giovedì 18 giugno 2026

Patria






  1. Patria

  2. O Patria, parola sì breve,
  3. si grande, fra tante parole,
  4. che brilli di fuoco e di neve,
  5. e odori di scogli e d'aiole;
  6. che stringi in un fervido accordo
  7. le genti vicine e lontane,
  8. e chiami a la prece e al ricordo
  9. con voce di mille campane;
  10. o Patria, sii tu benedetta
  11. per ogni remota contrada,
  12. sei sangue e rugiada, sei vita e bontà!
  13. Italia, la luce a' tuoi figli
  14. l'han data il tuo sole e il tuo cielo;
  15. la vampa, i vulcani vermigli;
  16. la tempra, i massicci del gelo;
  17. le fedi più dolci e più care
  18. l'han data le turgide zolle;
  19. i sogni la forza del mare
  20. crosciantr fra spume e corolle.
  21. Così ne l'istoria s'innova
  22. pe'l nerbo de' t5uoi la tua terra,
  23. chè supera in essi ogni prova,
  24. sia pace, sia guerra,_la tua volontà.
  25. O Patria, dai monti a le sponde
  26. sei tutta un sorriso di Dio!
  27. Te cingon di fremiti l'onde
  28. confuse in un sol balenìo.;
  29. da l'onde ai pinnacoli svaria
  30. un solo un divino sussurro;
  31. la rondine, spola de laria,
  32. intesse il tuo sogno d'azzurro.
  33. E tutta un'immensa bellezza
  34. dal vivo tuo cuore s'espande
  35. letizia, virtù, giovinezza
  36. per culmini e lande, per campi e città.
  37. Italia, e splendesti la prima
  38. del mondo stupito lo sguardo!
  39. Se Dante gherm' la tua rima,
  40. t'accese di sè Leonardo!
  41. Le rupi, fra brividi ignoti,
  42. espressero poli giganti:
  43. se vita diè lor Buonarroti,
  44. diè palpito Verdi a' tuoi canti!
  45. Così la tua luce ideale,
  46. fra un sogno e una sacra memoria,
  47. rapita in un volo immortale,
  48. a eterna tua gloria_pe' secoli va!
  49. O Patria, da un mito fecondo
  50. balzasti; e fu Roma tua madre!
  51. Tu quindi al conquisto del mondo
  52. lanciasti un grido di squadre;
  53. lanciasti nel gurge degli evi,
  54. de l'armi e de' cuori la romba:
  55. si sciolsero al foro le nevi,
  56. fiorì nel tepore ogni tomba,
  57. però che il diritto sovrano
  58. s'assise fra i vive e fra i morti,
  59. e con la fatidica mano
  60. segnò le tue sorti_di forza e pietà.
  61. Italia,  e una luce crescente
  62. or ecco diffonde l'aurora;
  63. la terra è un' incudine ardente,
  64. il cielo una conca sonora.
  65. Con  l'urta di cento metalli
  66. percossi in possente tintinno,
  67. dai monti, dal mar, dalle valli
  68. si sferra il canglore d'un inno:
  69. " O Patria, più grande, più forte,
  70. più pura Te sempre vorremo,
  71. e in patto d'amore e di morte
  72. Difender sapremo-La tua Libertà!"
  73. Luigi Orsini

E certi giorni la mente sprofonda nei ricordi

E certi giorni la mente sprofonda nei ricordi..
ti mancano pezzi della tua vita..
manca il tuo passato.
Mancano gli affetti perduti lungo il viale della vita,
ti mancano i loro gesti, le loro parole, manca la loro presenza..
Ti manca tutto ciò che avresti avuto voglia di dire, ma non ne hai avuto il tempo..
Sfogliando le pagine dei giorni andati, quelle persone ti mancano, ma sai che le porterai sempre nel cuore.
Saranno lì fermi nei tuoi pensieri e nel tuo cuore, perchè il tempo non potrà cancellare ciò che è stato.
Il tempo non può scalfire l' amore dato e ricevuto
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Certe donne

 


Una grande amicizia


 

Non dare la colpa

 


Non preoccuparti

 


Ode all'Usignolo

 


Ode all'Usignolo 

I.

