giovedì 25 giugno 2026

Sidney Lumet


Sidney Arthur Lumet
Filadelfia, 25 giugno 1924New York, 9 aprile 2011)
è stato un
regista, produttore cinematografico, sceneggiatore e attore statunitense.

Nacque a Filadelfia (in Pennsylvania), ma crebbe nel Lower East Side di Manhattan (New York), figlio dell'attore Baruch Lumet e della ballerina Eugenia Wermus (deceduta quando il regista era ancora un bambino), entrambi immigrati polacchi d'origine ebraica ashkenazita (il padre Baruch nacque infatti a Varsavia). I genitori nel corso della loro carriera furono molto attivi allo Yiddish Art Theatre di New York, dove lo stesso Lumet esordirà poi come attore all'età di quattro anni. Studiò alla Professional Children School e dal 1939 partecipò a diversi spettacoli teatrali.Agli inizi degli anni cinquanta lavorò come regista per alcuni spettacoli teatrali e per alcune serie televisive. Debuttò come regista cinematografico con il lungometraggio La parola ai giurati (1957), interpretato dall'amico Henry Fonda, con cui girerà cinque film. La pellicola affrontò i temi del razzismo e la violazione dei diritti civili e ottenne numerosi riconoscimenti tra cui l'Orso d'oro al Festival di Berlino e fruttò a Lumet anche una candidatura all'Oscar al miglior regista. I suoi film ottennero molto successo anche per l'abilità dimostrata nel dirigere grandi star come Sophia Loren in Quel tipo di donna (1959), Anna Magnani e Marlon Brando in Pelle di serpente (1960), Katharine Hepburn e Ralph Richardson ne Il lungo viaggio verso la notte (1962), Henry Fonda nel ruolo del presidente degli Stati Uniti in A prova d'errore (1964), Rod Steiger ne L'uomo del banco dei pegni (1964), Sean Connery ne La collina del disonore (1965). Acclamato come una celebrità del cinema hollywoodiano, negli anni settanta diresse altri film di successo come Serpico (1973) e Quel pomeriggio di un giorno da cani (1975) entrambi con l'interpretazione di Al Pacino agli inizi della carriera, Assassinio sull'Orient Express (1974), tratto da un romanzo di Agatha Christie e che vide riuniti talenti come Ingrid Bergman (Oscar alla miglior attrice non protagonista), Lauren Bacall, Anthony Perkins, Sean Connery, Vanessa Redgrave e Albert Finney (nel ruolo di Hercule Poirot), e Quinto potere (1976), una critica al sistema televisivo e agli effetti nei confronti degli spettatori. Il film valse l'Oscar ai due protagonisti, Peter Finch e Faye Dunaway. Negli anni ottanta girò altre pellicole notevoli quali Il verdetto (1982) con Paul Newman e James Mason, Daniel (1983) sul caso Rosenberg e Il mattino dopo (1986), per il quale Jane Fonda fu candidata all'Oscar. Dopo pellicole che non riscontrarono il consenso delle precedenti, tra le quali Gloria (1999) con Sharon Stone, remake del film di John Cassavetes, girò Prova a incastrarmi - Find Me Guilty (2006), con Vin Diesel, e Onora il padre e la madre (2007) con Ethan Hawke e Philip Seymour Hoffman, sua ultima regia. Alla 77ª edizione degli Oscar (2005) ottenne il riconoscimento alla carriera. Nel 2009 partecipò al documentario I Knew It Was You, sotto la regia di Richard Shepard, per ricordare l'attore John Cazale a trent'anni dalla morte. Dal 1949 al 1954 fu sposato con l'attrice Rita Gam. Si sposò con l'ereditiera Gloria Vanderbilt il 28 agosto 1956 e divorziò nell'agosto del 1963.

25 giugno San Massimo di Torino

25 giugno San Massimo di Torino
Vescovo
Metà IV secolo - 423 circa
Etimologia: Massimo = grandissimo, dal latino 
Emblema: Bastone pastorale, Mitra, Casula, Pallio.

