Visualizzazione post con etichetta Gesualdo Bufalino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gesualdo Bufalino. Mostra tutti i post

venerdì 15 novembre 2019

Svolta


 
Venga l’autunno a dirci che siamo vivi,
seduti sull’argine rosso
a guardare l’acqua che se ne va.
E tornino le pezze di turchino ai cancelli,
i casti numi di gesso, le rose sdrucite,
le vesti liete dei fidanzati,
tutto rinnovi il tempo il suo mite apparecchio.
Poiché, mentre l’aria rapisce
nel suo sonno le foglie del sangue,
e così piano mi tenta
quest’esule sole la fronte
è bello qui fermarsi per dirti addio,
mia giovinezza, mia giovinezza.
 
 Gesualdo Bufalino

L’amaro miele



S’io sapessi cantare
come il sole di giugno nel ventre della spiga,
l’obliquo invincibile sole;
s’io sapessi gridare
gridare gridare gridare come il mare
quando s’impenna nel ludibrio d’aquilone;
s’io sapessi, s’io potessi
usurpare il linguaggio della pioggia
che insegna all’erba crudeli dolcezze…
oh allora ogni mattino,
e non con questa roca voce d’uomo,
vorrei dirti che t’amo
e sui muri del mio cieco cammino
scrivere la letizia del tuo nome,
le tre sillabe sante e misteriose,
il mio sigillo di nuova speranza,
il mio pane, il mio vino,
il mio viatico buono.

 Gesualdo Bufalino

Gesualdo Bufalino



(Comiso, 15 novembre 1920 – Vittoria, 14 giugno 1996)

è stato uno scrittore, poeta e aforista italiano.
Per gran parte della vita insegnante,Gesualdo Bufalino si è rivelato tardivamente al mondo letterario – grazie soprattutto al “lancio” fatto dall’amico Leonardo Sciascia – con il breve romanzo “Diceria dell’untore” (1981), in cui una degenza in sanatorio negli anni dell’immediato dopoguerra è evocata con un ricco impiego di mezzi stilistici, tale da toccare esiti tra barocchi ed espressionisti. Tra il 1946 e il 1948 grazie al coetaneo Romano pubblica un gruppo di liriche e prose su due periodici lombardi, “L’Uomo” e “Democrazia”; più tardi, nel 1956, collaborerà con alcune poesie a una rubrica del Terzo Programma della RAI. Intorno al 1950 comincia a lavorare a un romanzo, quello che sarà il vertiginoso “Diceria dell’untore” ma non va oltre l’abbozzo; lo riprende portandolo a termine nel 1971, sottoponendolo quindi a una decennale revisione. La pubblicazione di questo capolavoro, avvenuta come ricordato nel 1981 (Bufalino aveva ormai sessantuno anni), preceduta dalla splendida introduzione a un libro di vecchie fotografie (Comiso ieri, 1978) e da alcune pregevoli traduzioni dal francese, si trasforma immediatamente in un autentico caso letterario, culminato nel conferimento del premio del Campiello. Il decennio successivo è caratterizzato da una frenetica attività produttiva che spazia dalla poesia (“L’amaro miele”, 1982) alla prosa d’arte e di memoria (“Museo d’ombre”, 1982), dalla narrativa (“Argo il cieco”, 1984; “L’uomo invaso”, 1986; “Le menzogne della notte”, 1988, premio Strega) agli elzeviri e alla saggistica (“Cere perse”, 1985; “La luce e il lutto”, 1988; “Saldi d’autunno”, 1990), dagli aforismi (“Il malpensante”, 1987) alle antologie (“Dizionario dei personaggi di romanzo”, 1982; “Il matrimonio illustrato”, 1989, in collaborazione con la moglie). Gesualdo Bufalino muore il 14 giugno 1996, nella sua Comiso, a causa di un drammatico incidente stradale.

Quando siete arrivati