(Parigi, 2 aprile 1840 – 29 settembre 1902) è stato un giornalista e scrittore francese. è considerato il creatore del filone naturalista.
martedì 2 aprile 2024
Émile Zola
domenica 25 febbraio 2024
Carlo Goldoni
Goldoni è considerato uno dei padri della commedia italiana, come recita una targa affissa su Palazzo Poli, a Chioggia, città nella quale visse per qualche tempo e nella quale ambientò una delle sue opere più conosciute: Le baruffe chiozzotte. Annoverato tra le così dette "quattro coroncine", con Giovanni Meli, Carlo Porta, Giuseppe Gioachino Belli (da affiancare alle "tre corone" di Dante, Petrarca e Boccaccio), Carlo Goldoni è stato autore anche di numerosissimi libretti di opera lirica. Nacque a Venezia il 25 febbraio 1707, da una famiglia borghese di origini modenesi (città da cui provenivano i nonni paterni). Trovatosi in difficoltà finanziarie in seguito agli sperperi del nonno paterno Carlo, il padre Giulio si trasferì a Roma, lasciandolo con la madre Margherita Salvioni .Intrapresa la carriera di medico, il padre lo chiamò presso di sé, a Perugia. Si trasferì quindi a Rimini, per studiare filosofia, ma abbandonò lo studio, sia per nostalgia della madre, sia per seguire una compagnia di comici di Chioggia. Ebbe così inizio un periodo piuttosto avventuroso della sua vita, seguendo prima il padre nel Friuli, poi riprendendo gli studi a Modena ed elaborò le prime opere comiche, ancora in forma dilettantesca (Feltre, Il buon padre e La cantatrice). La passione per il teatro caratterizzò la sua inquieta esistenza. Con l'improvvisa morte del padre nel 1731, si dovette prendere carico della famiglia; tornato a Venezia, tentò inizialmente di completare gli studi presso il collegio Ghislieri di Pavia: venne tuttavia espulso, a causa di alcuni versi poco encomiastici scritti per alcune fanciulle per bene della città. Completò quindi gli studi a Padova, ed intraprese la carriera forense. Nel 1734 incontrò a Verona il capocomico Giuseppe Imer e con lui tornò a Venezia dopo aver ottenuto l'incarico di scrivere testi per il teatro San Samuele, di proprietà Grimani. Seguendo a Genova la compagnia Imer, conobbe e sposò Nicoletta Conio. Con lei Goldoni tornò a Venezia.Nel 1738 Goldoni diede al teatro San Samuele la sua prima vera commedia, il Momolo cortesan, con la parte del protagonista interamente scritta. A Venezia, dopo la stesura della sua prima commedia interamente scritta, La donna di garbo (1742-43), fu costretto a fuggire a causa dei debiti. Continuò a lavorare nel teatro durante la guerra di successione austriaca curando gli spettacoli di Rimini occupata dagli Austriaci; poi soggiornò in Toscana. Goldoni non aveva abbandonato i contatti con il mondo teatrale: fu convinto dal capocomico Girolamo Medebach a sottoscrivere un contratto come scrittore per la propria compagnia che recitava a Venezia al teatro Sant'Angelo. Nel 1748 torna a Venezia e fino al 1753 scrive per la compagnia Medebach una serie di commedie, in cui, distaccandosi dai modelli della commedia dell'arte, realizza i principi di una "riforma" del teatro. A questo periodo appartengono L'uomo prudente, La vedova scaltra e tante altre. Realizza inoltre altre sedici commedie, tra cui Il teatro comico, Il bugiardo, e ancora, fino a La locandiera e a Le donne curiose. Dopo aver rotto con il Medebach, Goldoni assume un nuovo impegno nel 1753 con il teatro San Luca, di proprietà Vendramin. Comincia quindi un periodo travagliato in cui Goldoni scrive varie tragicommedie e commedie. Fra le tragicommedie ebbe un gran successo la Trilogia persiana; tra le commedie si possono ricordare La cameriera brillante, ed il capolavoro Il campiello. Goldoni era ormai una celebrità nazionale. Tornato a Venezia, ebbe dei grandi risultati artistici con Gl'innamorati, commedia in italiano e in prosa, con I rusteghi, in veneziano e in prosa e con La casa nova e La