Nella lista dei vescovi torinesi figura al primo posto San Massimo, semplicemente in quanto non è storicamente accertata la presenza di suoi eventuali predecessori. Alcune improbabili leggende vorrebbero invece che Massimo sia succeduto ad un certo San Vittore. Massimo nacque in un imprecisato paese dell’Italia settentrionale nella seconda metà del IV secolo e fu chiamato a reggere la nuova cattedra episcopale di Julia Augusta Taurinorum appena eretta dal suo maestro Sant’Eusebio di Vercelli. Il sacerdote marsigliese Gennaio, storico cristiano, nella sua opera “De viris illustribus” ci presenta Massimo quale profondo conoscitore delle Sacre Scritture, forbito predicatore ed autore di parecchie preziose opere che gli hanno meritato di essere considerato uno dei padri minori della Chiesa universale. La citazione di Gennaio termina precisando che Massimo visse regnati Onorio e Teodosio il Giovane. Soppravisse però ad entrambi e prese parte al Sinodo di Milano nel 451, comparendo tra i firmatari di una lettera inviata in tale occasione al papa San Leone Magno. Presenziò inoltre al Concilio di Roma nel 465. In un documento di quest’ultimo la firma di Massimo segue immediatamente la firma del papa Ilario ed essendo la precedenza determinata dall’età si può supporre che fosse già parecchio anziano e si morto non molto tempo dopo. Molti storici collocano però la sua morte assai prima, solitamente verso il 423. La poderosa mole di scritti tradizionalmente attribuiti a San Massimo costituisce indubbiamente un tesoro di inestimabile interesse per gli storici della teologia. L’edizione del 1784 curata da Bruno Bruni comprendeva ben 116 sermoni, 118 omelie e 6 trattati, oggi oggetto di un attento esame di autenticità, in quanto alcuni di essi potrebbero essere in realtà attribuibili ad altri autori, anche se non mette in dubbio che il corpus principale di tali opere sia innegabilmente di Massimo e ciò permetta di ricavarne alcuni dati storici e spirituali circa la sua vita terrena. Nel 397 fu testimone del martirio dei Santi Alessandro, Sisinnio e Martirio, vescovi missionari in Rezia. I suoi testi ci danno l’opportunità di scoprire i costumi e le condizioni di vita della popolazione lombarda ai tempi delle invasioni gotiche, in un’omelia è contenuta la descrizione della distruzione di Milano operata da Attila. Tramandò così la memoria dei primi martiri torinesi: “Tutti i martiri devono essere onorati con grandissima devozione, ma devono essere onorati da noi in modo speciale questi di cui possediamo le reliquie  dimorarono con noi, sia che ci custodiscano mentre viviamo nel corpo sia che ci accolgano quando lo abbandoniamo”. Purtroppo si limitò però a citarne nel titolo i loro nomi, Ottavio, Avventore e Solutore, senza specificare nulla di più sul loro conto. Approfittò di due omelie di ringraziamento per rammentare ai cristiani il dovere di lodare Dio quotidianamente in particolar modo con l’ausilio dei Salmi, mattino e sera, prima e dopo i pasti. Famose inoltre le sue esortazioni a fare il segno della croce prima di compiere qualsiasi azione, per assicurarsi sempre una benedizione. Condannò infine coloro che vendevano in cambio di denaro il perdono dei peccati anziché prescrivere adeguate penitenze. Indubbiamente una grande fama di santità circondò il vescovo Massimo già in vita e la venerazione nei suoi confronti fu perpetuata dai fedeli dopo la sua morte. Il suo culto non incontrò però purtroppo particolare fortune nei secoli successivi, forse anche a causa della mancanza dei suoi resti mortali, solitamente centro della devozione popolare nei confronti di un santo. A Collegno ancora oggi sorge un’antica chiesa e ciò ha portato a supporre che essa avesse accolto per motivi ignoti la tomba di San Massimo, anche se dopo vari scavi archeologici nulla è mai venuto alla luce. A Torino solo nel XIX secolo gli furono dedicati un edificio sacro e la strada ad esso adiacente e sempre in tale secolo si tentò un processo per attribuirgli il prestigioso titolo di “Dottore della Chiesa”. Solo dal 2004 nella Basilica Cattedrale Metropolitana di San Giovanni Battista, in occasione del rinnovo degli arredi liturgici del presbiterio voluto dall’arcivescovo cardinal Severino Poletto, San Massimo è stato raffigurato sulla nuova cattedra episcopale destinata ai suoi successori. Recentemente anche la nuova parrocchia ortodossa russa di Torino è stata a lui dedicata. L’intera Regione Pastorale Piemontese, comprendente le diocesi di Valle d’Aosta e Piemonte tranne Tortona, commemora il protovescovo torinese al 25 giugno nel suo calendario liturgico.

