mercoledì 7 ottobre 2026

Una storiella che Padre Pio amava raccontare

Una storiella che Padre Pio amava raccontare


"In Paradiso, il Signore Gesù si trova spesso a passeggiare. Purtroppo, però, incontra sempre un gran numero di peccatori che, di certo, non degni di stare in quel luogo santo. Per questo motivo, convoca San Pietro chiedendogli e raccomandandogli di fare attenzione e di non far entrare in Paradiso chi non lo merita.
San Pietro promette maggior sorveglianza e ritorna al suo posto. Gesù, il giorno successivo, fa nuovamente per la sua passeggiata in Paradiso, ma i peccatori sono sempre lì, e ne incontra anche altri. San Pietro è nuovamente convocato e, stavolta, è anche ammonito severamente.
Il povero Santo, sentendosi umiliato, promette massima e maggiore sorveglianza all’ingresso delle anime in Paradiso. Ma il giorno successivo, Gesù trova sempre la stessa situazione in Paradiso. Per questo, chiama ancora una volta San Pietro, deciso stavolta a togliergli le chiavi del paradiso.
San Pietro scopre che è Maria a far entrare i peccatori
Ma il Santo ha scoperto qualcosa che subito riferisce al Signore: “In piena notte, mentre tutti dormono, Maria Santissima apre le porte del Cielo e fa entrare quei peccatori” – dice a Gesù. Quasi alzando le mani, San Pietro conclude: “Con tua Madre, io non posso farci nulla”.
Gesù, conoscendo il grandissimo cuore di sua Madre Maria, di rimando afferma: “E neppure io!”.
Una storia semplice ma dal significato profondo: la Madonna non vuole che nessuno dei suoi figli, nemmeno l’ultimo peccatore, vada perduto.

L'amicizia è come

 


Nessun rapporto

 


Veglia di Sentinella

Veglia di Sentinella

Sentinella notturna
lassù

taciturna
sopra la roccia scabra.
Vent'anni,
viso bianco,
 occhi di fanciullo febbrile,
e la mano che stringe
il fucile;
e il pensiero che si perde
nell'immensità della notte.
Stanchezza di piombo
per tutte le membra
dopo un giorno di lotte.
 Il sonno è d'intorno
morbidamente muto
come un tentatore velluto
che accarezza le palpebre.
 Passano lembi di visione
dinanzi alle pupille
pesanti,
figure oscillanti,
profili sonnolenti,
tormenti di visi
che non si definiscono
 mai.
Ecco i velari del sogno!
Troppo dolce dormire
anche su letti di pietra!
Gambe che s'abbandonano
sotto fardelli di torpore...
ma uno stormire d'abeti,
ma un fresco di vento
che palpita fra due'
capelli biondi,
snebbia un istante
la pesantezza accasciante
e un brivido di volontà
ridà
la rigidità
alla sagoma snella
di questa sentinella
della Patria.
Il nemico è là dietro.
Bisogna guardare,
bisogna ascoltare,
lucidamente.
Ma ancora il fumo del sonno
che monta.
Stelle filanti nei cieli,
veli di verde lontano,
pensieri e frammenti:
sua madre che veglia...
il pozzo
un singhiozzo...
quel compagno caduto...
con una palla in fronte...
due bimbi in un cortile
del paese...
un vaso di maggiorana...
e lei... lontana...
vestita di bianco...
fresca come una fontana...
Oh, finalmente!
Scalpiccii
rotolii di sassi
parole sconnesse;
bisbigli:
un altro prende il tuo posto
e tu che discendi a dormire
con un pensiero a tua madre
con un saluto all'Italia
laggiù
dietro a quei montidi fresco
e di blù.

 Luciano Folgore

Francesco Illy


 

Francesco Illy
imisoara, 7 ottobre 1892 – Trieste, 22 ottobre 1956)
è stato un
imprenditore e inventore austro-ungarico naturalizzato italiano; fu il fondatore della Illycaffè.

Francesco nacque da János Illy, un falegname di lingua ungherese, e da Aloisia Rössler (detta Luisa) di lingua tedesca (sveva del Banato), trascorrendo sia l'infanzia sia la gioventù nell'allora Temesvár, dove studiò economia. Dopo il liceo si trasferì a Vienna, dove lavorò per due grandi aziende della Transilvania. Nel 1914, all'età di ventidue anni, venne arruolato nell'imperiale e regio esercito austro-ungarico, combattendo su vari fronti e prendendo parte alla battaglia di Kraśnik e alle battaglie dell'Isonzo e di Verdun. Dopo la guerra rimase dalla sorella Amalie, detta Milly, a Trieste, coniugata col facoltoso Leopoldo de Puxbaum, dal quale aveva avuto due bambine; ebbe così modo di frequentare Vittoria Prandina (cognome poi mutato in Berger, riprendendo quello del padre naturale Vittorio),detta Doris, una ragazza triestina, maestra di pianoforte delle due nipoti. Trovò lavoro presso alcune aziende che si occupavano di cacao e torrefazione. A Milano fondò nel 1920 la torrefazione Emax in società con Cristoforo Cagnus. In seguito, inventò e brevettò un suo metodo per mantenere la qualità del caffè appena tostato, in modo che potesse essere consegnato conservando l'aroma del caffè, metodo perfezionato negli anni e ancora in uso. Per iniziare la sua avventura imprenditoriale in Italia costituì una società con un produttore locale di caffè, la Hausbrandt. Nel 1933 fondò, assieme a Roberto Hausbrandt quale socio paritetico, l’Industria Caffè e Cioccolato Illy & Hausbrandt e inventò la prima macchina da caffè automatica che sostituì il vapore con l'acqua in pressione. La Illetta divenne la predecessora dell'attuale macchina per caffè espresso; nel 1939 a Thalwil, i due soci, assieme a Carlo Seitz, fondarono la società svizzera della Illy. Suo figlio Ernesto Illy (1925-2008) assunse la gestione della società, la quale nel ventunesimo secolo è diretta della terza generazione della famiglia Illy.

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