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mercoledì 15 dicembre 2021

Una Ristampa?


Una Ristampa? - Sì: non mi vergogno,
Donne, di dire a voi la verità;
Stampai la prima volta per bisogno,
Ed or ristampo per necessità;
Non è meglio che godano gli autori,
Che quegl'ingordi degli stampatori?
Voi però che capite la ragione,
Spero che niuna mi sarà contraria
Se faccio al libro mio l'Introduzione;
Perché l'introduzione è necessaria
In ogni cosa, sia pur buffa o seria,
Prima che uno scrittore entri in materia.
Ma, Donne, io che volete che vi scopra?
Al più, al più, quel che scoprir vi posso
È la miseria che mi trovo addosso.
Ma perché non vi spiaccia, o desti orrore,
L'orpellerò di lusinghier concento;
Così Frank, astutissimo dottore,
Ricoprìa le sue pillole d'argento;
E il fanciullin, che non sapea di più,
Vedeale belle, e le tirava giù.
Non crediate però, Donne mie care,
Che con questo libretto in poësia
Passar pretenda ai posteri; eh vi pare!
Ci voglion altre barbe che la mia!
Pur gioïrò se, dopo averlo letto,
Esclamerete: oh pazzo maladetto!
Qualche galanteria; ché non son cose
Coteste da pigliarsele in bernesco:
E poi, vi parlo da sincero amico,
Certe cose le faccio, e non le dico.
No, no: sol vi dirò, Donne mie belle,
Poiché mi ridon gli anni giovanili,
Come nacquero queste bagattelle,
Che da voi lette diverran gentili;
Ché pregio è sol di Voi, Donne adorate,
Il rendere gentil ciò che guardate.

Antonio Guadagnoli

domenica 15 dicembre 2019

IL NASO


Donne, perchè se qualche volta a caso
Gli occhi, senza pensarci, in me volgete,
Io vi sento esclamar: guarda che naso!
E sotto i baffi poi ve la ridete?
L'ornamento più bel d'un uomo intègro,
Vi desta, Donne mie, l'umore allegro?
Se piaciuto è alla provvida Natura,
Favorirmi d'un Naso magistrale,
Che d'interrogativo ha la figura,
E che far ci vorreste? in caso tale
Al par di me, Donne, sapete bene,
Che bisogna pigliarlo come viene.
Anzi vi giuro sulla mia parola,
Parole di Poeta e di Dottore,
Che questo Naso fece sempre gola
A chi seppe comprenderne il valore:
Chè indizio è un Naso maestoso e bello,
Di gran... e di gran che? — di gran cervello
E adesso ch'è fra noi comune usanza,
Birci o non birci, di portar gli occhiali,
Per darsi una cert'aria d'importanza,
Ci voglion Nasi grossi e madornali:
Se no, scusate la domanda onesta,
Metteteci gli occhiali, e che ci resta? 
 
Antonio Guadagnoli

AGLI AMICI



 Voi che leggete tante Poesie,
Né le leggete sol, ma le comprate,
Spero che comprerete anche le mie,
Quando le avrò in un tomo ristampate,
E in un sesto piccin come il presente,
Onde v'entrino in tasca facilmente.
Sì, se i fati non sono a me sinistri,
Spero che nell'April metterò fuori In Pisa,
presso Sebastiano Nistri,
E con licenza de' superiori,
Metterò fuori il NASO, indi la CODA,
D'AMOR LA PENA,
ed il COLOR DI MODALE ROY,
qualche DEDICA e SONETTO,
TUTTE LE DONNE SON DI MIO PIACERE,
MUSICAE AMORE,
L'ABITO, IL CADETTO,
Del CRISTAL LA ROTTURA e del BICCHIERE,
La CIARLA, i BAFFI, la BEFANA, il BUE,
E tutto questo per Fiorini due.
Intendiamoci! dico due fiorini,
Ma son pronto a pigliar dagli Associati
Testoni, lire, paoli, madonnini,
Purchè non sian bucati, nè tosati,
Ma sieno intatti, e del valor perfetto
Di due fiorini, come sopra ho detto.
 
Antonio Guadagnoli

L'ADDIO A BARGA

Giacché vuol la sorte ria
Ch'io domani vada via,
Agli amici, e alla natale
Del Bargèo terra ospitale,
Prima almen del partir mio
Voglio dar l'ultimo addio;
E benché dubbio non nasca
Che il buon vino non vuol frasca,
Pure in versi dir ne vo'
Tutto il ben che posso e so.
Che? non merita forse Barga
Che si scriva? che si sparga,
Tanto in prosa quanto in rima,
Che d'un colle siede in cima,
 E che in cerchio la vagheggiano Ardui monti che verdeggiano
Qual d'olivi, qual di viti,
Qual degli alberi graditi
Che producono quel frutto
Che dà gusto da per tutto,
Tanto è amabile e squisito,
Tanto è dolce e saporito?
Piace ai giovani ed ai vecchi,
Piace ai grassi e piace ai secchi;
Piace ai nobili, ai plebei,
Ai cristiani ed agli ebrei;
Piace ai frati, piace ai preti,
Ai filosofi, ai poeti;
Piace ai sudditi ed ai re,
Piace a voi e piace a me.
 
 Antonio Guadagnoli

Antonio Guadagnoli




(Arezzo, 15 dicembre 1798 - Cortona, 21 febbraio 1858)
è stato un poeta e letterato italiano.
Figlio del poeta bernesco Pietro Guadagnoli, studiò presso il seminario di Arezzo, per poi laurearsi in giurisprudenza nel 1821 all'Università di Pisa. Tra il 1832 ed il 1854 collaborò ogni anno all'almanacco “Sesto Caio Baccelli” dell'editore fiorentino Formiggini, occupandosi delle Prefazioni, che componeva in sesta rima. Insegnò lettere in varie scuole pisane ed aretine fino al 1847, quando grazie ad una cospicua eredità, poté vivere di rendita, e occuparsi di politica. Nel 1848 divenne infatti gonfaloniere di Arezzo. Si mostrò nell'occasione fervente liberale, e nonostante l'ordine governativo di impedire l'ingresso in città a Giuseppe Garibaldi (profugo dopo la caduta della Repubblica Romana), rifornì di viveri i legionari garibaldini. La sua produzione letteraria (poesie, novelle) ha sempre un tono divertito e colloquiale; ma « del Berni, cui vorrebbe paragonarsi, gli mancano le qualità essenziali, sebbene arguzia e satira, talvolta equivoca, non gli facciano difetto ».Ebbe comunque un nugolo di imitatori: Arnaldo Fusinato, Norberto Rosa, G. Cavalieri, C. Masini, A. Bargiacchi, F. Guidi, G. Brini, A. Paperini, Antonino Nicosia, Lorenzo Borsini, ed altri.

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La chiesa dell'Amore In mezzo alla campagna sola stai, O casa del Signore! Arde sui tetti il sole, e le campane cantano lassù come gran ...