giovedì 20 agosto 2026

Poveri noi

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C’è un tempo in cui la voce più forte



C’è un tempo in cui la voce più forte sembra avere il diritto di decidere il destino di tutti. Quando il clamore diventa criterio di verità, perdiamo non solo il buon senso, ma la responsabilità di scegliere con cura. È facile lasciarsi avvolgere dall’urlo: riscalda l’anima, semplifica la scelta, regala l’illusione del movimento. Ma persino il movimento più rumoroso può essere un inganno quando non ha radici profonde.

Serve una disciplina del pensiero: imparare ad aspettare, a porre domande scomode, a cercare ragioni dove gli applausi non bastano. Serve il coraggio di ascoltare chi parla piano ma costruisce solide visioni, di premiare la lucidità anziché la teatralità. Non è un invito alla passività, ma a una fatica collettiva: forgiare argomenti che durino, coltivare un confronto che non si consumi nello spettacolo dell’istante.
Se rinunciamo a questo sforzo, consegniamo il futuro a chi sa solo gridare. Se lo pratichiamo, ogni scelta diventerà un passo consapevole verso un mondo più autentico. Scegliamo la profondità, esercitiamo la pazienza, costruiamo insieme una politica e una comunità che meritino fiducia.

20 agosto Santa Maria de Mattias


20 agosto Santa Maria de Mattias
Fondatrice
Vallecorsa, Frosinone, 4 febb 1805 - Roma, 20 ago 1866

E’ solare, impetuosa, vivacissima. E forse anche un po’ vanitosa, visto che le piace specchiarsi spesso e a lungo. Un giorno, però, a 17 anni, lo specchio non le dà più la gradevole sensazione delle volte precedenti: improvvisamente si sente brutta, non si piace più. Sente ribollire dentro un sacco di domande cui non sa dare risposta, il suo avvenire continua ad essere una grossa incognita, reclama una maggior libertà che i genitori (siamo a inizio Ottocento) non le vogliono dare. La tentazione è di scagliare contro quello specchio il primo oggetto pesante a portata di mano, ma all’improvviso la sua attenzione è attirata da un’immagine che lo specchio riflette: il quadro della Madonna, da un sacco di tempo in capo al letto cui lei non ha mai fatto troppa attenzione. Salta sul letto per osservarlo meglio ed è un “incontro ravvicinato” con la Madonna che le cambia la vita. Questa ciociara (nata a Vallecorsa, vicino a Frosinone, il 4 febbraio 1805) ha in suo papà un educatore eccezionale, che le insegna a pregare e ad amare la Sacra Scrittura. E’ lui a farle cogliere, quando è appena adolescente, il significato profondo dell’Agnello pasquale, come simbologia di Gesù che viene condotto alla morte e versa il suo sangue per la salvezza degli uomini. E la ragazzina ci ragiona su, concludendo che anche lei deve spendersi completamente, se necessario anche fino allo spargimento del sangue, per portare Gesù a tutti. Poi arriva una predica di don Gaspare del Bufalo (il futuro santo e fondatore dei missionari del Preziosissimo Sangue) a farla innamorare perdutamente di Gesù, al punto da trasformarla in predicatrice e missionaria. Non però in Africa,come aveva sognato da bambina, ma nella sua Ciociaria, in mezzo ai pastori, ai quali insegna a leggere, a scrivere ma soprattutto ad amare Gesù. Ad Acuto, una paesello di montagna non lontano da Roma, incomincia a predicare e catechizzare, in piazza e in chiesa, entusiasmando tutti e preoccupando qualcuno, tanto che il vescovo manda un gesuita in incognito a controllare la situazione, ma questo conclude che quella donna “parla meglio di un prete”. Si sposta a dorso di mulo da un paese all’altro, andando dietro alle richieste e alle necessità dei luoghi. E dove non può arrivare di persona spedisce lettere (quasi 2000): alla gente semplice, ma anche a preti e vescovi, sindaci e prefetti, per consigliare, educare, proporre e spronare. Con alcune compagne dà inizio alla Congregazione delle Adoratrici del Sangue di Cristo: insieme a lei dovranno dedicarsi all’evangelizzazione e alla promozione della persona umana attraverso scuole, ritiri spirituali, catechesi, accoglienza dei più poveri. Oggi sono più di 2000, sparse in tutti i continenti e in 26 nazioni. Muore a Roma, poco più che sessantenne, nel 1866 e nel 1950 Pio XII la dichiara beata. Nel 2003 Giovanni Paolo II° proclama santa Maria de Mattias, la suora che voleva spendersi completamente per il “caro prossimo” e che sognava di far conoscere Gesù a tutti, “perché Egli sia da tutti amato”.

