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venerdì 26 maggio 2023

Magie Lunari

 

Fosche rupi, dal tempo incise e rotte

tragicamente, intorno a una fanghiglia

d'acque morte, sogguardan nella notte

sorger la luminosa meraviglia

   che scenderà tra poco alta sui gioghi.

Guardan, sentendo attingerle il portento

che muterà le vette orride in roghi

sacri, e gli stagni in puri occhi d'argento.

 Vittoria Aganoor Pompilj


giovedì 26 maggio 2022

Domani!

 

Domani!

«
Domani!» Che avverrà domani? Quale
miracolo potrebbe una speranza
risuscitare? Potrà mai la terra
fendersi e scoperchiarsi un'inchiodata
bara, e di nuovo accendersi due spenti
occhi, e una bocca suggellata ancora
aprirsi alle parole? Quelle rigide
mani, potranno mai come una volta
le mie stringere ancora? Ecco, domani
io questo penserò, come oggi ieri
e sempre. Così i giorni, i mesi e gli anni
passeranno e dovrò, placida in volto
attendere ai doveri, ai modi, agli usi
della vita; sorridere ai cortesi
motti, pensare alle mie vesti, e dire
parole... Sono tutte eguali ormai
l'ore per me, solo la notte è forse
più tormentosa. Io penso i riposanti
profondi sonni i lunghi
oblìi di quelli abbandonati sonni.

VITTORIA AGANOOR  

mercoledì 26 maggio 2021

Fratelli, vogliamo amarci?

 
 


Vogliamo bandire gli odi, bandire ogni forma
d'insidia, d'invidia, di frode? Tutte
le oscure passioni della nostra
vanità siano vinte, e parli sola
alta, libera, schietta, quella voce
che sale dall'anima, quella voce
che talora è coperta dalle grida
d'un triste orgoglio, dall'atroce rabbia
di Caino. Vogliamo amarci e amare
il Bene? E far il bene, e salire
con ali di forza ogni scuro
abisso, e stretto tenendo nel pugno
il nostro volere, lucente ed acuto.
come affilata spada, contro il vigile
nemico, il male? Vogliamo che tutti
cadano i baluardi, le catene
siano tutte spezzate, e con sereni
occhi, guardare questo inesplorato
prodigioso universo di sovrane
bellezze, questo piano, queste selve,
e quei monti e quel mare?
In un concorde
atto, le mani cerchino le mani
per la stretta fraterna e la parola
commossa dica: «Amiamoci! Domani
non più potremo perdonarci, e all'ora
fuggente dare una speranza un sogno.
o un dono di pietà. Domani, o dolci
fratelli che con noi vedete il sole
e queste chiare notti, e questo i eterno
miracolo d'insonni astri, morremo ».

 Vittoria Aganoor Pompilj

 

martedì 26 maggio 2020

SCHIZZO


La luna rossa e tonda
si leva su dai prati
lontani, che di cenere
la notte ha colorati.
Dell'infinita landa
la grigia tinta uguale
solo rompe il fantasma
d'un candido casale.
Sorride il plenilunio
a quel candor;sull'aia
un nero cane immobile
guarda la luna e abbaia.
V.Aganoor

Preghiera


Voi sapete, o Signore, se ho patito
voi sapete, o Signore,
se tutte quante l'armi del dolore
han questo cor ferito.
Solo una tregua a ripigliar vigore
onde resister poi
ai novi assalti, a Voi domando, a Voi
che sapete, o Signore.
V.Aganoor

Domani!




«
Domani!» Che avverrà domani? Quale
miracolo potrebbe una speranza
risuscitare? Potrà mai la terra
fendersi e scoperchiarsi un'inchiodata
bara, e di nuovo accendersi due spenti
occhi, e una bocca suggellata ancora
aprirsi alle parole? Quelle rigide
mani, potranno mai come una volta
le mie stringere ancora? Ecco, domani
io questo penserò, come oggi ieri
e sempre. Così i giorni, i mesi e gli anni
passeranno e dovrò, placida in volto
attendere ai doveri, ai modi, agli usi
della vita; sorridere ai cortesi
motti, pensare alle mie vesti, e dire
parole... Sono tutte eguali ormai
l'ore per me, solo la notte è forse
più tormentosa. Io penso i riposanti
profondi sonni i lunghi
oblìi di quelli abbandonati sonni.

