giovedì 13 agosto 2026

L’unione e la solidarietà degli uomini

L’unione e la solidarietà degli uomini possono prosciugare i mari e abbattere le montagne.
Proverbio cinese

C'era una stella che danzava

 


13 agosto Santa Concordia

13 agosto Santa Concordia
Martire m. 354
Emblema: Palma

Santa Concordia, era secondo il Martirologio Romano la nutrice di Ippolito di Roma (tra l'altro autore di un "canone" della liturgia eucaristica che ancora adesso è in auge; terzo dei canoni attuali) che morì, dopo vivaci contrasti con i Papi Callisto (217-222) e Ponziano (230-235), assieme a quest'ultimo in Sardegna perché condannati entrambi ad metalla (cioè in miniera) dall'Imperatore Massimino il Trace durante una persecuzione politica e non religiosa. L'unica traccia di santa Concordia si ritrova, come su accennato, sul Martirologio Romano, infatti di Essa si legge " Passi sunt etiam eadem die beata Concordia ejus nutrix, quæ ante ipsum plumbatis cæsa, migravit ad Dominum, et alii decem et novem de domo sua qui extra porta Tiburtinam decollati sunt, et una cum ea in agro Verano sepulti" Uno dei Protettori del Castello di Rubiera (RE) dopo i SS. Donnino e Biagio VV. e MM. titolari della Chiesa parrocchiale, è Santa Concordia Martire, le reliquie del cui sacro Corpo riposano sotto l'Altare maggiore della Chiesa principale, e la cui immagine si trova dipinta coi detti Santi nell'ancona dello stesso altare. Fu un don Sabbatini (1621-1632) rettore della Parrocchia che nel 1621 ottenne da Roma queste S. Reliquie, estratte dalle Catacombe, e le collocò con molto rispetto e coll'autentica ricognizione di Monsignor Vicario del Vescovo sotto l'Altare Maggiore della sua Chiesa. La data della sua traslazione viene assicurata dalla seguente lettera, nella quale la Comunità scriveva a S.A. Serenissima il Duca di Modena Cesare !° d'Este il 2 ottobre 1621: "Il nostro Rettore ha impetrato da Roma il Corpo di S.ta Concordia Martire Romana, quale dono a questa Terra e viene anco presa in protezione e per avvocata di Noi; e abbiamo determinato fare la traslazione domenica prossima, giorno settimo del presente, che sarà della fiera di S.Donnino;…. mandiamo il presente a posta per darne parte a Vostra Altezza Serenissima e supplicare a farci grazia del suo aiuto in tale occasione e concorrere per onore di detta Santa …, comandando al Signor Governatore che faccia tirare nell'ingresso che farà la processione dentro la terra, tutta l'artiglieria e farle dare la polvere necessaria per tal bisogno. Che, oltre l'A. V. S. farà opera gratissima a Sua Divina Maestà e a S.Concordia, noi le resteremo obbligatissimi". Mosso dalla singolare protezione che la Santa accordava ai suoi devoti lo stesso Duca di Modena, fece nel 1625 le pratiche opportune perché una reliquia di S. Concordia fosse a lui concessa da donarsi a suo genero il Duca della Mirandola, e da collocarsi nella Pieve di S. Paolo di Concordia (MO); il che venne da don Sabattini e dalla Comunità di Rubiera volentieri eseguito, come da rogito 2 Aprile 1625, e dall'autenticazione che d'una reliquia di una gamba di Santa Concordia fece il Vicario di Reggio il 13 giugno successivo. In quell'occasione un'altra reliquia fu collocata in una teca d'argento per la Chiesa di Rubiera. Passati cento e più anni dal suo ingresso in paese quando in occasione del passaggio della Collegiata dalla vecchia alla nuova Chiesa parrocchiale anche il corpo della Santa con la sua urna fu, in forza dell'atto del 6 ottobre 1722 fatto dal Parroco arciprete don Lombardini, trasferito solennemente nella nuova Chiesa e collocato nell'Altare Maggiore, sotto la triplice custodia, prima dell'Arciprete, dei Consorziali, e della Comunità, dopo dell'Arciprete, dei Canonici, e del Comune. Alla fine del '700 delle truppe franco - napoletane di passaggio da Rubiera imitando i sacrileghi attentati d'oltralpe, aprirono, frugarono, profanarono reliquie, e cose preziose rubando a Rubiera ed anche altrove; l'arca di S. Concordia fu così violata. Partiti quei profanatori, il venerando arciprete don Chierici (1791-1836) raccolse il restante delle sante reliquie, le ripose in una cassetta di legno appositamente preparata, e per autenticarle nel miglior modo possibile, ripose entro quell'urna l'atto primitivo di ricognizione delle stesse quando arrivarono da Roma, e del tutto stipulò un atto solenne l'8 ottobre 1799. Così si legge in un saggio storico "Memorie Ecclesiastiche di Rubbiera" del 1894 conservato nell'archivio Vescovile di Reggio Emilia : "Supposto che la nostra Santa sia Vera Nominis, come tutto induce a credere e tenendo conto che in tutto il mondo nessun altra S. Concordia è venerata (Per persuadercene abbiamo consultato il generale "Repertorio delle sorgenti istoriche del Medio Evo" di U. Chevalier in cui trovasi il nome di tutti i Santi, Beati e Venerabili della storia cristiana) all'infuori della nutrice di S. Ippolito, è assai probabile che le preziose spoglie di questa illustre siano quelle venerate in Rubiera."

