più sofisticata di molti animali che chiamiamo intelligenti.

venerdì 3 aprile 2026

Il Gallo Superbo

 

Il Gallo Superbo

C'era un gallo nel pollaio
che non volea fare all'amore
perchè duro avea il core.
Una poera gallina
siu struggea poerina!!!
Coccodè gli voglio anch'io
i pulcin che fan pio pio!!!
Vieni gallo vien da me
cocco cocco coccodè.
Un bel giorno intenerito
fece il gallo il primo passo
e con essa andando a spasso
perse i capo e la sposò!
La gallina assai felice
fece in men che non si dice
un bel covo tutto pieno
di trentova perlomeno.
Cova cova amore mio !
cova, cova assieme a me!
I pulcin faran pio,pio
cocco,cocco, coccodè!
Trenta furono i pulcini
trenta piccoli e carini
e felice il gallo un dì
cantò Chicchirichììììììììììì.
imparata a memoria dalla mia mamma ❤
che era del 1912

domenica 23 novembre 2025

Grillo del focolare

Grillo del focolare

Grillino del focolare,
grillino bello bello,
non so scoprire il tuo castello
eppure ti sento cantare.

Al fuoco le piccole cose
si fanno più belle,
verrà maggio con le rose,
verrà maggio con le stelle.

Verranno i bimbi biondi
con la gabbietta piccina
a cercarti nei buchi fondi
per farti schiavo come una gallina.

Una gallina nera nera,
una gallina che non fa l'ovo,
che sa  un'arietta di primavera
che sa un'arietta del tempo nuovo.

Non c'è autore.
da un mio vecchio libro del 1947

domenica 12 ottobre 2025

Il grillo


La vocetta del grillo
acuta come uno spillo
canta, chiede non so che;
forse piange: ma perché?
Sono nate già le viole,
è per tutto tanto sole,
tanti fiori dentro l'erba,
tanti frutti il dì gli serba...
Lieto è d'essere tornato,
o si lagna, in mezzo al prato?
Grillettino , e chi lo sa:
forse, a notte lo dirà.

non c'è autore.

sabato 11 ottobre 2025

Il bimbo e la lucertolina

Lucertolina, dove sei stata?
Fosti malata?
_Dormivo, bimbo, lì tra le crepe.
or che la siepe
torna a fiorire, che verde è il prato,
nel soleggiato
ritorno e metto l'abito anch'io
che mi dà Iddio:
verde smeraldo. Fuori, tra l'uscio
e il solco sguscio,
ricamo l'oro del pavvimento
e mi contento.

Non c'è autore.

martedì 30 settembre 2025

Il grillo vagabond


Sono un grillo pellegrino

pazzerello e canterino
vivo libero e giocondo
saltellando per il mondo.
Salto sempre allegramente
passo a volo ogni torrente
salto un fosso, un campo, un muro
per cercar grano maturo.
Se non trovo la semente
salto i pasti indifferente
salto anche il venerdì
un po’ pazzo sono sì.
Non mi piace lavorare
preferisco saltellare
potrei fare il ballerino
ma viaggiare è il mio destino.
Mi diverte esser cantante
ma per me, da dilettante.
Canto e salto tutto il giorno
ed a casa mai ritorno
sono un grillo giramondo
un eterno vagabondo.
Così vivere mi va
per goder la libertà.

non c'è l'autore

lunedì 9 giugno 2025

Fido



 Fido (1941-9 giugno 1958)