VITTORIA AGANOOR 

martedì 28 maggio 2019

Passeggiata Francescana



Santo Francesco, un triste parmi udire
fischiar di serpi sotto gli arboscelli.
 «Io non odo che il placido stormire
della pineta e l'inno degli uccelli».
 Santo Francesco, vien per la silvestre
via, dallo stagno, un alito che pute.
 «Io sento odor di timo e di ginestre;
io bevo aria di gioia e di salute».
Santo Francesco, qui si affonda, e ormai
vien la sera e siam lunge da le celle.
«Leva gli occhi dal fango, uomo, e vedrai
fiorire nei celesti orti le stelle».

Aganor Pompilj Vittoria

La bella bimba dai capelli neri



   
La bella bimba dai capelli neri
è là sul prato e parla e gioca al sole.
Io so quei giochi e so quelle parole;
rido quel riso e penso quei pensieri.
Son io la bimba dai capelli neri.
   
Ed anche io vedo una fanciulla bruna,
gli occhi sognanti al ciel notturno fisi.
Quante chimere e quanti paradisi
negli occhi suoi! Te li rammenti, o Luna,
gli occhi febei della fanciulla bruna?
   
Ora è stanca; la penna ecco depose.
e la man preme su le ciglia nere.
Di quanti sogni e quante primavere
vide sfiorir le immacolate rose?
Ora è stanca; la penna ecco depose.

Vittoria Aganoor Pompilj

venerdì 30 giugno 2017

Canto d'Aprile

 
Canto d'Aprile

Canta una voce: - O genti dolorose
io vengo, io vengo! Aprite alle speranze
il core, aprite le rinchiuse stanze
alla giungente carica di rose.

Io vengo, io vengo! Ogni deserto ed ogni
rupe fiorisce; levate la testa
e sorridete; io vengo per la festa
meravigliosa, carica di sogni.

D’un più costante e luminoso Maggio
la promessa vi reco. O contristati
cuori, o negletti, o vinti, o disamati,
o vacillante umanità, coraggio! -   
 
Vittoria Aganoor Pompilj

Vittoria Aganoor Pompilj




Vittoria Aganoor Pompilj
(Padova, 26 maggio 1855Roma, 8 maggio 1910)
è stata una poetessa italiana.

