Pasquale vedetta.
Colonne fluttuanti
di scapigliate nebbie.
Sorgono e si sommergono
ignudi scenari di rocce.
Le dedale trincee,
faticose, serpeggiano
per entro a sfaldati macigni.
Sovra i cupi elmetti ferringni
l'umida tènebra dà gocce.
Ma ravvolti tra le mantelle
fràdice stan corpi temprati
da selvagge procelle.
E' la fiacca ora dell'accidia;
è l'ora più cara all'insidia.
_Chi va là?_
nel buio, a due passi, sfavilla
il ferro d'una baionetta.
_Son io, vedetta!
Son l'ispezione, il capitano!_
_Avanti!_
Immobile, di sotto
a un baldacchin di teli e di coperte,
rassomiglia un inerte
impagliato fagotto
a spauracchio di falchi e di poiane.
_Avanti!_
_ Sei tu Pasquale? Ebben che nuove?
_Nessun si muove
stanotte, capitano.
Queste son nottatacce.
Nemmeno s'odono
quelle bestiacce
dei topi che rodono
i reticolati
e ci fanno mozzare il respiro.
_Addio, Pasquale, io seguito il mio giro.
Fà buona guardia; sono tempi cattivi,
son notti di colpi furtivi.
_Non tema, che qui ci sono io!
E è tanto che faccio ' sta vita.
Arrivederci, buona gita.
Il rude veterano,
dal corpo e dall'anima salda,
per darmi una prova spavalda
del suo cuore sereno,
accompognandosi con l'unghie
sopra la baionetta
sommesso sommesso fischietta:
" Ella mi crede libero e lontano".
Ella_ e sorrido!
Anche Pasquale fa la serenata.
Ella?_e cammino.
Frusta il silenzio
lo schiocco secco d'una fucilita.
Un grido?
Nulla, nulla.
Sarà quel nervoso cecchino,
là, che spara quando gli frulla.
Un caporale mi raggiunge
ansando:
_Capitano! una pattuglia
d'austriaci sotto il nostro reticolato!
Quel colpo? ha udito? or ora l'han sparato
contro la vedetta numero tre.
Dicono che fischiava!
L'han colto nella testa.
Era Pasquale, sa? quel tipo allegro,
il veterano della compagnia.
Poverino, un minuto d'agonia
e subito è spirato!
Ha detti piano piano
perdendo sangue dalla bocca:
_...mia mamma...il capitano._
Arturo Marpicati.









