sabato 15 agosto 2026

Nuto Navarrini

 

Nuto Navarrini 
(Milano, 15 agosto 1901 – Milano, 1973) 
è stato un attore teatrale italiano, attivo anche in cinema e televisione fra gli anni trenta e gli anni sessanta. 

È stato sposato quattro volte: dopo le prime nozze con la danzatrice classica Sofia Laurenzi, morta di parto, si sposò nel 1939, quando questa si trovava in punto di morte, con l'attrice Isa Bluette; successivamente sposò la soubrette Vera Rol, da cui si separò nel 1971, ed infine nel 1972 sposò Milena Benigni, da cui aveva avuto nel 1945 un figlio, Urano Francesco Benigni, nato a Verona, divenuto poi calciatore del Milan, riconosciuto appunto solo nel 1972.Attore di formazione prettamente teatrale, si indirizzò dagli anni trenta all'avanspettacolo - con la creazione di diverse macchiette comiche.Per il cinema fu interprete anche di film dell'epoca del cinema muto: Il delitto della via di Nizza, del 1913, e La reginetta delle rose, dell'anno successivo. Nel primo caso venne diretto dal regista Henri Étiévant; nel secondo, da Luigi Sapelli.Caratterista di fama, nella sua filmografia, pur non particolarmente ampia, figurano film di un qualche pregio fra cui alcuni di genere comico come I due sergenti, girato nel 1951.Entrato in compagnia con Isa Bluette, Nuto Navarrini - il cui look era caratterizzato da una scriminatura centrale nei capelli e da un ampio sorriso - recuperò il suo amore per il jazz portando in giro per l'Italia la Jazz Revue, che debuttò il 1º maggio 1931 e che concluse le repliche solo nel marzo dell'anno successivo. Con Isa Bluette, Navarrini portò in scena anche una serie di riviste-operetta. Dopo la morte di Isa Bluette e il suo nuovo sodalizio sentimentale e professionale con Vera Rol, Navarrini, creò spettacoli fra gli altri, Il diavolo nella giarrettiera (operetta di Giovanni D'Anzi) e I cadetti di Rivafiorita, stagione 1944-1945, e che gli fecero ottenere una nomina ad honorem . L'ultimo spettacolo in questa chiave della compagnia Navarrini-Rol fu La Gazzetta del sorriso: Vera Rol simboleggiava l'Italia molestata dagli USA rappresentati da un negro violentatore. Navarrini incluse nello spettacolo un motivetto - intitolato Tre lettere e scritto da D'Anzi - Un nuovo spettacolo di teatro di rivista aveva come titolo: L'imperatore si diverte, su testi di Gelich e Bracchi. Navarrini proseguì poi l'attività d'attore leggero anche nel cinema interpretando poi nuovamente a teatro, nella stagione 1962-1963, la ripresa di Buonanotte Bettina di Garinei e Giovannini, al fianco di Walter Chiari e Alida Chelli, subentrata a Delia Scala. Navarrini ha portato in televisione negli anni cinquanta e sessanta alcune operette - settore da cui proveniva - e fu brillante interprete anche nella miniserie televisiva Le avventure di Laura Storm, dove recitò a fianco di Lauretta Masiero diretto da Camillo Mastrocinque. Agli albori della RAI partecipò (19 giugno 1956) alla trasmissione televisiva Lui e Lei, presentata da Nino Taranto e Delia Scala, al fianco di Nino Besozzi, Gianni Agus, Ferruccio Amendola, Aldo Giuffrè, Carla Macelloni, Sandra Mondaini, Isa Pola ed Esperia Sperani (la regia era di Vito Molinari).