è stato un cane meticcio vissuto a Luco del Mugello (nel comune di Borgo San Lorenzo, (Firenze), divenuto famoso poiché, dopo la morte del padrone nel 1943, continuò a recarsi per circa quattordici anni, fino alla fine della propria vita, alla fermata dell'autobus, attendendo invano il suo ritorno. Una sera di inverno del 1941, un uomo residente a Luco del Mugello, Carlo Soriani, operaio alle Fornaci trovò in un fosso un cucciolo di cane ferito. Ignorando a chi potesse appartenere, Soriani lo portò a casa e decise di adottarlo, attribuendogli il nome di Fido. Una volta ristabilitosi, il cane si affezionò talmente al suo padrone che ogni mattina lo accompagnava da casa alla piazza centrale di Luco, dove Soriani avrebbe preso la corriera per andare al lavoro. Fido tornava quindi a casa, ma alla sera era di nuovo alla fermata della corriera, attendendo l'arrivo del padrone, che poi riaccompagnava a casa. Il 30 dicembre 1943, in piena guerra, Borgo San Lorenzo fu oggetto di un violento bombardamento alleato: anche le Fornaci furono colpite e molti operai, tra cui Carlo Soriani, perirono. La sera stessa, Fido si presentò come al solito alla fermata della corriera, ma ovviamente non vide scendere il proprio amato padrone. Il fedelissimo animale non si perse d'animo e per i quattordici anni successivi (oltre 5000 volte), fino al giorno della sua morte, si recò quotidianamente alla fermata, nella speranza, purtroppo vana, di veder scendere Soriani. Colpito dalla straordinaria fedeltà di Fido, il sindaco di Borgo San Lorenzo dispose che venisse esentato dalla tassa sul possesso dei cani. Poi gli confermò ufficialmente il diritto di circolare senza museruola (l'animale, essendo inoffensivo, era già da anni "tollerato" dalle autorità locali). Infine gli conferì, il 9 novembre 1957, una medaglia d'oro, alla presenza di molti concittadini e della commossa vedova di Soriani. Nel medesimo anno, il Comune di Borgo San Lorenzo decise di omaggiare Fido con un monumento, collocato nella centrale Piazza Dante, ove si trova tutt'oggi. Nello stesso periodo, Fido destò l'interesse mediatico italiano: le riviste Gente e Grand Hotel pubblicarono la storia del cane, che apparve anche in diversi cinegiornali dell'Istituto Luce. Fido morì il 9 giugno 1958. La notizia fu diffusa al pubblico dal quotidiano fiorentino La Nazione con un titolo a quattro colonne. Il 22 giugno, La Domenica del Corriere commemorò Fido con una commovente copertina firmata da Walter Molino, che ritrasse il cane in punto di morte sul ciglio della strada, con la corriera che ogni giorno attendeva sullo sfondo. Per permettergli di ricongiungersi finalmente con il padrone, Fido fu sepolto all'esterno del cimitero comunale di Luco, ove riposavano le spoglie di Carlo Soriani. Nel 1957, il comune di Borgo San Lorenzo incaricò lo scultore sestese Salvatore Cipolla di realizzare un monumento in onore di Fido, a testimonianza di quell'esemplare storia di amore e fedeltà. L'opera, nota come "Monumento al cane Fido", Sul basamento, campeggiava la dedica: "A FIDO, ESEMPIO DI FEDELTÀ".

lunedì 26 maggio 2025

La gazzella e il leone

Una giovane gazzella
si beffava d'un leone
vecchio e con la tremarella:
"Ah!! fossi almeno un pò pentito
delle tante malefatte!"
E il leone risentito:
"Si, di quante non ne ho fatte!"
La vecchiaia senza denti
dà saggezza ai prepotenti.
Non so l'autore.

mercoledì 21 giugno 2023

La Farfalla.

 
La Farfalla.
Simboleggia la rinascita, la trasformazione, la speranza, il coraggio, la bellezza ma anche l’inconsistenza della felicità.
La metamorfosi che – conduce l’animale dalla condizione di bruco a quella di larva e infine di farfalla – meraviglia da sempre gli uomini, spingendoli a riflettere sulla propria trasformazione spirituale, spiega “L’Enciclopedia dei Simboli” di Hans Biedermann. Non è un caso che sulle tombe antiche vi siano frequenti rappresentazioni di farfalle. Anche il dio del sonno, Hypnos, porta spesso ali di farfalla e così tutta una serie di piccole creature del Regno Invisibile.

