sabato 25 luglio 2026

Il calabrone


 

Non dirmi che mi ami

Non dirmi che mi ami

Non dire mai “Ti amo”
per farmi un favore,
per vedermi felice
o perché io me lo aspetto,
non dirmi che mi ami
travolta dalla passione,
fiaccata dalla lontananza
o immaginando un futuro
finalmente solo nostro,
non dirlo se lo senti meno di ieri,
se oggi non è abbastanza
e se domani chissà...,
non dire “Ti amo” perché è bello così
e nemmeno perché lo fai ogni giorno,
dimmelo solo se ti scoppia il cuore,
se la tua anima vibra impaziente
all'idea di rivedermi,
se mi pensi ad alta voce
così che quasi possa ascoltarti,
dimmi “Ti amo” solo se ne vale la pena,
se mi senti dentro e ovunque,
se non ci capisci più niente
ma sai solo che vuoi gridarmelo,
dimmi che mi ami
solo quando riuscirò
a somigliare a me stesso
e nonostante questo ti sembrerò
l'uomo che attendi da una vita.
Giancarlo Massai

La realtà

 


La giustizia sociale

La giustizia sociale.
E' più facile guarire la tubercolosi polmonare cavernicola
_con decotti di camomilla...che...ottenere
dai governanti dei popoli...la giustizia sociale.

Rondone.

Tempi avversi

 


25 luglio San Cucufate

Martire a Barcellona
Scillium (Africa) - † Barcellona, inizio IV secolo

San Cucufate o Cugat è uno dei santi più venerati in Spagna, ma tutto quanto la storia ha conservato di lui, è contenuto in un carme di Aurelio Prudenzio (poeta latino cristiano di origine spagnola, 348-405). Non si ha la certezza del tempo del suo martirio, avvenuto comunque durante la persecuzione di Diocleziano (243-313). Cucufate e Felice, originari di Scillium in Africa, ambedue nobili e ricchi, iniziati alla cultura letteraria a Cesarea di Mauritania, saputo delle persecuzioni scoppiate nelle province orientali, fuggirono in Occidente con alcune navi, adducendo motivi commerciali. Ma sbarcati a Barcellona si resero conto che anche lì era prossima la persecuzione, quindi da cristiani qual’erano, offrirono i loro beni ai poveri, dedicandosi alle opere di misericordia ed alla diffusione della fede cristiana. Felice si spostò a Gerona in Catalogna, mentre Cucufate si trattenne a Barcellona, dedicandosi apertamente alla predicazione, che fu accompagnata da numerosi prodigi. Venne arrestato per ordine del proconsole Galerio e fu torturato tanto selvaggiamente che gli fuoriuscirono gli intestini, mentre lui invocava Dio; la ‘passio’ continua dicendo, che i dodici soldati che lo torturavano vennero accecati da un bagliore di fuoco, mentre Galerio fu bruciato insieme agli idoli; Cucufate invece si ritrovò improvvisamente guarito. Al posto di Galerio subentrò il preside Massimiano, infliggendogli vari ed inauditi tormenti, ma ancora miracolosamente venne risanato; allora intervenne un ufficiale del prefetto Daciano, certo Rufino il quale lo fece decapitare. Il suo corpo venne raccolto dai cristiani e sepolto un 25 luglio di un luogo imprecisato.  Verso la metà del secolo VIII, l’abate di S. Dionigi nei pressi di Parigi, Fulrado († 784), riuscì a procurarsi le reliquie di s. Cucufate, portandole nel priorato di Lièvre in Alsazia (Francia) dove furono deposte, insieme a quelle di s. Alessandro, nella cella di s. Fulrado. Nell’835 le reliquie o una parte di esse, furono portate a S. Dionigi per disposizione dell’abate Ilduino e sistemate nella cripta della chiesa abbaziale. Nei primi anni del secolo IX sorse vicino Barcellona in un luogo chiamato Ottaviano, la celebre abbazia benedettina di S. Cugat del Vallés. Nel 1079, sarebbero state riconosciute le reliquie di un martire sconosciuto come quelle di s. Cucufate, così si pensò che in Francia sarebbe stato portato solo il capo del martire ucciso a Barcellona. Varie chiese gli sono dedicate sia in Spagna che in Francia (St-Cucufà); i vari Martirologi compreso quello Romano lo celebrano il 25 luglio.  Nel Museo dell’ Arte Catalana di Barcellona è conservato un quadro del pittore Ajna Brù che raffigura la drammaticissima e violenta scena della decapitazione di s. Cucufate, mediante un coltellaccio, dando un particolare risalto all’espressione perfida e malvagia del boia.


Autore: Antonio Borrelli

Cara persona

 


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