sabato 18 luglio 2026

Vittorio Metz

 



Vittorio Metz

La sua lunga carriera, iniziata nel teatro per ragazzi, lo portò alle più svariate collaborazioni in campo giornalistico, cinematografico e televisivo, dove trovarono espressione la sua inventiva e la sua vena satirica. Dopo aver collaborato al «Corriere dei Piccoli», fu tra i fondatori del «Bertoldo» nel 1939. A partire dagli anni cinquanta del XX secolo lavorò in televisione come autore di commedie musicali e spettacoli di varietà; il suo nome è spesso legato a quello di Marcello Marchesi, con cui firmò una serie di programmi di successo (Ti conosco mascherina, 1955; La piazzetta, 1956; il serial per ragazzi Giovanna, la nonna del Corsaro Nero, 1961). Sempre con Marchesi collaborò alla sceneggiatura ed alla regia di alcuni film di Erminio Macario (Imputato, alzatevi!, 1939), di Totò (Totò cerca moglie, 1950; Totò sceicco, 1950) e altri successi della commedia all'italiana; non altrettanto fortunate furono le loro prove come registi (Milano miliardaria, 1951). Pubblicò anche raccolte di massime e proverbi e libri umoristici (Mia moglie a 45 giri, Roma in cocci). Nel 1964, da solo, fu l'autore del varietà televisivo Il Macchiettario.

Negli anni settanta collaborò al «Candido» di Giorgio Pisanò.

Morì al'età di 80 anni e venne sepolto al cimitero del Verano.

Omaggio a Gino Bartali

 


Non ve lo hanno mai detto

 


18 luglio San Bruno di Segni

18 luglio San Bruno di Segni
Vescovo
Solero, Alessandria, 1049 - Segni, Roma, 18 luglio 1123
Emblema: Bastone pastorale. 

Bruno nacque a Solero, all'epoca diocesi di Asti, tra il 1045 ed il 1049; iniziò la sua formazione religiosa con i monaci martiniani presso il locale cenobio di S. Perpetuo e proseguì gli studi a Bologna dove esisteva una Scuola di Grammatica e Retorica, conseguendo il titolo di dottore. Chiamato a Siena dal vescovo Rodolfo per insegnare teologia, fu nominato canonico della cattedrale e vi rimase sino al 1076 quando seguì il cardinale Pietro Igneo che lo introdusse alla corte papale dove fu notato da Gregorio VII per la sua preparazione teologica e per la sua eloquenza. Nel 1079 il papa lo consacrò vescovo della sede suburbicaria di Segni ed in questa veste ebbe modo di collaborare da vicino con quattro papi. Fu più volte nominato legato pontificio in Francia e nell'Italia meridionale; combatté strenuamente la simonia ed il nicolaismo nel burrascoso periodo della lotta per le investiture. La sua vocazione per lo studio delle Sacre scritture lo portò a scegliere la vita monastica e nel 1102 si ritirò a Montecassino dove nel 1107 fu eletto abate. Nel 1111 fu costretto a lasciare Montecassino a causa dei suoi dissidi con  papa Pasquale II che aveva concesso a Enrico V il diritto alle investiture dei vescovi germanici. Tornato alla sua missione pastorale a Segni, lasciò la vita terrena per quella celeste il 18 luglio 1123. Nel 1183 (o 1181 secondo alcuni storici) Lucio III lo elevò agli onori degli altari nella sua cattedrale dove è custodito il suo cranio. San Bruno è ricordato soprattutto per aver confutato definitivamente, con il monaco Alberico, l'eresia di Berengario di Tours che negava la reale presenza di Cristo nell'Eucaristia, durante il sinodo romano del 1079 ed in questa veste è raffigurato sulla pala d'altare del "Concivium Patronus" nella collegiata di Solero, ma gli studiosi tengono in grandissima considerazione le sue opere e la sua figura di esegeta delle Sacre scritture. S. Bruno scrisse commentari sul Pentateuco, sui Salmi, sul Cantico dei Cantici, su Isaia e numerose omelie sui Vangeli. La memoria liturgica viene celebrata il 18 luglio a Solero, a Segni, a Siena, a Montecassino, a Colleferro  nella parrocchiale a lui dedicata e ad Asti dove sorge una cappella sotto il suo titolo presso la quale era possibile lucrare l'indulgenza plenaria concessa da papa Benedetto XIV con un Breve del 5 aprile 1758. La cattedrale di Asti, consacrata a fine 1095, o inizio 1096, da papa Urbano II con S. Bruno, lo ascrive fra i canonici del suo Capitolo e la diocesi astese lo onora fra i suoi santi.

Autore: Gian Piero Pagano

Mio padre diceva

 


Uggia o uggiosa

“Uggia” è quel fastidio addosso che non è proprio rabbia, non è proprio noia, ma ti fa dire: “Oggi un sopporto nessuno”. In Toscana si usa ancora per persone, giornate, situazioni che ti pesano. Quando una cosa ti viene in uggia, non serve spiegare troppo: ti dà noia e basta.
Giornata storta!” anche per una persona che parla sempre di male o delle stesse cose:-Com'è uggiosa!!!!


venerdì 17 luglio 2026

Il fico

Il fico

Di tra le foglie piatte,
col suo bel ventre tumido verdicchio,
con la sua goccia tremula di latte
zuccherino,
al mattino
il buon polputo fico primaticcio

_quando per la tranquilla
viottola da lunge m'ha veduto
spuntar con erto il capo e la pupilla
che del sole
non si duole_
mi dà il rustican gaio saluto,

dicendo:_Oh tu mi cogli,
se vuoi di me rallegrar la tua merenda!
Se la verde buccia tu mi spogli,
ben dirai
che giammai
vedesti più di me cosa stupenda.

Ho tal color che è meno
rubicondo il tuo viso, e tale umore
che de le più soavi essenze è pieno.
Su! mi sbuccia
e mi succia
fin che son fresco e bello come un fiore.

giovanni Vaccari


Vittorio Metz

  Vittorio Metz ( Roma , 18 luglio 1904 – Roma , 4 marzo 1984 ) è stato uno scrittore , umorista , sceneggiatore , autore di programmi te...