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giovedì 16 settembre 2021

Nell’umidità

 

È una pioggia autunnale, testarda fino alla noia,
che racimola la schiuma della rabbia,
celata da tutti gli uomini
già da molto chiusi in una stanza.
Pallidi, stanno alla finestra e mirano
con un piacere mordace e pretenzioso
come accanto ai frutteti un bimbo fradicio
sta offrendo a nessuno fiori di carta,
proteggendoli con il cavo del suo palmo.
Li protegge invano… Invano li offre…
E invano li proteggerà e offrirà
finché non ci proverà nel linguaggio degli animali
o finché non si decide a passarlo
il parco nell’indugio sdegnato, parco
in cui non c’è nulla più che una panchina
né piallata né verniciata,
una panchina su cui s’è risparmiato,
una panchina per i morti…

 Vladimír Holan


domenica 23 giugno 2019

Ti direi


 
Ti direi
di quelle nuvole smaltate di rosso
come unghia finte
 tolte al tramonto.
Ti direi
di quella coperta blu
che è mare arricciato nel pensiero.
Ti direi
di quella Luna pazza
che ride sogni d'innocenza.
Non posso parlarti di poeti assolti
né di versi redenti.
Anche se il paradiso fosse verità
non vuol dire che sia vero.
Non posso dirti di alberi fioriti di dolori
né di erba che cresce di speranze.
Anche se l'inferno fosse inganno
non vuol dire che sia falso.
Solo dico
cibati di vita fin quando è vera
anche se non vuol dire che essa sia.
 
Vladimír Holan

mercoledì 13 dicembre 2017

La gioia!




Esiste, esiste veramente, esiste in realtà!
E lui l'ha provata, e non quella impietosa
che ci cade addosso con così sùbita violenza
da spegnere in noi il fuoco che nessuno custodisce
o come vertigine che alla luce doppia dell'ironia
porta a noi la bottiglia, e scarpine che muovono alla danza
oh no,  la  sua  gioia  era  sommessa,  semplice,  senza  motivo,
non affidata per un attimo ma piuttosto donata,
gioia dell'uomo che passa sopra il ponte e
continuerà a cantare...
Ma basterebbe che il vento
gli gettasse sulle spalle una foglia secca
e il ponte, di colpo, non reggerebbe il peso...
 
Vladimír Holan

IL LAMENTO DEL MORTO


 
IL LAMENTO DEL MORTO

Solo per un momento ho potuto tornare dai miei cari.
Che quelli fossero i luoghi
lo  confermò il pontile dove affittano le barche
e fui presto al villaggio.
Il  vento assisteva l'aria fino alle maniche del salice.
Era domenica, erano tutti nel frutteto
e solo mia sorella stava portando il latte giù in cantina.
Non mi sfiorava nemmeno l'idea di spaventarli.
Ma poiché non credevano che fossi veramente io
non ebbi bisogno di dirgli che ero vivo.
Tutto s'assottigliò fino a svanire
tra gridi di mammole e di viole
e davanti a  me dileguarono  in  polvere la  ragnatela-paesaggio,
il rosolaccio, la luce della luna
e la sveglia sopra il muro del cimitero...
 
Vladimír Holan

Vladimír Holan



Vladimír Holan
(Praga, 16 settembre 1905Praga, 31 marzo 1980)
è stato un poeta ceco. è creatore di una poesia di ardue visioni interiori e di straordinaria densità metaforica. Dopo la prima raccolta di versi Il ventaglio delirante (1926) maturata con originalità di scrittura e di temi nel clima del poetismo, si tenne in disparte dalle correnti letterarie contemporanee. Fece una scelta di autoreclusione, a partire dall'ultima guerra fino alla morte, nella sua casa nell'isola di Kampa (Praga). La sua poesia è densamente intellettualistica, ricca di metafore oscure e cristalline, tesa a distillare i nuclei metafisici del rapporto tra uomo e realtà: Trionfo della morte (1930), L'arco (1934). Dopo la guerra e l'occupazione nazista si volse verso una maggiore affabilità, raggiungendo a tratti una semplice e grandiosa eloquenza epica: Primo testamento (1940), Terezka Planetova (1944), Viaggio d'una nuvola (1945), Ringraziamento all'Unione Sovietica (1945), Requiem (1945), Soldati rossi (1956). Dopo questa parentesi H. abbandonò definitivamente i temi politici e tornò, approfondendole, alle sue ardue visioni interiori. Nel poema Una notte con Amleto (1964) gli incubi della fantasia del poeta parlano per bocca di una stralunata reincarnazione dell'eroe shakespeariano, in un frenetico sovrapporsi di tempi storici e di motivi mitici e etnologici. Negli ultimi anni ha scritto: Ma c'è la musica (1968), Un gallo a Esculapio (1970), I documenti (1976), Ovunque è silenzio (1977). Pur nel suo itinerario solitario e singolare, la poesia di H. che è una delle migliori espressioni della lirica del secolo, dimostra una spontanea contiguità con alcune costanti della poesia ceca: la tensione barocchista con i suoi possibili sbocchi surrealisti; l'ispirazione notturna che ha il massimo esempio nell'opera di Mácha e che in H. è soprattutto compresenza di morte e di vita, presenza occulta della morte come matrimonio della vita.

La domenica

La Domenica Oggi è il Tuo dì, Signore; oggi è nell'aria un alito di pace e di perdono, e un non so che più tenero e più buono scende nei...