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giovedì 23 ottobre 2025

Il poeta e scrittore russo Boris Pasternak




1958 – Il poeta e scrittore russo Boris Pasternak viene insignito del premio Nobèl per la letteratura per il “Dottor Zivago”. Ma a causa delle reazioni negative del suo paese è costretto a rifiutare il riconoscimento.




domenica 10 ottobre 2021

Chiome d'Autunno


Ha messo chiome il bosco d'autunno.
Vi dominano buio, sogno e quiete.
né scoiattoli, né civette o picchi
lo destano dal sonno.
E il sole pei sentieri dell'autunno
entrando dentro quando cala il giorno
si guarda intorno bieco con timore
cercando in esso trappole nascoste.
Vi sono pantani, monticelli,
muschi e boscaglie di ontani,
e oltre il suono pantanoso del bosco
nel villaggio cantano i galli.
Lancia un gallo a perdifiato il suo richiamo,
ed ecco, nuovamente tace a lungo,
come fosse occupato a pensare
che senso ci sia in quei suoi primi accordi.
Ma in qualche angolo lontano
un vicino fa chicchirichì.
Come una sentinella dalla garitta
il gallo rimanda la risposta.
Risponde come un' eco,
ed ecco, un gallo dopo l'altro
marcare con la gola, come con un segnale,
l'oriente e l'occidente, il settentrione e il sud.
All'appello dei galli
si apre verso il margine il bosco
e come fosse la prima volta , scopre
la lontananza e i campi e l'azzurro del cielo.
Boria Pasternak

 

lunedì 8 febbraio 2021

Febbraio

Febbraio. Prender l'inchiostro e piangere!
Scrivere di Febbraio a singhiozzi,
finchè il tempo piovoso scrosciante
brucia come una fosca primavera.

Prendere una carrozza. Per sei soldi
fra scampanio e stridere di ruote
recarsi là dove la pioggia torrenziale
strepita più che lacrime ed inchiostro.

Dove, come pere incenerite,
dagli alberi mille cornacchie
cadranno nelle pozze rovesciando
una secca mestizia sul fondo degli occhi.

Nereggiano di sotto gli spazi disgelati,
e il vento e solcato dai gridi,
e quanto più a caso, tanto più esattamente
si compongono i versi a singhiozzi.


Boris Pasternak


domenica 27 dicembre 2020

La stella di Natale

Era pieno inverno.
Soffiava il vento della steppa.
E aveva freddo il neonato nella grotta
Sul pendio della collina.

L'alito del bue lo riscaldava.
Animali domestici
stavano nella grotta,
sulla culla vagava un tiepido vapore.

Scossi dalle pelli le paglie del giaciglio
e i grani di miglio,
dalle rupi guardavano
assonnati i pastori gli spazi della mezzanotte.

Lontano, la pianura sotto la neve, e il cimitero
e recinti e pietre tombali
e stanghe di carri confitte nella neve,
e sul cimitero il cielo tutto stellato.

E lì accanto, mai vista sino allora,
più modesta d'un lucignolo
alla finestrella d'un capanno,
traluceva una stella sulla strada di Betlemme.

Per quella stessa via, per le stesse contrade
degli angeli andavano, mescolati alla folla.
L'incorporeità li rendeva invisibili,
ma a ogni passo lasciavano l'impronta d'un piede.

Una folla di popolo si accalcava presso la rupe.
Albeggiava. Apparivano i tronchi dei cedri.
E a loro, "chi siete? " domandò Maria.
"Noi, stirpe di pastori e inviati del cielo,
siamo venuti a cantare lodi a voi due".
"Non si può, tutti insieme. Aspettate alla soglia".

Nella foschia di cenere, che precede il mattino,
battevano i piedi mulattieri e allevatori.
Gli appiedati imprecavano contro quelli a cavallo;
e accanto al tronco cavo dell'abbeverata
mugliavano i cammelli, scalciavano gli asini.

