mercoledì 19 agosto 2026

19 agosto Sant' Ezechiele Moreno y Diaz

19 agosto Sant' Ezechiele Moreno y Diaz
Alfaro Tarazona, Spagna, 9 aprile 1848 -
Montegudo, Navarra, 19 agosto 1906

Seguendo l’esempio del fratello, nel 1864 vestì l’abito religioso nel convento degli Agostiniani Recolletti di Monteagudo. Inviato nelle Isole Filippine, nel 1871 fu ordinato sacerdote, e lì svolse i suoi primi lavori apostolici. Il capitolo provinciale del 1885 nominò f.Ezechiele Priore del convento di Monteagudo. Nessuno meglio di lui, missionario di grande esperienza con aureola di santo, poteva suscitare nei cuori dei giovani l’amore per le missioni. Terminato il mandato, si offrì come volontario per restaurare l’Ordine agostiniano in Colombia. Il suo primo obiettivo sarà quello di ristabilire l’osservanza religiosa nelle comunità. Era convinto che soltanto i buoni religiosi possono essere autentici apostoli, e lui ardeva dal desiderio di riattivare le missioni di Casanare, dove gli Agostiniani Recolletti avevano insegnato il Vangelo per moltissimi anni. Nel 1893, famoso ormai per il suo zelo missionario e per le sue virtù, fu nominato vicario apostolico di Casanare e due anni dopo vescovo di Pasto. Nella nuova missione l’aspettavano situazioni difficili e amare: umiliazioni, scherni, calunnie, persecuzioni e perfino l'abbandono da parte dei suoi immediati superiori. Amico della verità e delle anime a lui affidate, non esitò a mettere in pericolo la propria vita per le sue pecorelle, come il buon pastore. In occasione di una polemica suscitata attorno alla sua persona per la fermezza con cui difendeva la fede, approfittò della visita ad limina nel 1898 per presentare la rinunzia a Leone XIII. Il papa, però non l’accettò. Tornò quindi alla propria diocesi dove l’aspettavano gli orrori di una spietata guerra civile. Nel 1905 fu affetto da una crudele malattia che gli farà assaporare fino all'ultima goccia il calice del dolore. Tornato in Spagna per sottoporsi a diversi interventi chirurgici, per conformarsi di più a Cristo, rifiutò l'anestesia, sopportando il dolore senza un lamento e con una forza d'animo così eroica da commuovere il chirurgo e i suoi assistenti. Sapendosi vicino alla morte, volle passare gli ultimi giorni della sua vita nel suo caro convento di Monteagudo. Morì il 19 agosto 1906. Fu sepolto ai piedi dell'altare della chiesa della Vergine del Cammino. Paolo VI lo beatificò il 1° novembre dell’Anno Santo 1975. Fu canonizzato nella città di Santo Domingo l’11 ottobre 1992 da Giovanni Paolo II, presentato al mondo come esempio di pastore e di missionario nel V Centenario dell'evangelizzazione dell'America.
La sua memoria liturgica ricorre il 19 agosto.


Autore: P. Bruno Silvestrini O.S.A.


martedì 18 agosto 2026

Ortica

Ortica.
Lungo il sentiero, sull'erbosa china,
oggi coglieva ortiche una vecchietta;
e dava strappi a destra e a mancina
con disinvolta noncuranza e in fretta.
"Siate guardinga, nonna, e circospetta
_ dissi allorquando l'ebbi a me vicina._
L'ortica ha forse sua virtù ristretta?
L'armi sue brevi più non isguaina?"
Sorrise un poco e disse:" Ecco; l'ortica
Per quella man che la ghermisce ardita
è quasi vana innocua nemica".
Sorrisi e tacqui. Ma ora che lunge
Ricordo, penso ch'è così la vita.
Così; più la carezzi e più ti punge.

Dionisio Borra 

Shelley Winters

Shelley Winters, pseudonimo di Shirley Schrift
(East St. Louis, 18 ag 1920 Los Angeles, 14 gen 2006),
è stata un'
attrice statunitense.

