mercoledì 2 settembre 2026

Rosa Pampanini



Rosa Pampanini
, detta Rosetta
(Milano, 2 settembre 1896 Corbola, 2 agosto 1973),
è stata un soprano italiano.
Dopo aver studiato canto con Emma e Lorenzo Molajoli, esordì al Teatro dell'Opera di Roma il 3 marzo 1920 col ruolo di Micaela in Carmen. Nel 1921 al Teatro Regio di Torino interpretò Siébel in Faust diretto da Tullio Serafin, che nel marzo del 1923, dopo un periodo di perfezionamento, la volle al Teatro San Carlo di Napoli come Desdemona nell'Otello verdiano. Prescelta da Mascagni, ottenne poi uno strepitoso successo nel dicembre dello stesso anno in Iris al Teatro Coccia di Novara. Nel dicembre del 1924 interpretò Mimì ne La bohème al Teatro Comunale di Bologna, e in questa occasione fu notata da Arturo Toscanini, che l'anno dopo la volle come protagonista di Madama Butterfly (ruolo che divenne tra i preferiti) al Teatro alla Scala, dove apparve regolarmente fino al 1937. Svolse anche un'attività internazionale, apparendo all'Opera di Monte Carlo nel 1927, alla Royal Opera House di Londra dal 28 al 33, a Chicago nel 31 e 32, alla Opera di Vienna e a Lisbona nel 33, all'Opera di Parigi nel 35. Il repertorio fu  di soprano lirico, in particolare pucciniano (in cui spiccano i ruoli di Mimì e Butterfly) e in ambito verista (Pagliacci, Iris, Il piccolo Marat), con alcune puntate nel campo del soprano drammatico (Aida, Andrea Chenier). La carriera proseguì fino al 1947, quando abbandonò il palcoscenico con Tosca, per dedicarsi interamente all'insegnamento, che aveva già iniziato dal 1942 (tra i suoi allievi il tenore Florindo Andreolli). Ammalatasi gravemente, volle ritornare a Corbola, suo paese d'origine, dove scomparve poco prima del settantasettesimo compleanno. Era zia dell'attrice Silvana Pampanini.

Non mi porto ritratti

Non mi porto ritratti di persone care ma alle ampie pareti del mio io interiore voglio appendere le immagini di molti visi e gesti che ho raccolto e quelle rimarranno sempre con me.

H. Hillesum

Guarda due volte


 

La persona invidiosa

 


Albino Badinelli

Albino Badinelli
(
Allegrezze, 6 marzo 1920
Santo Stefano d'Aveto, 2 settembre 1944)