Autore: Gianpiero Pettiti


mercoledì 19 agosto 2026

La voce

La  voce
Io non so quale voce ascoltare.
Non so quale voce seguire.
Tante ne arrivano al mio orecchio stanco.
Tu mi dici:"Ascolta la più vicina,
la più pura".
Io sento il mio bambino che chiama "Padre":
E anch'io dico"Padre e m'inginocchio
sulla terra.

GinoNovelli

Papa Aniceto

 


Papa Aniceto
(Emesa, 90 circa – 166 circa)
è stato l'11º
vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo

Fu papa, all'incirca, dal 154 al 166.
Aniceto (o Anicito) proveniva da Emesa in Siria. Non si sa per quale motivo Aniceto si fosse ritrovato a Roma; sembra, tuttavia, che fosse stato allontanato dalla Chiesa di Antiochia quale eretico mentre si opponeva al movimento gnostico. In quegli anni a Roma era particolarmente ascoltata la predicazione di Marcione e nei primi anni del suo episcopato, Aniceto, appoggiato dalla scuola che aveva fondato Giustino filosofo, concentrò i suoi sforzi per opporvisi. Durante il suo episcopato contrastò tali movimenti filosofici ergendosi a difensore della fede apostolica. Secondo il Liber pontificalis, inoltre, Aniceto decretò che ai sacerdoti non fosse permesso portare i capelli lunghi, in nome di una moralità degli ecclesiastici che doveva anche essere visibile. Fu durante il suo episcopato che Policarpo di Smirne, l'ultimo dei discepoli degli apostoli, decise di recarsi a Roma all'età di 80 anni. La visita di Policarpo fu dovuta alla controversia sulla data in cui celebrare la Pasqua: Policarpo e la Chiesa di Smirne celebravano la Pasqua nel quattordicesimo giorno del mese di Nisan, come gli ebrei, indipendentemente dal giorno della settimana, mentre secondo la Chiesa romana bisognava celebrare la Pasqua di domenica. Policarpo e Aniceto non si accordarono su una data comune, ma si lasciarono in buoni rapporti, evitando quindi un doloroso scisma tra la Chiesa romana e la Chiesa greca, benché ciascuna adottasse una propria liturgia. Eusebio di Cesarea nella sua opera Historia Ecclesiastica riferisce che: «Policarpo non poteva persuadere Aniceto, né Aniceto Policarpo. La controversia non fu risolta, ma le relazioni non furono interrotte». La questione, però, si sarebbe protratta nei secoli successivi. Lo stesso Eusebio riportava che, durante l'episcopato di Aniceto, anche lo storico cristiano Egesippo visitò Roma. Questa visita veniva spesso citata come segno dell'importanza della sede romana già dagli albori del cristianesimo. Dopo il 161, sotto l'imperatore Marco Aurelio, prese vigore un nuovo movimento cristiano: il Montanismo, che portava a un'ascesi estrema, e faceva tenere ai suoi appartenenti dei comportamenti antisociali che irritavano la componente non cristiana di Roma (che deteneva il potere statale) che non si preoccupava di distinguere tra cristiani di movimenti differenti. A causa di queste esagerazioni moltissimi vescovi furono condannati a morte e le persecuzioni ripresero a ritmi accelerati. Gli stessi Policarpo e Giustino patirono il martirio. Gli storici successivi sostenevano che anche Aniceto avesse patito il martirio, ma la data varia tra il 16, il 17 e il 20 aprile, nessun dettaglio è conosciuto sul tipo di martirio. Secondo la tradizione fu il primo vescovo di Roma ad essere sepolto in quelle che poi sarebbero diventate le catacombe di San Callisto. Nel 1604 il suo corpo fu traslato nella cappella del Palazzo Altemps, dopo che papa Clemente VIII ebbe autorizzato la richiesta di Giovanni Angelo d'Altemps, II duca di Gallese di avere i resti di questo papa nella cappella di famiglia. La sua memoria liturgica si celebra il 20 aprile.


