venerdì 22 maggio 2026

Alle terme di Caracalla

 

Alle terme di Caracalla

Tutta la storia romana
Vicina e lontana, mi par di sognar
Se fra i ruderi, che son lì da millenni
La notte e il dì
Io mi metto a fantasticare così:
Alle terme di Caracalla
I romani giocavano a palla
Dopo il bagno, verso le tre
Tira, tira a me, che la tiro a te
O con le mani o coi piè
Alle terme di Caracalla
Forse i pesci venivano a galla
Ogni notte, verso le tre
Tira, tira a me, che la tiro a te
E poi gridavan: "Olè!"
 
(Dopo il bagno, verso le tre
Tira, tira a me, che la tiro a te)
 
(Ogni notte, verso le tre
Tira, tira a me, che la tiro a te)
 
Oggigiorno però a Caracalla
"Una furtiva lacrima"
Nella notte si sente cantar
"Una voce poco fa"
Come un eco risponde alla folla
"Chi mi frena in tal momento?"
Caracalla si mette a gridar
(Alle terme di Caracalla
Alla notte la luna è già bella)
Al ritorno cantiamo insiem:
"Caro, caro ben
Caro, caro ben
Sempre felici sarem"
 
Sempre felici sarem. Olè!
Savar Pinchi 1949

LA CECALA D'OGGI



LA CECALA D'OGGI

Una Cecala, che pijava er fresco
all'ombra der grispigno e de l'ortica,
pe' da' la cojonella a ' na Formica
cantò 'sto ritornello romanesco:
Fiore de pane,
io me la godo, canto e sto benone,
e invece tu fatichi come un cane.
Eh! da qui ar bel vedé ce corre poco:
rispose la Formica
nun t'hai da crede mica
ch'er sole scotti sempre come er foco!
Amomenti verrà la tramontana:
commare, stacce attenta...
Quanno venne l'inverno
la Formica se chiuse ne la tana;
ma, ner sentì che la Cecala amica
seguitava a cantà tutta contenta,
uscì fòra e je disse: Ancora canti?
ancora nu' la pianti?
Io? fece la Cecala... manco a dillo:
quer che facevo prima faccio adesso;
mó ciò l'amante: me mantiè quer Grillo
che 'sto giugno me stava sempre appresso.
Che dichi? l'onestà? Quanto sei cicia!
M'aricordo mi' nonna che diceva:
Chi lavora cià appena una camicia,
e sai chi ce n'ha due? Chi se la leva. (Trilussa)

Giulio Chierchini



Giulio Chierchini
(
Genova, 22 maggio 1928Genova, 18 agosto 2019)

è stato un fumettista e animatore italiano; insieme a Giovan Battista Carpi, è stato uno dei più prolifici autori italiani della Disney specializzato nel genere delle parodie. Esordì sul periodico Topolino nel 1956, realizzando nel corso di 60 anni di carriera quasi 500 storie a fumetti, delle quali per un centinaio scrisse anche le sceneggiature. Dopo essersi diplomato all'Istituto d'arte Duccio di Buoninsegna di Siena, dove, in tempo di guerra, la sua famiglia era sfollata, si dedicò dal 1946 alla carriera di animatore cinematografico dedicandosi alla realizzazione di cortometraggi. Nel 1952 incomincia a dedicarsi ai fumetti realizzando proprie storie per la casa editrici Edizioni Alpe per la quale disegna le serie "Castorino", "Tik Corvo", "Dan Lepre" e poi per la Bianconi, per la quale disegna Volpetto, Nonna Abelarda e Geppo collaborando anche con Giovan Battista Carpi per poi passare alla Mondadori nello staff di autori per le serie a fumetti della Disney nel 1953 inizialmente come inchiostratore di Carpi per un paio d'anni, prima di esordire come disegnatore principale. Si dedica alle sceneggiature dal 1964. Dal 1966 al 1972 per l'editore tedesco Kauka Verlag. Lavora anche per altri editori come De Leo, Fasani, Lo Scolaro e anche per l’editore tedesco Kauka Verlag, per il quale realizza varie storie della serie Fix und Foxi. A seguito del successo riscontrato dalle parodie Disney come L'inferno di Topolino (1949) e Paperino Don Chisciotte (1956) lo spinse a realizzarne anche lui esordendo nel filone con I promessi paperi (1976), seguita poi da Paperino nei panni di Tarzan (1979), Per un pugno di fagioli in più e Paperino... per qualche fagiolo in più (1986) e infine L'inferno di Paperino, quest'ultima realizzata con la tecnica con cui realizzava i cartoni animati e primo esempio delle sue storie dipinte. Ha inoltre ideato i personaggi di Anacleto Faina e di Little Gum
Il 26 maggio 2007 ha ritirato, a Reggio Emilia, durante una cerimonia, il premio dell'ANAFI, per il suo impegno e il prolifico lavoro in oltre 50 anni di carriera. 
Nel 2009 gli viene assegnato il Premio Papersera alla carriera

