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venerdì 11 ottobre 2019

Guardiamo


 
Guardiamo dalla cima del monte
il filo di calma che è nato
del mio petto tu conti ogni grano
e ogni cuore si prende di colpo
il suo tempo: un amore
è tornato e si è accorto
il suo disco ci copre.
Adesso tu devi guardarmi
per quella collana di sì
nella mia pelle che apre
la piana la strada
e i fondi della notte
i centesimi della sete.
 
Nadia Campana

Verso la mente



I gelsomini dell’azzurro
fioriscono per vendetta
sfigurando l’ombra spettrale
che risucchia gridando il giorno, le sue qualità in forme
spaurite e pure sotto il rombo dell’aereo
sotto il meridiano
chissadove in un’ampolla
moltitudine di elitre
si calcolano:
mi pensa la rosa che è chiusa
stretta mi attende tranquilla la tana
che scava rintocchi intorno
alla bocca del pozzo premendo le sponde
nel fosso chissà cosa ritrovo
 
Nadia Campana

Nadia Campana


 

(Cesena, 11 ottobre 1954Milano, 6 giugno 1985)
è stata una poetessa, traduttrice e saggista italiana.
È autrice di una cinquantina di poesie, raccolte dapprima in saggi e poi, significativamente riviste, nella raccolta postuma Verso la mente, curata da Milo de Angelis e Giovanni Turci. Ha tradotto l'opera di Emily Dickinson nel volume Le stanze di alabastro. Ha composto una serie di saggi dedicati alla letteratura e al tema melancolia, attualmente inediti. Tra questi, vanno ricordati Finendo e Visione postuma (quest'ultimo parzialmente edito nella rivista "Tratti" (dicembre 1986). Nadia Campana è morta suicida. L'opera poetica di Nadia Campana presenta, pur nella sua esiguità quantitativa, una cifra stilistica ben precisa, che denota un raffinato lavoro sul linguaggio e una sperimentazione calibrata sulle forme espressive volte all'esaltazione del sentimento e alla sua contemporanea, paradossale inesprimibilità. La sua scrittura in versi si caratterizza dunque per un'ansia comunicativa in cui l'impossibilità di fattuale di comunicare spezza un verso originariamente endecasillabo in emistichi irregolari con la presenza massiccia di rime interne e allitterazioni. Forte è il portato simbolico delle immagini poetica di Nadia Campana. La sua opera può essere accostata, in Italia, a quella di Amelia Rosselli, che qualche anno prima ha proposto un simile prodotto letterario, nella reinvenzione poetica del linguaggio lirico italiano (secondo ciò che Pier Paolo Pasolini ebbe a definire nella categoria del "lapsus"). Decisiva è per Nadia Campana l'influenza della poesia femminile statunitense, in particolare di autrici come Emily Dickinson, di cui fu traduttrice, Sylvia Plath e Anne Sexton. Sul piano saggistico, Nadia Campana si concentra sul rapporto tra letteratura e melanconia, con un'analisi psicologico-ermeneutica che ricorda da vicino le pagine del saggio Sulla malattia di Virginia Woolf. Il suo verso può infine essere accostato, per capacità espressiva, tematiche ricorrenti e portato ermeneutico, all'opera teatrale di Sarah Kane Psicosi delle 4.48.

Ghianda acrostico