 

15 agosto San Tarcisio

15 agosto San Tarcisio
Martire
† Roma, 15 agosto 257 
Patronato: Chierichetti, Aspiranti minori Gioventù Italiana Azione Cattolica 
Etimologia: Tarcisio = proveniente da Tarso (città della Cilicia)
Emblema: Palma

E' venerato come il protomartire dell'Eucaristia. Della sua vita però sappiamo soltanto quello che attesta il papa S. Damaso (+384), il poeta delle Catacombe, nell'iscrizione metrica da lui dettata e fatta scrivere sopra una lastra marmorea dal suo calligrafo Furio Dionisio Filocalo in bellissimi caratteri, a ornamento del sepolcro del martire. In una copia di essa, conservata nella silloge di Lorsch, è detto: "Lettore, chiunque tu sia, conosci l'uguale merito dei due Martiri ai quali Damaso, papa, rende omaggio dopo che hanno ricevuto in ciclo la loro ricompensa. Il popolo giudaico aveva un tempo oppresso di pietre Stefano, che lo esortava a ritornare a migliori sentimenti: il fedele Levita di Cristo fu il primo a conseguire, come un trofeo tolto al nemico, la palma del martirio. – S. Tarcisio portava il Sacramento di Cristo: siccome mani cattive e indegne gli facevano violenza perché manifestasse i nostri sacri misteri a profani che bruciavano dal desiderio di farne un oggetto di derisione, egli preferì soccombere sotto i loro colpi anziché abbandonare a quei cani furiosi il corpo del Re del cielo". Il martire invitto diede così a vedere quanto opportunamente i suoi genitori nel battesimo gli avessero imposto il nome greco Tarcisio, che significa appunto una persona piena di audacia, di coraggio. Poiché S. Damaso pone in relazione il martirio di S. Tarcisio con quello del diacono S. Stefano, primo martire del cristianesimo, è molto probabile che anche il nostro martire fosse un diacono. Sappiamo difatti dalla Prima Apologia di S. Giustino (ca. 65) e dal De Lapsis di S. Cipriano (c. 13) che durante le persecuzioni ai diaconi era riservato il compito di portare la comunione ai confessori e a quanti non potevano prendere parte alle riunioni liturgiche. Non si può tuttavia escludere che Tarcisio fosse un semplice fedele perché nei primi secoli della Chiesa, i cristiani, secondo Tertulliano, solevano portare a casa l'Eucaristia per comunicarsi ogni giorno. Il raffronto che fa Damaso tra S. Stefano protomartire e S. Tarcisio sarebbe allora limitato al genere di martirio che entrambi subirono, vale a dire la lapidazione. S. Damaso non ci dice in che circostanza o in che tempo Tarcisio sia morto per evitare la profanazione della SS. Eucaristia. Giacché fu seppellito nelle catacombe di S. Callisto, sulla via Appia, è probabile che sia stato martirizzato nella seconda metà del secolo terzo. L'imperatore Publio Licinio Valeriano difatti con due successivi editti (257 e 258) scatenò una persecuzione contro i cristiani per istigazione di cattivi consiglieri allo scopo di rinsanguare le dissestate finanze imperiali con il sequestro delle supposte ingenti ricchezze delle vittime. La persecuzione fu crudele e generale, e mirò a colpire oltre i luoghi di culto e le proprietà della Chiesa, anche i capi delle comunità ecclesiastiche. In essa perirono il papa S. Sisto II, successore di S. Stefano I, S. Lorenzo con altri sei diaconi, S. Cipriano, vescovo di Cartagine, e altri numerosi martiri, tra cui probabilmente anche S. Tarcisio. La persecuzione cessò quando Valeriano fu vinto (260) dal re Sapore di Persia, sotto le mura di Edessa, e trattato alla corte di lui con oltraggi tanto obbrobriosi che ne morì dal dolore. Il figlio Galliano, per misura politica, ordinò con un editto la restituzione ai cristiani dei locali di culto e dei cimiteri. La persecuzione riprese per breve tempo in tutto l'impero verso la fine del 274, sotto Aureliano, che aveva fatto del culto del Sole la religione di Stato. Dopo d'allora, fino a Diocleziano (303), la Chiesa Cattolica poté estendersi e prosperare indisturbata. Secondo l'autore della Passione di S. Stefano, papa (257), Tarcisio sarebbe stato un suo accolito. Lo scrittore però fa della confusione attribuendo il genere di morte subito da S. Sisto II a S. Stefano I. Racconta infatti come fu sorpreso e decapitato dai soldati romani nel momento in cui offriva il sacrificio della Messa nel cimitero di S. Lucina, incorporato in seguito a