OGGI 22 Maggio 2026

OGGI 22 Maggio 2026

PENSIERO DEL MATTINO
Chi trasmette un po' di gioia agli altri,
ne trasmette molta a se stesso.
(Omar Falworth)

FRASE DEL GIORNO
Dall’ignoranza di Dio nasce l’amore di sé,
da quest’ultimo la prepotenza
nei confronti del prossimo.
(S. Massimo il Confessore)

PROVERBIO
Grazie alla notte,
madre dei pensieri,
oggi conosco il mal che ho fatto ieri

AFORISMA
La ragione e il torto non si dividono mai con un taglio
così netto che ogni parte abbia soltanto dell'uno e dell'altra.
(Alessandro Manzoni)
MASSIMA DEL GIORNO DIVERTENTE
Una donna è una donna fino al giorno in cui muore.
Ma un uomo è un uomo solo finchè ci riesce.
(Moms Mabley) .

La coccinella

 


22 maggio San Bovo di Voghera

San Bovo di Voghera
Cavaliere
Provenza, X sec. - Voghera, 22 maggio 986 

Voghera (Pavia) lo venera come suo patrono, ma s. Bovo è originario della Provenza in Francia e secondo un’antica biografia in parte leggendaria, sarebbe nato da Adelfrido e Odelinda, nobili provenzali, verso la metà del X secolo .Da giovane scelse la professione di cavaliere per poter combattere i Mori, i quali in quel tempo d’invasioni, partivano dalla base di Frassineto (Fraxinet) nei monti dei Maures, per compiere frequenti e disastrose incursioni nelle regioni della Provenza, Linguadoca e Delfinato. Secondo questa biografia, Bovo si distinse in numerose avventure e battaglie, combattute eroicamente contro gli invasori saraceni. Si racconta che il suo eroismo fu tale, che combattendo con Guglielmo I, duca di Provenza nel 973, ebbe parte predominante nell’espugnazione della stessa roccaforte di Frassineto, sconfiggendo i Saraceni. Dopo l’esito vittorioso della guerra, il cavaliere Bovo decise di mutare completamente vita, dedicandosi all’ascesi e alla penitenza, diventando un pellegrino penitente; raggiunse in questo modo un alto grado di santità, che dimostrò apertamente nel dare il suo perdono all’uccisore del fratello. Già da cavaliere aveva fatto voto di fare un pellegrinaggio annuale alla tomba dell’apostolo Pietro a Roma, promessa che mantenne anche da penitente e proprio in occasione di uno dei suoi pellegrinaggi, fu colto da febbre maligna nei pressi di Voghera, dove morì il 22 maggio 986. Dopo la sua morte, ebbe subito un culto, perché ritenuto un grande taumaturgo e la città di Voghera che custodiva la tomba del pellegrino pentente proveniente dalla Provenza, per i suoi prodigi, lo elesse suo patrono. Nel 1469 fu compiuta una ricognizione delle sue ossa e la sua celebrazione liturgica ricorre l'anniversario della morte.


Autore: Antonio Borrelli


Alle terme di Caracalla

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