Figlia di Edoardo Aganoor, conte di origini armene, e di Giuseppina Pacini, trascorse l'infanzia a Padova, spostandosi presto a Venezia con la sua famiglia. Andrea Maffei e Antonio Fogazzaro, tra gli altri, frequentavano la sua casa. Ebbe Giacomo Zanella come maestro per circa quindici anni: egli fu anche testimone dei suoi primi passi di poeta. Nonostante il trasferimento della sua famiglia a Venezia, Vittoria continuò a tornare a Padova e a vivere per lunghi periodi nella casa dei nonni per studiare con Zanella. Nel 1876 il suo maestro le fece pubblicare un saggio poetico che conteneva anche alcune liriche della sorella Elena Aganoor. Nello stesso anno, la sua famiglia si trasferì a Napoli. La conoscenza di Enrico Nencioni la fece approdare alla lettura di autori stranieri e l'aiutò a mettere a fuoco le sue qualità. Era particolarmente legata al padre, la cui morte mentre Vittoria era ancora giovane le lasciò per sempre un vuoto incolmabile. Dopo questo lutto, Vittoria si trasferì nuovamente a Venezia, nel 1890 circa. Mantenne per lunghi anni rapporti epistolari con i padri mechitaristi dell'Isola di San Lazzaro (o Isola degli Armeni, a Venezia) con cui suo padre, profondamente religioso, aveva stretto relazioni di amicizia. A questo periodo risale gran parte del suo carteggio epistolare, che testimonia della sua vivace attività intellettuale, insieme alle liriche pubblicate su varie riviste letterarie. Fu suo amico anche il poeta Domenico Gnoli, con il quale scambiò una fitta corrispondenza fin dal 1898, quando Vittoria gli inviò una propria lirica da pubblicare sulla rivista da lui diretta. Si incontrarono di persona a Venezia poco dopo, nell'agosto 1898, e la loro amicizia proseguì fino all'anno in cui Vittoria si sposò. Estremamente garbata e piacevole all'esterno, nascose sempre il suo carattere tormentato e depressivo, che trovava sfogo, invece, in alcune sue liriche in cui si parla di incomunicabilità, desiderio di morte e di potenza, desiderio di libertà dalle regole e costrizioni del vivere civile. Si occupò per lunghi anni della madre, cui era legata da un forte legame affettivo, e solo dopo la sua morte, nel 1899, cominciò a pensare ad un proprio percorso di vita autonomo. Precocissima nello scrivere, la sua natura perfezionista e ambiziosa la indusse a mostrare le sue poesie solo nella cerchia di conoscenti e amici, sollecitando il parere di insigni letterati dell'epoca, con i quali manteneva corrispondenza. Di tanto in tanto sue liriche erano pubblicate su riviste letterarie, riscuotendo ammirazione e dandole una fama di poetessa aristocratica e riservata cui Vittoria teneva molto. Pubblicò soltanto a quarantacinque anni il suo primo libro, Leggenda eterna (1900), su sollecitazione dei suoi amici. Considerata da Benedetto Croce una scrittrice spontanea e fresca (La letteratura della nuova Italia), fu per lunghi anni reputata tale dalla critica letteraria, fino agli anni '70, quando la sua opera venne rivalutata anche alla luce di un'edizione parziale delle sue lettere: Vittoria aveva sempre rifiutato l'immagine di poetessa immediata e spontanea e dichiarava di scrivere "di testa" e non con il cuore. Infatti, le sue liriche sono pienamente inserite nelle correnti letterarie del suo tempo, e mostrano richiami a Gabriele D'Annunzio, ai Crepuscolari, all'amato Giacomo Leopardi, e agli amici Nencioni e Domenico Gnoli. Nonostante tenesse molto alla propria fama di poetessa, l'ambizione primaria di Aganoor, come indicano sue lettere ad amici di famiglia, era quella di operare nella società sfruttando il ruolo di primo piano che le davano le sue origini prestigiose: sentì quindi la necessità di cercare un matrimonio che le desse l'opportunità di sfruttare al meglio le sue doti di intelligenza e capacità relazionali, che aveva sempre dimostrato nei salotti della sua cerchia di amici e conoscenti. Frequentò spesso la città di Cava de' Tirreni dove viveva la sorella Angelica a cui era molto legata. Nella città di Cava, ospite del barone Abenante in località Arco Campitello, compose una lirica dedicata proprio alla predetta campestre località cavese, dopo aver assistito alla tradizionale caccia dei colombi, che si svolge annualmente in loco e risalente all'epoca longobarda. Il 28 novembre 1901 sposò a Napoli il nobile deputato Guido Pompilj, cui la univa un fortissimo legame di affetto, nato anche dalla sua ammirazione per questo brillante uomo politico. Con lui si trasferì a Perugia. Gli impegni in società, legati alla sua vita perugina, sono intervallati da lunghi periodi a Magione nella villa di proprietà del marito a Monte del Lago. Del 1908 le Nuove liriche: pacate, descrittive, chiare e armoniose come le prime, ma senza la "tensione" di quelle, la "teatralità" dolorosa che le aveva contraddistinte nel loro esprimere incomunicabilità e rivolta. Ricoverata in clinica a Roma, per sottoporsi ad un'operazione legata probabilmente all'insorgenza di un cancro, morì improvvisamente nella notte, lasciando nello sconcerto tutti i suoi cari. Il dolore provocato dalla sua scomparsa portò il marito a togliersi la vita quel giorno stesso. Il gesto di Guido Pompilj conferì un'aura romantica al loro matrimonio e pose le poesie di Vittoria in ottica del tutto nuova, favorendone la divulgazione. Tuttora restano inedite molte delle lettere di Vittoria, e nel Convegno tenutosi a Padova per i 150 dalla sua nascita è stata manifestata la preoccupazione per l'attuale mancanza di un archivio che preservi i suoi scritti: alcuni potrebbero risultare già irrecuperabili, in particolare parte delle lettere e delle bozze di elaborazione delle sue liriche. Per quanto riguarda le sue opere, esiste un'edizione completa ma ormai molto datata, contenente tutta la sua produzione, comprese delle rime sparse. L'edizione contiene anche un'introduzione che parla per accenni della sua vita e delle sue poesie. In suo onore è stato istituito il Premio Vittoria Aganoor Pompilj.

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