martedì 28 luglio 2026

AL RE UMBERTO


In piedi, sei morto, tra i suoni
dell’inno a cui bene si muore:
in piedi: con palpiti buoni 
nel cuore, colpito nel cuore:

tra grida, più fiere che squilli,
di Viva! sei morto: ed al vento
tra gli altri cognati vessilli
batteva il vessillo di Trento:

sul campo; nell’ultima sera
guardando, tra i fremiti lieti,
che cosa, o Re morto? Una schiera
                    di giovani atleti.

Sul campo, sei morto, una mano
levando alla fronte severa,
vedendo da presso e lontano,
vedendo, nell’ultima sera,


nell’ultimo istante, con gli occhi
guizzanti una luce corusca
di lancie d’ulani, con gli occhi
velati dall’ombra di Busca,

vedendo — là tra la minaccia
del nembo luceva una stella —
sei morto vedendoti in faccia
                    L’Italia novella.

Viveva l’Italia novella,
viveva! e tu, Sire canuto,
vedendo ch’ell’era assai bella,
levavi la mano al saluto;

levavi al saluto la mano,
scoprendoti il cuore... Nel cuore
te un uomo — non era un ulano —
trafisse... oh! il Quadrato che muore

per te!... Il gran mare ha il suo fondo:
Re morto, tu eri mortale:
chi grande nel mondo?... Nel mondo,
                    di grande, c’è il Male!

C’è il Male che piange, che prega,
ch’ha freddo, ch’ha fame; e quel Male

che accusa il fratello e rinnega
la madre; quel Male ch’è male.

Il Male è sol quello che ride
d’un lugubre riso di folle;
il Male è sol quello che uccide,
che tempra di sangue le zolle,

le zolle che poi gli empiranno
la bocca, al Caino... ed esangue
poi sente in eterno che sanno
               l’amaro del sangue.


Il Male è più grande di Dio!
Dio scende; ma l’uomo infrange;
Dio passa, Dio dice «Son io
che piango in ogni uomo che piange!»;

ma presso il banchetto di vita
c’è un pianto che ancora non varia;
ma sordo trapassa il levita
vicino al Gesù di Samaria;

ma niuno, nel mondo delle ire,
di fronte al comune destino,
niuno ama piuttosto morire
               Gesù, che Longino.

Oh! il Male! bramito di belva
che in fondo al suo essere cupo
ravvisa l’antica sua selva,
ravvisa il nativo dirupo;

e fiuta, la belva; e già crede
che sia l’avvenire che odora
nell’ombra; e d’un lancio si vede
postato all’agguato d’allora;

e l’ali vuol mettere e tenta
l’abisso dei cieli, la fiera;
e mostro, con l’ali, diventa,
                    Vampiro e Chimera...


Tu Re, non vedesti. Con gli occhi
guizzanti una luce corusca
di lancie d’ulani, con gli occhi
velati dall’ombra di Busca,

con gli occhi sì fieri e sì mesti,
davanti una giovane schiera
d’atleti, tu non la vedesti
la ingorda di sangue Chimera


notturna, che sibila ed alia
venendo e tornando dai morti...
Tu, Re, salutavi l’Italia
                    de’ Liberi e forti:


l’Italia che vive nel sole,
che vuole i suoi rischi e i suoi vanti,
le marre e le trombe, le scuole
pensose e i cantieri sonanti:

l’Italia che spera, e s’adopra
concorde al suo lucido fine,
che foggia il suo fato, là, sopra
le incudini delle officine:

l’Italia che già si disserra
nel grande avvenire il suo varco,
e avanti, sia pace sia guerra,
                    San Giorgio o San Marco!

Lui, non lo vedesti: vedevi
le vite d’Italia al lavoro:
un grido, Fa quello che devi!
correva sereno tra loro.


Vedevi le inerti paludi
domate da squallidi eroi,
che, come gli eroi sugli scudi,
sul fieno riportano i suoi...

e lungi in un ultimo mare,
sott’aspre costellazïoni,
vedevi tre navi lottare
               coi gravi monsoni

Va, giovane Italia: t’aspetta,
ti chiama il tuo fato con voce
d’angoscia. O salute o vendetta,
s’hai l’aquila antica e la croce,

va, portala! L’aquila vede
dall’alto la vasta pianura.
La croce... e tu fanne, alla fede
degli avi, la spada più pura!

Va, memore Italia, tra i primi
tu giunta per ultima. Doma,
costringi, e rialza e redimi!
                    va, giovane Roma!


Lui... non lo vedesti. O Re forte,
nell’anima calma e serena,

nel cuore cui pure la morte
lasciava due palpiti appena,

lui, non lo vedesti; vedevi,
lontano lontano, in un mare
di ghiacci, tra pallide nevi,
tra il cenere crepuscolare,

tra sibili sordi di vento,
tra l’ombra e il silenzio, là, solo,
vedevi un piroscafo lento
                    dirigersi al Polo.

