lunedì 27 aprile 2026

PER CHI?

 


PER CHI?

Per chi volli raccogliere
questo mazzo di fiori selvaggi
stringerli in fascio nel gambo spinoso ed acerbo?

Tutti i fiori vi sono di sangue e di lacrime
raccolti lungo le siepi delle lunge strade;
dentro le forre delle boscaglie impervie;
sui muri sgretolati delle capanne lebbrose;
lunghesso i margini che lambe e impingua
il rivolo inquinato dai veleni.
decorso dal sobborgo alla campagna.
Tutti i fiori vi son, che, pei giardini urbani e decaduti,
tra le muffe e i funghi, s’ammalan da morirne,
e gli altri che sboccian sfacciati e sgargianti,
penduli al davanzale d’equivoci balconi meretrici:
tutti i fiori cresciuti col sangue e colle lacrime ai detriti.
Per chi io canto questi fiori plebei e consacrati
dal martirio plebeo innominato,
in codesto sdegnoso rifiuto di prosodia,
per l’odio e per l’amore,
per l’angoscia e la gioia,
e pel ricordo e la maledizione,
per la speranza acuta alla vendicazione?
Ed è per voi, acefale ed oscure falangi,
uscite da un limbo di nebie e di fiumi,
tra il vacillar di fiamme porporine, in sulla sera,
da portici tozzi e sospetti di nere officine?
ed è per voi, pei quali non sorride il sole,
schiavi curvi alla terra, che vi porta,
e rinnovate al torneo dell’armata,
ma non vi nutre, vostra?
ed è per voi, pallide teorie impietosite
di giovani, di vecchie e di bambine
inquiete tra la fède e i desiderii,
tra la tentazione della ricca città
e il pudor permaloso della verginità?

Per chi, per chi, questa lirica nuova,
che bestemmia, sorride, condanna e sogghigna,
accento sonoro e composto dell’anima mia,
contro a tutti, ribelle e superbo,
in codesto rifiuto imperiale d’astrusa prosodia?…

 Gian Pietro Lucini

Canzone del Pazzo

Canzone del  Pazzo

Il vento addormenta la luna sull'acque,
la luna che è pallida al par d'una morte:
così tra le braccia di lei già mi piacque
sfidare al destino, combatter la sorte.
Cavalca alle rive la pia carovana,
galoppa tra l'alberi al suo ministero:
la spinge la Morte, che guida l'alfana:
tre penne le ondeggiano al chiuso cimiero.
L'alfana nitrisce feroce e bizzarra
e tiene a gualdrappa la lunga zimarra,
zimarra sciupata di un bel cavaliere
ucciso dal vino e dal lungo piacere.
E seguono li altri sui neri cavalli,
e van per le piane, per monti e per valli,
e i morti riguardano, appesi alla groppa
coi teschi senz'occhi. La Morte galoppa.
La pia carovana continua il sentiero
che il tragico cielo le inlivida e imbianca;
le recita il vento l'usate preghiere,
galoppa la Morte che mai non si stanca!
Leggiadre fanciulle ch'amate la danza,
venite a vedere di voi che si avanza!

 
Gian Pietro Lucini

Gian Pietro Lucini

 


Gian Pietro Lucini

(Milano, 30 settembre 1867 – Plesio, 13 luglio 1914)
è stato un poeta e scrittore italiano.

Scomparso per una grave forma di tubercolosi ossea a Breglia, sul Lago di Como, il 13 luglio 1914, può essere considerato l’anello di congiunzione tra l’Ottocento e il Novecento italiano: la sua verve di ribelle lo portò ad essere dannunziano e poi antidannunizano, futurista e poi antifuturista, socialista e poi anarchico. Un artista capace di mettersi sempre in discussione in virtù di una perfetta adesione dell’Arte alla Vita: “Ma se è vero che l'Arte è rifugio e consolazione delli ammalati inquieti, in cui la salute del cuore e dell'intelligenza contrasta colla morbosità degli altri organi, all'Arte mi affidai come alla sposa ed alla madre, che non tradiscono. Ho avuto ragione. Il mio atto di Vita d'allora in poi si è sempre confuso colla mia espressione d'Arte; la mia Azione è la mia Letteratura”. Divenne così una voce d’avanguardia, un trait-d’union tra la Scapigliatura e il Simbolismo e il Futurismo, anche se spesso il suo verso si faceva confuso e convulso, come se nella sua penna si affollassero parole e concetti che premevano per uscire tutti assieme. E questa inquietudine – per certi versi anche aristocratica - è la caratteristica principale del suo dire poetico.

