Visualizzazione post con etichetta Edoardo Firpo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Edoardo Firpo. Mostra tutti i post

lunedì 20 aprile 2020

La casa color nespola


Ogni volta che dobbiamo passare
accanto alla vecchia casa in riva al mare
- il mare è quasi sempre pieno di cielo
con piccole spume bianche -
ricordiamo gli amici che vissero
per tanti anni in quella pace, finché
l'ora che veniva dalla Castagna
e si allargava a cerchi sulla campagna,
come la leva dello scambio è scattata.
Fu quando l'unico figlio
con gli occhi pieni di luce gli mancò.
E allora andarono via, lontano
dai muri dei suoi vecchi,
portando chissà dove la loro tristezza.
E ciò che mi dà più da pensare,
tornando a questi posti,
è vedere come il tempo livella
tutti gli eventi e come si sigilla
sul relitto più dell'acqua in mare.
Così ritorna il sole ogni mattina
a illuminare la casa color nespola,
il filo dell'orizzonte sulle canne da pesca,
e i bastimenti
che fuggono tra i rami come uccelli.

 Edoardo Firpo

Camminai una mattina


Quando nelle belle mattine
limpide di primavera
che lungo le spiagge marine
sembra una farfalla ogni vela;
e il sole inonda di luce
l'anima, il mare e le campagne
e sembrano sospese nell'aria
insieme alle nuvole le montagne,
l'antico dubbio mi torna;
sarà proprio vero che un giorno
si spegnerà tutto per me?
Fanciullo, che sulle coste dei monti
bevi alle fresche sorgenti,
quando fioriscono le campagne,
chiamami un po', un mattino.
Chissà che da qualche ruscello,
da qualche ramo di pino
io non ti risponda.

Edoardo Firpo

Edoardo Firpo


 

(Genova, 20 aprile 1889 –  10 febbraio 1957)
è stato un poeta in lingua genovese e anche un pittore del Novecento.
Come altri artisti coevi - quali Luigi Navone, Adolfo Lucarini, Edoardo De Albertis ed Eugenio Baroni - non fu mai incline ad assoggettarsi al sistema e alle pressioni del periodo storico - il primo Novecento - in cui si trovò ad operare. Per procurarsi di che vivere lavorò come accordatore di pianoforti; fu grande nella poesia, ma della sua opera rimangono anche dipinti a olio, disegni e pastelli, spesso realizzati su materiali di fortuna. Pronipote per via materna del violinista Camillo Sivori (la madre si chiamava Gemma Arata, il padre anch'egli Edoardo), il poeta nacque a Genova, primogenito di sei figli, in Piazza Colombo al n. 26 (una lapide ricorda la sua nascita). Edoardo Firpo fu una persona schiva e visse sempre nella semplicità, pur entrando in contatto con molti artisti genovesi e intellettuali dell'epoca, come Guido Gozzano (che conobbe nel suo soggiorno genovese, dal 1907 al 1914), Camillo Sbarbaro, Eugenio Montale, che nel 1935 scrisse la prefazione alla sua seconda opera "O fiore in to gotto", e Giorgio Caproni, che apprezzava in modo particolare la sua opera. Dopo la I guerra mondiale conobbe Ivo Rubini, fondatore del Circolo Culturale “All’insegna della Tarasca” di cui Firpo fece parte e che pubblicherà ‘O grillo cantadò. Fine conoscitore della letteratura genovese antica, fu anche membro dell'Associazione "A Compagna" di Genova, dall'anno di fondazione, nel 1923. Frequentò l'Accademia Ligustica di Belle Arti e un corso di Filosofia dell'Arte tenuto da Adelchi Baratono (filosofo e docente di filosofia teoretica all’Università di Genova). Nonostante i fecondi interessi culturali, Firpo condusse una vita riservata e segnata dalle difficoltà economiche, morendo in povertà. Fu un convinto oppositore del fascismo. Una lapide con una sua poesia in memoria dei partigiani è posta sulla chiesa dedicata a Sant'Antonino e situata poco distante dal cimitero monumentale di Staglieno. Arrestato dalle truppe tedesche il 10 gennaio 1945, per aver scritto, in una lettera indirizzata al fratello, una battuta in dialetto sul Duce, venne detenuto nella famigerata Casa dello Studente di Genova e condannato alla deportazione; un mese dopo venne tuttavia rilasciato; sul periodo trascorso nel carcere nazifascista scrisse anche nel suo "Diario", peraltro incentrato sulla vita quotidiana del poeta e le osservazioni paesaggistiche delle lunghe passeggiate sulle colline appenniniche sopra Genova, fonte di ispirazione per molte delle sue profonde e delicate liriche. Morì il 10 febbraio 1957, a seguito di apoplessia, e la sua orazione funebre venne pronunciata dal Sindaco di Genova, Gelasio Adamoli. Sepolto, per sua volontà, sotto a un pino marittimo nel cimitero di Genova-Sant'Ilario.

Ghianda acrostico