giovedì 23 luglio 2026

Il rio

Il rio
Snodai lenta l'onda fra le strette
ripe sotto l'intrico del fogliame
e il sol tra le fronde agili mette 
su lo specchio brunito argentee trame.
Danzano moscerini e 'l mobil sciame
su l'acque un turbinio vivo riflette;
le rondini si spiccan da le rame;
radono l'onde via come saette.
Siedon sul ponte i vecchi novellando:
l'uno col dubitoso viso addita
certe piccole nuvole raminghe.
Movono bimbi lungo il rio, le dita
protese, cautinei rovi, spiando
sui fiori le libellule guardinghe.
E' più lunge il molino. Per la china
scroscia e sibilla il rio nella caduta,
e la rapida ruota  una voluta
di spume dietro il suo giro trascina.
A lato il maglio dentro la fucina
ripicchia la monotona battuta:
aspettando l'incarco il ciuco fiuta
odor che giunge fresco di farina.
Volgi, macina, i giri lenti e grevi
mentre induran nei solchi l'altre spiche,
prima che l'aspro verno più t'aggravi.
Spumeggia e canta il rio. Poi si racqueta,
poi c'ha fornite l'utili fatiche
e si rimbuca nell'ombra segreta.
Giovanni Cena

O Babbo

 


Armando Gill


Michele Testa, in arte Armando Gill 
(Napoli, 23 luglio 1877 – Napoli, 1° gennaio 1945),
è stato un cantautore e attore italiano. 
È unanimemente riconosciuto come il primo cantautore italiano, il primo a firmare musica e testi e a cantare i suoi brani, interpretati sia in napoletano sia in lingua, e da lui così annunciati: «Versi di Armando, musica di Gill, cantati da sé medesimo». 
Terzo di sei figli, il padre proprietario di una piccola distilleria, studia all'Istituto Chierchia e dopo la maturità si iscrive alla facoltà di giurisprudenza e frequenta le "periodiche", feste organizzate dalle famiglie della buona borghesia napoletana, dove si esibisce come cantante; un anno prima della laurea lascia gli studi e si dedica al teatro di varietà, firmando un contratto con il Salone Margherita. Prima autore di versi - in collegio stupisce i professori per le sue doti di improvvisatore - e solo in seguito compositore autodidatta, scrive la sua prima canzone nel 1896, Fenesta 'nchiusa, cui segue O surdato (1899.Lo pseudonimo lo prende dallo spadaccino Martino Gill (vissuto all'epoca di re Filippo II) ma sulla scena è un viveur rigorosamente in frac, un papillon bianco, il ciuffo dei capelli, l'immancabile gardenia appuntata all'occhiello e un monocolo, a mascherare un marcato strabismo. La critica lo snobba a lungo per via della sua insufficiente preparazione musicale e di un inconfondibile falsetto dall'intonazione traballante; ma i suoi limiti tecnici non gli impediranno di comporre melodie indimenticabili, come quella della popolare Come pioveva (1918). La canzone è anche uno dei primi esempi di marketing discografico: una mattina dell'estate 1918 Napoli appare tappezzata da centinaia di manifesti che raffigurano soltanto un ombrello: alcuni si domandano se sia la pubblicità di un nuovo negozio, oppure di una marca di parapioggia. Dopo una settimana, compaiono altri manifesti: questa volta, all'ombrello viene aggiunta la frase "Come pioveva" e qualche giorno più tardi lo slogan sarà completato con il nome dell'artista..Nonostante il difetto all'occhio, allo scoppio della guerra viene chiamato al servizio militare e poi dato per disperso alla notizia che la nave su cui viaggiava era affondata. Un mese dopo il fatto, quando per tutta Napoli si sprecano i necrologi, debutta al napoletano Trianon con la rivista Gill l'affondato.Il suo periodo di maggiore popolarità va dal 1916 al 1925, nel quale musica le sue canzoni, fonda una compagnia e mette in scena diverse riviste, scritte in collaborazione con Guido di Napoli. Tra i suoi successi in napoletano: Nun so' geluso (1917), 'O zampugnaro nnammurato (1917), 'E quatto 'e maggio (1918), Bella ca bella si' (1919) e Palomma (1926), Di lui si ricorda un duello in rima con Ettore Petrolini, incontrato per caso una sera, nel ristorante Alfredo alla Scrofa. Il duello continua a lungo fino a quando Petrolini getta la spugna, riconosce Gill e lo invita al suo tavolo.La cosiddetta "improvvisata" chiude spesso i suoi numeri in teatro: nel 1925, alle soglie dei cinquant'anni, sposa Irma Fricchione, una giovane spettatrice conosciuta durante un suo spettacolo e conquistata dal palco proprio con una dichiarazione inventata al momento. Si ritira nel 1943, dopo aver ceduto il suo canzoniere alle edizioni Bideri, dedicandosi alla famiglia e ai suoi animali domestici. Muore durante la notte di capodanno.Inventore di un linguaggio diretto che anticipa quello di molti nostri parolieri, a dispetto della sua fama teatrale di "tombeur des femmes" Armando Gill fu un grande professionista, un autore ironico con senso della misura e un vero signore della scena, in un'epoca storica che si stava avviando verso il disastro del fascismo e della Seconda guerra mondiale.


Brindellone

A Firenze, se uno è alto, impacciato, magari vestito alla meglio e si muove come se avesse preso male le misure della stanza, può beccarsi un bel: “Brindellone!”

Vuol dire: persona molto alta, un po’ goffa, trasandata o bischera nei modi.
La parola è fortemente fiorentina anche perché richiama il Brindellone, il grande carro dello Scoppio del Carro. Da lì, per immagine, passa all’omone lungo, dondolante, poco elegante. 😏
Non è sempre cattivissima: spesso è una presa in giro secca, detta con quel tono fiorentino che punge ma fa anche ridere.
Traduzione pratica: sei alto, ti muovi male e oggi l’eleganza l’hai lasciata a casa.

Il sommo viaggio

 


Dedicata a Rita Levi Montalcini

 


La scuola che vorrei

 


Il rio

Il rio Snodai lenta l'onda fra le strette ripe sotto l'intrico del fogliame e il sol tra le fronde agili mette  su lo specchio bruni...