Lelio Luttazzi

Lelio Luttazzi 
(
Trieste27 aprile 1923 – Trieste8 luglio 2010)
è stato un 
pianistaattorecantantecompositoredirettore d'orchestrashowmanconduttore televisivoradiofonicoscrittore e regista italiano.

Figlio di Sidonia Semani (maestra elementare al quartiere Prosecco a Trieste) e Mario Luttazzi, rimane, a soli tre anni di età, orfano di padre, morto di tubercolosi. Nel 1929 la madre si stabilisce a Prosecco, dove riprende a lavorare e, durante le elementari, è allievo della madre nella scuola elementare del paese, unico italiano in una classe di sloveni; in seguito, parlando della sua infanzia, si definirà un bambino triste e pessimista, a causa dei suoi problemi familiari.Riceve la prima formazione musicale da don Križman, parroco di Prosecco, che gli impartisce lezioni di pianoforte per alcuni mesi nella canonica del paese. Dopo la scuola media inferiore s'iscrive al liceo Petrarca di Trieste, dove instaura una grande amicizia con un suo compagno di classe, Sergio Fonda Savio, nipote di Italo Svevo. Incominciano anche in questo periodo i dissidi ideologici con la madre, che è una fascista convinta mentre Luttazzi si avvicina all'antifascismo. Durante la seconda guerra mondiale s'iscrive all'Università di Trieste alla facoltà di Giurisprudenza, sostenendo soltanto due esami poiché incomincia a suonare il pianoforte a Radio Trieste e a comporre le sue prime canzoni. Nel 1943, con alcuni suoi compagni di università, si esibisce al Teatro Politeama in veste di direttore d'orchestra per aprire il concerto di Ernesto Bonino, cantante torinese molto noto all'epoca, che rimane colpito da Luttazzi, al punto da chiedergli, al termine dello show, di comporre una canzone per lui; Lelio accetta l'invito inviandogli una sua composizione, Il giovanotto matto, che nello stesso anno Bonino incide e che diviene un grande successo. Terminata la guerra, apprende dalla SIAE di aver guadagnato con la canzone 350 000 lire;[2] decide quindi di fare il musicista in maniera professionale e, nel 1948, si trasferisce a Milano, dove comincia a lavorare presso la casa discografica CGD, fondata dal suo concittadino Teddy Reno, che lo ha contattato per dargli l'incarico di direttore artistico; sempre per Teddy Reno, nel 1948, scrive Muleta mia. Nello stesso anno si sposa con la concittadina Magda Prendini (da cui si separerà nel 1963 con l'annullamento del matrimonio dalla Sacra Rota). Nel 1948 diventa padre di Donatella, che intraprenderà in seguito la carriera di cantante. Stabilitosi a Torino, nel 1950 assume l'incarico di direttore dell'orchestra Rai, creando la prima orchestra d'archi ritmica in Italia della televisione italiana; nel 1954 si trasferisce a Roma per dirigere una delle orchestre della Rai di musica leggera con le quali parteciperà a diversi programmi di varietà. Negli anni seguenti lavora nel programma radiofonico a quiz Il motivo in maschera, e nella stagione 1956-1957 dirige l'orchestra nel varietà radiofonico Rosso e nero. Scrive canzoni dal carattere jazzistico e piene di swing, interpretandole al pianoforte e cantandole in uno stile molto personale; tra le più note, si ricordano Chiedimi tuttoLegata a uno scoglioRabarbaro bluesSenza ceriniTimido twist. Compone brani, come Una zebra a pois, cantata da MinaVecchia America, per il Quartetto CetraEccezionalmente, sì, per Jula de PalmaYou'll say tomorrow, registrato in italiano da Sophia LorenSouvenir d'ItalieEl can de Trieste, da lui stesso cantata in dialetto triestino. L'esordio televisivo, come direttore d'orchestra, avviene nel programma della Rai Musica in vacanza, del 1955, programma di varietà settimanale, assieme a Gorni Kramer e agli attori Isa