Va!... all’Ideale la barra!
Va!... all’Ideale ch’è un punto,
ch’è un nulla; e la morte lo sbarra;
ma quando sei giunto... sei giunto!

Va, principe giovane e giovane
Italia! Nel pelago eterno,
va, cerca il tuo Polo; va, trova
nel mondo infinito il tuo perno!

Va, in mezzo alla grigia bufera,
va, dove s’incontra e s’indora
con questa che sembra una sera,
                    la subita aurora!

Giovanni Pascoli


Storia del fumetto 14



Li'l Abner
Li'l Abner è un personaggio immaginario protagonista di una omonima striscia a fumetti creata dal cartoonist statunitense Al Capp e pubblicata come striscia giornaliera sui quotidiani dal 1934 al 1977. Nel 1995 fu una delle venti serie a fumetti incluse nella serie commemorativa di francobolli statunitensi Comic Strip Classics.La serie ha avuto due trasposizioni cinematografiche, ha ispirato una commedia musicale di Broadway, alcune serie a cartoni animati e un parco a tema. È stato il primo comics ad avere grandi introiti dal merchandising. Nel 1950, nel suo primo anno di vendite, il pupazzo del personaggio dello shmoo, che appare nella serie, lo "Shmoo doll", generò ricavi per ben 25 milioni di dollari (corrispondenti a 235 milioni di dollari del 2016). La striscia giornaliera esordisce sui quotidiani statunitensi il 13 agosto 1934 mentre le tavole domenicali il 24 febbraio 1935 e verranno pubblicate fino al 13 novembre 1977 in più di 900 giornali nel Nord America, per un totale di più di 70 milioni di lettori con la distribuzione di United Feature Syndicate. Oltre che sui quotidiani la serie venne pubblicata negli USA anche nei comic book della serie Comics On Parade negli anni trenta e su una serie dedicata edita dalla Harvey dal 1947 al 1955. Al Capp, inizialmente autore sia dei testi che dei disegni con l'apporto di vari assistenti come Andy Amato, Creig Flessel e Bob Lubbers, porterà avanti la striscia fino al 13 novembre 1977, due anni prima della sua morte. Oltre ai sunnominati, dal 1954 al 1961 fu aiutato anche da Frank Frazetta. In Italia è stata pubblicata per la prima volta sulla rivista Robinson edita dal 1945 al 1947, sugli Albi Costellazione nel 1946, e sulle riviste Linus e Il Mago negli anni settanta. Negli anni ottanta e novanta la casa editrice Comic Art ha pubblicato intere annate nella collana Yellow Kid e sulla rivista All American Comics e il Club Anni 30 nel 1990 ha pubblicato le tavole dal 1934 al 1947. Non esiste in Italia una serie completa, nell'esatto ordine cronologico. La serie, ambientata nella comunità degli hillbillies - i contadini della regione dei monti Appalachi che negli Stati Uniti rappresentano lo stereotipo del villico stupido e incolto - narra le semplici vicende della famiglia di Abner, ritratte con simpatia a rappresentare un mondo idilliaco e piacevole, o in modo derisorio alle spalle dei contadini protagonisti, evidenziandone i difetti. Spesso le vicende citano i fatti politici contemporanei alle date di pubblicazione, satireggiando i personaggi e mostrando in particolare politici e gente di città come intriganti e imbroglioni, contrapposti ai buoni contadini. Le vicende sono solitamente ambientate nel villaggio di Dogpatch, della cui comunità fanno parte il giovane Abner Yokum, detto Li'l Abner, e i suoi anziani genitori. Nella versione italiana i personaggi di Dogpatch parlano un italiano sgrammaticato, derivato dal miscuglio di vari dialetti dell'italia settentrionale, creato dall'inventivo traduttore Ranieri Carano.
Al Capp, pseudonimo di Alfred Gerald Caplin
(
New Haven, 28 sett 1909South Hampton, 5 nov 1979),
è stato un
fumettista statunitense
.

Dick Sprang



Dick Sprang, pseudonimo di Richard W. Sprang
(Fremont, 28 luglio 1915 Prescott, 17 maggio 2000),
è stato un
fumettista statunitense

