venerdì 12 giugno 2026

PER L'ERTA

PER L'ERTA

Tu che rose non cogli,

né cogliesti

nel tuo disincantato

mondo forse mai

(pur sei fresca d'anni

e vene, ed occhi hai

ghiotti alla bellezza

e presti);

 

per l' erta che a fatica

salgo, ove che luca

nulla è, ma solo sassi

e ortica, tu

volto d'ombra sfogli,

ecco, pudicamente,

qualche tua rosa

ebbra e caduca.

Leopoldo Baroni

Il canto della fontana

Il canto della fontana

Nell'ombra d'un castagno e un'avellana
canta. tra le alte felci, la fontana:
canta col blando tremito che ha
sia giorno chiaro o densa oscurità;
e rallegra la fertile pendice
come una voce di stornellatrice:
A mezzodì capre rossicce e nere
calan giù giù dai  greppi aridi a bere.
Ascoltano chinando un npoco il muso
e l'umano occhio languido socchiuso,
dell'acqua viva tra le verdi trine
il canto senza fine, senza fine.
Poi bevuto che hanno, se ne vanno,
ma quel che l'acqua dica non lo sanno.
Su quell'ora dorata, anch'egli, solo,
viene a immollare il pane un boscaiolo.
Da poi che al suo mancò paterno affetto
la minor figlia, garrulo folletto
che tutto avea nelle pupille chiare
riflesso il cuor, come una vela in mare,
ode nella vocale fontanella
la voce bianca, e stanca un po', di quella.
Taciturno vi ferma egli l'orecchio,
ma capire non sa, povero vecchio!
I pettirossi, tintinnando , a schiera
Tornano ogni alba, i passeri a sera.
Dalle pendule rame del nocciolo
sono allo stagno con un piccol volo,
con un piccol volo sono allo stagno
dalle pendule rame del castagno.
Quella fonte sempre ilare, che dice,
col suo trepido cantic, che dice?
Lo ignorano essi stessi...Un tuffo, e via:
gli uni nel sole, e gli altri nell'ombria.
Più beata si fa la solitudine,
più solitaria la beatitudine.
e la fontana, tra sue felci care,
tranquillamente seguita a cantare
quella canzone che nell'aria splende,
quella canzone che nessuno intende....
Canta, col blando tremolio che ha,
soa giorno chiaro o densa oscurità.

Leopoldo Baroni

Leopoldo Baroni

Leopoldo Baroni    
nasce a Buti il 5 Agosto 1885/  12 Marzo 1963

Fin da studente dimostra un grande talento letterario, ed ha l'onore di veder pubblicate due sue poesie La Vasca e Voce di pianto nella Rivista Letteraria La Riviera Ligure di Angelo Silvio Novaro. A beneficio del Ricovero dei poveri vecchi di Buti, la Tipografia Cosci gli pubblica l'opera Il Vecchio e nel 1924 la Casa Editrice Poeti di Varese mette alle stampe un volumetto di poesie Le Viottole ora introvabile.  La sua produzione letteraria continua senza sosta e nel 1929 le Edizioni Giusti di Livorno pubblicano la prima raccolta di poesie popolari Parnaso Popolare Butese e poi La corona di Cipresso, sonetti in morte della madre.  Dopo guerra, riprende con inalterato amore a scrivere e nel 1917 vince il Premio Poesia La Tenda Rossa a Marina di Carrara e nel 1954 Nistri-Lischi Editori di Pisa pubblicano I Maggi, preparazione di alcuni Maggi Butesi con prefazione del Premio Nobel Eugenio Montale.  Con l'opera Anch'io pruno pubblicata ancora da Nistri-Lischi vince il Premio Viareggio di poesia, affermandosi così definitivamente anche a livello nazionale. Lavora instancabilmente e un anno prima della sua morte, pubblica da Nistri-Lischi, il suo ultimo libro di liriche Uomo d'Orti.  La sua vita si può sintetizzare in poche parole «casa e lavoro, lavoro e casa e per svago, l'orto sul retro della sua dimora in Castello ... » Era un buon conversatone, aveva la parola facile e forbita ed in paese era amico di tutti, ma i suoi più cari amici erano quelli che avevano l'estro del «verso».  Diceva in casa: "Stasera, mi raccomando, non fate chiasso e non disturbate, vengono i Poeti".  Pochi anni dopo la morte, il Comune di Buti pose una stele nella facciata della casa natale.

Sono felice di vivere in modo semplice ed esemplare

Sono felice di vivere in modo semplice ed esemplare –

come il sole, come il pendolo, come il calendario.
D’essere un’anacoreta laica di snella figura,
savissima – come qualsiasi creatura di Dio.
Di sapere: lo Spirito è mio alleato, lo Spirito è mia guida!
D’entrare senza annunciarmi, come un raggio e come uno sguardo.
Di vivere così come scrivo: in modo esemplare e succinto –
come Dio comanda e come gli amici non prescrivono.

M. I. Cvetaeva (1892-1941)

Strappa uno stelo selvatico per te


Strappa uno stelo selvatico per te e una bacca – subito dopo, per me.

Niente è più dolce di una fragola di cimitero.
Ma non stare così tetro,
la testa chinata sul petto
Con leggerezza pensami,
con leggerezza dimenticami…
e che non ti turbi mai
la mia voce sottoterra…
Tutto passa , resta solo il vero
“ Vivere è splendido!
Ma noi viviamo male”

Marina Cvetaeva

Mentre si rimanda

 


Una volta

 


PER L'ERTA

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