buona madre. Nel 1761 Goldoni fu invitato a recarsi a Parigi per occuparsi della Comédie Italienne. Vitale fu l'ultima stagione per il Teatro San Luca, prima della partenza, ove produsse La trilogia della villeggiatura, Sior Todero brontolon, Le baruffe chiozzotte e Una delle ultime sere di carnovale. Giunto a Parigi nel 1762, Goldoni aderì subito alla politica francese, dovendo anche affrontare varie difficoltà a causa dello scarso spazio concesso alla Commedia Italiana e per le richieste del pubblico francese, che identificava il teatro italiano con quella commedia dell'arte da cui Goldoni si era tanto allontanato. Goldoni riprese una battaglia di riforma: la sua produzione presentava testi destinati alle scene parigine e a quelle veneziane. Goldoni insegnò l'italiano alla famiglia reale, alle figlie del re di Francia Luigi XV a Versailles e nel 1769 ebbe una pensione di corte. Tra il 1784 e l'87 scrisse in francese la sua autobiografia, Mémoires. La rivoluzione francese sconvolse la sua vita e, con la soppressione delle pensioni di corte, morì in miseria il 6 febbraio 1793, 19 giorni prima di compiere 86 anni. Le sue ossa sono andate disperse.
sabato 13 gennaio 2024
Jane Austen
(Steventon, 16 dicembre 1775 – Winchester, 18 luglio 1817)
venerdì 12 gennaio 2024
Charles Perrault
(Parigi, 12 gennaio 1628 – Parigi, 16 maggio 1703)
è stato uno scrittore francese, membro (al seggio numero 23) dell'Académie française dal 1671, e autore del celebre libro di fiabe Histoires ou contes du temps passé, avec des moralités, noto anche come Contes de ma mère l'Oye (it. I racconti di Mamma Oca), raccolta di undici fiabe fra cui Cappuccetto Rosso, Barbablù, La bella addormentata, Pollicino, Cenerentola e Il gatto con gli stivali. Nacque in una famiglia alto-borghese, vicina alla Corte di Francia, numerosa e adeguatamente facoltosa: tra gli altri, vale la pena ricordare il padre Pierre Perrault, avvocato al parlamento di Parigi, e il fratello maggiore Claude Perrault, medico e architetto, cui si deve la facciata del Louvre. Charles ebbe anche un fratello gemello, François, che però morì a soli sei mesi. Frequentò le migliori scuole e studiò legge, trovando poi lavoro nei servizi statali. Prese parte alla creazione dell'Accademia delle Scienze e al restauro dell'Accademia della Pittura. Quando venne fondata l'Académie des Inscriptions et Belles-Lettres, nel 1663, Perrault ne venne nominato segretario a vita. Prese parte alla "diatriba fra antichi e moderni" (Querelle des Anciens et des Modernes), in cui si affrontavano sostenitori della letteratura antica e sostenitori della letteratura dell'epoca di Luigi XIV; per sostenere la causa dei "Moderni" scrisse Le Siècle de Louis le Grand ("Il secolo di Luigi il grande", 1687) e Paralléle des anciens et des modernes ("Confronto fra antichi e moderni", 1688-1692). Il Parallèle dà inizio a una famosa querelle che avrebbe attraversato tutta la cultura europea, dalla fine del XVII secolo all'inizio del XVIII. Perrault, nella polemica tra antichisti e modernisti si era schierato con i secondi. Egli affermava: «Rappresenterei volentieri la natura con la bilancia in mano, come la giustizia, per mettere in evidenza la sua cura nel pesare con equità e nell'equilibrare, per quanto è possibile, tutto quello che distribuisce agli uomini, la fortuna, il talento, i vantaggi e gli svantaggi delle diverse condizioni, la facilità e la difficoltà relativa alle cose dell'ingegno.» Nel 1678 rimase vedovo con quattro figli sotto i cinque anni da allevare e scrisse delle storie per istruirli, dunque con un intento pedagogico e morale latente. Nel 1697 pubblicò il volume Racconti e storie del tempo passato con una morale, (Histoires ou Contes du temps passé avec des Moralités, estensione dei precedenti Contes de ma mère l'oye, che uscirono manoscritti nel 1695) pubblicato a nome del suo terzo figlio; si