25-26 giugno 1876 la battaglia di Little Bighorn

25-26 giugno 1876 la battaglia di Little Bighorn
“Il Grande Spirito ci ha dato i nostri nemici, noi li distruggeremo… non sappiamo chi siano, potrebbero essere soldati “. Furono le parole di Toro Seduto , che aveva avuto una “rivelazione “durante una danza del sole.
La battaglia di Little Bighorn fu una clamorosa vittoria dei nativi americani (Lakota Sioux, Cheyenne e Arapaho )contro il 7º Reggimento di’ cavalleria USA del Tenente Colonnello George Armstrong Custer. Nonostante la vittoria tattica, la battaglia segnò la fine della resistenza Indiana : L’opinione pubblica americana ,scioccata, pretese una reazione feroce che portò alla sottomissione dei nativi in giro di pochi anni , i Lakota Sioux furono confinati nelle riserve dove fu proclamata la legge marziale. L’evento è rimasto impresso nella storia come uno dei più grandi successi dei nativi americani , pur nel contesto della loro sconfitta finale nella guerra Sioux. 
14 anni dopo, con il terribile Massacro del Wounded Knee e l’annientamento degli ultimi “ostili “terminò definitivamente l’epoca dei nativi delle pianure settentrionali. Il Little Bighorn Battlefield National Monument non è solo un luogo sacro di rilevante importanza storica ma anche e soprattutto un testimone silenzioso ed esterno narratore dell’ultimo coraggioso atto di resistenza delle culture native all”avanzata della Frontiera Americana …

Luis Bordón


Luis Bordón
(Guarambaré, 19 agosto 1926 Asunción, 14 aprile 2006)
è stato un compositore e musicista paraguaiano interprete dell'arpa paraguaiana.

Nacque nel Dipartimento Central del Paraguay e fin dall'infanzia si dimostrò interessatissimo all'arte musicale, venendo incoraggiato e supportato dai genitori. Iniziò lo studio dell'arpa paraguayana e il suo virtuosismo lo condusse a suonare in un modo subito definito "inimitabile da chiunque altro" da chi lo ascoltava. A partire dal 1950, divenne membro di un'orchestra folkloristica, con la quale andò in tournée prima per il paese e poi nel vicino stato del Brasile. Passò un lungo periodo della sua vita in Brasile, considerato negli anni settanta e ottanta un artista di grandissimo successo, per i suoi concerti e le vendite record. Incise 34 album, vinse 8 dischi d'oro e rese celebre il repertorio popolare paraguayano; inoltre, allargò a tutti i generi di musica la pratica dell'arpa. Grazie a lui, il nome dell'arpa indiana (detta così per il gran numero di suonatori di tale nazionalità) venne definitivamente modificato in "arpa paraguayana". Abbandonò l'orchestra di cui era membro per perfezionarsi come solista, e iniziò ad incidere dischi nel 1959, anno del suo primo LP "Arpa Paraguaya en Hi-Fi". In breve tempo, questo divenne un successo internazionale e Bordón fu spinto ad incidere altri dischi: ne realizzò 32, principalmente in 45 giri. In tutto il mondo, gli appassionati di arpa paraguayana conservano i suoi album nelle proprie collezioni come materiale di altissimo valore artistico. Oltre ai 45 giri, le opere da lui interpretate di maggior importanza storico-artistica sono state riversate su 14 CD. Il grande successo ottenuto nella carriera gli ha permesso di vincere numerosi premi, e di girare il mondo diverse volte, come portatore del messaggio di armonia e bellezza racchiuso nella sua musica.

Durante la sua carriera, ricevette diverse importanti cariche:

  • Ministro dei Lavori Pubblici e delle Comunicazioni (Paraguay)
  • Una carica d'onore nel corpo di Polizia Brasiliano
  • Cittadinanza onoraria dello stato del Texas, USA
  • Medaglia "Semper Altima" dell'esercito statunitense

Vinse inoltre 18 trofei musicali tra Brasile e Stati Uniti, ricevette un premio a San Paolo del Brasile per l'impegno in programmi culturali, e venne premiato dall'UNESCO con una medaglia dedicata a importanti personalità nell'ambito artistico e culturale. La sua musica venne adoperata in importanti eventi pubblici in moltissimi paesi. Fu invitato nei Paesi Bassi all'inaugurazione di una rete TV e fu ospite di una famosa compagnia aerea giapponese per suonare nel Paese del Sol Levante.Tornato nel suo paese natale, continuò a suonare, accompagnato dal figlio Luis Bordón Junior che suonava la chitarra; padre e figlio formarono un applaudito duo. Ottenne un posto d'onore nella storia della musica paraguayana per la bellezza e per la qualità delle sue composizioni. Nel 2006 ricevette un'importante onorificenza; in quella occasione espresse il desiderio di tenere un grande concerto d'arpa. Il suo desiderio non ebbe seguito, ma l'inconfondibile suono della sua arpa continuerà sempre ad essere ricordato dagli appassionati ma anche dalla gente comune. Morì all'età di 79 anni nella città di Asunción.


 

Poveri noi

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