 La farfalla nelle culture del mondo

Dall’antico Messico alla Cina, la farfalla gode da sempre di grande considerazione. In Cina, spiega “L’enciclopedia dei simboli”, simboleggia – il giovinetto innamorato che sugge fiori e frutti. – Ma anche la lunga vita e la bellezza. 

Nell’antico Messico simboleggiava il fuoco fiammeggiante posto in relazione con l’immagine del Sole. Era anche – attributo del dio della vegetazione Xochipilli – e associata a un coltello di pietra rappresentava la dea Itzpapalotl. La si ritrova spesso anche su oggetti ed edifici religiosi delle antiche civiltà precolombiane.

In Giappone è il simbolo della vergine e – due farfalle che danzano insieme sono segno di un matrimonio felice -, spiega l’Enciclopedia dei Simboli.

Presso i nativi americani, c’era chi credeva che gli antenati comunicassero attraverso questi insetti e chi considerava la loro presenza un segno di gioia e speranza. Fatta eccezione per le farfalle nere, più spesso associate alla malattia. 

Per gli antichi greci psyché significa anima ma anche farfalla. Non a caso, in diversi monumenti antichi, l’anima veniva rappresentata con ali di farfalla. E a quanto pare anche la mitologia celtica la considerava simbolo dell’anima.
Gli antichi Egizi, che consideravano la morte una fase transitoria, erano soliti inserire delle farfalle dorate nelle tombe, spiega “La farfalla: mito e bellezza“. E a quanto pare – iniziarono la pratica della mummificazione in seguito all’osservazione della metamorfosi della farfalla. 

Cosa significa vedere una farfalla in sogno?
La farfalla indica trasformazione, crescita a fasi, bisogno di libertà. Oppure la necessità di essere più teneri e gentili con se stessi. Se la si vede in volo, può indicare fra le altre cose un’attitudine allegra. Dal punto di vista mentale-spirituale, il libro suggerisce che la farfalla rappresenta l’essenza dell’anima e che invita, in sogno, a prestare maggiore attenzione al proprio sé più bello.


 

venerdì 30 settembre 2022

Animali spiegati da Ramon Gomez de la Serna




Se si guardano di giorno gli occhi dei gatti, sembra che si siano dimenticati di spegnere la luce in camera da letto.
I gabbiani sono nati dai fazzoletti che si dicono addio nei porti di mare.
La rondine arriva da tanto lontano perché è freccia ed arco. Contemporaneamente.
I pinguini sono bambini scappati da tavola col bavaglino addosso e macchiato d'uovo.
Le farfalle le fanno gli angeli durante l'orario d'ufficio.
Le serpi sono le cravatte degli alberi.
Un gatto salito su un albero crede di essersi reso indipendente dal mondo.
All'imbrunire passa in volo rapido una colomba che porta la chiave con cui chiudere il giorno.
Il pavone è come quei bambini che si vestono di carnevale quando non è carnevale.
Il leone ha sulla punta della coda il pennello da barba.
L'aragosta invece degli occhi ha dei binocoli da teatro.
L'orso bianco sta sempre avvolto nel suo accappatoio da bagno.
Il polpo è la mano che cerca tesori nel fondo del mare.
La posizione della cicogna su una zampa sola si deve alle lunghe attese prima che nascano i bambini.
Le sardine sono le lamette da barba del mare.
La chiocciola sta sempre salendo su per la sua scala.
Ciò che più fa arrabbiare la balena è che la chiamino cetaceo.
I granchi sono mani di pianisti inesperti che suonano barcarole.

Ramon Gomez de la Serna


martedì 19 novembre 2019

Animali portaprofumi

 

Tra gli animali che hanno avuto da madre natura la proprietà di contenere, nei loro organi, oli essenziali, allo stato naturale, ricordiamo il Capretto selvatico detto  portamuschio, che porta sotto l'addome una tasca con circa trenta grammi di preziosissimo muschio, (solo i maschi hanno questa prerogativa); lo Zibetto, ferocissimo animale delle regioni calde, che tiene sotto la pancia la tasca da profumo. Questo profumo di zibetto, noto fin dall'antichità, è molto pregiatoe curativo; il Castoro, da una ghiandola del quale viene estratto il castoreo, è usato come aroma in cucina e profumeria.; e infine il Capodoglio, dal quale pare si origini l'ambra grigia, emana un particolare odore  la secrezione del capodoglio che è divenuta l’ingrediente per alcuni tra i profumi più costosi al mondo.

