Antonio Maglio
(Il Cairo, 8 luglio 1912 – Roma, 7 gennaio 1988)
La nascita dei Giochi Paralimpici
Sin dal 1956 Maglio aveva iniziato a far partecipare i suoi pazienti ai Giochi internazionali di Stoke Mandeville, competizione sportiva per atleti in carrozzina organizzata dal suo collega Ludwig Guttmann, che dal 1948 si teneva appunto nella cittadina britannica. Nel 1958, Maglio propose a Guttmann di far svolgere la manifestazione a Roma nel 1960, in modo da poter sfruttare l'opportunità offerta dalle Olimpiadi che si sarebbero tenute in Italia in quell'anno. Grazie alla determinazione e alla capacità organizzativa del medico italiano, l'ambizioso progetto di combinare i Giochi per persone con disabilità con le Olimpiadi divenne realtà. A settembre del 1960, Roma ospitò la prima edizione ufficiale dei Giochi Paralimpici (all’epoca non ancora noti con questo nome) al complesso sportivo "Tre Fontane" e alla piscina del Foro Italico. La manifestazione, svoltasi subito dopo le Olimpiadi, coinvolse 400 atleti provenienti da 22 paesi, un evento che segnò una svolta storica nella percezione della disabilità e dello sport e che nel 1984 fu riconosciuto dal Comitato Paralimpico Internazionale come la prima edizione delle Paralimpiadi[3][4]. Per la prima volta nella storia, i giochi degli atleti paraplegici furono inseriti nel contesto dello sport olimpico, subito dopo lo svolgimento delle Olimpiadi. Fu superata la visione di separatezza e quasi “ghettizzazione” che caratterizzava invece l’organizzazione dei Giochi di Stoke Mandeville. In base alle parole della moglie Maria Stella Calà Maglio, tra Antonio Maglio e Ludwig Guttmann c’era una «profonda amicizia. Guttmann mi disse: "Signora, lei ha sposato il miglior riabilitatore d’Europa". Testuali parole».. Maglio continuò a dedicarsi con passione alla promozione dello sport paralimpico fino agli anni ‘80, facendo gareggiare numerosi atleti paraplegici italiani nelle competizioni internazionali. Grazie al suo instancabile impegno, contribuì a costruire una società più inclusiva e rispettosa verso le persone con disabilità. Antonio Maglio può essere considerato un precursore dei tempi per il suo approccio innovativo alla disabilità. Negli anni immediatamente pre e post-bellici, la società vedeva le persone mielolese come esseri umani irrecuperabili e lo Stato le considerava solo come persone da assistere e indennizzare. Per Maglio il paziente mieloleso doveva invece essere considerato un cittadino come gli altri. E ciò poteva realizzarsi in pieno soltanto con un adeguato reinserimento nel proprio contesto sociale: la famiglia, la scuola, l’ambiente lavorativo. Questo per Maglio rappresentava uno dei cardini del percorso riabilitativo da lui ideato. Al di là dell’exploit paralimpico del 1960, la carriera di Antonio Maglio, a partire dall’assunzione presso la Consulenza medica dell’Inail del 1938 e passando per la nomina a direttore del Centro Paraplegici "Villa Marina" nel 1957, è proseguita con affermazioni costanti: la promozione a Direttore sanitario centrale nel 1968, quella a Responsabile della direzione del Servizio per la gestione dell’assistenza ai grandi invalidi nel 1969, l’incarico di Sovrintendente medico generale nel 1971 e di Vice direttore generale del 1972, fino al pensionamento arrivato il 1º gennaio 1977.
Nel 1972 sposò in seconde nozze Maria Stella Calà. Da una precedente unione ha avuto un figlio, deceduto all’età di sei anni a causa di una meningite. La moglie ricorda ancora oggi il defunto marito come una persona umile e buona.
Si spense all'età di 76 anni per un malore cardiaco.






