domenica 14 giugno 2026

MARIA..parlami del Figlio di Dio 27

Fede e gioia condivise con Giuseppe.

Era necessario dire a Giuseppe quanto era avvenuto. Io stessa
glielo dovevo spiegare. E cercavo il modo migliore di farlo; non era facile. La notizia era bellissima; il comunicarla, piuttosto complicato. Incominciai dalla notizia della maternità di Elisabetta che l'angelo mi aveva comunicato. Così il giorno seguente, quando lo vidi, gli raccontai il fatto di Elisabetta. La meraviglia di Giuseppe fu grande. Più tardi lui mi confessò che, più ancora delle mie parole, era stato il mio aspetto e la mia gioia a causargli meraviglia, una "luce"- diceva lui- che mi avvolgeva. Per questo, quando la notte dello sposalizio gli comunicai il resto del messaggio, cioè la mia maternità, credette senza alcuna difficoltà, e accettò fino in fondo, e con immensa gioia, il disegno di Dio. Giuseppe, figlio di Davide, sarebbe stato il padre davidico di quel figlio di fronte agli uomini. Il nostro matrimonio era corretto, il Figlio che sarebbe nato, pur essendo, pur essendo Figlio dell'Altissimo, sarebbe stato considerato da tutti come figlio di Giuseppe. Si adempivano le pro fezie che facevano venire  l'Atteso di Israele della stirpe di Davide, dalla radice di Jesse e da una madre vergine. "Si anch'io dall'esterno, mi disse, procurerò di irradiare lo stesso profumo che tu comunicherai dall'interno a questo Figlio dell'Altissimo,Tu mi dirai, Maria, quello che devo fare e come lo devo fare". C'era tra noi perfetta armonia e completa unità di mente e di cuore.

Marcella Pobbe

Marcella Pobbe
(
Colzè di Montegalda, 13 lug 1921Milano, 17 giu 2003)
è stata un
soprano italiano, attivo dagli anni cinquanta ai settanta.

In possesso di una voce di soprano lirico-spinto, studiò a Vicenza con Elena Fava e successivamente presso l'Accademia musicale chigiana di Siena con Giorgio Favaretto, oltre che al Conservatorio Rossini di Pesaro con Rinalda Pavoni. Debuttò nel 1949 a Spoleto in Faust nell'ambito del Teatro lirico sperimentale.Esordì poi al San Carlo di Napoli, al Teatro dell'Opera di Roma (Ifigenia in Tauride nel 1954) e alla Scala di Milano (David di Darius Milhaud nel 1955). Ancora al San Carlo, dove si esibì regolarmente fino al 1973, partecipò nel 1956 alla prima rappresentazione mondiale de La guerra di Renzo Rossellini, mentre nel 1959 interpretò Elsa in Lohengrin. Negli anni cinquanta registrò alcune edizioni televisive: Le nozze di Figaro, Un ballo in maschera, Francesca da Rimini, Adriana Lecouvreur. Condusse una carriera internazionale che la vide a Londra, Parigi, Vienna, all'Opéra di Montecarlo, al teatro dell'Opera di Zurigo e in una tournée in Sudamerica. Nel 1958 debuttò al Metropolitan Opera di New York come Mimì. L'esperienza con il teatro newyorkese non ebbe però particolare fortuna, probabilmente anche a causa del suo carattere: si rifiutò, fra le altre cose, di cantare in Don Carlo perché avrebbe avuto come partner Nicolai Gedda, con il quale aveva avuto una relazione sentimentale conclusasi in maniera burrascosa. Interprete eclettica, ebbe in repertorio opere di Rossini (Il barbiere di Siviglia, Guglielmo Tell), Verdi (Otello, Il trovatore, Simon Boccanegra, Un ballo in maschera), Puccini (La bohème, Tosca). Interpretò inoltre Le nozze di Figaro (Contessa), Faust (Marguerite), Carmen (Micaela), Andrea Chénier, Adriana Lecouvreur, Mefisofele, Francesca da Rimini, Il franco cacciatore (Agathe), I maestri cantori di Norimberga (Eva). Fra i lavori meno rappresentati eseguì Orontea di Antonio Cesti, I promessi sposi di Errico Petrella, L'ospite di pietra (o Il convitato di pietra) di Aleksandr Sergeevič Dargomyžskij.Continuò la carriera fino alla fine degli anni settanta, per dedicarsi poi all'attività di critico musicale per Il Gazzettino di Vicenza. Nel 2000 pubblicò una serie di interviste a vari compositori. La discografia ufficiale è ridotta, ma comprende due recital che permettono di valutarne il talento.

Buona vacanza

 


14 giugno San Fortunato di Napoli



14 giugno San Fortunato di Napoli
Vescovo
 
Napoli, IV secolo 

Non è ben precisata la data del suo episcopato, che deve essere avvenuto verso la metà del secolo IV, al tempo che infuriava l’eresia ariana. L’eresia scaturì dall’eretico Ario di Alessandria (280-336) il quale affermava che il Verbo, incarnato in Gesù, non è della stessa sostanza del Padre, ma rappresenta la prima delle sue creature. L’eresia scatenò una lotta a volte anche violenta, fra le due posizioni esistenti nella Chiesa di allora, a cui non fu estraneo il potere civile. Il vescovo di Napoli Fortunato fece di tutto per preservare la sua diocesi dallo scossone ariano, nonostante il tentativo dei vescovi orientali favorevoli, che fuggiti dal Concilio di Sardica (attuale Sofia in Bulgaria), volevano trarlo dalla loro parte. Si sa che fece costruire una basilica cimiteriale che prese il suo nome, nella valle della Sanità, poco lontano dalle catacombe di S. Gaudioso e che assunse una primaria importanza. In questa basilica s. Fortunato fu sepolto dopo la sua morte e in seguito nello stesso luogo furono sistemati i resti mortali del vescovo s. Massimo, 10° vescovo di Napoli, che vittima della già citata lotta eretica ariana, era morto in esilio in Oriente, e che il suo successore s. Severo, aveva riportato a Napoli. Sotto l’episcopato del vescovo Giovanni lo Scriba († 849), le reliquie di s. Fortunato e di s. Massimo furono traslate nella “Stefania”, l’antica cattedrale di Napoli. E di quello stesso periodo, è il famoso “Calendario Marmoreo” di Napoli, scolpito nel IX secolo e tuttora conservato in ambienti dell’attuale Duomo, che riporta il nome di s. Fortunato al 14 giugno; e che alla stessa data è poi riportato in altri Calendari napoletani e nel ‘Martirologio Romano’. Ancora oggi molti napoletani portano il suo nome, ciò testimonia il lungo ed incessante culto goduto nei secoli dal santo vescovo Fortunato, del quale purtroppo si è potuto dare qui solo poche notizie.


Autore:
Antonio Borrelli



Non è necessario

 


Dottore mio marito....


 

Il cavalluccio marino

 


MARIA..parlami del Figlio di Dio 27

Fede e gioia condivise con Giuseppe. Era necessario dire a Giuseppe quanto era avvenuto. Io stessa glielo dovevo spiegare. E cercavo il modo...