pensa che, poiché in seguito ad una rissa il più piccolo dei suoi figli dovette andare in carcere per qualche tempo, suo padre stampasse la raccolta di fiabe sotto il nome di lui per restituirgli la reputazione. Non è possibile che le avesse scritte suo figlio, perché la pubblicazione avvenne quando aveva ancora diciannove anni e non poteva ancora aver tale padronanza delle regole stilistiche né una così ampia esperienza della vita. Il figlio morì due anni dopo all'età di ventun anni. Questo libro ebbe un inaspettato e travolgente successo, rendendo il nome di Perrault famoso anche al di fuori dei circoli letterari e artistici e dando di fatto inizio a un nuovo genere letterario, quello della fiaba. Sebbene molte storie di Perrault siano trascrizioni di storie tradizionali riprese dall'opera di Giambattista Basile del 1634-1636, lo scrittore francese non si riproponeva solo di "riportare" queste storie, bensì arricchiva il canovaccio tradizionale con proprie intuizioni creative. Egli inoltre trasse, come già detto, le storie da fonti orali, però le riformulò moralizzandole, eliminando l'irrazionale e le parti oscene, destinandole ad un pubblico colto e all'uso a corte. Così ritroviamo nelle sue fiabe luoghi della Francia della sua epoca, come il Castello di Ussé che si dice rappresentato ne La bella addormentata e Il gatto con gli stivali - con l'invenzione del titolo nobiliare Marchese di Carabas - o riferimenti alla moda francese del XVII secolo. Alcune sue idee originali sono percepite, nella cultura popolare moderna, come parte essenziale delle relative fiabe; si pensi per esempio alle scarpette di cristallo, che fanno la loro apparizione, per la prima volta, nella Cenerentola di Perrault. Morì a Parigi nel 1703; i resti del suo corpo probabilmente riposano presso le Catacombe di Parigi, poiché, dopo i funerali, venne sepolto in uno dei tanti cimiteri parrocchiali parigini successivamente chiusi e rimossi per volontà di Napoleone Bonaparte.
martedì 4 luglio 2023
Lewis Carroll
(Daresbury, 27 gennaio 1832 – Guildford, 14 gennaio 1898),
è stato uno scrittore, matematico, fotografo e logico britannico. È celebre soprattutto per i due romanzi Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, opere che sono state apprezzate da una straordinaria varietà di lettori, dai bambini a grandi scienziati e pensatori.In molti paesi del mondo esistono club e società di estimatori di Carroll. A Lewis Carroll è dedicato un importante premio per la letteratura per ragazzi, il Lewis Carroll Shelf Award.
lunedì 8 febbraio 2021
Jules Verne
Jules Gabriel Verne, spesso italianizzato in Giulio Verne
(Nantes, 8 febbraio 1828 – Amiens, 24 marzo 1905),
è stato uno scrittore francese. Tra i più importanti autori di storie per ragazzi, con i suoi romanzi scientifici è considerato, assieme a H. G. Wells, il padre della moderna fantascienza. Giunse al successo nel 1863, quando si dedicò proprio al racconto d'avventura. Tra le sue numerosissime opere, note in tutto il mondo, vi sono romanzi come Viaggio al centro della Terra, Dalla Terra alla Luna, L'isola misteriosa, Ventimila leghe sotto i mari e Il giro del mondo in ottanta giorni, con alcuni di questi che sono poi divenuti anche film di successo. Con i suoi racconti ambientati nell'aria, nello spazio, nel sottosuolo e nel fondo dei mari, ispirò scienziati e applicazioni tecnologiche delle epoche successive. Verne è anche uno degli autori più letti in lingua straniera. Figlio di Pierre Verne e di Sophie Allotte de La Fuÿe, borghesi, Jules fu il primo di cinque fratelli. Gli altri quattro erano Pierre Paul, nato nel 1829, Anne "Anna", nata nel 1836, Mathilde, nata nel 1839 e Marie, nata nel 1842. Per alcuni anni la sua attenzione si divise tra il teatro e il lavoro, ma alcune storie di viaggi che scrisse per il Musée des Familles gli rivelarono il talento per la scrittura di opere