BelliniAlberto BonucciPaolo FerrariAdriana Serra. La sua carriera di presentatore incomincia nel 1962, con la trasmissione Il paroliere questo sconosciuto,[3] un programma musicale, per la regia di Lino Procacci, che vede affiancata a Luttazzi una giovanissima Raffaella Carrà. Presenta poi trasmissioni televisive, come Studio Uno, con Mina, Doppia coppia, con Sylvie VartanTeatro 10 e Ieri e oggi. Come autore partecipa al Festival di Sanremo 1964 con Piccolo Piccolo, con testo di Antonio Amurri, interpretata da Emilio Pericoli e Peter Kraus. È anche attore, in L'avventura di Michelangelo Antonioni e L'ombrellone di Dino Risi, e in televisione in Biblioteca di Studio Uno, con il Quartetto Cetra, dove recita la parte di messer Alvise Guoro nella puntata dedicata al Fornaretto di Venezia; è inoltre compositore di colonne sonore di film, tra le quali Totò, Peppino e la... malafemminaTotò lascia o raddoppia? e Venezia, la luna e tu. Compone le musiche per le commedie musicali di Giulio Scarnicci e Renzo Tarabusi, e altri autori. Alla radio conduce Hit Parade, una rubrica settimanale sui dischi a 45 giri più venduti, andata in onda ininterrottamente dal 6 gennaio 1967 al 31 dicembre 1976 sul Secondo Programma Radiorai (poi Radiodue), ogni venerdì dalle 13 alle 13,30 (oltre ad una appendice intitolata Vetrina di Hit Parade trasmessa la domenica sul Programma Nazionale alle 12,15 e dal 1973 alle 15,10 dove si riepilogavano gli spostamenti dei dischi durante la settimana, riproponendo le prime quattro posizioni della classifica), la cui notissima sigla diceva "Lelio Luttazzi presenta... Hiiit Parade!" e seguita da un altissimo numero di ascoltatori Nel maggio del 1970, all'apice del successo, viene arrestato, insieme a Walter Chiari, con l'accusa di detenzione e spaccio di stupefacenti; l'arresto avviene in seguito all'intercettazione di una telefonata in cui Luttazzi si era limitato a girare a uno sconosciuto un messaggio avuto da Walter Chiari. Lo sconosciuto si rivelò uno spacciatore. Walter Chiari, che si trovava a Bologna, aveva telefonato a casa Luttazzi, lasciando alla governante un messaggio: «Maria, sono Walter Chiari, dica al maestro Luttazzi di chiamare questo numero - detta alla governante di Luttazzi un numero di telefono di Roma - perché io qui dall'hotel Baglioni di Bologna non riesco a chiamare». Maria riferisce a Luttazzi il messaggio: «Ha chiamato Walter Chiari, chiede di chiamare questo numero di telefono perché lui da Bologna non riesce. E a chi risponde di dire di chiamare Walter a Bologna all'hotel Baglioni». Lelio compone il numero di telefono e riferisce il messaggio di Walter Chiari a un tizio mai conosciuto - un certo Lelio Bettarelli, che poi si scoprirà essere uno spacciatore. La telefonata viene intercettata e Luttazzi, dopo circa una settimana, verrà preso in custodia dalla polizia dalla sua casa di piazza di Trevi a Roma e portato prima a Rebibbia, per poi essere rinchiuso nel carcere di Regina Coeli. Dopo ventisette giorni passati in carcere, viene rilasciato e la sua posizione stralciata, venendo di fatto prosciolto senza rinvio a giudizio L'errore giudiziario ha però conseguenze personali e sulla carriera, in quanto nel periodo della detenzione la conduzione di Hit parade viene affidata dapprima a Renzo Arbore e poi a Giancarlo Guardabassi.[7] La trasmissione Ieri e oggi, terminata prima dell'arresto, riprende il 12 marzo 1972 con la conduzione di Arnoldo Foà e di altri presentatori.