È stato uno degli artisti della golden age più amati tra quelli che hanno lavorato al personaggio di Batman. Giunto alla corte di Kane per geniale intuizione di Whitney Ellsworth, divenne ben presto uno degli artisti più riconosciuti ed apprezzati dai lettori, un po' come sarebbe accaduto sugli albi Western per Carl Barks. Nato in Ohio, Dick Sprang inizia la sua carriera di illustratore a 15 anni realizzando biglietti d'auguri, poster e manifesti per i convegni o per la pubblicità dei locali della zona. Dopo le scuole, lavorò per breve tempo nel Toledo News (1934), dove si occupava del layout del giornale, della composizione tipografica, della pubblicità e dei fumetti. Nel 1936 si trasferisce a New York per iniziare la sua carriera da artista freelance (ovvero senza contratto d'esclusiva). Qui, insieme a Ed Kressy e Norm Fallon, fonda uno studio artistico che si occupa di lettering, grafica pubblicitaria e sceneggiature. Sprang, per conto suo, inizia anche ad illustrare alcune riviste pulp.
Batman 
Nel 1941 preparò una tavola di prova e si presentò ad Ellsworth, direttore editoriale dell'allora National Publications (oggi DC Comics), che, colpito dal talento del giovane, decise di metterlo alla prova per testarne l'abilità e la velocità: il compito era quello di realizzare una storia di tre pagine (disegni, chine e lettering) in quattro giorni. Sprang superò brillantemente la prova e venne subito arruolato da Ellsworth che gli fece realizzare una storia di 13 pagine con Batman protagonista. Il suo esordio ufficiale avvenne su Batman n.19, numero realizzato completamente da Sprang, copertina inclusa: questo nuovo talento era, per Batman, quello che fu Wayne Boring per Superman. Il suo stile era assolutamente inconfondibile rispetto agli altri collaboratori di Kane (Robinson e Moldoff su tutti), molto più classici e graficamente vicini al tratto del papà di Batman. Con uno stile che era una vera e propria evoluzione e personalizzazione di quello di Chester Gould, unì le atmosfere ed i criminali alla Dick Tracy con oggetti ed attrezzi di uso comune opportunamente ingigantiti. La sua passione per i macchinari, trasmessagli dal padre, si sposò perfettamente con la passione di Finger per la tecnologia: i suoi Batman, Robin, Alfred erano disegnati con uno stile preciso, squadrato e spesso con il sorriso sulle labbra. I personaggi sembravano girare in un immenso luna park, mentre le storie, anche grazie al suo tratto così particolare, erano inevitabilmente più giocose rispetto agli esordi del personaggio. Tra i continuatori di questo stile si potrebbero inserire autori come Steve Ditko o John Byrne che presero alcuni tratti del suo stile adattandoli alle loro epoche ed esigenze. Sprang, comunque, era apprezzato sia dall'editore, per la sua velocità di esecuzione della tavola, sia dai lettori, per quello stile sommariamente descritto poc'anzi. Divenne abbastanza naturale, con l'approssimarsi della guerra e con il rischio che Kane o Burnely dovessero partire per il fronte europeo, un aumento nel lavoro di Sprang, che nel frattempo aveva sciolto la sua società con Kressy e Fallon. Ellsworth gli fece disegnare una rilevante quantità di storie, che previdentemente mise da parte, e per velocizzare ancora di più il suo lavoro, gli venne affiancato l'inchiostatore Charles Paris. Così Sprang, all'inizio della sua carriera, era alla fin fine molto più apprezzato dai colleghi che non dagli appassionati, che iniziavano appena ad apprezzare quello stile che li avrebbe accompagnati per tutti gli anni cinquanta. 
Superman 
Grazie all'aiuto di Paris, Sprang fu in grado di disegnare le storie sia per Batman, sia per Detective Comics, sia per World's Finest Comics, dove ebbe il suo primo contatto con Superman.Il suo rapporto con il personaggio di Siegel-Shuster, però, non si fermò alla sola testata dei team-up, ma proseguì anche su Superman, Superman's Pal Jimmy Olsen (la testata dedicata alle avventure di Jimmy Olsen) e Superman's girlfriend Lois Lane (dedicata, questa, alle avventure della futura moglie Lois).
Sprang, alla fine, si ritirò nel 1963, quando la National decise di rinnovare il suo parco disegnatori per poter contrastare l'avanzata della Marvel: tra i pensionati ci fu anche lui, che a quel punto si ritirò in Utah nel suo ranch di 150 acri. Qui, un po' per hobby, iniziò la sua attività di storico, interessandosi all'epoca dei pionieri e diventando ben presto un'autorità anche in questo nuovo campo. Per strano che possa sembrare, comunque, il suo nome venne associato a Batman solo molti anni dopo: a partire dal 1968, infatti, i fumetti di Batman vennero finalmente accreditati ai loro esecutori materiali, e solo da quell'anno in poi fu possibile ricostruire, anche grazie alle ristampe, i credits delle storie precedenti. Sprang, che nel frattempo si era trasferito in Arizona nel 1972, tra una convention e l'altra, tornò sui suoi amati personaggi nel 1984, quando sotto le pressanti richieste degli appassionati, realizzò una serie di dipinti ispirati alle sue copertine, mentre nel 1987 realizzò una serie di illustrazioni dedicate a Batman ed ai suoi nemici. Infine realizzò le copertine di Detective Comics 622-624: era il 1990 e questo fu il suo ultimo lavoro ufficiale per la DC Comics.

Molti vivono per stare al centro

 


Accetta ciò che è


 

A nessuno viene chiesto di scegliere

 


Preghiera ai santi del paradiso

 


AL RE UMBERTO

In piedi, sei morto, tra i suoni dell’inno a cui bene si muore: in piedi: con palpiti buoni  nel cuore, colpito nel cuore: tra grida, più fi...