domenica 21 giugno 2026

Memo Benassi

 
Domenico Benassi, detto Memo
è stato un attore italiano. Fu fra i maggiori esponenti della generazione teatrale che segnò il passaggio dal mattatore ottocentesco all'attore contemporaneo. Dopo aver studiato recitazione a Milano, esordì come generico nella compagnia di Ermete Novelli. La sua prima grande occasione arrivò nel 1921 quando entrò nella compagnia di Eleonora Duse, al cui fianco interpretò, tra le altre cose, Spettri di Henrik Ibsen (nel ruolo di Oswald). Sarebbe stato accanto alla famosa attrice fino alla sua ultima tournée a Pittsburgh nel 1924. Utilizzando estrosamente le sue doti naturali (maschera nobile, voce morbida e duttile, fisico imponente) diede vita a una grande varietà di interpretazioni nelle quali si esprimeva, sempre ai confini con il grottesco e l'eccentrico, con ritmi mutevoli, ora veloci o precipitosi, ora rotti e sciolti. Fra le sue interpretazioni troviamo quelle dei personaggi shakespeariani Shylock (Il mercante di Venezia), Antonio (Giulio Cesare), Tersite (Troilo e Cressida), Mercuzio (Romeo e Giulietta), di Osvaldo (Gli spettri di Henrik Ibsen) e di Veršinin (Tre sorelle di Anton Čechov). Nel 1933 fu Oberon in Sogno di una notte di mezza estate, per la regia di Max Reinhardt, con Evi Maltagliati, Rina Morelli e Luigi Almirante. Nello stesso anno, presso il Chiostro Grande della Basilica di Santa Croce di Firenze, interpretò il Diavolo nella prima assoluta di La rappresentazione di Santa Uliva di Ildebrando Pizzetti, per la regia di Jacques Copeau, con Rina Morelli, Andreina Pagnani e Roldano Lupi. Nel 1943 fu la volta di Histoire du soldat di Igor' Fëdorovič Stravinskij, con Mario Colli, e di La sacra rappresentazione di Abram e d'Isaac di Pizzetti, con Laura Carli e Clara Petrella, al Teatro La Fenice di Venezia. L'anno seguente affrontò il ruolo di Ernesto in Agnes Bernauer di Friedrich Hebbel, per la regia di Corrado Pavolini, con Vittorio Gassman, Elena Zareschi ed Ernesto Calindri. Nel 1949, sempre al fianco di Gassman, interpretò lo shakespeariano Troilo e Cressida, nel ruolo di Tersite, per la regia di Luchino Visconti, in cui fece il suo debutto Giorgio AlbertazziNel 1954 Roberto Rossellini lo chiamò per interpretare Frère Dominique in Giovanna d'Arco al rogo di Arthur Honegger, accanto a Ingrid Bergman, presso il Teatro alla Scala di Milano. Lavorò anche per la radio ed il cinema. Agli albori delle televisione prese parte ad alcune trasposizioni di grandi classici, come Amleto (1955), diretto da Luigi Squarzina, con Vittorio Gassman ed Elena Zareschi, Il mercante di Venezia (1955) diretto da Mario Ferrero, con Romolo Valli e Valeria Valeri, ed Enrico IV (1956), diretto da Claudio Fino, con Paola Borboni e Mario ScacciaMorì all'età di sessantacinque anni, vittima di un'emorragia cerebrale, poco dopo aver registrato per la Rai Il canto del cigno di Čechov. Personalità volubile e tormentata, incostante nel suo rendimento recitativo, Benassi fu la testimonianza vivente della crisi di un teatro e di un'epoca di transizione. In occasione del cinquantenario della scomparsa di questo attore è stata pubblicata la sua biografia più importante: Memo Benassi. Un grande attore diverso di Leonardo Bragaglia, edita da Persiani. Il borgo natio, Sorbolo, nel cui camposanto egli riposa, gli ha intitolato una via; inoltre, una copia della Maschera di Memo Benassi, opera dello scultore Luigi Froni, è stata collocata nell'atrio del centro civico del paese.

L' estate

 


Un uomo decise di preparare una festa

Un uomo decise di preparare una festa. Uccise un grande bue, accese la griglia e disse a sua figlia: "Figlia, invita i nostri cari e vicini per mangiare con noi... Festeggiamo!"