PREGHIERA

O Dio, che in San Massimo, vescovo e servitore del tuo popolo,
hai dato alla Chiesa un’immagine viva del Cristo, buon pastore,
per la sua preghiera concedi a noi di giungere ai pascoli della vita eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con Te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli. Amen.
(nella diocesi di Torino:)
Proteggi, o Signore, questa Chiesa
Che san Massimo ha fondato con la parola di verità e i sacramenti della vita.
Con la sua predicazione ci hai dato di conoscere il Cristo salvatore:
per la sua intercessione fa che viviamo con coerenza la nostra vocazione di cristiani.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con Te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli. Amen.


Autore:
Fabio Arduino



Il paradosso


 

Questa rondine ha volato attraverso il Sahara, risalito lungo la costa italiana e percorso diecimila chilometri per tornare esattamente sotto il tuo cornicione.

🕊️ Purtroppo, la tua ristrutturazione ha distrutto il suo nido.
Quello che vale sapere prima di qualsiasi lavoro in facciata:
🪶 La legge:
In Italia, la Legge 157/1992 tutela tutti gli uccelli selvatici e i loro nidi durante il periodo riproduttivo. Distruggere un nido occupato è un illecito. Un nido di rondine può essere riutilizzato per molti anni consecutivi.
🪶 La biologia:
Le rondini arrivano in aprile e ripartono verso settembre. Da settembre a marzo tutti i lavori di facciata sono possibili senza impatto sulla nidificazione.
🪶 Quello che puoi fare:
— Fissa una tavoletta di 15x10 cm sotto il cornicione — costruiranno sopra con fango e saliva
— Installa un nido artificiale in ceramica o plastica (disponibile nei negozi di giardinaggio)
— Proteggi il suolo sottostante con un'asse (le deiezioni — unico inconveniente reale)
Una famiglia di rondini consuma migliaia di insetti al giorno durante la stagione riproduttiva. È il miglior alleato naturale che puoi avere sotto il tetto.

mercoledì 24 giugno 2026

Marisa Borroni

Marisa Borroni in piedi, con Fulvia colombo.

Marisa Borroni
(Milano, 24 giugno 1929)

e attrice italiana che è stata attiva particolarmente fra gli anni cinquanta e gli anni sessanta. È stata, assieme a Fulvia Colombo, una fra le prime Signorine buonasera della Rai, attiva dagli studi di Milano. Fu soprannominata il musetto delle nove, in virtù della sua bellezza discreta.Come presentatrice televisiva ha condotto, il 31 dicembre 1954, il veglione di Capodanno (primo Capodanno in televisione) assieme a Mike Bongiorno e due edizioni del Festival di Napoli, quella del 1957 e quella del 1960. Nel 1958 è stata, assieme a Gianni Agus, Walter Chiari, Carlo Campanini e Tina de Mola, conduttrice della trasmissione televisiva La via del successo. Fra il 1956 e il 1960 ha avuto anche una breve esperienza come attrice cinematografica: con il regista Leonardo De Mitri nel film drammatico-sentimentale Altair, dove interpreta il personaggio di Luisa, girato accanto ad Antonella Lualdi, Franco Interlenghi, Carlo Croccolo e Jacques Sernas; con Luigi Giachino nel film comico Per le vie della città (personaggio di Fiorella) con Gino Bramieri e Febo Conti che in quell'occasione riproponeva la maschera di Ridolini.