quello di S. Callisto. La leggenda del martirio di S. Stefano I, sorta nel secolo VI, non è suffragata dai più antichi documenti liturgici e storici. Il Cronografo Romano, infatti, del 354, non computa Stefano tra il numero dei martiri, ma soltanto tra quello dei confessori.L'ufficio degli accoliti consisteva nel fare da messaggeri ai vescovi, nell'accendere i lumi per le funzioni sacre; nel portare i vasi sacri, le palme benedette e altre cose necessarie o utili al ministero; nel servire il vino e l'acqua all'altare. Il loro compito più nobile e più importante a Roma era quello di portare una particella del pane consacrato, il cosiddetto fermentum, dalla Messa papale ai singoli sacerdoti dei titoli urbani perché la congiungessero alla propria ostia consacrata in segno di unità con il Sommo Pontefice. L'uso è ricordato dal Liber Pontificalis sotto i papi Melchiade (+314), e Siricio (+399). Non è quindi provato che Tarcisio la portasse come accolito a coloro che non avevano potuto prendere parte alla celebrazione della Messa per timore di persecuzioni o per malattia. Fin dai primi tempi del cristianesimo fu in onore tra i fedeli la comunione quotidiana. Durante le persecuzioni erano proibite, pena la morte, le pubbliche assemblee. Eludendo la vigilanza dei pagani, i più ferventi, i più coraggiosi cristiani si recavano di notte, attraverso i passaggi segreti, nelle case private o nelle gallerie delle catacombe dove clandestinamente venivano celebrati i divini misteri. Al termine del sacro rito, quanti dei presenti lo desideravano ricevevano in un prezioso lino o in un piccolo vaso di metallo un certo numero di particele consacrate che portavano a casa per soddisfare alla loro operosità e a quella dei vicini. Fu dunque all'uscita di qualche chiesa domestica o di qualche catacomba che Tarcisio fu scorto da un gruppo di soldati dell'imperatore Valeriano incaricati di sorvegliare l'accesso ai cimiteri dei cristiani e barbaramente assalito. Tra quei pagani e l'intrepido giovane s'ingaggiò una lotta furibonda. Non riuscendo a strappargli di dosso il sacro deposito di cui avevano sospettato l'esistenza forse dal modo devoto e circospetto con cui camminava, colpirono Tarcisio con sassi e con bastoni alla testa con tanta violenza da lasciarlo disteso per terra morto. I cristiani, costernati, lo raccolsero con grande devozione e lo seppellirono con onore in una galleria delle catacombe che il diacono Callisto aveva fatto ampliare per ordine del papa S. Zefirino. Quando le persecuzioni cessarono, le catacombe divennero meta di frequenti pellegrinaggi. Gravi danni esse riportarono in seguito alle invasioni dei Goti (secolo VI) e a quelle dei Longobardi (secolo VIII). Credendo di trovare chissà quali tesori quei barbari rovistarono nelle tombe di tanti martiri e dispersero le ossa di tanti confessori della fede. Anche la lapide che S. Damaso aveva fatto mettere sulla tomba di S. Tarcisio andò in frantumi. Le reliquie del martire dell'Eucaristia furono in un'epoca imprecisata trasportate con quelle di S. Zefirino, con l'evidente scopo di estendere il culto favorendo un maggior afflusso di pellegrini, nella chiesa a tre absidi, eretta forse da papa S. Fabiano (+250), in superficie, non lontano dall'ingresso delle catacombe, in onore dei SS. Sisto e Cecilia. Nel secolo VII, difatti, l'Itinerario di Saitzburg (Epitome de Locis sanctis Martyrum), asserisce che i pellegrini veneravano in detta chiesa, dentro uno stesso tumulo, i santi Tarcisio e Zefirino. S. Gregorio il Grande (1604), volendo soddisfare la pietà di Teodolinda, regina dei Longobardi, le inviò diverse fiale, ancora conservate nel tesoro del duomo di Monza, contenenti l'olio delle lampade che bruciava davanti alle tombe dei martiri. Sull'etichetta di una di esse si legge con il nome di altri martiri anche quello di S. Tarcisio. Dopo le invasioni dei Longobardi le catacombe caddero in abbandono e in esse trovarono rifugio persino gli animali. I resti di Tarcisio e Zefirino sfuggirono alla profanazione dei barbari e dei ladri e da papa S. Paolo I furono fatti trasportare con quelli di altri martiri nella chiesa di San Silvestre in Capite, al Campo Marzio, che aveva fatto costruire per una comunità di monaci greci sul sito della sua casa natale.


