Patria- O Patria, parola sì breve,
- si grande, fra tante parole,
- che brilli di fuoco e di neve,
- e odori di scogli e d'aiole;
- che stringi in un fervido accordo
- le genti vicine e lontane,
- e chiami a la prece e al ricordo
- con voce di mille campane;
- o Patria, sii tu benedetta
- per ogni remota contrada,
- sei sangue e rugiada, sei vita e bontà!
- Italia, la luce a' tuoi figli
- l'han data il tuo sole e il tuo cielo;
- la vampa, i vulcani vermigli;
- la tempra, i massicci del gelo;
- le fedi più dolci e più care
- l'han data le turgide zolle;
- i sogni la forza del mare
- crosciantr fra spume e corolle.
- Così ne l'istoria s'innova
- pe'l nerbo de' t5uoi la tua terra,
- chè supera in essi ogni prova,
- sia pace, sia guerra,_la tua volontà.
- O Patria, dai monti a le sponde
- sei tutta un sorriso di Dio!
- Te cingon di fremiti l'onde
- confuse in un sol balenìo.;
- da l'onde ai pinnacoli svaria
- un solo un divino sussurro;
- la rondine, spola de laria,
- intesse il tuo sogno d'azzurro.
- E tutta un'immensa bellezza
- dal vivo tuo cuore s'espande
- letizia, virtù, giovinezza
- per culmini e lande, per campi e città.
- Italia, e splendesti la prima
- del mondo stupito lo sguardo!
- Se Dante gherm' la tua rima,
- t'accese di sè Leonardo!
- Le rupi, fra brividi ignoti,
- espressero poli giganti:
- se vita diè lor Buonarroti,
- diè palpito Verdi a' tuoi canti!
- Così la tua luce ideale,
- fra un sogno e una sacra memoria,
- rapita in un volo immortale,
- a eterna tua gloria_pe' secoli va!
- O Patria, da un mito fecondo
- balzasti; e fu Roma tua madre!
- Tu quindi al conquisto del mondo
- lanciasti un grido di squadre;
- lanciasti nel gurge degli evi,
- de l'armi e de' cuori la romba:
- si sciolsero al foro le nevi,
- fiorì nel tepore ogni tomba,
- però che il diritto sovrano
- s'assise fra i vive e fra i morti,
- e con la fatidica mano
- segnò le tue sorti_di forza e pietà.
- Italia, e una luce crescente
- or ecco diffonde l'aurora;
- la terra è un' incudine ardente,
- il cielo una conca sonora.
- Con l'urta di cento metalli
- percossi in possente tintinno,
- dai monti, dal mar, dalle valli
- si sferra il canglore d'un inno:
- " O Patria, più grande, più forte,
- più pura Te sempre vorremo,
- e in patto d'amore e di morte
- Difender sapremo-La tua Libertà!"
- Luigi Orsini
Lo scaffale di Lucia
giovedì 18 giugno 2026
Patria
E certi giorni la mente sprofonda nei ricordi
Ode all'Usignolo
Ode all'Usignolo
I.
Il mio cuore è angosciato e un sonnolento torpore
opprime i miei sensi, come se avessi bevuto cicuta,
o vuotata fino in fondo una coppa d'oppio,
solo un minuto fa, sprofondando nel Lete :
e non è per invidia della tua felice sorte,
ma per essere troppo felice della tua felicità,
che tu, o Driade della foresta, dalle ali leggere
in qualche radura melodiosa
verde di faggi e di ombre infinite
canti felicemente a piena gola tutta la gioia dell'estate.
II.
Oh, chi mi darà un sorso di vino, che sia stato
a lungo in fresco in una profonda fossa nella terra,
di un vino che sa di Flora e del verde della campagna,
e di danze e di canzoni Provenzali e di assolata allegria !