Fa così caldo


 

24 giugno San Rumoldo di Mechelen

24 giugno San Rumoldo di Mechelen
Martire  
Scozia, 720 ca. – Mechelen (Malines) Belgio, 755

Di lui si trovano notizie in vari testi che man mano che passava il tempo, aggiungevano particolari sui precedenti; anzi creando più versioni sulla vita dello stesso santo. Verso il 1100 la ‘Passio S. Rumoldi’, scritta dal monaco Teodorico dell’abbazia di St. Trond, raccontava che Rumoldo era nato in Scozia e dopo un viaggio a Roma, si era stabilito a Mechelen, nome fiammingo della città di Malines in Belgio, ospite del conte Adone e di sua moglie Elisa. Il santo ricambiò la loro generosità, con le sue preghiere ottenendo per loro la nascita di un figlio, che poi più tardi, risuscitò essendo morto annegato. Sempre aiutato dalla generosità del conte, Rumoldo poté fondare un’abbazia; morì assassinato nel 775 da due compagni, che volevano impadronirsi del suo denaro.
Una successiva narrazione del XIII-XV secolo, elaborò ancor di più la leggenda, scritta da un anonimo, che presenta Rumoldo come figlio del re di Scozia David e di Cecilia figlia del re di Sicilia; entrato nello stato religioso divenne vescovo di Dublino, carica che rinunciò quando andò a Roma dal papa Stefano II (752), per partire poi come missionario per predicare il Vangelo, stabilendosi nella zona di Mechelen.
Questa versione concorda con la precedente per l’opera del santo e per la morte violenta, solo dice che non furono due compagni ad ucciderlo, ma bensì due operai di cui uno era stato rimproverato da s. Rumoldo per il suo adulterio.
Eliminando le parti leggendarie delle varie versioni, si può dire senza dubbio che Rumoldo, dal tedesco Romwald, è senz’altro anglosassone, come altri celebri missionari della bassa Germania, tutti dell’VIII secolo e che nacque intorno al 720. Animato dal fervore apostolico partì per il Continente e giunse ad evangelizzare la regione di Mechelen, non fu certamente il primo, perché nella zona della Dyle (fiume del Belgio), nel 754 già vi erano dei cristiani. Anche veritiera è la sua accoglienza da parte dei nobili cristiani del luogo, che seguivano la regola di condotta prescritta dai re merovingi, come pure che gli venne donata una proprietà per innalzarvi una cappella e un monastero (molto probabilmente benedettino e doppio, cioè maschile e femminile). Per quanto riguarda la sua morte fu senz’altro violenta, perché nel 1775, l’esame del cranio, nel millenario della morte, rilevò una frattura dovuta ad un colpo mortale, forse di vanga; resta misterioso il motivo dell’uccisione; fu vendetta, avidità, odio religioso, non si sa, il suo corpo fu gettato nella Dyle e fu ritrovato grazie ad una luce soprannaturale. Rumoldo fu sepolto nella cappella di S. Stefano da lui stesso costruita; ebbe quasi subito un culto come santo, documentato già dal secolo IX, accompagnato da numerosi miracoli. Nei secoli successivi le reliquie furono trasportate nella chiesa collegiata di Mechelen a lui intitolata e che dal 1559 divenne cattedrale della città.San Rumoldo è patrono della città e dell’archidiocesi di Malines.

Autore: Antonio Borrelli

Sidney Lumet

Sidney Arthur Lumet Filadelfia , 25 giugno 1924 – New York , 9 aprile 2011 ) è stato un regista , produttore cinematografico , sceneggiat...