Lo scaffale di Lucia
lunedì 5 ottobre 2026
La provvidenza
La provvidenza (a mia moglie)
Quanto pareva che lo stesso cuore
si fosse chiuso insieme alla ferita
e la malinconia dopo il dolore
si fosse dei miei giorni impadronita,
quando non davo più nessun valore
alla impetrata grazia della vita,
tu sei venuta provvida d'amore
a riportarmi la fede smarrita.
Forse nell'ora stessa dello schianto,
obbedendo a un richiamo sconosciuto,
ti incamminasti per venirmi accanto;
e da quel tempo non ho più saputo
che fosse grave l'ombra e amaro il pianto
nè mi ricordo più di aver veduto.
Carlo Delcroix
Carlo Campanini
Carlo Campanini
(Torino, 5 ottobre 1906 – Roma, 20 novembre 1984)
è stato un attore italiano.
- nel 1957 pubblicizzò i dadi per brodo Lombardi;
le autoradio Condor, insieme a Franca Tamantini;
il digestivo Cynar, con Tino Bianchi e Carlo Rizzo; - nel 1958 la lama da barba Pal Super;
le calze da donna SiSi della Piva, con Lilla Brignone; - nel 1959 e 1960, il Polymer e la biancheria Movil della Montecatini Edison, con Franca Tamantini;
- nel 1962 e 1963, il digestivo Cynar, l'aperitivo Biancosarti e il Vov, con Gianni Cajafa;
- nel 1966 il vino Rubello Ferrari;
- nel 1969 la carne in scatola Simmenthal,
- nel 1970 il Rabarbaro Zucca;
- nel 1973 la Polizza del cittadino della Norditalia Assicurazioni, insieme a Walter Chiari.
Come interprete di sceneggiati televisivi è apparso nel 1959 ne Il romanzo di un maestro, diretto da Mario Landi. Nel 1964 fu il conduttore della terza puntata del varietà televisivo Il Macchiettario. Negli anni sessanta gli impegni cinematografici si fanno più rari e Campanini prima entra nella Compagnia Grandi Spettacoli di Operette (oggi Compagnia Italiana di Operette) con Elvio Calderoni e Aurora Banfi. Nel 1972 è Mirko Zeta in La vedova allegra, regia di Vito Molinari e coreografia di Gino Landi, con Sandro Massimini ed Eno Mucchiutti al PalaRuffini di Torino. Successivamente si dedica alla gestione di una compagnia teatrale piemontese, fino al definitivo ritiro nel 1982. Rimasto vedovo, a causa dell'avanzare dell'età iniziò a condurre una vita molto appartata. Sofferente inoltre da tempo di disturbi cardiocircolatori, morì nel sonno, nella sua abitazione a Roma alla Balduina all'età di 78 anni, venendo sepolto per sua espressa volontà nel cimitero di San Giovanni Rotondo (Foggia) per essere vicino a Padre Pio anche dopo la morte, in quanto suo devoto. Questa sua devozione gli valse l'appellativo di "Sacrestano di Padre Pio". A lui è stata dedicata una strada a San Giovanni Rotondo, nelle adiacenze del Santuario di San Pio.
L’ANTICHISSIMA LEGGENDA DEI SEMI DEI CACHI
5 ottobre Sant' Anna Schaffer
E' la terza degli otto figli del falegname bavarese Michele Schaeffer e di Teresa Forster. Famiglia di non molte risorse: tutti vivono sui modesti guadagni del padre. Anna riceve l’istruzione elementare nelle scuole di Mindelstettene prende a coltivare un sogno: diventare suora e andare missionaria in terre lontane. Ma occorre un po’ di dote per essere accolta in una congregazione religiosa, e per metterla insieme lei cerca lavoro a Ratisbona (Regensburg). La prende a servizio una famiglia di benestanti, e questo è il primo passo verso l’avverarsi del sogno. Ma è anche l’ultimo, sebbene Anna non lo sappia ancora. Un anno dopo, infatti, suo padre muore, e lei deve tornare a Mindelstetten per aiutare la famiglia orfana, con cinque fratelli e sorelle più piccoli di lei. Ancora lavoro, dunque, in casa e nelle famiglie del posto. Trascorrono così alcuni anni; i piccoli di casa crescono e forse presto non ci sarà più tanto bisogno di lei: forse potrà ripensare alla missione lontana... Ma il 14 febbraio 1901, a diciannove anni, ecco la disgrazia che fa di lei un’invalida per sempre. Accade nella lavanderia della casa forestale di Stammham, presso Ingolstadt, dove lei lavora: una canna fumaria sta per sfilarsi e cadere, lei si arrampica per rimetterla a posto, ma va a cadere dentro una vasca di acqua calda con lisciva, e ne riporta ustioni dolorosissime alle gambe, fino ai ginocchi. La curano nell’ospedale di Kosching e poi nel centro medico universitario di Erlangen; ma c’è ben poco da fare contro le piaghe che l’azione corrosiva del detergente ha provocato. Anna torna nella sua casa di Mindelstetten dopo mesi di ricovero, e si ritrova invalida per sempre, mentre i suoi sono diventati più poveri di prima. Una disgrazia dopo l’altra: la famiglia è in rovina, e lei prigioniera dei suoi dolori, resi insopportabili dalla certezza che non hanno rimedio, che non finiranno mai. Tutto questo a 21 anni: una situazione insopportabile, anche per lei così ricca di fede. E infatti non accetta di ritrovarsi così. Si ribella a questo patire senza speranza, lo dice ai suoi, alle amiche, a padre Karl Rieder, il suo parroco. La conquista della serenità non avviene per illuminazioni improvvise. È una fatica lunga, che porta Anna a convincersi: la sua non è una condanna; è un compito che le affida il Signore al quale si è consacrata: essere “missionaria” così, dal letto e dalle piaghe. Infine, ecco l’accettazione. Non come una resa, ma come atto di volontà: Anna offre le sue sofferenze al Signore. E ne ha molte da offrire: quelle dovute alla disgrazia in lavanderia e poi altre ancora: paralisi totale delle gambe, irrigidimento del midollo spinale, tumore all’intestino... Così piagata, parla dei suoi “sogni”, nei quali le appaiono il Signore e san Francesco. Consiglia e incoraggia la gente venuta a chiederle aiuto e sostegno. Si scopre magnificamente necessaria, indispensabile, ai sani e ai sicuri: da quel letto è sempre “in servizio”, a voce e anche scrivendo lettere. Non lascia “ultime parole” o raccomandazioni prima di morire. Nel settembre 1925, una caduta dal letto le toglie la voce. Si spegne con un sussurro: «Gesù, io vivo in te». E resta dopo la morte una presenza forte nel suo mondo bavarese. Sepolto dapprima nel cimitero, il corpo verrà poi trasportato nella chiesa parrocchiale di Mindelstetten. Giovanni Paolo II la proclamerà beata nel 1999 ed infine santa con Papa Benedetto XVI il 21 ottobre 2012.
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