venerdì 14 agosto 2026

Paolo Bernard



Paolo Bernard, pseudonimo di Paolo Belfiore
(
Garlasco, 14 agosto 1885Torino, 11 settembre 1961),

è stato un cantante e attore italiano entrato nella storia della musica leggera italiana per aver lanciato nel 1926 la notissima canzone Adagio BiagioCognato del clown Grock, si trasferì a Torino per studiare il canto lirico, iniziando nel frattempo a recitare come attore, debuttando nel 1910 al Teatro Eden con macchiette e canzoni umoristiche. Interrotta l'attività per la partecipazione alla prima guerra mondiale, riprese nel dopoguerra con il nome d'arte Paul Bernard, presto italianizzato, proponendo un repertorio in parte tradotto dal francese e in parte originale; negli anni '20 pubblicò molti 78 giri per la Columbia, tra cui nel 1926 il suo maggiore successo, Adagio Biagio. Sono gli anni del sodalizio con Mario Bonavita (il celebre Marf) e Vittorio Mascheroni. Cantò anche le sue canzoni umoristiche nei primi programmi dell'Eiar, e fondò una casa di edizioni musicali di sua proprietà, le Edizioni Bernard. Incise anche alcuni 78 giri per la serie Piccola Meraviglia della Columbia, dischi minuscoli di solo 15 cm di diametro e circa due minuti di minutaggioNel 1932 creò una compagnia con Milly, presentando al Teatro Odeon di Milano lo spettacolo Donnine che ballano, scritto da Angelo Nizza e Riccardo Morbelli. Abbandona il mondo dello spettacolo nel 1943, diventando capo dell'ufficio pubblicità alla L'Oréal, ed apparendo solo sporadicamente in serate di beneficenza. Fu anche autore di canzoni in piemontese, tra cui una delle più note è Sôta i pônt del Po, su musica del Maestro Lorenzo GardinoNel 1991 Biagio Antonacci ha intitolato un suo album Adagio Biagio, inserendo anche alcuni secondi, all'inizio della prima traccia, della canzone di Bernard.

In un soffio

In un soffio
siamo diventati grandi.
L’orologio
scandisce gli anni
delle nostre attese.
La clessidra
piange i suoi granelli
volati sui confini del vento.
È lì che si ferma la nostalgia,
la memoria di quei giorni rubati
al tempo dei colori insolenti
marchiati dall’inchiostro
della giovinezza
e di tutti quei falò bruciati
in nome della Vita.

Ti aspetto
nella Primavera
della mia Estate.
Dove Ferragosto
tarda ad arrivare.

Carmen Roberta Calabrò

Notte di ferragosto

Notte di ferragosto

Un divano rosso
Notte di ferragosto
Una musica nell'aria
I nostri respiri
Tu dormivi
Io m'innamoravo.

 Domenico Lombardi 

Niente è come sembra

Due angeli viaggiatori si fermarono per passare la notte nella casa di una ricca famiglia. Era una famiglia di persone molto avare che si rifiutarono di far dormire i due angeli nella camera degli ospiti. Infatti concessero agli angeli solo un piccolo spazio fuori, nel duro e freddo pavimento del pergolato davanti alla casa. Mentre si preparavano come potevano un letto per terra il più vecchio degli angeli vide un buco nel muro e lo riparo'. Quando l'angelo giovane gli chiese perché, lui rispose soltanto "le cose non sono sempre quello che sembrano"

La notte dopo la coppia di angeli cercò riparo alla casa di una molto povera ma molto ospitale famiglia, dove furono accolti da un contadino e sua moglie. Dopo aver diviso con gli angeli il seppur poco cibo che avevano i contadini cedettero agli angeli i propri letti, dove finalmente i viaggiatori si poterono riposare comodamente.
Quando il sole sorse, la mattina dopo, gli angeli trovarono l'uomo e sua moglie in lacrime. La loro unica mucca, la sola loro fonte di sostentamento, giaceva morta nel campo. Il giovane angelo ne fu infuriato e chiese al più vecchio come avesse potuto lasciare accadere una cosa del genere.
"Al primo uomo, che pure aveva tutto, hai fatto un favore", lo accuso' "Questa famiglia seppure aveva pochissimo era pronta a dividere tutto, e tu hai lasciato la mucca morire!"
"le cose non sono sempre quello che sembrano"replico' l'angelo "quando eravamo nel cortile della villa ho notato che c'era dell'oro nascosto nel muro e che si poteva scoprire grazie a quel piccolo buco.
Siccome quell'uomo era cosi' avaro e ossessionato dal denaro io ho riparato quel buco, cosi' non avrebbe trovato anche quella ricchezza."
"Poi la notte scorsa quando dormimmo nel letto del contadino l'angelo della morte venne per sua moglie. Io invece di lei gli ho dato la mucca.
Le cose non sono sempre quello che sembrano.
We