è stato un carabiniere italiano, insignito di Medaglia d'oro al merito civile alla memoria per essersi sacrificato il 2 settembre 1944 per salvare un gruppo di venti civili che i nazifascisti minacciavano di trucidare come rappresaglia a un attacco subito. Nacque a Allegrezze, frazione di Santo Stefano d'Aveto, il 6 marzo 1920, figlio di Vittorio e Caterina Ginocchio. Al termine degli studi decise di arruolarsi nell'Arma dei Carabinieri, e nel 1939 iniziò a frequentare l'Accademia militare di Torino. Il 1 marzo 1940 viene incorporato, quale carabiniere ausiliario a piedi, presso la Legione Allievi Carabinieri di Roma, con la Ferma di Leva di 18 mesi. Il 10 giugno, con l'entrata in guerra del Regno d'Italia, diviene carabiniere effettivo, e trasferito alla Legione di Messina il 14 dello stesso mese, viene destinato a prestare servizio a Scicli. Il 2 maggio 1941 è trasferito alla Legione di Napoli ed incorporato nel neocostituito XX Battaglione CC. RR. mobilitato, con cui al termine dell'invasione della Jugoslavia raggiunge Zagabria, in Croazia, territorio dichiarato in stato di guerra, il 21 settembre 1941. Assegnato a prestare servizio a nella città di Knin, svolse compiti di vigilanza e Polizia Militare nella zona occupata dalla 12ª Divisione di Fanteria "Sassari", dipendente dal IV Corpo d'Armata in forza alla 2ª Armata. Rientrato in Patria è destinato a prestare servizio presso la Legione Carabinieri di Parma, assegnato alla Stazione di Santa Maria del Taro, in omonima provincia. Dopo la firma dell'armistizio dell'8 settembre 1943 si diede alla macchia, ma rimase nel territorio controllato dalla Repubblica Sociale Italiana. All'inizio del 1944 la sua caserma viene attaccata dai partigiani e rimane isolata, incapace così di ricevere ordini. Consigliato a rientrare a casa, raggiunse i suoi genitori a Santo Stefano d'Aveto, che lo nascosero. Nei primi giorni di agosto il territorio dei paesi limitrofi di Casoni, Amborzasco e Alpicella d'Aveto, è oggetto di un rastrellamento da parte dei soldati della RSI, che il 27 dello stesso mese scesero verso Santo Stefano d'Aveto. Il giorno 29 i soldati del comandante del gruppo di esplorazione della 4ª Divisione alpina "Monterosa", maggiore Cadelo (detto "Caramella"), raggiunsero Allegrezze dandolo alla fiamme, si salvarono solo la chiesa e la canonica. Il 2 settembre il maggiore Cadelo emise un ordine perentorio in cui si diceva che se tutti gli sbandati e i renitenti alle armi non si fossero presentati presso il comando, sito nella Casa del Fascio di Santo Stefano d'Aveto, avrebbe fatto fucilare tutti i 20 ostaggi e incendiato il paese. Raggiunto spontaneamente il comando, Badinelli fu messo a colloquio con Cadelo, il quale appena seppe che era un carabiniere lo considerò un disertore e lo condannò immediatamente a morte tramite plotone di esecuzione. Chiesto di potersi confessare, cosa che gli fu negata, tuttavia ebbe la possibilità di confidarsi con monsignor Giuseppe Monteverde che, avvertito da un ragazzo, lo aveva raggiunto presso la Casa del Fascio. Il parroco lo confessò e lo benedisse raccomandandolo alla Vergine di Guadalupe e gli consegnò un crocefisso. Accompagnato dal monsignore fu portato nei pressi del cimitero e, posto di spalle contro il muro, fu immediatamente fucilato. Poco prima di ricevere la scarica mortale esclamò: Dio perdona loro perché non sanno quello che fanno! Il corpo fu lasciato esposto per ordine di Cadelo, a monito per la popolazione, ma venne trafugato da alcuni paesani guidati da monsignor Casimiro Todeschini, e posto su una scala di legno fu trasportato a spalla fino ad Allegrezze dove venne sepolto dal locale parroco monsignor Primo Moglia nel cimitero, dopo un breve rito funebre. Lasciava la sua famiglia e la fidanzata Albina. 
Medaglia d'oro al merito civile alla memoria 
«Carabiniere effettivo alla Stazione di Santa Maria del Taro (PR), dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, non volendo venir meno al giuramento prestato e deciso a non far parte delle milizie della Repubblica di Salò, si dava dapprima alla macchia e successivamente decideva di consegnarsi al reparto nazifascista che, come rappresaglia ad un attacco subito, minacciava di trucidare venti civili inermi. Condotto davanti al plotone di esecuzione sacrificava la propria vita per salvare quella dei prigionieri. Chiaro esempio di eccezionale senso di abnegazione e di elette virtù civiche spinte fino all’estremo sacrificio. 2 settembre 1944 Santo Stefano d'Aveto (GE)

Il 6 marzo del 2017 è stato commemorato come "Giusto", titolo riservato a coloro che si sono opposti con responsabilità ai crimini contro l'umanità e ai totalitarismi. La commemorazione è avvenuta durante la cerimonia di apertura delle celebrazioni per la Giornata europea dei Giusti, a Palazzo Marino, Milano, con la consegna delle pergamene per l’inserimento nel Giardino dei Giusti di tutto il mondo. È seguita poi la commemorazione in Consiglio Comunale, con la lettura dei nomi dei nuovi Giusti, ospiti d’onore nella seduta del Consiglio. Nell'aprile del 2018 è stato inserito tra i "Testimoni" del Sinodo dei Giovani convocato da Papa Francesco in Vaticano dal 3 al 28 ottobre dello stesso anno. Dal 5 settembre 2018 è intitolata alla sua memoria la Caserma sede del Comando Stazione Carabinieri di Santo Stefano d'Aveto (Ge). 
La causa di beatificazione 
Con un rescritto del novembre 2019 la Congregazione delle Cause dei Santi ha trasferito la competenza sulla causa di Beatificazione di Albino Badinelli dalla diocesi di Piacenza-Bobbio (dove attualmente si trova la val d'Aveto e dove è morto Badinelli) a quella di Chiavari, più vicina e facilmente raggiungibile da Santo Stefano d'Aveto.

Il 2 luglio 2021, nella Solennità di Nostra Signora dell'Orto, patrona della diocesi, il Postulatore ha chiesto al Vescovo di Chiavari, Mons. Giampio Devasini, di procedere con l'apertura ufficiale del processo di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio Albino Badinelli. Successivamente sono pervenuti il parere favorevole dei Vescovi della Conferenza Episcopale Ligure e il nulla osta della Santa Sede per l'inizio della causa.

Il 26 febbraio 2022 si è svolta nella Cattedrale di Chiavari la solenne Celebrazione di apertura del processo, presieduta dal Vescovo, Mons. Giampio Devasini, e dall'Ordinario Militare per l'Italia, Mons. Santo Marcianò. Erano presenti anche rappresentanti dell'Arma dei Carabinieri e dello Stato, nonché Agnese Badinelli, sorella di Albino.