d'immaginazione. Nel 1850 abbandonò definitivamente la carriera giuridica per dedicarsi alla letteratura. Nel 1839, a 11 anni, fuggì di casa, imbarcandosi su una nave diretta nelle Indie; il padre magistrato lo ritrovò immediatamente a Paimbœuf nei Paesi della Loira. La fuga nelle Indie era motivata dal desiderio di regalare a sua cugina Caroline Tronson, di cui era follemente innamorato, una collana di coralli. Studiò retorica e filosofia al liceo di Nantes. Scrisse dei poemi e due tragedie in versi. Il giovane Verne visse, per via della sua vocazione letteraria, un contrasto intenso con il padre, un avvocato che avrebbe voluto tramandare la professione. Per questo, non di propria volontà, concluso il liceo partì per Parigi, dove portò a termine gli studi di giurisprudenza. Arrivò a Parigi in un periodo di grandi disordini. Cacciato nel febbraio del 1848 re Luigi Filippo, era stato istituito il governo provvisorio della Seconda Repubblica francese ed in città erano state di nuovo innalzate le barricate. Nella capitale, oltre a stringere amicizie con molte persone in vista, trascorse molto tempo nei circoli letterari (dove ebbe modo di conoscere Alexandre Dumas) e nella Biblioteca nazionale, informandosi e documentandosi - trascrivendo una infinità di appunti - su casi scientifici e storici. Nel 1857 sposò Honorine Anne Hébée Morel (nata du Fraysne de Viane), una ricca vedova che gli garantì una discreta indipendenza economica. Ma non fu un matrimonio molto felice. Ebbero un figlio, Michel, nato nel 1861. La moglie aveva due figlie dal matrimonio precedente, Valentine Morel (nata nel 1852) e Suzanne Morel (nata nel 1853). All'età di trentacinque anni, nel 1862, intraprese la carriera di scrittore, carriera che continuò fino al 1905. A tale anno risale anche la pubblicazione postuma di molti suoi lavori: sessantadue romanzi e diciassette racconti. Il successo di Verne si dovette in gran parte all'editore Pierre-Jules Hetzel, il quale, dopo aver pubblicato nel 1863 un suo primo volume di racconti, Cinque settimane in pallone, gli propose un contratto di 20 anni con l'impegno di pubblicarne tre all'anno, consentendo all'autore di abbandonare l'impiego di agente di cambio e dedicarsi completamente alle sue opere. Per i suoi Viaggi straordinari scrisse 62 romanzi e 18 novelle, che tuttavia per la critica sono considerati un genere minore. Appassionato di viaggi e di vicende esotiche, Verne è stato autore anche di una sorta di romanzo-verità, più che di una biografia, sulla figura di Cristoforo Colombo. Il libro, intitolato semplicemente con il nome del grande navigatore, fu pubblicato nel 1882, sempre dall'editore Hetzel. Nel 1886 iniziò per Verne quello che lui stesso indicò come il "periodo nero" della sua vita. Si susseguirono le morti di persone molto vicine a lui, tra cui l'editore Hetzel. Tormentato dalla nevrosi, da una moglie bisbetica, da un figlio difficile che finirà in riformatorio e da un nipote psicotico, Gaston, che tenterà di assassinarlo, Verne fu colpito da una paralisi alle gambe e finì la sua vita su una sedia a rotelle. Tuttavia lo scrittore non perse la sua inventiva, ma certamente cambiò le tematiche dei suoi romanzi, che si fecero più complesse, più oscure e meno adatte ad un pubblico infantile, così come cambiò anche lo stile. Ciò si nota in opere di questo periodo come Robur il conquistatore e Il castello dei Carpazi. Nel 1888 Jules Verne divenne consigliere comunale di Amiens. Nel 1903 presiedette il gruppo degli esperantisti della cittadina francese. Verne morì nel 1905 ad Amiens, a settantasette anni di età, ormai quasi cieco, sofferente di diabete e colpito da paralisi. Fu sepolto ad Amiens nel cimitero della Maddalena. Molte sue opere, rimaste inedite, furono fatte pubblicare dopo la sua morte dal figlio Michel, in forma probabilmente riadattata.
mercoledì 21 agosto 2019
Emilio Salgari.
