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lunedì 15 novembre 2021

La Poesia

 

Non piace neanche a me:
ci sono cose ben più importanti di tutte quelle astruserie.
 Eppure, con tutto il disprezzo possibile, leggendola, uno scopre
che dopotutto c’è in essa qualcosa di autentico.
Mani che possono afferrare,
occhiche possono spalancarsi,
capelli che possono drizzarsi  se serve:
e queste cose non sono importanti
perché è possibile spiegarle in modo pretenzioso
ma perché sono
utili.
Quando sono così elaborate da diventare incomprensibili
si può dire lo stesso di ognuno di noi,
che non ammiriamo quel che
non riusciamo a capire:
il pipistrello appeso sottosopra
o in cerca di qualcosa da mangiare,
elefanti al lavoro, un cavallo selvaggio che si rotola,
il lupo infaticabile sotto un albero,
il critico irremovibile che rabbrividisce
come un cavallo quando /sente una pulce,
il tifoso di base-ball, l’esperto di statistica,
senza escludere «documenti d’affari elibri scolastici»;
tutti fenomeni importanti.
Eppure una distinzione va fatta:
se sono dei mezzi poeti a metterli in risalto,
il risultato non è poesia,
né lo sarà finché i poeti tra noi non diventeranno
«letteralisti dell’immaginazione», superiori
a insolenza e volgarità e non offriranno al nostro esame
«giardini immaginari con veri rospi dentro».

Ma intanto, se per un verso vuoi
la materia prima della poesia
in tutta la sua crudezza e
per un altro
quel che c’è
di autentico,
beh, allora t’interessa, la poesia.

Marianne Moore

IN QUESTA ETÀ

 


IN QUESTA ETÀ DI ASPRA AMBIZIONE
GIOVA LA NONCURANZA E

“in verità, non è
affare degli dèi cuocere vasi d’argilla”. Non lo fecero
in questa circostanza. Alcuni
rotarono sull’asse del proprio valore,
come se l’eccessiva popolarità potesse essere un vaso;

non si avventurarono
in una professione di umiltà. Il cuneo levigato
che poteva spaccare il firmamento
era ammutolito. Infine si buttò via da se stesso
e ricadendo conferì ad un povero sciocco un privilegio.

“Superiore in altezza a tutti gli altri
di quanto può esser lunga una conversazione
di cinquecento anni”, ci fu uno che raccontava cose
che non avrebbero potuto mai essere vere –
ed erano migliori le sue storie di tutta l’insocievole, senile

filastrocca che parla di certezza;
il suo recitare in sordina era più tremendo, nella sua
efficacia,

del più feroce assalto a viso aperto.
Il bastone, la sacca, la finta incoerenza
dei modi sono i segni che rivelano quell’arma, la
salvaguardia di se stessi.

 Marianne Moore

Marianne Moore


(Kirkwood, 15 novembre 1887 – New York City, 5 febbraio 1972)
è stata una poetessa e scrittrice statunitense appartenente al modernismo.

Marianne Moore nasce nella casa parrocchiale della chiesa presbiteriana di cui il nonno materno, John Riddle Warner, era il pastore. Figlia di un ingegnere e inventore, John Milton Moore, e sua moglie, Mary Warner, Marianne cresce nella casa del nonno, il padre essendo stato ricoverato in un ospedale psichiatrico prima della sua nascita. Nel 1905, la Moore frequenta il Bryn Mawr College in Pennsylvania e si laurea quattro anni dopo. Ha insegnato all’Indian Industrial School di Carlisle, fino al 1915, quando la Moore comincia a pubblicare poesie professionalmente.  In parte a causa dei suoi diversi viaggi in Europa prima della prima guerra mondiale, Marianne Moore attrae l’attenzione di vari poeti, tra cui Wallace Stevens, William Carlos Williams, Hilda Doolittle, T. S. Eliot, e Ezra Pound. Dal 1925 al 1929, la Moore lavora come editore della rivista letteraria e culturale The Dial. Questo le diede un ruolo simile a quello di Pound, e la possibilità di incoraggiare poeti promettenti, tra cui Elizabeth Bishop, Allen Ginsberg, John Ashbery e James Merrill, di pubblicare i suoi primi lavori, e di raffinare la sua tecnica poetica. Nel 1933, la Moore ha ricevuto il premio Helen Haire Levinson Prize dalla rivista Poetry. Il suo Collected Poems del 1951 è il suo lavoro più premiato: ha ricevuto il Premio Pulitzer, il National Book Award, e il Bollingen Prize. Moore diviene una celebrità minore nei circoli letterari di New York. Si reca a incontri di pugilato, partite di baseball e altri eventi pubblici vestita in quello che divenne poi il suo abbigliamento tipico, un cappello a tricorno e un mantello nero. Appassionata di atletica e di atleti, era una grande ammiratrice di Muhammad Ali, per cui scrisse un’introduzione al suo album I Am the Greatest!. La Moore ha continuato a pubblicare poesie in varie riviste, incluse The Nation, The New Republic e Partisan Review, oltre che a pubblicare diversi libri e raccolte di poesie e critiche. Marianne Moore è stata in corrispondenza per qualche tempo con W. H. Auden e Ezra Pound durante la sua carcerazione.

 

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