lunedì 15 giugno 2026

Vittorio Orefice



Vittorio Orefice
è stato un giornalista italiano, noto commentatore politico nell'edizione diurna del telegiornale della prima rete della Rai.

Nato a Livorno in una famiglia di origine ebraica originari della provincia di Napoli, durante il secondo conflitto mondiale, per sfuggire alle persecuzioni razziali, insieme con la famiglia si rifugiò a Castelluccio di Norcia, piccolo centro montano in provincia di Perugia. Nel 1944, dopo la liberazione di Roma ad opera degli alleati anglo-americani, Orefice raggiunse la capitale ove iniziò la carriera giornalistica all'EIAR, l'ente radiofonico nazionale divenuto Rai, per poi laurearsi in giurisprudenza a "La SapienzaCapo della redazione politica dell'Agenzia Italia, editorialista, divenne un volto notissimo al grande pubblico quando iniziò ad apparire quotidianamente sugli schermi televisivi, dapprima durante l'edizione diurna delle 13:30 del telegiornale RAI, e in seguito, soprattutto nell'ultimo periodo di collaborazione con il telegiornale della prima rete Rai, anche nell'edizione serale delle 20:00, indossando un immancabile papillon, per commentare le cronache parlamentari nazionali. Il commento, di orientamento governativo, sullo sfondo del "Transatlantico" di Montecitorio , era rigorosamente calibrato ed ordinato secondo la consistenza di ciascun gruppo parlamentare. Lasciò il suo incarico di commentatore parlamentare presso il notiziario della prima rete Rai nell'autunno del 1993. Dopo il suicidio avvenuto nel 1995 della nipote Alessandra, anche lei giornalista e non ancora ventiquattrenne, scrisse un libro sulla depressione giovanile Il male di esistere (Milano, 1996). Pubblicò altri volumi legati alla sua attività professionale: La velina. Giura di dire la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità (Milano, Arnoldo Mondadori, 1988) e Titanic Italia. La partitocrazia: storia di un naufragio annunciato (con Luigi Tivelli, Torino, Nuova ERI, 1993). Colpito da leucemia, si spense, all'età di settantaquattro anni.

Giulio Andreotti, sulle pagine del Corriere della Sera, in occasione della sua morte, lo definì:

«Governativo, ma mai servile.»

Un piccolo sorriso😊

 


Abbiamo perso

 


Dialogo del bimbo

 


15 giugno San Bernardo da Mentone


15 giugno San Bernardo da Mentone (o di Aosta)
Sacerdote
Menthon, Savoia, inizio secolo XI - Novara, 12 giugno 1081  
Patronato: Alpinisti, Scalatori (Pio XI - 1923)
Etimologia: Bernardo = ardito come orso, dal tedesco
Emblema: Bastone da montagna, Cane

Grazie a uomini come lui, l’Europa ha rialzato la testa mille anni fa, dopo aver preso schiaffi per secoli un po’ da tutti: Arabi, Normanni, Slavi, Ungari... Alcuni lo dicono nativo di Mentone. Da documenti vicini al suo tempo risulta di famiglia valdostana: e ad Aosta egli diventa arcidiacono della cattedrale, noto anche come predicatore. Di lui è più ricordata tuttavia l’opera di rianimatore della vitalità europea in uno dei suoi punti più colpiti: il passo di Monte Giove (detto poi in suo onore Gran San Bernardo). E’ l’importantissimo valico che consente il viaggio lineare da Londra alla Puglia, per merci, persone, idee. Dice una preghiera in suo onore: "Il miracolo di Monte Giove, o Bernardo, mostrò la tua santità. Qui tu hai distrutto un inferno e costruito un paradiso". Alla fine del IX secolo, forze arabe partite dalla loro base di La GardeFreinet (Costa Azzurra) hanno occupato con altri valichi quello di Monte Giove e i villaggi dei due versanti. Qui si sono poi dedicati a rapimenti, sequestri, uccisioni, incendi di monasteri, chiese, paesetti. Ci sono poi signorotti locali, cristiani, che li assoldano volentieri per le loro contese; e non manca chi si spinge fino a imitarli nelle estorsioni. Questo è l’“inferno”. E finisce dopo che nel 973 Guglielmo di Provenza distrugge la base araba di La GardeFreinet, provocando il ritiro delle bande dai monti. Per l’alto valico (a 2.473 metri) riprendono i passaggi, con gravi disagi per ciò che è stato distrutto o bruciato. E qui arriva Bernardo. Che non porta subito il “paradiso”. Anzi: il suo lavoro inizia nella prima metà dell’XI secolo con molte difficoltà e pochi mezzi. Ma con un’idea innovatrice: tagliare a metà la consueta tappa St.Rhémy (Val d’Aosta) BourgSt. Pierre (Vallese) e stabilire una tappa intermedia proprio sul valico. Intorno all’idea, per opera sua e dei continuatori, si sviluppa l’organizzazione. Invece di un semplice rifugio, i viaggiatori, i cavalli, le merci, troveranno accoglienza organizzata, servizio efficiente, sotto la direzione di una comunità monastica impiantata da lui, e cresciuta dopo di lui, con lo sviluppo di edifici e servizi dalle due parti del valico. A Bernardo si attribuisce anche la fondazione dell’ospizio sull’Alpe Graia (Piccolo San Bernardo), ma la cosa non è certa. E poi c’è l’altro Bernardo: il predicatore, non solo nella Vallée; anche nella zona di Pavia, ad esempio. E nel Novarese: in sintonia con la riforma della Chiesa, Bernardo si batte contro l’ignoranza e i cattivi costumi del clero, l’abbandono dei fedeli, il commercio delle cose spirituali. E’ la parte meno nota della sua vita, ma è anche quella che impegna tutte le sue forze. Anzi: Bernardo muore appunto facendo questo lavoro, mentre si trova a Novara, la cui cattedrale custodirà poi le sue spoglie.