14 agosto San Marcello di Apamea

14 agosto San Marcello di Apamea
Vescovo e martire 
Apamea
, Siria, 390 circa

Etimologia: Marcello, diminutivo di Marco =
nato in marzo, sacro a Marte, dal latino

L’imperatore San Teodosio I il Grande, chiamato da Graziano a governare l’impero d’Oriente, portò avanti il suo progetto anche in seguito alla sua morte: esso consisteva nel costituire uno stato religiosamente unito e compatto, obiettivo che tentò di raggiungere tentando di imporre talvolta anche con la forza la religione cristiana in tutto il territorio dell’impero. Fu così fondatore di un vero e proprio stato cristiano, ai tempi di Sant’Agostino, il più grande Padre della Chiesa latina, in un’epoca in cui l’imperatore giocava un ruolo decisivo nelle controversie tra ortodossi ed eretici, tanto da essere lui stesso infine a commutare le pene a chi non professava la retta dottrina. Nel 380 Teodosio e Graziano pubblicarono un decreto secondo cui tutti i sudditi dell’impero avrebbero dovuto professare la fede dei vescovi di Roma ed Alessandria e chi non avesse obbedito avrebbe dovuto essere considerato “pazzo e malato di mente” (Codex Theodosianus 16,2). Furono dunque proibiti i sacrifici e combattute le varie eresia dilaganti, tra le quali l’arianesimo.Vennero interdette le assemblee illegali presso privati e le loro case furono confiscate. Infine nel 384 l’altare della Vittoria fu tolto dal Senato romano. Otto anni dopo la promulgazione dell’editto, Teodosio inviò un ufficiale in Egitto, Asia Minore e Siria al fine di rendere effettivo il decreto che ordinava la distruzione di tutti i templi pagani. Questa politica spietata e violenta non tardò però a scatenare l’ira dei non cristiani. I monaci avevano infatti iniziato a percorrere le province orientali distruggendo edifici sacri ed opere d’arte, mentre orde di saccheggiatori derubavano non solamente i santuari pagani, ma anche villaggi ed intere regioni sospette d’eresia. Non appena il prefetto imperiale giunse nella città siriana di Apamea, ordinò immediatamente ai suoi soldati di distruggere il tempio di Zeus, ma questi non riuscirono ad abbattere un edificio così maestoso e ben costruito. Marcello, vescovo della città, suggerì allora al prefetto di mandare altrove i suoi uomini, promettendogli che avrebbe provveduto egli stesso nei giorni seguenti alla distruzione del tempio. L’indomani un operaio si presentò al vescovo offrendo la sua manodopera a tal scopo in cambio di una paga doppia. Marcello accettò e l’uomo diede inizio alla demolizione facendo crollare alcune colonne portanti ed incendiando le fondamenta.
Il vescovo decise così di intraprendere la distruzione di altri templi, finché ne trovò uno difeso dai suoi fedeli e “dovette allontanarsi dalla scena della battaglia, lontano dalla portata delle frecce, perché soffriva di gotta e non avrebbe potuto né combattere né scappare”. Intento ad osservare la battaglia dal suo rifugio, fu comunque raggiunto da alcuni pagani che lo catturarono e lo gettarono tra le fiamme. Scovati i colpevoli, i cristiani avrebbero desiderato vendicare l’assassinio, ma il sinodo provinciale non lo permise, ritenendo non ritenesse opportuno che il rallegrarsi per l’onore del martirio concesso da Dio al loro pastore. Il San Marcello oggi commemorato dal Martyrologium Romanum, vescovo di Apamea, non è però da confondere con il santo omonimo venerato in data 29 dicembre, nativo di Apamea ma poi abate presso Costantinopoli.


Autore:
Fabio Arduino

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Genova 14 agosto

 


Paolo Bernard

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