Nata da Jonas Schrift, un emigrante di fede ebraica, e da Rose Winter (nata nel Missouri ma anch'ella figlia di emigranti), Shelley Winters studiò recitazione all Hollywood Studio Club, dividendo la propria stanza con un'altra debuttante destinata a diventare una grande celebrità, Marilyn Monroe. Attrice dalla carriera lunghissima sviluppata nell'arco di cinque decenni, si presentò sulle scene hollywoodiane poco più che ventenne, come vamp dalle chiome bionde, debuttando nel film Che donna! (1943) di Irving Cummings, ma avrebbe ottenuto il suo primo ruolo di un certo rilievo solo quattro anni dopo in Doppia vita (1947), diretta da George Cukor, e accanto a Ronald Colman.Dopo aver interpretato altri film come il noir L'urlo della città (1947) di Robert Siodmak e il western Il fiume rosso (1948) di Howard Hawks, all'inizio degli anni cinquanta preferì orientarsi verso ruoli di maggior impegno drammatico, come quello della dimessa operaia che trova la morte per mano del marito in Un posto al sole (1951), a fianco di Montgomery Clift ed Elizabeth Taylor. Il film, diretto da George Stevens, le consentì di conquistare la sua prima candidatura all'Oscar. Non semplice caratterista, ma interprete di ruoli di forte impegno, la Winters non smise mai di studiare e di esercitare il proprio talento. All'Actor's Studio, al fianco del grande attore e maestro Charles Laughton, perfezionò il proprio stile di recitazione con i classici di Shakespeare, divenendo poi insegnante a sua volta. Nel 1959 si aggiudicò il massimo riconoscimento dell'Academy, il premio Oscar alla miglior attrice non protagonista per Il diario di Anna Frank, ancora sotto la direzione di George Stevens. Consapevole delle proprie origini ebraiche, decise di donare la statuetta all'"Anna Frank Museum"; avrebbe riconquistato nuovamente l'Oscar nel 1966 per il film Incontro al Central Park (1965) di Guy Green, tratto da un romanzo di Elizabeth Kata. È stata la prima attrice a vincere per due volte l'Oscar come migliore interprete non protagonista (dopo di lei, ci è riuscita finora solo Dianne Wiest). Dopo un intenso periodo al cinema nella prima metà degli anni cinquanta (tra cui, oltre i due film di Stevens, vanno ricordati in particolare La sete del potere (1954) di Robert Wise, Mambo (1954) di Robert Rossen e La morte corre sul fiume (1955) di Charles Laughton), l'attrice si distinse nei decenni successivi per la sua partecipazione a numerosi film di vario genere, non sempre in ruoli da protagonista: Il giardino della violenza (1961) di John Frankenheimer, Lolita (1962) di Stanley Kubrick, Sessualità (1962) di George Cukor, Il balcone (1963) di Joseph Strick, Madame P... e le sue ragazze (1964) di Russell Rouse, Detective's Story (1966) di Jack Smight, Alfie (1966) di Lewis Gilbert, Buonasera, signora Campbell (1968) di Melvin Frank, Joe Bass l'implacabile (1968) di Sydney Pollack, Lo specchio della follia (1969) di Bernard Girard, Il clan dei Barker (1970) di Roger Corman, L'avventura del Poseidon (1972) di Ronald Neame, L'inquilino del terzo piano (1976) di Roman Polański, S.O.B. (1981) di Blake Edwards, Oltre il ponte di Brooklyn (1984) di Menahem Golan, A scuola di ballo (1991) di Lewis Gilbert, Buona fortuna, Mr. Stone (1993) di Paul Mazursky e altri ancora.Prese parte anche a vari film di produzione italiana, come Gli indifferenti (1964) di Francesco Maselli, Mimì Bluette... fiore del mio giardino (1976) di Carlo Di Palma, Un borghese piccolo piccolo (1977) di Mario Monicelli e Gran bollito (1977) di Mauro Bolognini. Tra le sue ultime interpretazioni di rilievo, da ricordare il ruolo di Mrs Touchett nel film Ritratto di signora (1996) di Jane Campion. La sua ultima interpretazione risale al 1999 nel film La bomba di Giulio Base, accanto a Vittorio Gassman con cui fu sposata. Nello stesso anno fu premiata al terzo Hollywood Film Festival. Shelley Winters si spense all'età di 85 anni al Rehabilitation Centre di Beverly Hills, ove era ricoverata in seguito a un infartoLa sua personalità, per certi versi esplosiva, come donna e come attrice la portò spesso sulle prime pagine dei giornali, anche di quelli riservati strettamente al gossip sul mondo della celluloide. La sua stessa vita sentimentale, quanto mai articolata, è stata analizzata e descritta in modi spesso contraddittori, ma anche da lei stessa raccontata talvolta attraverso scritti autobiografici ricchi di particolari riguardo alle vicende dei suoi tre matrimoni – fra cui quello con gli attori Vittorio Gassman (da cui ebbe una figlia, Vittoria, diventata un noto medico) e Anthony Franciosa – e dei numerosi affari di cuore con personalità dello spettacolo come William Holden, Burt Lancaster e Marlon Brando. Portò avanti assieme ad altre personalità del mondo artistico e politico, fu amica della famiglia del defunto presidente John F. Kennedy e sostenitrice della causa di Martin Luther King, un gruppo musicale statunitense si è ispirato a lei per il proprio nome chiaramente allusivo, Shelley Winters Project.