Autore: Guido Pettinati


venerdì 14 agosto 2026

Perchè si augura buon ferragosto

 


Maria Dolce Madre

 


Paolo Bernard



Paolo Bernard, pseudonimo di Paolo Belfiore
(
Garlasco, 14 agosto 1885Torino, 11 settembre 1961),

è stato un cantante e attore italiano entrato nella storia della musica leggera italiana per aver lanciato nel 1926 la notissima canzone Adagio BiagioCognato del clown Grock, si trasferì a Torino per studiare il canto lirico, iniziando nel frattempo a recitare come attore, debuttando nel 1910 al Teatro Eden con macchiette e canzoni umoristiche. Interrotta l'attività per la partecipazione alla prima guerra mondiale, riprese nel dopoguerra con il nome d'arte Paul Bernard, presto italianizzato, proponendo un repertorio in parte tradotto dal francese e in parte originale; negli anni '20 pubblicò molti 78 giri per la Columbia, tra cui nel 1926 il suo maggiore successo, Adagio Biagio. Sono gli anni del sodalizio con Mario Bonavita (il celebre Marf) e Vittorio Mascheroni. Cantò anche le sue canzoni umoristiche nei primi programmi dell'Eiar, e fondò una casa di edizioni musicali di sua proprietà, le Edizioni Bernard. Incise anche alcuni 78 giri per la serie Piccola Meraviglia della Columbia, dischi minuscoli di solo 15 cm di diametro e circa due minuti di minutaggioNel 1932 creò una compagnia con Milly, presentando al Teatro Odeon di Milano lo spettacolo Donnine che ballano, scritto da Angelo Nizza e Riccardo Morbelli. Abbandona il mondo dello spettacolo nel 1943, diventando capo dell'ufficio pubblicità alla L'Oréal, ed apparendo solo sporadicamente in serate di beneficenza. Fu anche autore di canzoni in piemontese, tra cui una delle più note è Sôta i pônt del Po, su musica del Maestro Lorenzo GardinoNel 1991 Biagio Antonacci ha intitolato un suo album Adagio Biagio, inserendo anche alcuni secondi, all'inizio della prima traccia, della canzone di Bernard.

In un soffio

In un soffio
siamo diventati grandi.
L’orologio
scandisce gli anni
delle nostre attese.
La clessidra
piange i suoi granelli
volati sui confini del vento.
È lì che si ferma la nostalgia,
la memoria di quei giorni rubati
al tempo dei colori insolenti
marchiati dall’inchiostro
della giovinezza
e di tutti quei falò bruciati
in nome della Vita.

Ti aspetto
nella Primavera
della mia Estate.
Dove Ferragosto
tarda ad arrivare.

Carmen Roberta Calabrò

Notte di ferragosto

Notte di ferragosto

Un divano rosso
Notte di ferragosto
Una musica nell'aria
I nostri respiri
Tu dormivi
Io m'innamoravo.

 Domenico Lombardi 

Nuto Navarrini

  Nuto Navarrini  (Milano, 15 agosto 1901 – Milano, 1973)  è stato un attore teatrale italiano, attivo anche in cinema e televisione fra gli...