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domenica 28 febbraio 2021

Il frantoio delle ore


Ogni sera – da dieci anni
qualcuno mi chiude il cancello
e alle diciannove e dieci
comincio a passeggiare nella cella.


Poi siederò al tavolo
sotto la luce
a leggere poesie di Hardy,
a imparare a memoria
il “mestiere di vivere”
del ragazzo Pavese
(“che beveva stupito il mattino”
prima che di colline
si facesse verde grano).
Ma io non so vivere,
io che respiro il sussurro gonfio
di vene umane
con la mente insonne della notte.

Da dieci anni – ogni sera
sento il richiamo del gatto
nel cortile chiuso all’avventura,
e il canelupo magro, sguinzagliato,
giocare con le guardie
sento ogni sera – da dieci anni.

Veterano del “cuore profondo”
ho cuore di cosmonauta
e radar d’amore
al posto degli occhi:
vado captando i pensieri
l’agonia e il pianto
del compagno inquieto.
Chiuso a chiave, riascolto
nel frantoio delle ore
le voci deluse della speranza
e l’eco dei tanti messaggi spenti.
 
Alfredo Bonazzi

Ci ha tradito il vento.

Ci ha tradito il vento
che decora di muschio le pietre
e sottomette gli alberi
al dominio delle stagioni.
Sembra tutto concluso
ora che all’incenso manca
la scintilla, il fuoco,
le braccia disposte
a profumare il giorno.
Nessun’altra fede resta
alla materia grezza di anime
in penosa allegria.
Ma dove, dov’è rimasta
la Parola del Salmo
che invogliava
a sollevare lo sguardo
al cielo troppo nudo?
Tutto piano piano si fa dolore.
Ma non è ancora buio:
lungo tema d’amore,
milioni di morti allineati
si fanno linfa dentro la terra
e si affacciano i bucaneve
dalla fanghiglia dei rospi
e mattini di luce
chiamano in volo verso il sole
uccelli stanchi di palude.

Alfredo Bonazzi

 

Alfredo Bonazzi

 


(Atripalda, 28 febbraio 1929San Zeno di Cassola, 1º novembre 2015)
è stato un poeta italiano.
Condannato all'ergastolo per l'omicidio di un tabaccaio commesso nel 1960 in viale Zara a Milano, proprio in carcere, Bonazzi scopre l'amore per la cultura e la poesia, che lo porterà a vincere prestigiosi premi nazionali ed internazionali. Nel 1973 il Presidente della Repubblica Giovanni Leone gli concede la grazia, dopo aver passato ventotto anni della sua vita tra carcere, riformatorio e manicomio criminale. Nel 1975 scrive Squalificati a vita, un'inchiesta dove denuncia la tragedia di chi si trova rinchiuso nei manicomi criminali. Bonazzi si è a lungo impegnato come volontario per aiutare i carcerati. La vicenda umana di Alfredo Bonazzi è assi più tormentata di quanto dica la succinta nota biografica. Fu gravemente ferito durante i bombardamenti anglo-americani su Avellino del settembre 1943; fu testimone della violenza alla sorella diciassettenne da parte di un gruppo di soldati di stanza ad Atripalda nel '44; covò un rancore profondo verso le truppe di occupazione americane che si tradusse in azioni di sabotaggio e in veri e propri attentati. Fu questo a portarlo nel 1945 nel riformatorio di Napoli e successivamente ad una 'carriera' criminale, rispetto alla quale l'omicidio del 1960 rappresentò solo il drammatico epilogo. Questa storia è dolorosamente raccontata nel capitolo Il ragazzo di Atripalda, del volume di Alfredo Bonazzi, L'ergastolo azzurro, a cura di Teodoro Giùttari, Città Nuova, 1971, cap. quarto, pp. 97-107. I 28 anni evidentemente cumulano anche gli anni passati in riformatorio e condanne per precedenti reati.


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