[8] La breve esperienza carceraria subìta lo segna indelebilmente e gli fornisce lo spunto per il romanzo autobiografico Operazione Montecristo e il suo unico film da regista, mai trasmesso in televisione se non dopo la sua morte, L'illazione (1972). Inoltre, l'ispirazione per il film Detenuto in attesa di giudizio viene ad Alberto Sordi proprio con la lettura del libro scritto da Luttazzi nei giorni di detenzione in cella d'isolamento, per l'accusa puramente indiziaria che risulterà poi del tutto infondata.[9] Quando una vicenda simile toccherà anni dopo al collega Enzo Tortora, prima condannato e poi assolto in appello, Luttazzi sarà uno di coloro che spenderanno parole in sua difesa. Luttazzi ritorna alla radio a presentare Hit parade, dal 26 febbraio 1971 fino alla chiusura della trasmissione il 31 dicembre 1976. Nel 1979 sposa in seconde nozze Rossana Moretti, una giornalista conosciuta, nel 1975, a Roma.Negli anni successivi lavora, ancora saltuariamente, in televisione: nel 1982 nella trasmissione Cipria di Enzo Tortora, nel 1984 in Al Paradise di Antonello Falqui, nel 1991 per Telemontecarlo a Festa di compleanno. Nel 1986 s'iscrive, con altri personaggi famosi (tra cui, Dario ArgentoLiliana CavaniDamiano DamianiGiorgio AlbertazziUgo TognazziDomenico ModugnoClaudio VillaRita Pavone e Teddy Reno), al Partito Radicale, in seguito alla campagna di Marco Pannella "Diecimila iscritti entro il 31 dicembre del 1986, pena lo scioglimento" Nel 1991 gli viene conferito il premio San Giusto d'Oro dai cronisti del Friuli-Venezia Giulia.[13] Nel 1992, dopo una serie di concerti jazz in Italia, è insignito del premio "Una Vita per il Jazz" dal Brass Group di Trapani.[14] Dopo questo, Luttazzi decide di ritirarsi a vita privata. Nel 2003 scrive una canzone per Mina, Ma tu chi sei, e negli anni successivi torna anche brevemente a esibirsi in pubblico, spesso in serate in suo onore. L'8 ottobre 2006 è ospite d'onore della trasmissione Viva Radio 2, che in quell'occasione andava in onda contemporaneamente alla radio e in televisione, ritornando così in Rai 36 anni dopo l'arresto; è ospite della stessa trasmissione anche il 27 febbraio 2008. Nel 2008 è ospite di varie trasmissioni televisive e radiofoniche: il 23 febbraio del programma Che tempo che fa, facendovi ritorno il 21 dicembre, il 16 maggio partecipa al Maurizio Costanzo Show, suonando Ritorno a Trieste, il 9 dicembre alla trasmissione radiofonica di Rai Radio Village. Nel novembre 2008 decide di ritornare definitivamente a vivere a Trieste, in un appartamento a Palazzo Pitteri, insieme alla moglie. Per l'occasione, il regista Pupi Avati gira un film documentario Lelio Luttazzi, il giovanotto matto, che andrà in onda su Rai 5 il 30 ottobre 2011. Il 19 febbraio 2009 partecipa al Festival di Sanremo dove ritira il "premio alla musica 2009" e accompagna, al pianoforte, Arisa nel brano Sincerità, nella serata dedicata ai duetti delle Proposte (Arisa vincerà il Festival nella categoria dei giovani). Il 15 agosto 2009 tiene il suo ultimo concerto, in piazza Unità d'Italia a Trieste, esibendosi con il suo sestetto. Malato da tempo di una neuropatia periferica che si è aggravata tre mesi prima, muore per complicazioni la notte dell'8 luglio 2010, a 87 anni di età, nella sua casa di Trieste.[17] Dopo una cerimonia privata, il corpo è stato cremato e le ceneri disperse nel mare del golfo della città giuliana, dalla sua barca chiamata "Oblomov". Alla 59ª edizione dello Zecchino d'Oro partecipa il brano La vera storia di Noè, di cui Luttazzi fu autore: il brano fu recuperato e donato all'archivio dello Zecchino dalla Fondazione nata il 22 ottobre 2010 in suo onore, voluta dalla moglie Rossana. Nel 2013 Simona Molinari incide gli ultimi due brani inediti scritti da Luttazzi, Dr. Jekyll Mr. Hyde (presentato al Festival di Sanremo assieme a Peter Cincotti), e Buonanotte Rossana.

