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giovedì 14 luglio 2022

Quando di sè più che del Sol vestita

     L’alta Madre di Dio nel Cielo ascese,
     E sovra ogni altra il primo Ben comprese,
     E la sua gloria immensa ed infinita:
Risplender tutti in quell’eterna vita
     Vide i passati affanni, e l’aspre offese,
     E un nuovo amor ne’ Serafini accese
     Al Padre, al Figlio, al santo Amore unita.
E se nel basso Mondo a pro di noi
     Ben cotanto potèo, che in uman velo
     Altra simil non fu nè pria, nè poi;
Or che tant’alto ascende, il proprio zelo
     L’orna, e le fan corona i pregi suoi,
     Chi potrà dir quant’è più grande il Cielo!
 
Petronilla Paolini Massimi

E se ne va.


Pugnar ben spesso entro il mio petto io sento
Bella speranza, e rio timore insieme;
E vorrìa l’uno eterno il mio tormento,
L’altra già spento il duol che il cuor mi preme
Temi, quel fier mi dice: e s’io consento,
Tosto, spera, gridar s’ode la speme;
Ma se sperare io vuo’ solo un momento,
Nella stessa speranza il mio cuor teme.
Mie sventure per l’uno escono in campo,
Mia costanza per l’altra; e fan battaglia
Aspra così, che indarno io cerco scampo.
Dir non so già chi mai di lor prevaglia:
So ben, ch’or gelo, ahi lassa!, ed or’avvampo;
E sempre un rio pensier m’ange e travaglia.


Petronilla Paolini Massimi

Petronilla Paolini Massimi



Tagliacozzo, 24 /12/1663Roma, 3 marzo1726
 

E' stata una poetessa italiana.Petronilla Paolini fu l'unica figlia di Francesco Paolini, barone di Ortona dei Marsi, e di Silvia Argoli, della stessa famiglia cui appartennero il matematico Andrea Argoli e il poeta e insegnante d'umanità Giovanni (1609-1660).Rimasta ancora infante orfana di padre, assassinato forse per un intrigo politico il 13 febbraio1667, seguì la madre a Roma nel convento di Santo Spirito dove fu incredibilmente fatta sposare a 10 anni non ancora compiuti, il 9 novembre1673, con il quarantenne Francesco Massimi, nobile romano e vice-castellano di Sant'Angelo: lo squallido matrimonio - che garantiva una protezione «eccellente» alla famiglia in cambio dei beni paterni e della serenità di Petronilla - fu reso possibile da una speciale licenza di papa Clemente X, parente dei Massimi.La bambina rimase ancora con la madre fino al 1675, quando si trasferì nel palazzo della famiglia Massimi all'Ara Coeli, per trasferirsi ancora col marito a Castel Sant’Angelo nel 1678, allora   carcere pontificio.

 


« Sotto titolo illustre in chiuso orrore
varcai le più bell'ore,
e passeggiai su le funeste scene;
pur baciai le catene
e in rigida prigion sfogai col canto
qual dolente usignuol l'angosce e '1 pianto »


Quando anche il «canto» - la poesia alla quale si era dedicata per consolare la penosa condizione della sua vita - le fu impedita dal marito, e dopo aver messo al mondo tre figli - Angelo (1679), Domenico (1681) ed Emilio (1682) - il 16 novembre1690 Petronilla decise di lasciare il marito ritirandosi in convento dove si dedicò agli studi e alla poesia. Non per questo aveva inteso lasciare i figli, ma il Massimi le impedì di poterli vedere e si rifiutò di cederle la dote. Dovette così vivere in strettezze e non poté assistere il figlio Domenico che, gravamente malato, morì nel 1694.Petronilla intentò causa per vedersi riconoscere la legittimità della separazione e il patrimonio, ma nel 1697 il tribunale le diede torto. Il riconoscimento negatole sul piano giuridico le venne nell'ambito artistico e Petronilla divenne membro dell'«Accademia degli Insensati», a Perugia, e dell'«Accademia degli Infecondi» e dell'«Arcadia», in Roma, con il nome di Fidalma Partenide. Poteva così scrivere in un sonetto che


« Mente capace d'ogni nobil cura
ha il nostro sesso: or qual potente inganno
dall'imprese d'onor l'alme ne fura?

So ben che i fati a noi guerra non fanno,
né i suoi doni contende a noi natura:
sol del nostro valor l'uomo è tiranno »


Alla morte del marito, nel 1707, Petronilla poté lasciare il convento di Santo Spirito per palazzo Massimi, alla fine completamente libera di usufruire dei propri beni, di vivere con i suoi figli e di disporre della sua vita: nel 1709 volle rivedere i luoghi nativi dell'Abruzzo.Morì a Roma il 3 marzo del 1726 e fu sepolta nella chiesa di Sant'Egidio, a Trastevere, dove un piccolo monumento la ricorda ancora.

 

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