Oh! A me una coppa piena del caldo vino del Sud,
piena del vero, del rosso Ippocrene,
con bolle cristalline che ornano i bordi con perle di schiuma,
e la bocca tinge di porpora;
Oh! S' io potessi bere e abbandonare il mondo senza essere visto,
e con te scomparire nella foresta oscura.
III.
Svanire e dissolvermi, per dimenticare per sempre
quello che tu fra le foglie non hai conosciuto mai,
l'abbattimento, la febbre e l'inquietudine della terra
dove gli uomini odono l'uno dell'altro i gemiti;
ove la paralisi fa tremare gli ultimi melanconici capelli grigi,
dove la giovinezza diventa pallida e spettrale e muore ;
dove il solo pensare riempie di dolore e di disperazione
le palpebre di piombo,
ove la Bellezza non può serbare i suoi occhi lucenti,
e il nuovo Amore struggersi per essi oltre un nuovo giorno.
IV.
Via ! Via da qui ! Verso di te voglio volare,
non sul carro di Bacco e dei suoi leopardi,
ma sulle invisibili ali della Poesia,
nonostante la mia torpida mente sia tarda e perplessa;
però con te! Tenera è la notte,
e chissà, forse la Regina Luna è sul suo trono,
circondata da una miriade di Fate stellate;
Però qui non c'è altra luce
che quella che giunge dal cielo soffiata dalla brezza
attraverso verdi ombre e sentieri umidi e tortuosi!
V
Non distinguo quali fiori sono sotto i miei piedi,
né quale soave incenso scende dai rami
però nella calda oscurità, indovino ogni profumo
con il quale ciascun mese propizio dota il prato,
la macchia, il silvestre albero da frutta;
il candido biancospino e la pastorale eglantina;
le piccole violette, che presto sfioriranno nascoste tra le foglie;
e la prima delle figlie di metà Maggio,
la giovane rosa muschiata rorida di rosea rugiada,
rifugio rumoroso dei moscerini nelle notti estive.
VI
Nell'ombra ascolto; sono stato a lungo
innamorato della benevola morte, l'ho
invocata con nomi soavi nei versi meditati
affinché portasse nell'aria il mio respiro silenzioso,
ora più che mai, mi sembra bello morire,
finire alla mezzanotte senza dolore
mentre tu versi la tua anima intorno a questa estasi!
Tu ancora vorresti cantare, però le mie orecchie saranno inutili
per il tuo alto Requiem trasformato in zolla.
VII.
Non sei stato creato per la morte, uccello immortale!
Nessuna generazione affamata ti calpesta;
la voce che ascolto in questa notte fuggitiva
fu ascoltata anticamente da imperatori e contadini:
Forse la stessa canzone che si fece avanti
nel triste cuore di Ruth, quando presa dalla nostalgia
della sua casa, piangeva in mezzo al grano straniero;
la stessa che molte volte incantò,
aprendo magiche finestre sopra la spuma
di mari pericolosi , nelle fantastiche terre delle Fate.
VII
Questa parola è come una campana
che rintocca per richiamarmi a te dalla mia solitudine.
Addio! La Fantasia, non si può ingannare così bene,
perché essa ha fama, ingannevole Spirito.
Addio! Addio!. La tua triste elegia si perde
attraverso i prati, sopra i ruscelli silenziosi,
risale per i declivi dei colli;
per seppellirsi nelle profondità delle radure della valle vicina:
Fu una visione o fu un sogno ad occhi aperti?
Terminata è quella musica: sono desto o sono nel sonno?
John Keats
Patria
Patria O Patria, parola sì breve, si grande, fra tante parole, che brilli di fuoco e di neve, e odori di scogli e d'aiole; che stringi i...
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Trionfo di Bacco e Arianna Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza. Quest’è Ba...
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(Roma, 28 gennaio 1946 – Roma, 12 aprile 2019) è stata una cantante e astrologa italiana.
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« Miei cari amici vicini e lontani buonasera » ( Palermo , 20 settembre 1902 – Rodello , 24 gennaio 2002 ) è stato un conduttore radio...