Emilio Carlo Giuseppe Maria Salgari
(Verona, 21 agosto 1862 – Torino, 25 aprile 1911)
è stato uno scrittore italiano di romanzi d'avventura molto popolari.
Nacque da una famiglia di modesti commercianti; nel 1878 si iscrisse al Regio Istituto Tecnico e Nautico "P.Sarpi" di Venezia, ma senza ottenere la licenza. Come "uomo di mare" compì solo alcuni viaggi di addestramento a bordo di una nave scuola e successivamente un viaggio (probabilmente in qualità di passeggero) sul mercantile "Italia Una", che per tre mesi navigò su e giù per l'Adriatico, toccando la costa dalmata e spingendosi fino al porto di Brindisi; ma il Capitano Salgari non smise mai di credere e narrare le sue avventure. Nel 1883 inizia a collaborare con il giornale "La Nuova Arena", della sua città Verona, sulle cui pagine apparve a puntate il suo primo romanzo, "Tay-See", stampato successivamente con il titolo "La Rosa del Dong-Giang"; nell'ottobre dello stesso anno escono le prime puntate di "La Tigre della Malesia". Inizia così la sua fortunata e tormentata carriera di scrittore che annovera al suo attivo circa ottanta romanzi e un numero ancora imprecisato di avventure e racconti. Nel 1889 il suicidio del padre: primo di un'impressionante catena formata dallo stesso scrittore nel 1911, dal figlio Romero nel 1931 a 33 anni, dal figlio Omar, testimone e interprete della leggenda paterna, nel 1963. Nel 1892 si sposa con Ida Peruzzi (che il marito chiamerà affettuosamente per tutta la vita "Aida", come l'eroina di Verdi): un matrimonio, questo, a suo modo riuscito (ma la moglie morirà internata in manicomio); nello stesso anno la famiglia Salgari, ampliatasi con la nascita della piccola Fatima (la primogenita, seguiranno poi tre maschietti: Nadir nel 1894, Romero nel 1898 e Omar nel 1900), si trasferisce a Torino, dove lavora per l'editore Speirani, casa editrice per ragazzi; nel 1898 l'editore Donath lo convince a trasferirsi a Genova ed è qui che stringe amicizia con Giuseppe "Pipein" Gamba che sarà il suo primo grande illustratore. Sono anni buoni, interrotti da un nuovo trasferimento a Torino, nel 1900. Le condizioni della famiglia si fanno precarie, nonostante l'incessante lavoro per mantenere un rispettabile decoro borghese; rompe il contratto con Donath e passa a Bemporad (per cui, dal 1907 al 1911 scrive 19 romanzi). Il successo, specialmente tra i ragazzi, continua, diversi titoli raggiungono le 100.000 copie, anche se la critica ignora la sua produzione. Il collasso nervoso e il ricovero della moglie sono il colpo di grazia per un uomo stremato. Scrive tre lettere, ai figli, agli editori, ai direttori dei giornali torinesi e si toglie la vita. La sua opera tuttavia è rimasta viva a nutrire con tutto il suo fascino la fantasia di generazioni di ragazzi e non.
Ai miei editori:
A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche più, chiedo solo che per compenso dei guadagni
che io vi ho dato pensiate ai miei funerali.
Vi saluto spezzando la penna.
Emilio Salgari
venerdì 16 agosto 2019
Jean de La Bruyère
(Parigi, 16 agosto 1645 – Versailles, 10 maggio 1696)
è stato uno scrittore, aforista e moralista francese.
giovedì 5 ottobre 2017
Giovanni Verga
(Catania, 2 settembre 1840 – Catania, 27 gennaio 1922)
è stato uno scrittore e drammaturgo italiano, considerato il maggior esponente della corrente letteraria del verismo.