Autore: Uber Siligardi



Le galline vedono colori che tu non puoi vedere

Le galline vedono colori che tu non puoi vedere.

Hanno quattro tipi di coni negli occhi; noi solo tre. Il quarto è sensibile alla luce ultravioletta, così percepiscono su piume, piante e terreno motivi per noi semplicemente invisibili. Una chioccia usa perfino i riflessi UV per capire quali pulcini crescono sani.
E non finisce qui. Altri fatti che cambiano il modo di guardare la gallina del cortile:
Riconoscono individualmente le compagne e anche le persone. Se una ti evita sempre, ti ha identificato bene.
Formano legami preferenziali con certe compagne e si stressano quando vengono separate.
Hanno il sonno REM, la fase che in noi si associa ai sogni. Possono anche dormire con metà cervello, tenendo un occhio aperto per i predatori.
Sentono il sapore salato, ma non il dolce: non hanno il recettore dello zucchero.
Con buone cure possono vivere più di dieci anni, molto più di quanto quasi nessuno immagini.
Ci sono oltre 27 miliardi di galline sul pianeta: l'uccello più diffuso in assoluto, e diverse volte più numeroso di noi.
Sono dinosauri viventi. Gli uccelli, gallina inclusa, sono i parenti attuali più vicini di dinosauri come il T. rex, cosa sostenuta anche dall'analisi delle proteine di collagene fossile (pur con qualche scienziato in disaccordo).
Non hanno ghiandole sudoripare: regolano il calore ansimando, perciò d'estate l'ombra e l'acqua fresca sono vitali.
E corrono a circa 15 km/h quando serve.
L'animale che diamo per più comune ha una biologia più sofisticata di molti animali che chiamiamo intelligenti.

1903 - LE RAGAZZE DEI FOSFORI

1903 - LE RAGAZZE DEI FOSFORI CON MASCELLE MARCIE, LONDRA

Questa foto è stata scattata nel 1903 all'interno della fabbrica di fiammiferi Bryant & May a Bow, East London.
Guardate i volti di queste giovani donne. Le loro mascelle sono gonfie, marce, luminose al buio. Sono adolescenti — 14, 15, 16 anni. Questa malattia si chiamava “Mascella da fosforo”. Il loro lavoro consisteva nell'immergere i fiammiferi nel fosforo bianco. Il fosforo bianco è un veleno. Ogni giorno lo respiravano. Prima i denti cadevano. Poi le gengive diventavano verdi e nere. Poi l'intera mascella si decomposiva e doveva essere asportata da un medico senza anestetico. Alcuni morirono urlando. I proprietari della fabbrica lo sapevano. Sapevano fin dal 1880 che il fosforo bianco uccide. Ma era economico. Il fosforo rosso più sicuro costava tre volte di più. Così continuarono a usare quello bianco. Queste ragazze lavoravano 14 ore al giorno, 6 giorni alla settimana, per 4 scellini. Se parlavano, venivano multate. Se facevano cadere un fiammifero, venivano picchiate. I loro volti brillavano di notte a causa del fosforo — le chiamavano “fantasmi” per le strade di Londra. Nel 1888, 1.400 di loro entrarono in sciopero. Tutte adolescenti. Guida da una ragazza di 16 anni di nome Sarah Chapman. Marciarono fino al Parlamento con i loro volti gonfi e dissero: “Preferiamo morire di fame piuttosto che marcire”. Londra rimase sconvolta. E finalmente, nel 1908, la Gran Bretagna vietò il fosforo bianco — grazie a queste ragazze. Non erano tempi medievali. Era il 1903 a Londra, l'impero più ricco della terra. Erano solo ragazze adolescenti che lavoravano in una fabbrica… ma il loro coraggio costrinse un’intera nazione a cambiare.
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mercoledì 12 agosto 2026

La chiesa dell'Amore

La chiesa dell'Amore
In mezzo alla campagna sola stai,
O casa del Signore!
Arde sui tetti il sole,
e le campane
cantano lassù come gran guglie d'oro,
le cui voci, pregando,
un po' di cielo
lasciano al cuore di chi va sognabdo.
Tutto intorno è silenzio, e solo un canto
d'uccelli s'ode, qua e là, nel folto
delle pioppaie e delle siepi in fiore
Le dolci creature sel Signore
cantano; e dalla terra
portano in alto, in alto nell'azzurro,
dove l'occhio dell'uomo più non vede,
un trillante sussurro...
Sull'architrave della porta un santo
servo di Dio, illuminato, ha inciso
il saggio insegnamento che il sorriso
dona all'umano pianto,
come la pioggia dona vita al fiore.
Il marmodice:amore!
così come la Croce del Dolore
un tempo disse a tutto il mondo:Amore!
La primavera ascolto palpitare
ne' campi e tra il frumenyo.
Tutto luce all'intorno
sotto il cielo d'argento.
In me schiarito è il giorno
di mia tristezza, e accolgo dentro al cuore
la fiamma dell'amore.
Piccola, ascolta il canto che, sonoro
fiume di scaglie d'oro,
intona il doppio; e annoda le tue mani,
e alle labbra riporta la preghiera,
quella più vecchia, quella che bambina
recitavi da sera.

