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sabato 29 maggio 2021

MEMORIA DI ADRIANO

 


MEMORIA DI ADRIANO
 
Adriano,
dalle ali d'arcangelo,
impasto di fango urbano.
 
Ti abbarbicavi ai prodigi
dei calcoli perfetti
col candore dei maledetti dalla ricchezza;
e la furberia dei felici
che non credono a nulla
e a niente sono ligi,
tranne che ai loro sogni.
 
Ti ho portato
uno strano amore:
un misto di rispetto e di rabbia,
uno sconfinato affetto
e un fastidio per la tua gabbia
e per il tuo Cristo profano.
 
Ma poi,
quando te ne sei andato,
ti ho donato ghirlande
e solo ghirlande di devozione.
 
Non troveremo mai più
un maestro così prepotente,
per dare misura alle nostre pazzie di giustizia
e per gridare che il mondo
è fatto anche dalla povera gente!

Antonio Barolini


lunedì 1 giugno 2020

MEMORIA


Sei andata lontano,
di là dalle pesanti
strade del nulla, madre;
se più non odo il tuo richiamo
e sta con te profonda
la stessa voce dei morti,
che non parla non pesa e non ha eco,
non è distinta e tace
fonda nel cuore umano.
 
Le tue vesti,
i capelli scompigliati dal vento
sulla spiaggia;
l'afrore di tempesta, di salso
e la pioggia intermittente:
«Non andare più avanti,
il mare è fosco,
è tempo di vestirsi,
il tuo giubbino...»
Questa voce sospesa
nei frantumi dell'aria.
Le vestigia dei miei piedi
gracili di fanciullo:
l'onda le lambiva,
le spianava.
Le buche abbandonate tra i badili,
i secchielli
tra i castelli demoliti di rena.
La sorella fuggiva,
cherubino di bronzo che sparì:
si schermiva tra le risa
le alghe
le conchiglie.
 
La tua voce,
madre, tace di là,
né odo più
se mai si esprime
in un rapito suono.
Sulla rena,
ogni vestigia è cancellata.
Io fui:
ogni bontà, ogni trastullo.
La giovinezza è stata

Antonio Barolini

Inviato: 01/06/2020 17:11

NOTTE A PIAZZA CAVOUR


Desolati alfabeti di fuoco
si esprimono in silenzio
come lampare nell'acqua
tra invisibili reti.
Ritorna il grido monotono dei giornalai,
lo stridio dei tram,
scoppi di scintille
e strepere di cartelli
sul nodo aereo dei fili,
al soffio d'un vento che promette
il primo temporale d'estate.
 
Antonio Barolini

L'ERBA FALCIATA


Il profumo dell'erba falciata
rende acre il tuo sapore, vita,
e accende sul prato la giovinetta
che trema e, nell'aria d'amore,
apre le braccia
e dischiude la faccia
alla bellezza del rossore.
O colomba di un cielo immacolato.

Antonio Barolini

Antonio Barolini



Nato da una famiglia di navigatori di origine veneziana, rimasto orfano di padre in giovane età (il padre Giuseppe morì nel 1919 per causa guerra), abbandonati gli studi, nel 1929 si impiegò in banca. Esordì come poeta nel 1930 con un volume pubblicato a sue spese ("Cinque canti"); nel 1938 uscì "La gaia gioventù", permeato da un'aura religiosa che si approfondì nelle successive raccolte in versi ("Il meraviglioso giardino" (1941), "Poesie di dolore in morte di Caterina e tre preghiere in aggiunta" (1943), "Il veliero sommerso" (1949), confluite tutte nel 1968, assieme ad altre poesie inedite, in una antologia curata da Geno Pampaloni. Dopo aver sposato nel 1950 la scrittrice statunitense Helen Mollica, che dopo il matrimonio si firmerà Helen Barolini, si recò negli Stati Uniti d'America dove fu a lungo corrispondente del quotidiano La Stampa. Frutto del suo soggiorno negli USA furono le "Elegie di Croton" (1959), dalla cittadina americana di Croton-on-Hudson, dove i Barolini risiedettero per alcuni anni. Accanto all'attività di poeta Antonio Barolini svolse quella di giornalista e di narratore. Come giornalista, esordì con la direzione de Il Giornale di Vicenza dal luglio del 1943, dopo la caduta del fascismo, al settembre 1943; la direzione antifascista gli valse una condanna a 15 anni di prigione da un tribunale della Repubblica Sociale Italiana. Le sue opere in prosa, ambientate spesso in piccole città venete, sono incentrate spesso su problemi religiosi o etici. Esordì come romanziere in età giovanile con "Le giornate di Stefano" (1930), un'opera che venne rielaborata e pubblicata nuovamente nel 1969 col titolo "La memoria di Stefano". Scrisse anche sedici racconti Tradotti in lingua inglese da Helen Barolini per il periodico The New Yorker che vennero in seguito raccolti nel volume "Our last family countess and related stories" (1960) (traduzione italiana, "L'ultima contessa di famiglia", 1968). La città di Vicenza gli ha intitolato una Scuola Media.

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