Smettiamola

 




L'uomo dice


 

18 agosto Sant' Alberto Hurtado Cruchaga

18 agosto Sant' Alberto Hurtado Cruchaga
Sacerdote gesuita, fondatore
Vina del Mar, Cile, 22 gen 1901 -Santiago,Cile, 18 ag 1952
Etimologia:
Alberto = di illustre nobiltà, dal tedesco

Suo padre muore e la famiglia va in rovina quando lui ha quattro anni e un fratello è più piccolo. La madre, per pagare i debiti, deve vendere tutto, anche la casa, e i due bambini si ritrovano “senza fissa dimora”. Vengono accolti qua e là in casa di parenti, sempre in maniera temporanea, sempre estranei. Per Alberto arriva provvidenziale una borsa di studio, con un posto nel collegio dei Gesuiti in Santiago. Ma non dimenticherà più gli anni dell’abbandono, la vita da “figlio di nessuno”. Appena può, aiuta la madre e il fratello facendo lo studente-lavoratore, e si laurea in legge nell’agosto 1923, a 22 anni. Ma non sarà avvocato né magistrato.Già da ragazzo pensava di entrare nella Compagnia di Gesù: e, poche settimane dopo la laurea, eccolo infatti accolto per il noviziato nella casa dei Gesuiti a Chillán (Cile centrale). Il lungo corso dei suoi studi prosegue poi in Argentina, in Spagna e infine a Lovanio, in Belgio. Qui viene ordinato sacerdote nel 1933, e due anni dopo si laurea anche in pedagogia. Ritorna in patria all’inizio del 1936; un momento difficile. Durante la dittatura di Carlos Ibañez del Campo (1925-1931), il Cile ha risentito in modo durissimo della crisi mondiale scoppiata nel 1929. L’esportazione del rame, principale risorsa del Paese, era scesa a meno della metà, e due terzi dei minatori avevano perduto il posto: un lungo periodo di drammatica depressione, aspettando una ripresa che sembrava non venire mai, da un presidente all’altro, da un governo all’altro. Padre Hurtado può rivedere sé stesso nei tanti bambini spinti a vagare nelle strade dalla miseria che ha disgregato le famiglie. E così, nel 1944, da studioso si fa uomo di azione. Lancia appelli e mobilita coscienze, per restituire in qualche modo ciò che la crisi ha tolto a tanti infelici. Si tratta non solo di portare aiuto, ma di restituire dignità e speranza. Dà vita a un piano di costruzioni abitative per questi emarginati, ma in forma nuova: i bambini, i vecchi, i diseredati devono vedersi aprire non già un ospizio, ma una vera casa. Come ha scritto un suo biografo, si tratta di offrire a tutti "non solo un luogo in cui vivere, ma un vero focolare domestico, El Hogar de Cristo". Li chiama ad abitare in casa di Gesù, e per fare case su misura viaggia all’estero, promuove studi, va in cerca di esperienze, si occupa di edilizia e di arredo. Molti lo aiutano, perché molti sono stati formati da lui attraverso predicazione, conferenze, iniziative sindacali, attività in mezzo ai giovani. Il “focolare di Cristo” si modella sulle necessità, e può dunque essere anche centro sanitario, scuola, luogo di formazione professionale. Ma il tempo di padre Alberto Hurtado Cruchada si fa scarso: resta sempre capace di sorridere, ma il suo viso è sempre più scavato: lo ha aggredito un cancro devastante, che spegne la sua vita a soli 51 anni. Giovanni Paolo II lo ha proclamato beato il 14 ottobre 1994. Papa Benedetto XVI, nella sua prima cerimonia di canonizzazione, lo ha proclamato santo il 23 ottobre 2005 in piazza San Pietro.


Autore: Domenico Agasso


Ogni giorno che passa le assomiglio senpre di più

E arriva un giorno in cui ti senti parlare come lei, cucinare come lei, sgridare come lei, cantare come lei, insegnare come lei, ballare come lei, scrivere come lei, piangere come lei. E arriva un giorno in cui quelle scarpe giganti che tanto hai provato ti calzano perfettamente, e puoi percorrere la sua impronta. E con ogni passo vai a capire tutto quello che hai sempre criticato. E capisci i limiti, le sfide, la rabbia, le preoccupazioni, le paure. E ringrazi che era lì, ad accompagnarti da vicino, a vegliare, a guardare. E ringrazi i suoi sforzi, i suoi sacrifici, il suo tempo. Arriva un giorno in cui ti guardi allo specchio e la vedi. Perché qualche mese siamo stati dentro di lei ma lei sarà sempre dentro di noi.

-- Autore sconosciuto

19 agosto Sant' Ezechiele Moreno y Diaz

19 agosto Sant' Ezechiele Moreno y Diaz Alfaro Tarazona, Spagna, 9 aprile 1848 - Montegudo, Navarra, 19 agosto 1906 Seguendo l’esempio d...