lettere e arti", ha un successo tanto grande quanto inaspettato per l'autore che continua a parlarne come di "una vera miseria" e non manifesta alcun interesse, se non economico, al genere del racconto."Nedda" è subito ristampata dal Brigola, come estratto dalla rivista. Verga, spinto dal buon esito del bozzetto e sollecitato dal Treves, scrive nell'autunno, tra Catania e Vizzini, alcune delle novelle di "Primavera" e comincia a ideare il bozzetto marinaresco "Padron 'Ntoni" (che confluirà poi nei "Malavoglia"), di cui, nel dicembre, invia la seconda parte all'editore. Raccoglie intanto in volume le novelle scritte fino ad allora, pubblicandole presso il Brigola con il titolo "Primavera ed altri racconti".Il romanzo procede lentamente, anche a causa di un altro duro contraccolpo emotivo, la perdita di Rosa, la sorella prediletta. Il 5 dicembre muore la madre, alla quale era legato da profondo affetto. Questo evento lo getta in un grave stato di crisi. Lascia allora Catania per recarsi nuovamente a Firenze e successivamente a Milano, dove riprende con accanimento il lavoro. Nel 1880 pubblica presso Treves "Vita dei campi" che raccoglie le novelle apparse in rivista negli anni 1878-80. Continua a lavorare ai "Malavoglia" e nella primavera ne manda i primi capitoli al Treves, dopo aver tagliato le quaranta pagine iniziali di un precedente manoscritto. Incontra, a distanza di quasi dieci anni, Giselda Fojanesi, con la quale ha una relazione che durerà circa tre anni. "Di là del mare", novella epilogo delle "Rusticane", adombra probabilmente il rapporto sentimentale con Giselda, descrivendone in certo modo l'evoluzione e l'inevitabile fine. L'anno successivo escono finalmente, per i tipi sempre di Treves, "I Malavoglia", invero accolti assai freddamente dalla critica. Inizia i contatti epistolari con Edouard Rod, giovane scrittore svizzero che risiede a Parigi e che nel 1887 darà alle stampe la traduzione francese dei "Malavoglia". Frattanto, stringe rapporti di amicizia con De Roberto. Comincia a ideare "Mastro-don Gesualdo" e pubblica in rivista "Malaria" e "Il Reverendo" che all'inizio dell'anno aveva proposto a Treves per la ristampa di "Vita dei campi" in sostituzione di "Il come, il quando ed il perché". Nasce anche il progetto di ridurre per le scene "Cavalleria rusticana"; a questo scopo intensifica i rapporti con Giacosa, che sarà il "padrino" del suo esordio teatrale. Sul piano della vita privata continua la relazione con Giselda che viene cacciata di casa da Rapisardi per la scoperta di una lettera compromettente. Ha inizio la lunga e affettuosa amicizia (durerà oltre la fine del secolo: l'ultima lettera è datata 11 maggio 1905) con la contessa Paolina Greppi. Il 1884 è l'anno dell'esordio teatrale con "Cavalleria rusticana". Il dramma, letto e bocciato durante una serata milanese da un gruppo di amici (Boito, Emilio Treves, Gualdo), ma approvato da Torelli-Viollier (il fondatore del "Corriere della Sera"), è rappresentato per la prima volta, con Eleonora Duse nella parte di Santuzza, con grande successo il 14 gennaio al teatro Carignano di Torino dalla compagnia di Cesare Rossi. Si conclude, con la pubblicazione della prima redazione di "Vagabondaggio" e di "Mondo piccino", ricavati dagli abbozzi del romanzo, la prima fase di stesura del "Mastro-don Gesualdo" per il quale era già pronto il contratto con l'editore Casanova. Il 16 maggio 1885 il dramma "In portineria", adattamento teatrale de "Il canarino" (una novella di "Per le vie"), viene accolto freddamente al teatro Manzoni di Milano. Ha inizio una crisi psicologica aggravata dalla difficoltà di portare avanti il "Ciclo dei Vinti" e soprattutto da preoccupazioni economiche personali e della famiglia, che lo assilleranno alcuni anni, toccando la punta massima nell'estate del 1889. Confida il suo scoraggiamento a Salvatore Paola Verdura in una lettera del 17 gennaio da Milano. Si infittiscono le richieste di prestiti agli amici, in particolare a Mariano Salluzzo e al conte Gegè Primoli. Per distendersi, passa lunghi periodi a Roma e lavora contemporaneamente alle