lunedì 5 ottobre 2026

Buonanotte a tutti!!! Tutti!!!!

 


La provvidenza

La provvidenza (a mia moglie)
Quanto pareva che lo stesso cuore
si fosse chiuso insieme alla ferita
e la malinconia dopo il dolore
si fosse dei miei giorni impadronita,
quando non davo più nessun valore
alla impetrata grazia della vita,
tu sei venuta provvida d'amore
a riportarmi  la fede smarrita.
Forse nell'ora stessa dello schianto,
obbedendo a un richiamo sconosciuto,
ti incamminasti per venirmi accanto;
e da quel tempo non ho più saputo
che fosse grave l'ombra e amaro il pianto
nè mi ricordo più di aver veduto.

Carlo Delcroix

Carlo Campanini

Carlo Campanini
(
Torino, 5 ottobre 1906 – Roma, 20 novembre 1984)
è stato un
attore italiano.

La sua carriera artistica ha inizio in teatro, in cui si esibisce come attore brillante ma anche come tenore. Dopo un lungo tirocinio in compagnie regionali e dopo un'esperienza in Argentina al seguito di una di queste compagnie, passa all'operetta e alla rivista e nel 1939 esordisce nel cinema con il ruolo di un portalettere nel film Lo vedi come sei... lo vedi come sei? di Mario Mattoli, con Erminio Macario nel ruolo del protagonista. Nello stesso anno lavora con Assia Noris in Dora Nelson, una commedia del genere telefoni bianchi. Per tutti gli anni quaranta Campanini interpreta una lunga serie di pellicole, fino a dieci in un anno, caratterizzando talvolta con esuberanza caricaturale, talvolta con misura, personaggi di secondo piano ma sempre ben riconoscibili: di solito è il comprimario ingenuo, di buon cuore, un po' imbranato e stravagante. Di questo periodo è da ricordare la sua interpretazione dello studente fuori corso in Addio giovinezza!, quella del bidello pasticcione, vittima degli scherzi delle studentesse in Ore 9: lezione di chimica, e i ruoli di spalla di Totò ne Il ratto delle Sabine e I due orfanelli, parodia del dramma di D'Ennery e Cormon. Esibisce la sua voce tenorile in La vita è bella, film di Carlo Ludovico Bragaglia in cui recita (e canta) al fianco di Alberto Rabagliati e Anna Magnani, e in teatro imita Oliver Hardy in coppia con Carlo Dapporto, che imita invece Stan Laurel. Oltre che in commedie brillanti, Campanini recita anche in film drammatici: Le miserie del signor Travet (1945), il suo primo film da protagonista, e Il bandito (1946), in cui interpreta il ruolo del reduce amico di Amedeo Nazzari. Fu iniziato alla Massoneria nel 1945 presso la Loggia Fulgor Artis all'Oriente di Roma, il cui Maestro venerabile era Totò. Successivamente, essendosi riavvicinato alla fede grazie a San Pio da Pietrelcina, abbandonó la Massoneria in obbedienza alle condanne della Massoneria da parte della Chiesa cattolica. Sul set de I cadetti di Guascogna (1950, regia di Mario Mattoli) lavora per la prima volta con Walter Chiari. Tra i due si sviluppa un felice sodalizio, che proseguirà anche in teatro e in televisione (memorabile la loro partecipazione al varietà La via del successo, 1959), in cui Campanini diviene la spalla di Chiari: l'imitazione dei fratelli De Rege (il cui famoso "Vieni avanti, cretino!" è rimasto ancor oggi nella memoria collettiva), poi lo sketch del "Sarchiapone", nato come breve intermezzo tra i numeri di avanspettacolo e dilatatosi successivamente fino a diventare un tormentone della durata di più di un'ora, riproposto in versioni sempre diverse e presentato più volte anche in televisione. Negli anni cinquanta, Carlo Campanini continua a mietere consensi sia di pubblico che di critica, ma l'industria del cinema comincia a relegarlo sempre più in ruoli macchiettistici e in pellicole di genere, tra cui diversi musicarelli. Trova così maggiore spazio nel nascente mezzo televisivo, sia come attore di commedie, sia come interprete di sketch anche in coppia con noti attori quali Walter Chiari e Lilla Brignone, nella riproposta di situazioni e personaggi già felicemente sperimentati in teatro. Partecipò infatti ad alcune edizioni della rubrica pubblicitaria televisiva Carosello:

  • nel 1957 pubblicizzò i dadi per brodo Lombardi;
    le autoradio Condor, insieme a Franca Tamantini;
    il digestivo Cynar, con Tino Bianchi e Carlo Rizzo;
  • nel 1958 la lama da barba Pal Super;
    le calze da donna SiSi della Piva, con Lilla Brignone;
  • nel 1959 e 1960, il Polymer e la biancheria Movil della Montecatini Edison, con Franca Tamantini;
  • nel 1962 e 1963, il digestivo Cynar, l'aperitivo Biancosarti e il Vov, con Gianni Cajafa;
  • nel 1966 il vino Rubello Ferrari;
  • nel 1969 la carne in scatola Simmenthal, 
  • nel 1970 il Rabarbaro Zucca;
  • nel 1973 la Polizza del cittadino della Norditalia Assicurazioni, insieme a Walter Chiari.

Come interprete di sceneggiati televisivi è apparso nel 1959 ne Il romanzo di un maestro, diretto da Mario Landi. Nel 1964 fu il conduttore della terza puntata del varietà televisivo Il Macchiettario. Negli anni sessanta gli impegni cinematografici si fanno più rari e Campanini prima entra nella Compagnia Grandi Spettacoli di Operette (oggi Compagnia Italiana di Operette) con Elvio Calderoni e Aurora Banfi. Nel 1972 è Mirko Zeta in La vedova allegra, regia di Vito Molinari e coreografia di Gino Landi, con Sandro Massimini ed Eno Mucchiutti al PalaRuffini di Torino. Successivamente si dedica alla gestione di una compagnia teatrale piemontese, fino al definitivo ritiro nel 1982. Rimasto vedovo, a causa dell'avanzare dell'età iniziò a condurre una vita molto appartata. Sofferente inoltre da tempo di disturbi cardiocircolatori, morì nel sonno, nella sua abitazione a Roma alla Balduina all'età di 78 anni, venendo sepolto per sua espressa volontà nel cimitero di San Giovanni Rotondo (Foggia) per essere vicino a Padre Pio anche dopo la morte, in quanto suo devoto. Questa sua devozione gli valse l'appellativo di "Sacrestano di Padre Pio". A lui è stata dedicata una strada a San Giovanni Rotondo, nelle adiacenze del Santuario di San Pio.


Filastrocca un pò burlona,



 

L’ANTICHISSIMA LEGGENDA DEI SEMI DEI CACHI

 


L’ANTICHISSIMA LEGGENDA DEI SEMI DEI CACHI
Una tradizione contadina tramandata nel tempo racconta che, osservando l’interno dei semi dei cachi, sarebbe possibile trovare dei piccoli simboli capaci di “anticipare” le caratteristiche dell’inverno.Secondo questa affascinante leggenda, un tempo i contadini aprivano con attenzione i semi e osservavano la forma presente al loro interno.
🍴 La FORCHETTA sarebbe stata interpretata come il segnale di un inverno particolarmente rigido e freddo.
🔪 Il COLTELLO avrebbe indicato un inverno prevalentemente secco e con poca neve.
🥄 Il CUCCHIAIO, invece, sarebbe stato associato a un inverno più mite, ma caratterizzato da nevicate abbondanti.
Naturalmente si tratta di una credenza popolare, senza valore scientifico, nata in un'epoca in cui la vita delle famiglie contadine era profondamente legata ai ritmi della terra, delle stagioni e del clima.
Oggi questa antica usanza rimane soprattutto una curiosità e un piccolo pezzo della cultura rurale del passato. Una di quelle tradizioni che continuano ad affascinare e che raccontano quanto fosse stretto, un tempo, il rapporto tra l’uomo e la natura. 🍁🌳