giovedì 24 ottobre 2019

Il Pavone


 
Originario delle foreste dell'India, è stato importato in Europa dai Romani, i quali lo allevavano non solo per la sua bellezza, ma anche per la prelibatezza delle sue carni.
Il Pavone è collegato con i simboli astrali e può rappresentare il cosmo, il cielo, il cerchio, il sole o la luna (a causa della forma e del colore della coda). In India è un uccello solare , l’ uccello di molti dèi, in particolare, di Buddha. Disegnare le sue ali, che ricordano molti occhi, nella mitologia indiana, rappresenta l'immagine di un cielo stellato. Mentre per un pavone il giorno è notte, e la notte è giorno.
Il Pavone con un serpente in becco rappresenta la vittoria della luce sulle tenebre. Le bellissime piume del pavone reagiscono come antiveleno di un serpente. Sulle monete romane era raffigurato un pavone come segno di apoteosi.
Nell'Islam, il glorioso pavone visto con tutta la sua magnifica coda indica sia l'universo o la luna piena o il sole o lo zenit. Al Pavone si attribuisce la bellezza reale, così come l'incorruttibilità, il coraggio e la resistenza. Il Pavone era associato alla fertilità e all'immortalità. A volte era inserito nel tronco dell'albero del mondo, che sottolineava simbolicamente l'abbondanza e la fertilità.
Probabilmente nell’ antica Persia, un paio di pavoni di immagine simmetrica su entrambi i lati dell'albero del mondo, rappresentavano una dualità (nel contesto del simbolismo globale dei gemelli) ed allo stesso tempo la sua unità superiore.
Per i Greci pavoni raffiguravano l’attributo degli dèi immortali, ed erano dedicati a Hera, la moglie di Zeus.
In India, il pavone era considerato l'uccello reale, e lo tenevano nel serraglio del palazzo. Nella mitologia induista, il pavone aveva contatto con i simboli solari ed era venerato come un uccello sacro. Nella leggenda sufi spirito del mondo, creato da Dio, ha la forma di un pavone.
Nell'arte cristiana si erge come simbolo di immortalità in base alla credenza che il bellissimo piumaggio di questo animale cade in autunno per rinascere coloratissimo a primavera, la stagione in cui i cristiani festeggiano la Pasqua e la Resurrezione.Inoltre i suoi mille occhi sono stati considerati emblema dell'onniscienza di Dio.

domenica 29 settembre 2019

Il Quagga

 
Il Quagga si estingue l'ultima zebra a metà,
quella con le strisce solo sul collo. Davanti zebra, dietro cavallo. Il Quagga ( Equus quagga quagga), infatti, le strisce ce le aveva solo su testa, collo e metà del corpo. Il resto (gambe e coda escluse, che erano bianche) era marroncino. Gli ultimi a poterla descrivere così, dal vivo, furono gli inservienti dell’Artis Magistra Zoo di Amsterdam, dove la zebra aveva passato gli ultimi sedici anni della sua vita, fino a quel 12 agosto 1883, quando, senza apparente scalpore, qualcuno ne registrava la morte. Lì per lì, infatti, la notizia non disturbò più di tanto naturalisti e zoologi: nessuno sapeva che quell’esemplare era l’ultimo della sua specie. Ma nei Paesi Bassi di quelle zebre non ne arrivarono mai più, perché laggiù, nel loro habitat naturale – la regione africana del Karoo e dell’allora Stato Libero dell’Orange - quegli animali erano scomparsi. A sterminare tutti i quagga erano stati gli Europei durante le loro incursioni di caccia su suolo africano, condotte un po’ per divertimento un po’ per necessità, visto che la carne di quella zebra era commestibile e che con la pelle si potevano fare vestiti e bisacce.
 

Ci donarono