Si muore più d'invidia


 

OGGI lunedì, 27 Aprile 2026

PENSIERO DEL MATTINO
Gli ottimisti hanno ragione.
Ed anche i pessimisti.
Sta a voi scegliere quale dei due essere.
(Harvey B. Mackay)
FRASE DEL GIORNO
"Due cose mi ispirano soggezione:
i cieli stellati sopra e
l'universo morale dentro"
(Einstein)
PROVERBIO
Un sorriso ti farà guadagnare
più di dieci anni della vita.
(proverbio cinese)
AFORISMA
Spesso chi vuole consolare, essere affettuoso ecc.
è in realtà il più feroce dei tormentatori.
Anche nell'affetto bisogna essere soprattutto intelligenti.
[Antonio Gramsci]

27 aprile San Simeone di Gerusalemme


 

San Simeone di Gerusalemme 
Vescovo e martire 
I° sec. 
Etimologia: Simeone = Dio ha esaudito, dall'ebraico
Emblema: Bastone pastorale, Palma 
E' il secondo capo della primitiva comunità cristiana di Gerusalemme. Il secondo vescovo, come lo chiama nella sua Storia ecclesiastica Eusebio di Cesarea. Il primo è stato l’apostolo Giacomo di Alfeo, detto il Minore, ucciso nell’anno 63. Tuttavia non sembra che Simeone sia stato chiamato subito a succedergli. L’epoca, infatti, è quella del travaglio all’interno del mondo ebraico, che precede la rivolta armata contro il dominio romano. Segue poi la spietata repressione militare, sotto il comando del futuro imperatore Tito, con la devastazione della Città Santa, e col Tempio saccheggiato e distrutto. L’elezione di Simeone è stata riferita da Egesippo, uno dei primissimi scrittori cristiani, forse palestinese, giunto a Roma verso la metà del II secolo. E sulle sue informazioni lo storico Eusebio scrive: «Dopo il martirio di Giacomo e la caduta di Gerusalemme che subito seguì, narra la tradizione che gli apostoli e i discepoli del Signore che erano ancora in vita [...] si unirono ai parenti del Signore (la maggior parte dei quali era ancora in vita a quel tempo) e tennero consiglio tutti insieme per decidere chi giudicare degno di succedere a Giacomo. All’unanimità tutti designarono vescovo Simeone, figlio di Cleofa che è menzionato nel Vangelo» (Storia ecclesiastica, III,11). Simeone è dunque figlio di Cleofa; è uno dei due discepoli che sulla strada di Emmaus incontrarono il Risorto, senza dapprima riconoscerlo, come scrive san Luca. È ritenuto parente di Gesù attraverso la moglie, forse cugina di Maria di Nazareth. Simeone è dunque chiamato a guidare l’unica comunità cristiana formata interamente da ebrei, e costretta alla migrazione dopo la distruzione di Gerusalemme. La sua terra di rifugio è Petra di Perea, oltre il Giordano, dove una parte dei profughi fisserà la sua dimora. Lunghissima è la vita di Simeone (si parla di 120 anni), ma della sua opera sappiamo poco. Al tempo di Vespasiano e Domiziano (padre e fratello di Tito), Roma ordina ricerche sui parenti di Gesù: ma solo perché, insieme ad altri, sono discendenti dalla stirpe di Davide, e per ciò stesso sospetti a chi ora ne occupa il regno. Ci sono denunce e arresti, ma nulla si dice di Simeone. Per lui il tempo della prova arriva con uno degli imperatori più illuminati, lo spagnolo UlpioTraiano, che regna dal 98 al 116. Come i predecessori, considera i cristiani un pericolo per lo Stato, ma vieta le persecuzioni generali: dovranno essere colpiti solo su regolare denuncia. E per Simeone la denuncia arriva, forse per opera di eretici, dice Eusebio di Cesarea: «Accusarono Simeone, figlio di Cleofa, di essere discendente di Davide e cristiano: egli subì così il martirio, all’età di 120 anni, sotto Traiano Cesare e il console Attico»: quest’ultimo governava la Giudea e seguì di persona il giudizio e l’esecuzione, meravigliandosi per il coraggio di Simeone nei “molti giorni” delle torture, alle quali seguì la crocifissione.

Autore: Domenico Agasso

PER CHI?

  PER CHI? Per chi volli raccogliere questo mazzo di fiori selvaggi stringerli in fascio nel gambo spinoso ed acerbo? Tutti i fiori vi sono ...