Arriva nel vento

 


5 ottobre Sant' Anna Schaffer



5 ottobre Sant' Anna Schaffer
Vergine
Mindelstetten, Germania, 18 febb. 1882 – 5 ott. 1925

E' la terza degli otto figli del falegname bavarese Michele Schaeffer e di Teresa Forster. Famiglia di non molte risorse: tutti vivono sui modesti guadagni del padre. Anna riceve l’istruzione elementare nelle scuole di Mindelstettene prende a coltivare un sogno: diventare suora e andare missionaria in terre lontane. Ma occorre un po’ di dote per essere accolta in una congregazione religiosa, e per metterla insieme lei cerca lavoro a Ratisbona (Regensburg). La prende a servizio una famiglia di benestanti, e questo è il primo passo verso l’avverarsi del sogno. Ma è anche l’ultimo, sebbene Anna non lo sappia ancora. Un anno dopo, infatti, suo padre muore, e lei deve tornare a Mindelstetten per aiutare la famiglia orfana, con cinque fratelli e sorelle più piccoli di lei. Ancora lavoro, dunque, in casa e nelle famiglie del posto. Trascorrono così alcuni anni; i piccoli di casa crescono e forse presto non ci sarà più tanto bisogno di lei: forse potrà ripensare alla missione lontana... Ma il 14 febbraio 1901, a diciannove anni, ecco la disgrazia che fa di lei un’invalida per sempre. Accade nella lavanderia della casa forestale di Stammham, presso Ingolstadt, dove lei lavora: una canna fumaria sta per sfilarsi e cadere, lei si arrampica per rimetterla a posto, ma va a cadere dentro una vasca di acqua calda con lisciva, e ne riporta ustioni dolorosissime alle gambe, fino ai ginocchi. La curano nell’ospedale di Kosching e poi nel centro medico universitario di Erlangen; ma c’è ben poco da fare contro le piaghe che l’azione corrosiva del detergente ha provocato. Anna torna nella sua casa di Mindelstetten dopo mesi di ricovero, e si ritrova invalida per sempre, mentre i suoi sono diventati più poveri di prima. Una disgrazia dopo l’altra: la famiglia è in rovina, e lei prigioniera dei suoi dolori, resi insopportabili dalla certezza che non hanno rimedio, che non finiranno mai. Tutto questo a 21 anni: una situazione insopportabile, anche per lei così ricca di fede. E infatti non accetta di ritrovarsi così. Si ribella a questo patire senza speranza, lo dice ai suoi, alle amiche, a padre Karl Rieder, il suo parroco. La conquista della serenità non avviene per illuminazioni improvvise. È una fatica lunga, che porta Anna a convincersi: la sua non è una condanna; è un compito che le affida il Signore al quale si è consacrata: essere “missionaria” così, dal letto e dalle piaghe. Infine, ecco l’accettazione. Non come una resa, ma come atto di volontà: Anna offre le sue sofferenze al Signore. E ne ha molte da offrire: quelle dovute alla disgrazia in lavanderia e poi altre ancora: paralisi totale delle gambe, irrigidimento del midollo spinale, tumore all’intestino... Così piagata, parla dei suoi “sogni”, nei quali le appaiono il Signore e san Francesco. Consiglia e incoraggia la gente venuta a chiederle aiuto e sostegno. Si scopre magnificamente necessaria, indispensabile, ai sani e ai sicuri: da quel letto è sempre “in servizio”, a voce e anche scrivendo lettere. Non lascia “ultime parole” o raccomandazioni prima di morire. Nel settembre 1925, una caduta dal letto le toglie la voce. Si spegne con un sussurro: «Gesù, io vivo in te». E resta dopo la morte una presenza forte nel suo mondo bavarese. Sepolto dapprima nel cimitero, il corpo verrà poi trasportato nella chiesa parrocchiale di Mindelstetten. Giovanni Paolo II la proclamerà beata nel 1999 ed infine santa con Papa Benedetto XVI il 21 ottobre 2012.


Autore: Domenico Agasso


Buonanotte a tutti!!! Tutti!!!!