novelle pubblicate dal 1884 in poi, correggendole e ampliandole per la raccolta "Vagabondaggio", che uscirà nella primavera del 1887 presso l'editore Barbèra di Firenze. Nello stesso anno esce la traduzione francese de "I Malavoglia", anch'essa senza riscontrare alcun successo di critica né di pubblico. Dopo aver soggiornato a Roma alcuni mesi, all'inizio dell'estate ritorna in Sicilia, dove rimane (tranne brevi viaggi a Roma nel dicembre 1888 e nella tarda primavera del 1889), sino al novembre 1890, alternando alla residenza a Catania lunghi soggiorni estivi a Vizzini. Nella primavera conduce a buon fine le trattative per pubblicare "Mastro-don Gesualdo" nella "Nuova Antologia" (ma in luglio romperà col Casanova, passando alla casa Treves). Il romanzo esce a puntate nella rivista dal 1° luglio al 16 dicembre, mentre Verga vi lavora intensamente per rielaborare o scrivere ex novo i sedici capitoli. Nel novembre ne ha già iniziata la revisione.Ad ogni modo, continua l'"esilio" siciliano, durante il quale si dedica alla revisione o, meglio, al rifacimento di "Mastro-don Gesualdo" che, sul finire dell'anno, uscirà presso Treves. Pubblica nella "Gazzetta letteraria" e nel "Fanfulla della Domenica" le novelle che raccoglierà in seguito nei "Ricordi del capitano d'Arce" e dichiara a più riprese di esser sul punto di terminare una commedia. Incontra, probabilmente a Villa d'Este, la contessa Dina Castellazzi di Sordevolo cui rimarrà legato per il resto della vita. Rinfrancato dal successo di "Mastro-don Gesualdo "progetta di continuare subito il "Ciclo" con la "Duchessa di Leyra" e "L'onorevole Scipioni". In questo periodo, inizia la causa contro Mascagni e l'editore Sonzogno per i diritti sulla versione lirica di "Cavalleria rusticana". A fine ottobre, però, si reca in Germania per seguire le rappresentazioni di "Cavalleria", che è pur sempre un capolavoro della musica, a Francoforte a Berlino.Nel 1893 si conclude, in seguito a transazione col Sonzogno, la causa per i diritti su "Cavalleria", già vinta da Verga nel 1891 in Corte d'appello. Lo scrittore incassa così circa 140.000 lire, superando finalmente i problemi economici che lo avevano assillato nel precedente decennio. Prosegue intanto le trattative, iniziate nel '91 (e che si concluderanno con un nulla di fatto), con Puccini per una versione lirica della "Lupa" su libretto di De Roberto. Si stabilisce definitivamente a Catania dove rimarrà sino alla morte, tranne brevi viaggi e permanenze a Milano e a Roma. Nel biennio 1894-1895, pubblica l'ultima raccolta, "Don Candeloro e C.", che comprende novelle scritte e pubblicate in varie riviste tra 1889 e il '93. Nel '95 incontra a Roma, insieme a Capuana, Emile Zola, importante esponente della letteratura francese e fautore della corrente letteraria del Naturalismo, una poetica assai affine a quella del Verismo (anzi, si può dire che quest'ultimo sia la "versione" italiana di quello). Nel 1903 sono affidati alla sua tutela i figli del fratello Pietro, morto nello stesso anno. Verga rallenta sempre più la sua attività letteraria e si dedica assiduamente alla cura delle proprie terre. Continua a lavorare alla "Duchessa di Leyra", di cui sarà pubblicato postumo un solo capitolo a cura del De Roberto nel 1922. Tra il 1912 e il 1914 affida sempre a De Roberto la sceneggiatura cinematografica di alcune sue opere tra cui "Cavalleria rusticana" e "La Lupa", mentre egli stesso stende la riduzione della "Storia di una capinera", pensando anche di ricavarne una versione teatrale. Nel 1919 scrive l'ultima novella: "Una capanna e il tuo cuore", che uscirà pure postuma nell'"Illustrazione italiana", il 12 febbraio 1922. Nel 1920 pubblica, infine, a Roma presso "La Voce" una edizione riveduta delle "Novelle rusticane". Nell'ottobre è nominato senatore. Colpito da paralisi cerebrale muore nella casa di via Sant'Anna. Tra le opere uscite postume, oltre alle due citate, vi sono la commedia "Rose caduche", in "Le Maschere", giugno 1928 e il bozzetto "Il Mistero", in "Scenario", marzo 1940.
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