Il mio cuore è angosciato e un sonnolento torpore

opprime i miei sensi, come se avessi bevuto cicuta,

o vuotata fino in fondo una coppa d'oppio,

solo un minuto fa, sprofondando nel Lete :

e non è per invidia della tua felice sorte,

ma per essere troppo felice della tua felicità,

che tu, o Driade della foresta, dalle ali leggere

in qualche radura melodiosa

verde di faggi e di ombre infinite

canti felicemente a piena gola tutta la gioia dell'estate.


II.

Oh, chi mi darà un sorso di vino, che sia stato

a lungo in fresco in una profonda fossa nella terra,

di un vino che sa di Flora e del verde della campagna,

e di danze e di canzoni Provenzali e di assolata allegria !

Oh! A me una coppa piena del caldo vino del Sud,

piena del vero, del rosso Ippocrene,

con bolle cristalline che ornano i bordi con perle di schiuma,

e la bocca tinge di porpora;

Oh! S' io potessi bere e abbandonare il mondo senza essere visto,

e con te scomparire nella foresta oscura.


III.

Svanire e dissolvermi, per dimenticare per sempre

quello che tu fra le foglie non hai conosciuto mai,

l'abbattimento, la febbre e l'inquietudine della terra

dove gli uomini odono l'uno dell'altro i gemiti;

ove la paralisi fa tremare gli ultimi melanconici capelli grigi,

dove la giovinezza diventa pallida e spettrale e muore ;

dove il solo pensare riempie di dolore e di disperazione

le palpebre di piombo,

ove la Bellezza non può serbare i suoi occhi lucenti,

e il nuovo Amore struggersi per essi oltre un nuovo giorno.


IV.

Via ! Via da qui ! Verso di te voglio volare,

non sul carro di Bacco e dei suoi leopardi,

ma sulle invisibili ali della Poesia,

nonostante la mia torpida mente sia tarda e perplessa;

però con te! Tenera è la notte,

e chissà, forse la Regina Luna è sul suo trono,

circondata da una miriade di Fate stellate;

Però qui non c'è altra luce

che quella che giunge dal cielo soffiata dalla brezza

attraverso verdi ombre e sentieri umidi e tortuosi!


V

Non distinguo quali fiori sono sotto i miei piedi,

né quale soave incenso scende dai rami

però nella calda oscurità, indovino ogni profumo

con il quale ciascun mese propizio dota il prato,

la macchia, il silvestre albero da frutta;

il candido biancospino e la pastorale eglantina;

le piccole violette, che presto sfioriranno nascoste tra le foglie;

e la prima delle figlie di metà Maggio,

la giovane rosa muschiata rorida di rosea rugiada,

rifugio rumoroso dei moscerini nelle notti estive.


VI

Nell'ombra ascolto; sono stato a lungo

innamorato della benevola morte, l'ho

invocata con nomi soavi nei versi meditati

affinché portasse nell'aria il mio respiro silenzioso,

ora più che mai, mi sembra bello morire,

finire alla mezzanotte senza dolore

mentre tu versi la tua anima intorno a questa estasi!

Tu ancora vorresti cantare, però le mie orecchie saranno inutili

per il tuo alto Requiem trasformato in zolla.


VII.

Non sei stato creato per la morte, uccello immortale!

Nessuna generazione affamata ti calpesta;

la voce che ascolto in questa notte fuggitiva

fu ascoltata anticamente da imperatori e contadini:

Forse la stessa canzone che si fece avanti

nel triste cuore di Ruth, quando presa dalla nostalgia

della sua casa, piangeva in mezzo al grano straniero;

la stessa che molte volte incantò,

aprendo magiche finestre sopra la spuma

di mari pericolosi , nelle fantastiche terre delle Fate.


VII

Questa parola è come una campana

che rintocca per richiamarmi a te dalla mia solitudine.

Addio! La Fantasia, non si può ingannare così bene,

perché essa ha fama, ingannevole Spirito.

Addio! Addio!. La tua triste elegia si perde

attraverso i prati, sopra i ruscelli silenziosi,

risale per i declivi dei colli;

per seppellirsi nelle profondità delle radure della valle vicina:

Fu una visione o fu un sogno ad occhi aperti?

Terminata è quella musica: sono desto o sono nel sonno?


John Keats

Patria

Patria O Patria, parola sì breve, si grande, fra tante parole, che brilli di fuoco e di neve, e odori di scogli e d'aiole; che stringi i...