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domenica 4 luglio 2021

La ciotola del mendicante

Tendi l’orecchio, è la ciotola vuota del mendico,
per metà ancora di fango, ma già mezza di pietra
e a te ogni volta tamburella
canti di fame tra pane e vino.
Non distogliere lo sguardo e non fare il sordo!
Da tempo le tue dita sussultano vogliose,
incontrollati ti ballan nelle froge
superbia da mendico e furto disdegnato.
Continua solo a spezzare il pane lodato!
In tutto e per tutto è già inacidito
dal sale che mi fa sfregare gli occhi
e minaccia di riempire la mia ciotola.
Quando il tamburo all’improvviso il suono smorza
nessun pasto più sulla terra gusto avrà
e il tuo cuore per moto proprio tondo si farà
nella mano che al mendicare ti forza.

 Christine Lavant

 

Mentre io, turbata

 


Mentre io, turbata, scrivo,
nel disco della luna piena brilla
la parola che osservo
da quando la colomba mi ha deriso
perché dallo specchio dell’acqua
senza nome, senza sigillo,
entravo nell’arido.
Non fosse cresciuta
la semina dell’osservazione
dovrei uccidere luna e colomba
che sempre m’ingannano
e fanno il nido sul mio albero del sonno
che per questo rinsecchisce.
 
Christine Lavant

Questi giorni non diventeranno vita.

 


Forse già nel ventre di mia madre il mio destino
s’è coraggiosamente separato da me
e se n’è andato – audace come io non sono mai stata –
sulla stella abbandonata da Dio
ed è rimasto là, s’è messo a dormire
e forse sogna ciò che mi deve accadere
con le tempie luccicanti.
Maliziosa mi lascio portare dal vento
vicino al focolare della realtà
mi lascio abbrustolire, mi lascio sbucciare
e da coloro che sono amaramente delusi
mi lascio risputare nel fuoco
o nell’acqua salata.
Là spesso rifletto e mi chiedo, se Dio sappia di me
se ci siano spiriti custodi anche per quelli come me
e se il sacro nucleo dell’anima
ce l’abbiano davvero solo i sani
che rompono le noci con i denti
e prendono il destino degli altri per il loro.
Nel fuoco e nell’acqua nessuno è lucido –
Perdonatemi Dio Padre, Figlio e Spirito Santo!
Voi siete una trinità e io sono così sola
e nessuno lassù risveglia il mio destino.

 
Christine Lavant

Christine Lavant

 

Christine Lavant, nata Thonhauser, sposata Habernig
(Großedling, 4 luglio 1915Wolfsberg, 7 giugno 1973),
è stata una poetessa e scrittrice austriaca.
nacque nel borgo di Großedling (oggi parte di Wolfsberg) nella Valle della Lavant, in Carinzia, nona figlia di un povero minatore.  Successivamente adottò il nome della vallata come pseudonimo.
Da bambina soffrì di scrofola al torace, collo e volto, e divenne quasi cieca. Dall'età di tre anni, contrasse regolarmente la polmonite, tanto che i medici dichiararono che non sarebbe sopravvissuta; tuttavia, fu iscritta alla scuola elementare (Volksschule) nel 1921. Nel corso di un ricovero a Klagenfurt, il primario notò gli interessi letterari della Lavant e le donò una copia delle opere di Rainer Maria Rilke, che lei si portò dietro per tutti i 60 chilometri fino a casa. Nel 1927 la sua salute ebbe nuovamente un peggioramento e lei fu in grado di terminare la sola scuola elementare sia pure con continue interruzioni nei due anni seguenti, dopo essere stata sottoposta a un rischioso trattamento a base di raggi X. Dovette abbandonare successivamente la scuola media (Hauptschule) perché la distanza da casa era eccessiva per una bambina debole.Christine  dovette rimanere a casa dei genitori occupandosi di pittura, scrittura, lettura e cucito. Una prolungata infezione alle orecchie le lasciò una grave limitazione dell'udito dall'orecchio sinistro. Nei primi anni '30 del XX secolo, manifestò i sintomi di una grave depressione, ma riuscì a concentrarsi sulla pittura e la scrittura e ad offrire ad un editore di Graz il suo primo romanzo. Il manoscritto venne definitivamente respinto nel 1932, e la Lavant lo distrusse. Nel 1935 si ricoverò spontaneamente al manicomio di Klagenfurt. Le sue condizioni finanziarie peggiorarono dopo la morte dei suoi genitori nel 1937 e 1938. Sostenuta solo dal suo lavoro di cucito e dal supporto finanziario dei fratelli, finì per sposare il pittore ed ex proprietario terriero Josef Habernig, di circa 35 anni più anziano di lei. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Lavant riprese a comporre poesie liriche, che finirono per conquistare l'attenzione della scena letteraria austriaca. Un primo volume fu pubblicato a Stoccarda che le suggerì di dedicarsi anche alla prosa, sicché pubblicò nello stesso anno il romanzo Das Kind (La Bambina). Divenne famosa dopo una lettura pubblica tenuta nel 1950 a Sankt Veit. La Lavant si trasferì nella sua città natale di Wolfsberg, dove visse come reclusa per il resto della vita. Quando, nel 1964, il maritò morì a causa di un ictus, le sue condizioni di salute peggiorarono nuovamente e dovette essere ricoverata. Morì all'età di 57 anni, anche lei a causa di un ictus.

Le sue poesie sono state descritte come "quasi misticamente religiose" e "arcaiche". Sia le opere di Rilke che il Cristianesimo influenzarono il suo lavoro.


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