Albeggiava. Dalla volta celeste l'alba spazzava,
come granelli di cenere, le ultime stelle.
E della innumerevole folla solo i Magi
Maria lasciò entrare nell'apertura rocciosa.

Lui dormiva, splendente, in una mangiatoia di quercia,
come un raggio di luna dentro un albero cavo.
Invece di calde pelli di pecora,
le labbra d'un asino e le nari d'un bue.

I Magi, nell'ombra, in quel buio di stalla
Sussurravano, trovando a stento le parole.
A un tratto qualcuno, nell'oscurità,
con una mano scostò un poco a sinistra
dalla mangiatoia uno dei tre Magi;
e quello si voltò: dalla soglia, come in visita,
alla Vergine guardava la stella di Natale.

Boris Pasternak

 

mercoledì 25 dicembre 2019

Notte d'inverno




Mulinava la neve su tutta la terra
in ogni dove,
una candela ardeva sul tavolo,
una candela ardeva.

Come d'estate a sciame i moscerini
volano sulla fiamma,
precipitavano i fiocchi dal cortile
sul riquadro della finestra:

La tormenta attaccava al vetro
cerchietti e strali.
Una candela ardeva sul tavolo,
una candela ardeva.

Sul soffitto rischiarato
si stendevano le ombre,
incroci di braccia, incroci di gambe,
incroci della sorte.

E due scarpette cadevano
con rumore sul pavimento,
e a lacrime la cera dal lucignolo
gocciolava sull'abito.

E tutto scompariva nella foschia nevosa
canuta e bianca.
Una candela ardeva sul tavolo,
una candela ardeva.

Sulla candela un soffio da un angolo
e l'ardore della tentazione
sollevava, quale angelo, due ali
in forma di croce.

La neve mulinò tutto il mese a febbraio,

e senza posa
una candela ardeva sul tavolo,
una candela ardeva.
Boris Pasternak
 

Boris Pasternak




Nacque a Mosca nel 1890 da una famiglia di intellettuali di origine ebrea, odessiti: il padre Leonid era pittore di fama e amico di Tolstoj, la madre Rozalija Kaufman concertista. Studiò composizione al conservatorio  e  filologia all' università  di  Mosca. Nel 1921 i suoi genitori lasciano la Russia. Boris Pasternak seguì a Marburgo le lezioni  del   filosofo   neokantiano  Cohen.  Si laurea poi all'università di Mosca. Partecipa   al  clima  intellettuale   fervido  degli anni immpediatamente seguenti alla rivoluzione.  Poi, gli  anni  dello  stalinismo e della guerra. Aderì alla ri voluzione russa, cercando  di  essere sempre  leale con il regime pur senza  nascondere le atrocità commesse. Prese posizione  contro  le terribili  condizioni  dei  contadini  collettivizzati, intercesse presso Bucharin  per salvare  Osip  Mandel'stam  che  aveva  scritto un'ode  contro  Stalin, mantenne contatti con esuli e internati  Mostrando un coraggio eccezionale  negli  anni delle purghe stali niste (un solo compromesso imputabile fu la traduzione dal georgiano di due odi in onore di Stalin; la firma in calce a un appello di scrittori che chiedevano la condanna  a morte  degli imputati al primo processo di Mosca sembra fu apposta contro la sua volontà), mentre  molti suoi amici  subivano  il  carcere  o il  suicidio, come l'amata Marina Cvetaeva. Nel 1958 è costretto dal regime a rinunciare al nobel che  polemicamente  e in senso antisovietico  gli occidentali gli  avevano assegnato (con  questa motivazione: "Per le sue importanti  conquiste nella poesia lirica contemporanea e nel campo della tradizione epica  della grande Russia."): « l'abbandono  della   Russia  sarebbe la mia morte », scrisse  nel  novembre 1958 sulla «Pravda ». Visse gli  ultimi anni rigidamente controllato  dal regime. Morì a Peredelkino [Mosca] nel 1960.

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