Attualmente al giovane carabiniere è assegnato dalla Chiesa il titolo di Servo di Dio

A Grassina il bucato non era una faccenda domestica

A Grassina il bucato non era una faccenda domestica. Era un mestiere. Per generazioni lavandai e lavandaie ricevevano la biancheria delle famiglie fiorentine, la lavavano e la riconsegnavano in città. L’attività crebbe enormemente nell’Ottocento. Nel censimento del 1871, nel comune di Bagno a Ripoli risultavano ben 404 addetti: 241 donne e 163 uomini. A Grassina il lavoro si concentrava soprattutto attorno ai corsi d’acqua e nel quartiere della Mestola. I panni venivano lavati, sciacquati e stesi; il mestiere dava lavoro a così tante famiglie da lasciare un’identità ancora oggi riconoscibile nel paese. Le vecchie lavanderie scomparvero progressivamente con la diffusione della lavatrice, soprattutto negli anni Sessanta. Prima, però, una camicia sporca poteva fare un viaggio da Firenze a Grassina e ritorno. Altro che programma “rapido 30 minuti”. La mia nonna con i miei zii abitava accanto al fiume Ema (Grassina) e io fin da bambina ho visto tanti panni stesi al sole delle lavandaie . Lucia 💗


RISPONDO ANCORA UNA VOLTA

RISPONDO ANCORA UNA VOLTA A TUTTI COLORO CHE MI CHIEDONO:

“Ma cosa possiamo fare
contro questi potenti demoni
che vogliono portarci all’estinzione?
E tu che parli tanto cosa fai?”
Io seguo
queste semplici regole quotidiane:
LA 20 PRATICA DEL COLIBRI’
Le piccole azioni
che possono cambiare il mondo.
Queste regole, non sono altro
che pratiche antiche di buon senso,
quelle che i nostri padri
e i nostri nonni hanno sempre fatto.
IMPARIAMO DAL COLIBRI’
Facciamo come il colibrì
che cerca di spegnere l’incendio
portando una goccia alla volta.
COSA POSSIAMO FARE?
Per contrastare la folle deriva
dove ci vogliono portare:
Inutile che faccio l’ennesimo
elenco delle orrende brutture
che stiamo vivendo
in questa epoca di pazzi
perciò vado subito al sodo.
Sì è poca cosa, lo so,
ma pur sempre qualcosa
che se venisse applicata da tutti
o da una moltitudine di persone
sarebbe un bel contrasto
al fuoco che divampa.
Poi magari questa piccola dimostrazione
dei tanti colibrì
potrebbe convincere anche, per esempio,
gli elefanti che potrebbero,
con la loro proboscide,
spruzzare centinaia di litri di acqua
ed allora sì che l’incendio
si potrebbe domare.
IN BREVE SINTESI
Qui vi elenco alcune azioni
che possiamo fare quotidianamente
che oltre a boicottare questi terribili folli
farebbero del bene anche
alla nostra salute e al nostro portafoglio.
COMINCIAMO
A PORTARE LE NOSTRE GOCCE:
1°- Iniziamo a boicottare il loro mercato,
non compriamo più i loro prodotti
ma solo alimenti e merci prodotte in Italia;
meglio direttamente da chi li produce,
frutta e verdura dal contadino
o magari nei negozietti vicino a casa.
Il famoso prodotto a chilometri zero.
In Italia abbiamo i più buoni
e i migliori prodotti del mondo.
2°- Eliminiamo dalla spesa
tutte le loro schifezze alimentari
cominciando dalle bevande zuccherate
come le coke e gli alimenti grassi
e superprocessati
delle loro multinazionali.
Controlliamo bene le etichette:
ingredienti, scadenze e la provenienza.
(Facciamo la spesa con più attenzione.)
3°- Non andiamo più nei fast food.
Meglio andare in trattoria.
(La nostra cucina è la migliore)
4°- Non usiamo le Card.
Ritorniamo al contante.
Possiamo risparmiare fino al 30%.
(Si dai il giusto valore al danaro,
quando conti i soldi e pensi alla fatica
che hai fatto per guadagnarli
ritorni subito ad una spesa
più consapevole
con decisamente meno sprechi.)
Senza le card più liberi, meno controllati,
e non ingrassiamo le banche.
5°- Compriamo poca benzina,
utilizzando le auto il meno possibile,
andiamo più in bicicletta o a piedi
e dove possibile utilizziamo
i mezzi pubblici.
Prendiamo meno aerei e più il treno.
(Più salute e meno costo)
6°- Non compriamo le loro auto,
moto, elettrodomestici,
e tutto ciò che producono.
Compriamo solo prodotti progettati
e fabbricati in Italia.
(No auto elettriche. No monopattini.)
7°- Compriamo abbigliamento
e arredamento creato e realizzato
dalle nostre aziende.
Che è il più bello in assoluto.
8°- Alla domenica non andiamo
nei centri commerciali
ma portiamo i bambini nei boschi.
(Famiglia più felice
e più energia dalla natura)
9°- Se possibile
non acquistiamo su Amazon,
(I libri si comprano nelle librerie.)
10°- Non guardiamo la televisione
con quei programmi demenziali
e meno che mai i telegiornaloni
e i dibattici di falsa informazione
fatti da giornalisti venduti.
Cerchiamo di informarci
da fonti più libere
e poi decideremo, con la nostra testa,
cosa è vero e cosa è falso.
(Pensiamo con la nostra testa)
11°- Consumiamo meno medicine
ma cerchiamo di alimentarci bene
e fare tanta attività fisica,
magari all’aria aperta,
respiriamo a polmoni pieni.
Certo, quando non inquinano l’atmosfera
con i loro veleni…
12°- Torniamo a fare i lavoretti in casa
riappropriamoci della nostra manualità.
(Risparmio e soddisfazione)
13° - Torniamo ad utilizzare
le cartine geografiche,
le mappe stampate sulla carta,
così da ritrovare e sviluppare
il nostro senso dell’orientamento
che i navigatori su schermo
ci hanno tolto.
Scopriamo il nostro territorio
che è il più bello del mondo,
ritorniamo a guardare fuori
dai finestrini
ed emozioniamoci della meraviglia
di tutto ciò che ci sta attorno.
Usiamo il navigatore il meno possibile.
14°- Torniamo a scrivere a mano,
torniamo a scrivere in corsivo,
magari anche con
le vecchie penne stilografiche,
con l’inchiostro blu,
torniamo all’arte della calligrafia.
Migliora la nostra manualità
e sviluppa la nostra mente.
Torniamo a scrivere in italiano
che è la più bella lingua del mondo.
15°- Ritorniamo a fare di calcolo.
Ritorniamo a fare
le operazioni matematiche
senza l’uso della calcolatrice.
Ritorniamo alle tabelline imparate
a memoria. Ritorniamo a fare
le divisioni con 3 cifre
e con le virgole, ecc. ecc.
(Con il pagando in contante si ritorna
a contare e a fare i calcoli)
16°- Ritorniamo a leggere i libri,
quelli veri, quelli fatti di carta.
“Ma che bello è
quando hai nelle mani un libro,
quando ne sfogli le pagine,
quando al tatto
senti il piacere della carta,
e provi la sensazione
di possedere qualcosa di prezioso…
Sì, il libro, se ci pensi
è la cosa più preziosa che esiste.”
Ritroviamo la bellezza dei romanzi,
dei classici, della poesia, della filosofia,
ecc. ecc.
(Guardiamo meno le fiction, le serie,
e porcate varie televisive.)
17°- CONTATTO CON LA NATURA
Passeggiamo in montagna,
al mare, corriamo nei boschi,
prendiamo il sole,
respiriamo a pieni polmoni,
camminiamo a piedi scalzi,
stupiamoci di un’alba e di un tramonto,
incantiamoci al primo quarto di luna,
parliamo con un albero,
inginocchiamoci davanti a un fiore…
18°- Facciamo le scale a piedi:
ottimo sistema per allenare la muscolatura
e il sistema cardiocircolatorio,
si evita la sarcopenia.
(Non lamentatevi io abito al settimo piano.)
19°- Quando ci laviamo i denti
chiudiamo il rubinetto
e quando ci insaponiamo
chiudiamo la doccia.
Finiamo sempre con una doccia fredda.
20°- Quando laviamo i panni
usiamo saponi o detersivi biologici
non utilizziamo l’asciugatrice
ma stendiamo i panni
e laviamo i piatti a mano…
E poi:
Controlliamo dove vanno a finire
i nostri soldi che paghiamo con le tasse.
Impediamo che vadano in armamenti
o vadano ad alimentare le guerre.
Manifestiamo le nostre idee
e divulghiamo il nostro pensiero,
anche se viene bannato.
Non obbediamo più ad ordini imbecilli.
ecc. ecc.
Questi sono solo alcuni esempi
di come possiamo intervenire
ma sicuramente voi ne avete molti altri
e molto efficaci.
Raccontatemi quello che voi fate
e così noi tutti possiamo imparare
ed aumentare le nostre gocce
per spegnere questo orrendo incendio.
Meditate gente, meditate.
“A volte sono le piccole cose
che cambiano il mondo.”

Rosa Pampanini

Rosa Pampanini , detta Rosetta ( Milano , 2 settembre 1896 – Corbola , 2 agosto 1973 ), è stata un soprano italiano . Dopo aver stu...