Giuseppe Ravegnani.

Vitus Bering


Vitus Jonassen Bering, noto anche come Ivan Ivanovič Bering 
(Horsens, 12  ago 1681 Isola di Bering, 19 dic 1741)

è stato un esploratore e cartografo danese, ufficiale della Marina dell'Impero russo. Noto per essere stato a capo di due importadnti speizioni russe: la prima e la seconda spedizione in Kamčatka. Nato nello Jutland, morì probabilmente di scorbuto, insieme ad altri 18 membri dell'equipaggio, nel mare di Bering, sull'isola che da allora porta il suo nome. Sono stati chiamati in suo onore anche lo stretto di Bering, il ghiacciaio di Bering e la Beringia (l'antica striscia di terra che collegava l'Alaska e la Siberia). Ufficiale di marina nel suo Paese si unì alla Marina imperiale russa nel 1704 prestando servizio in ruoli importanti, ma non di combattimento, durante la grande guerra del nord. Venne in seguito messo a capo della prima spedizione in Kamčatka dallo zar Pietro il Grande con l'incarico di scoprire se l'America e l'Asia fossero collegate. Bering partì da San Pietroburgo nel febbraio del 1725 come capo di una spedizione di 34 uomini, supportato dall'esperienza dei tenenti Martin Spangberg e Aleksej Čirikov. Diretti verso Ochotsk, incontrarono molte difficoltà (in particolare la mancanza di cibo) prima di arrivare alla colonia. Da lì, gli uomini salparono verso la penisola di Kamčatka dove allestirono nuove navi per navigare verso nord (ripetendo il viaggio poco documentato fatto da Semën Dežnëv ottant'anni prima). Nell'agosto del 1728, Bering decise di avere prove sufficienti dell'esistenza di un mare tra l'Asia e l'America pur senza aver avvistato le coste americane. Per la prima spedizione, Bering fu ricompensato con denaro, prestigio e una promozione al rango di capitano comandante. Immediatamente iniziò i preparativi per un secondo viaggio. Tornò a Ochotsk con una spedizione molto più grande, meglio preparata e molto più ambiziosa: la cosiddetta seconda spedizione in Kamčatka, durante il regno dell'imperatrice Anna. La spedizione era molto articolata, il distaccamento di Bering e Aleksej Čirikov, a bordo rispettivamenti delle navi San Pietro e la San Paolo partirono il 4 giugno 1741 dalla baia dell'Avača, dal forte che in seguito sarebbe divenuto la città di Petropavlovsk-Kamčatskij, diretti verso l'America del nord, ma una tempesta separò le navi. Bering avvistò questa volta la costa meridionale dell'Alaska e il monte Saint Elias e uno sbarco fu effettuato a Kayak Island. Le condizioni avverse costrinsero Bering a tornare e durante il ritorno documentò la scoperta dell'isola Kodiak e alcune delle isole Aleutine. Uno dei marinai (Nikita Šumagin) morì e fu sepolto su una di queste isole, e Bering chiamò il gruppo insulare isole Shumagin in suo ricordo. Bering stesso era troppo malato per comandare la sua nave, che fu infine spinta a cercare rifugio su un'isola disabitata nel gruppo delle isole del Commodoro nel sud-ovest del mare di Bering, vicino alla penisola di Kamchatka. Il 19 dicembre 1741 Vitus Bering morì sull'isola, a cui fu dato in seguito il nome di isola di Bering, insieme a 28 uomini del suo equipaggio. Secondo quanto riferito la causa della morte fu lo scorbuto.  Il medico e naturalista tedesco Georg Wilhelm Steller, uno dei pochi uomini della spedizione che tornarono vivi in Europa, redasse un diario della spedizione. Fu nel 1946 che alcuni cacciatori di pellicce rinvennero i resti del suo accampamento e solo nel 1991 una spedizione russo-danese cercò e trovò i resti di Bering, per poi trasportarli in Russia, dove vennero studiati. Gli esami ai denti non evidenziarono segni di scorbuto. Effettivamente il decorso della malattia era stato insolitamente rapido, ed era cominciato poco tempo dopo l'inizio del viaggio di ritorno dall'Alaska, quando verosimilmente Bering e i suoi compagni avevano ancora a disposizione alimenti freschi. Le cause della sua malattia sono quindi sconosciute. Basandosi sulle analisi fatte a Mosca e sul rapporto originale di Steller, l'insufficienza cardiaca fu la probabile causa di morte. I suoi resti furono poi riportati sull'isola di Bering

L’unione e la solidarietà degli uomini

L’unione e la solidarietà degli uomini possono prosciugare i mari e abbattere le montagne. Proverbio cinese