Autore: Domenico Agasso

domenica 14 giugno 2026

MARIA..parlami del Figlio di Dio 27

Fede e gioia condivise con Giuseppe.

Era necessario dire a Giuseppe quanto era avvenuto. Io stessa
glielo dovevo spiegare. E cercavo il modo migliore di farlo; non era facile. La notizia era bellissima; il comunicarla, piuttosto complicato. Incominciai dalla notizia della maternità di Elisabetta che l'angelo mi aveva comunicato. Così il giorno seguente, quando lo vidi, gli raccontai il fatto di Elisabetta. La meraviglia di Giuseppe fu grande. Più tardi lui mi confessò che, più ancora delle mie parole, era stato il mio aspetto e la mia gioia a causargli meraviglia, una "luce"- diceva lui- che mi avvolgeva. Per questo, quando la notte dello sposalizio gli comunicai il resto del messaggio, cioè la mia maternità, credette senza alcuna difficoltà, e accettò fino in fondo, e con immensa gioia, il disegno di Dio. Giuseppe, figlio di Davide, sarebbe stato il padre davidico di quel figlio di fronte agli uomini. Il nostro matrimonio era corretto, il Figlio che sarebbe nato, pur essendo, pur essendo Figlio dell'Altissimo, sarebbe stato considerato da tutti come figlio di Giuseppe. Si adempivano le pro fezie che facevano venire  l'Atteso di Israele della stirpe di Davide, dalla radice di Jesse e da una madre vergine. "Si anch'io dall'esterno, mi disse, procurerò di irradiare lo stesso profumo che tu comunicherai dall'interno a questo Figlio dell'Altissimo,Tu mi dirai, Maria, quello che devo fare e come lo devo fare". C'era tra noi perfetta armonia e completa unità di mente e di cuore.

Marcella Pobbe

Marcella Pobbe
(
Colzè di Montegalda, 13 lug 1921Milano, 17 giu 2003)
è stata un
soprano italiano, attivo dagli anni cinquanta ai settanta.

In possesso di una voce di soprano lirico-spinto, studiò a Vicenza con Elena Fava e successivamente presso l'Accademia musicale chigiana di Siena con Giorgio Favaretto, oltre che al Conservatorio Rossini di Pesaro con Rinalda Pavoni. Debuttò nel 1949 a Spoleto in Faust nell'ambito del Teatro lirico sperimentale.Esordì poi al San Carlo di Napoli, al Teatro dell'Opera di Roma (Ifigenia in Tauride nel 1954) e alla Scala di Milano (David di Darius Milhaud nel 1955). Ancora al San Carlo, dove si esibì regolarmente fino al 1973, partecipò nel 1956 alla prima rappresentazione mondiale de La guerra di Renzo Rossellini, mentre nel 1959 interpretò Elsa in Lohengrin. Negli anni cinquanta registrò alcune edizioni televisive: Le nozze di Figaro, Un ballo in maschera, Francesca da Rimini, Adriana Lecouvreur. Condusse una carriera internazionale che la vide a Londra, Parigi, Vienna, all'Opéra di Montecarlo, al teatro dell'Opera di Zurigo e in una tournée in Sudamerica. Nel 1958 debuttò al Metropolitan Opera di New York come Mimì. L'esperienza con il teatro newyorkese non ebbe però particolare fortuna, probabilmente anche a causa del suo carattere: si rifiutò, fra le altre cose, di cantare in Don Carlo perché avrebbe avuto come partner Nicolai Gedda, con il quale aveva avuto una relazione sentimentale conclusasi in maniera burrascosa. Interprete eclettica, ebbe in repertorio opere di Rossini (Il barbiere di Siviglia, Guglielmo Tell), Verdi (Otello, Il trovatore, Simon Boccanegra, Un ballo in maschera), Puccini (La bohème, Tosca). Interpretò inoltre Le nozze di Figaro (Contessa), Faust (Marguerite), Carmen (Micaela), Andrea Chénier, Adriana Lecouvreur, Mefisofele, Francesca da Rimini, Il franco cacciatore (Agathe), I maestri cantori di Norimberga (Eva). Fra i lavori meno rappresentati eseguì Orontea di Antonio Cesti, I promessi sposi di Errico Petrella, L'ospite di pietra (o Il convitato di pietra) di Aleksandr Sergeevič Dargomyžskij.Continuò la carriera fino alla fine degli anni settanta, per dedicarsi poi all'attività di critico musicale per Il Gazzettino di Vicenza. Nel 2000 pubblicò una serie di interviste a vari compositori. La discografia ufficiale è ridotta, ma comprende due recital che permettono di valutarne il talento.

Vittorio Orefice

Vittorio Orefice ( Livorno , 15 giugno 1924 – Roma , 27 ottobre 1998 ) è stato un giornalista italiano , noto commentatore politico nell...