La figlia uscì in strada e gridò: "Per favore, aiutateci a spegnere un incendio a casa di mio padre!". Dopo poco tempo, un piccolo gruppo di persone accorse per aiutare; mentre il resto ignorava le grida di aiuto. Chi venne a dare una mano, mangiò e bevve fino a saziarsi. Il padre, sorpreso, si rivolse alla figlia e disse: "Non conosco nessuna delle persone che sono venute, non le ho mai viste prima... Dove sono i nostri cari, la famiglia e i colleghi?". La figlia rispose: "Queste persone sono uscite dalle loro case per aiutarci a spegnere l'incendio nella nostra casa, non per la festa. Sono loro che meritano la nostra generosità e ospitalità".
Conclusione: coloro che non ti aiutano nei momenti difficili non meritano di festeggiare con te nei momenti di vittoria.
Autore sconosciuto

Lezione per molti

Lezione per molti

Un topo, guardando attraverso un buco nel muro, vide il contadino aprire un pacco davanti alla moglie e tirò fuori una trappola per topi. Spaventato corse ad avvisare tutti gli altri animali.
C'è una trappola per topi a casa urlò il topo.
Il pollo che ridacchiava e scavava disse al topo: "mi scusi signor topo, comprendo che per lei sia un problema ma, a me, non fa alcun male".
Allora il topo andò dall' agnello che rispose in eguale modo.
Allora il topo andò dalla mucca che gli chiese : "ma sono in pericolo? Il topo ci pensò un attimo e disse che la mucca non era in pericolo."
Il topo decise di tornare a casa ma quella notte senti un forte rumore, si affaccio timorante e vide che la trappola per topi era entrata in funzione, prendendo la coda del serpente willy. Nonostante la trappola il serpente riuscì a mordere la moglie, causandole fredde e tremore.
Il contadino pensò di fare un brodo caldo alla moglie, quindi andò a prendere il pollo.
Non essendoci però miglioramenti, gli amici del vicino andarono a trovare la moglie, ed il contadino per sfamarli prese l'agnello e lo cucinò.
Quella notte la moglie morì, ed il vicino per coprire le spese funebri dovette vendere la mucca.
La morale è che, la prossima volta che qualcuno ti parla del suo problema e tu pensi non possa colpirti perché non è un tuo problema, pensaci bene perché "chi non vive per servire, non serve per vivere".
Il mondo non va male per la cattiveria dei cattivi, ma per l'apatia dei buoni.
Quindi quando qualcuno ha bisogno di te per i suoi problemi, renditi sempre disponibile ad ascoltare ed eventualmente aiutarlo, che non ti manchi mai l' EMPATIA.
Autore sconosciuto

No!!!

 


