giovedì 9 luglio 2026

Figlia mia, sii pietra dura



Figlia mia, sii pietra dura

per chi vuole scalfire il tuo mondo
e modellarti come meglio crede.
Sii roccia impervia
per gli amori malati,
che vogliono domarti
e pretendono di tenerti a bada
e vorrebbero isolarti dal mondo intero,
per averti tutta per loro.
Non mendicare amore,
per paura della solitudine.
Fai della mancanza un’occasione per diventare tormenta.
Scagliati come un’onda d’urto
che si oppone agli abbandoni,
alla sofferenza, al dolore.
Sii più forte di loro.
Falli tremare.
Impara a costruire muri,
vette invalicabili,
per chi ti manca di rispetto
per chi osa con la violenza , quella dei gesti
o delle parole.
Fatti caverna inaccessibile
in cui nascondere il tuo cuore di perla
dalle false persone.
Da chi ti mette da parte,
quando pensa che ci sia di meglio.
Da chi fa finta di non vederti,
perchè non servi più.
Da chi non trova il tempo,
quando tutto ciò di cui hai bisogno è presenza.
Sii superficie marmorea, lucente,
per farti scivolare addosso gli insulti, le umiliazioni.
Di chi vuole impedirti di crescere, di essere migliore.
Non accettare mai compromessi.
Pretendi attenzione,
con gli amici, con un compagno,
fatti scaltra come le facce delle montagne rivolte al sole.
Non lasciare che ti sgretolino le critiche.
Fatti tu sabbia,
scivola tra le loro mani,
perché sappiano che un animo pulito
non si può chiudere in un pugno di parole.
Ma quando incontrerai chi di te ha rispetto,
fatti incavo in cui accogliere le carezze,
rigagnolo in cui far scorrere l’incanto.
Fa' che le tue crepe
siano impenetrabili all’odio e al rimpianto,
che li attraversi solo l’acqua che lava, che porta via.
Figlia mia, fatti cristallo,
quando incontri l’amicizia e l’amore, quelli veri,
e come un caleidoscopio
che riflette infinite combinazioni di colore,
moltiplica in mille facce la gioia e la passione.
E quando avrai bisogno di coltivare sogni,
perché il presente non ti basta e vuoi volare,
fatti polvere di stelle.
Per me, continuerai ad essere così,
gemma preziosa,
ed io, ad ogni risveglio,
i tuoi sogni li vorrò abbracciare.
Felicia Lione 

Giovanni Berlinguer



Giovanni Berlinguer " Un vanto ITALIANO "
(Sassari, 9 luglio 1924/
Roma, 6 aprile 2015

è stato un politico e docente italiano di medicina sociale.

Figlio dell'avvocato socialista Mario Berlinguer, di famiglia appartenente alla piccola nobiltà sarda, Giovanni si laurea a ventotto anni in Medicina e Chirurgia presso l'Università di Roma ottenendo  le abilitazioni all'insegnamento di Medicina sociale e di Igiene. Nella sua carriera insegna a Sassari Medicina sociale fra il 1969 ed il 1974 ed Igiene del lavoro a Roma dal 1975 sino al 1999. Ma già dall'inizio degli anni cinquanta divenne insieme al fratello Enrico una delle più note personalità del Partito Comunista Italiano. Da studente è fra il 1949 ed il 1953 segretario e presidente della UIS. Nel 1965 sino al 1969 è Consigliere Provinciale di Roma e lo stesso anno è membro - sino allo scioglimento - del Comitato Centrale del PCI, nelle cui liste viene eletto deputato nel 1972, nel 1976 e nel 1979. Nel 1983 ottiene un seggio, confermato nel 1987, al Senato. Sempre nel 1983 diviene Consigliere del Comune di Roma (carica ricoperta sino al 1985). Dopo la "svolta della Bolognina" aderisce prima al Partito Democratico della Sinistra e poi ai Democratici di Sinistra . Nei DS è esponente di primo piano della corrente Per tornare a vincere, espressione della sinistra del partito guidata da Fabio Mussi, in opposizione alla linea centrista della corrente Fassino e laico-cattolica di Enrico Morando. Nell'autunno del 2001 è candidato alla segreteria della sua corrente, in forza della sua riconosciuta autorevolezza, a segretario dei DS, ma viene superato da Piero Fassino; Berlinguer mostra però una forza non indifferente raccogliendo il 34,1% dei suffragi. La dignità di Berlinguer contribuì comunque a mantenere sostanzialmente uniti i DS e a non provocare ricadute negative nell'alleanza di centrosinistra, fra cui la possibilità di una nuova scissione a sinistra. Nel maggio 2007, in seguito all'accelerazione del processo di scioglimento dei DS - che porterà alla nascita del Partito Democratico - lascia il partito ed aderisce a Sinistra Democratica di Fabio Mussi. Fino al maggio 2009 Giovanni Berlinguer è stato deputato al Parlamento europeo di Strasburgo, nel quale ha aderito al Partito Socialista Europeo, eletto nel 2004 per la lista di Uniti nell'Ulivo nella circoscrizione centro, ricevendo 148 mila preferenze. È l'eurodeputato più anziano. A Strasburgo, è membro della Commissione per la cultura e l'istruzione; della Delegazione alla commissione parlamentare mista UE-Messico; della Delegazione per le relazioni ed è membro sostituto della Commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare. Personalità di primo piano della cultura italiana, ha contribuito con la sua attività di docente e con i suoi numerosi libri a diffondere la cultura scientifica in settori decisivi della società nazionale. Si ricorda inoltre che è professore onorario della Universidad Autonoma de Santo Domingo (1992) e Doctor honoris causa della Université de Montréal (1996) e dell'Università di Brasilia (1996); professore emerito dell'Università di Roma (2002). Inoltre ha ricoperto gli incarichi di Responsabile del primo Piano Sanitario Nazionale nel quadro del Programma di sviluppo economico. Fa parte dell'International Bioethics Committee dell'UNESCO (2001-2007) e della Commission on the Social Determinants of Health dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (2005-2008) ed ha ricevuto dalla Presidenza della Repubblica italiana la Medaglia come Benemerito della Scienza e della Cultura Italiana. Muore  all'età di 90 anni. I funerali laici si tengono due giorni dopo presso il teatro della facoltà di lettere dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza".

Il suo archivio personale è conservato a Roma, presso la Fondazione Gramsci.

Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana   — Roma, 26 aprile 1999. Di iniziativa del Presidente della Repubblica. Medaglia d'oro ai benemeriti della scienza e cultura   — Roma, 6 giugno 2001

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