21 giugno San Lazzaro



21 giugno San Lazzaro
Mendicante e lebbroso
Patronato: Lebbrosi

Il nome Lazzaro ha all’origine l’ebraico Eleazaro e significa “colui che è assistito da Dio”. Il Lazzaro di cui parliamo è il personaggio della parabola, raccontata da Gesù, del ricco epulone e del povero mendicante lebbroso. Questa parabola riportata solo nel Vangelo di san Luca (16, 19-31) è l’unica in cui un personaggio di fantasia abbia un nome: Lazzaro; ma come è avvenuto per vari personaggi minori, che compaiono nei racconti evangelici e che in seguito nella tradizione cristiana, hanno ricevuto un culto, un ricordo perenne, un titolo di santo, anche per Lazzaro pur essendo un personaggio protagonista di un racconto di fantasia, da non confondere con Lazzaro di Betania che fu resuscitato da Gesù, nel corso del tempo si è instaurata una devozione, come se fosse stato un personaggio realmente esistito. È chiaro che la parabola di Gesù, contiene in sé un insegnamento universale e molto sentito, specie in quei tempi; essa è raccontata per mostrare ai farisei ed a tutti gli avari, dove portano le ricchezze usate per soddisfare il proprio egoismo. “Vi era un uomo ricco che vestiva di porpora e di bisso e ogni giorno faceva splendidi banchetti. Un mendicante di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco e nessuno gliene dava; perfino i cani venivano a leccargli le piaghe. Ora avvenne che il povero Lazzaro morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo.
Morì anche il ricco epulone e fu sepolto. Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo abbi pietà di me e manda Lazzaro ad intingere nell’acqua la punta del suo dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura”. Ma Abramo rispose: “Figlio ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato, mentre tu sei tormentato e per di più fra noi e voi è stato fissato per sempre un grande abisso, di modo che quelli che volessero di qui passare e venire a voi non possono, né da lì si può attraversare fino a noi”. Allora egli soggiunse: “Ti prego dunque, o padre, di mandarlo a casa del padre mio, perché ho cinque fratelli; li ammonisca perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè ed i Profeti, ascoltino loro”, ma egli insisté: “No, padre Abramo, se però qualcuno dei morti andrà da loro, si ravvederanno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè ed i Profeti, non crederanno neppure se uno risuscitasse dai morti”. La celebre parabola, riportata solo da Luca del ricco epulone e del misero Lazzaro, è un’antitesi che da sociale diventa anche religiosa, esaltando la povertà come modello di protezione divina. In essa si considera riguardo la figura di Lazzaro, che egli nel suo umiliante e penoso stato di mendicante ed ammalato, ha pazienza, anche davanti allo sprezzante trattamento che riceve dal ricco gaudente, pensando al Paradiso (seno di Abramo), che Gesù ha promesso ai poveri di spirito. Perciò il Signore, che vede l’animo, lo fa trasportare appena morto, in trionfo dagli angeli, nella beatitudine eterna. Ora questo rivela come egli sopportava il suo stato, con rassegnazione unita alla speranza del Paradiso, fiducioso in Dio, Padre di tutti, che premia i buoni, anche se poveri e mendicanti. S. Giovanni Crisostomo, parlando di Lazzaro esclama: “Chiunque voi siate, o ricchi o poveri, l’avete visto disprezzato nel vestibolo dell’epulone, miratelo ora radiante nel seno di Abramo; l’avete visto quando giaceva attorniato da cani che gli leccavano le piaghe, contemplatelo ora circondato da angeli; l’avete visto nella fame, contemplatelo nell’abbondanza di ogni bene, l’avete visto nella lotta, osservatelo vincitore incoronato, avete visto i suoi travagli, miratene il premio”. La parabola ci dà lo spunto per tante altre riflessioni, che non possiamo qui, per motivo di spazio, approfondire: la sepoltura splendida del ricco, similitudine del seno di Abramo con il Paradiso cristiano, l’esistenza del tormento infernale, l’impossibilità di passare dai morti ai vivi, dalle anime elette alle anime in tormento, private perciò della visione e della beatitudine di Dio, l’incitamento a seguire gli insegnamenti, provenienti da persone incaricate da Dio, di trasmettere le Sue volontà e leggi, senza aspettare prove straordinarie per credere. La figura di Lazzaro e la scena del banchetto ha sempre ispirato la fantasia degli artisti, che in tutti i secoli lo hanno raffigurato, contribuendo così ad innalzarlo ad un simbolo della povertà e della sofferenza, premiata da Dio, quando accettate con rassegnazione e speranza nella Sua Divina Misericordia. Per questo Lazzaro venne considerato come un santo, anche se la sua figura era in realtà fantasiosa ma simbolica; il moderno ‘Martirologio Romano’ non ne fa più menzione. Egli è stato considerato il patrono dei lebbrosi, quando la lebbra era una malattia molto più diffusa di oggi in tante parti del mondo; dal suo nome scaturì la denominazione del ‘lazzaretto’, sorta di ricovero e cura per i lebbrosi o malati infettivi da tenere in isolamento, infatti il primo di questi ‘lazzaretti’ sorse a Venezia nell’isola di S. Lazzaro. Il nome è oggi poco usato e comunque chi lo porta, si riferisce certamente ad altro s. Lazzaro; in Spagna poi ha finito per assumere un significato peggiorativo come: ‘pezzente’, da cui derivò a Napoli il termine ‘lazzarone’ introdotto al tempo dell’occupazione spagnola e di Masaniello, sempre indicante uno straccione, popolano, mascalzone, pezzente.


Autore:
Antonio Borrelli


La vera spiritualità


La vera spiritualità non si misura da ciò che diciamo di credere, ma da come scegliamo di vivere ogni giorno.

Puoi conoscere tutte le preghiere del mondo e avere comunque un cuore chiuso.
Puoi seguire ogni tradizione e dimenticare la compassione.
Puoi parlare di amore, pace e luce... ma sono le tue azioni a rivelare chi sei davvero.
La gentilezza verso chi soffre.
Il rispetto verso chi la pensa diversamente.
La pazienza nei momenti difficili.
La capacità di aiutare senza aspettarsi nulla in cambio.
Questa è la spiritualità che lascia un segno.
Perché alla fine della giornata, non conta quante parole sacre hai pronunciato, ma quanta umanità hai portato nella vita delle persone che hai incontrato.
Un cuore gentile vale più di mille rituali vuoti.
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Memo Benassi

  Domenico Benassi , detto Memo ( Sorbolo , 21 giugno 1891 – Bologna , 24 febbraio 1957 ), è stato un attore italiano . Fu fra i maggio...