domenica 23 agosto 2026

Tornando a Littoria

Tornando a Littoria.

Per febbricosi acquitrini
la querula rana sfidava
la petulante cicala;
sole voci per miglia
di terre sconvolte e fangose
pestate da bufali neri.
Donne smagrite e schive
vidi senz'ansia aspettare
nelle capanne il fischio
dell'inselvatichito bovaro.
Dalle capanne scure
usciva poco fumo.
Ora che son tornato, l'aria odora,
illimpidite, docili viaggiano
acque tra dritte sponde.
Solcata è la terra,
lunghe e bianche le strade.
ha, l'antico bovaro, la sua casa
di mura bianche e turchine,
e gli uccelli hanno rami per posarsi.

Libero bigiaretti


Le paludi pontine

Le paludi pontine

Vedi là quella valle interminata
che lungo la toscana onda si spiega,
quasi tappeto di smeraldi adorno,
che de le molli deità marine
l'orma attende odorosa? Essa è di venti
obliate cittadi il cimitero:
è la palude che dal Ponto ha nome.
Sì placida s'allunga, e da sì dense
famiglie di vivaci erbe sorrisa,
che ti pare una Tempe, a cui sol manchi
il venturoso abitatore. E pure
tra i solchi rei della Saturnia terra
cresce perenne una virtù funesta,
che si chiama la Morte. Allor che ne le
meste per tanta luce ore d'estate
il sole incombe assiduamente ai campi,
traggono a mille qui, come la dura
fame ne li consiglia, i mietitori:
ed han figura di color che vanno
dolorosi all'esiglio; e già le brune
pupille il venenato aere contrista.
Qui non la nota d'amoroso augello
quell'anime consola e non allegra
niuna canzone dei natali Abruzzi
le patetiche bande. Taciturni
falcian le mèssi di signori ignoti;
e quando la sudata opra è compiuta,
riedono taciturni; e sol talora
la passione dei ritorni addoppia
col domestico suon la cornamusa.
Ahi! ma non riedon tutti; e v’à chi siede
moribondo in un solco; e col supremo
sguardo ricerca d’un fedel parente
che la mercè de la sua vita arrechi
a la tremula madre, e la parola
del figliuol che non torna. E mentre muore
così solo e deserto, ode lontano
i vïatori, cui misura i passi
col domestico suon la cornamusa.
E allor che nei venturi anni discende
a côr le mèssi un orfanello, e sente
remar sotto un manipolo la falce,
lacrima e pensa: Questa spiga forse
crebbe su le insepolte ossa paterne.

Aleardo Aleardi

Nanda Primavera


Fernanda Fedele Primavera, detta Nanda
(
L'Aquila, 23 agosto 1898Marino, 29 agosto 1995),
è stata un'
attrice e cantante italiana.

Dotata di una buona voce da soprano, Nanda Primavera esordì al Teatro Quirino di Roma a soli sedici anni, nella compagnia di Carlo Lombardo, come protagonista dell'operetta La Duchessa del Bal TabarinNel 1919 entrò nella compagnia fondata da Guido Riccioli, che vent'anni dopo avrebbe sposato. La compagnia Riccioli-Primavera fu in quel periodo la più famosa in Italia nel genere dell'operetta. Negli anni Trenta la compagnia si diede alla rivista mettendo in scena Gran Bazar e Ho l'impressione che tu esageri!, con una coreografia di «esercitazioni militaresche-musicali di belle ragazze, che fanno invidia ai legionari di Badoglio entrati vittoriosi ad Addis Abeba». Nella stagione 1938-1939 fu la volta di Ma in campagna è un'altra... rosa, con un cast in cui figurava anche un giovane Alberto Sordi.

«"Che sai fare?" gli chiese Riccioli e lui pronto: "Commendatore, io so fare il ballerino, le imitazioni, io so cantare. Io so far tutto". Poi, di fronte alla perplessità di Riccioli, intervenne Nanda Primavera con una domanda perentoria, definitiva: "Ce l'hai la giacca bianca?". "Si certo che ce l'ho", mentì Sordi che subito dopo correva a comprarsela a rate. Ogni riserva cadde e Sordi fu subito assunto come generico con una paga che doveva aggirarsi sulle trenta lire.»

Alla fine del decennio la compagnia divenne "Stabile" presso il Teatro Modernissimo di FirenzeSolamente nel 1940 Nanda Primavera passò al cinema, con un ruolo in Il signore della taverna, di Amleto Palermi. Riprese con maggiore continuità l'attività cinematografica nel secondo Dopoguerra, spesso al fianco dell'affezionato Alberto Sordi, in pellicole memorabili come Il vedovo (1959) di Dino Risi, nel ruolo di mamma Italia); apparve ne Il medico della mutua (1968) di Luigi Zampa e Il prof. dott. Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue (1969) di Luciano Salce, nel ruolo della madre del medico Tersilli. Ritiratasi dall'attività professionale alla fine degli anni Ottanta, Nanda Primavera morì all'età di 95 anni.

Dice er proverbio

 


Federico Quaranta

Federico Quaranta
(
Genova, 27 marzo 1967)
è un
conduttore radiofonico, conduttore televisivo e autore televisivo italiano.

Oltre a essere un conduttore radio-televisivo, è autore dei programmi che conduce. Dal 2003 conduce, insieme a Tinto, la trasmissione radiofonica Decanter su Rai Radio 2Dal 2005 conduce Linea Verde, su Rai 1.Nel 2009 conduce, sempre insieme a Tinto, il programma Magica Italia - Turismo e Turisti che va in onda la domenica mattina su Rai 1.Dal 2012 è in onda su LA7 con un programma enogastronomico, Fuori di gusto (di cui è anche autore). Ad affiancarlo nella conduzione ci sono Vladimir Luxuria e TintoDal 2013 è su Rai 1 con La prova del cuoco (dove fa parte del cast) e Linea verde Orizzonti. Nel giugno 2014 presenta, con Eleonora Daniele, la terza edizione di Estate in diretta. Tra il 2015 e il 2017 ha condotto dieci puntate de La prova del cuoco in sostituzione di Antonella Clerici, assente per motivi di salute e professionaliDal 2008 al 2013 è stato sposato con la conduttrice televisiva Simona Branchetti.

Ogni estate ci indigniamo

Ogni estate ci indigniamo per gli yacht che assediano le spiagge protette, i gommoni trasformati in discoteche, gli ombrelloni piantati all’alba come fossero atti di proprietà, i sentieri di montagna affrontati in ciabatte infradito, perizomi infrachiappe e bomboloni inframascelle, i cimiteri di guerra ridotti ad aree picnic, i boschi e le spiagge in discariche.

Ma il problema non è il turismo. Il problema è l’inciviltà.
La maleducazione è sempre esistita. La differenza è che un tempo ci si vergognava. Oggi la si esibisce.
I social hanno trasformato la cafoneria in spettacolo. Vince chi urla di più, chi invade di più, chi provoca di più. Chi parcheggia dove non dovrebbe, chi balla dove dovrebbe tacere, chi si fotografa le natiche senza farsi troppe domande.
Più il gesto è grossolano, più diventa virale. Più è al limite dell’idiozia più è virile.
E così piovono i like. Cresce l’esposizione dei corpi, dei tatuaggi ostentati, dei bicipiti gonfiati, dei siliconi arroganti e di un lessico sempre più misero e mentre aumenta la visibilità, diminuisce la cultura del limite.
Abbiamo confuso la libertà con il diritto di fare tutto.
Il rispetto non è una regola che limita la libertà.
È la condizione che permette a tutti di essere liberi.
La vera emergenza non è l’overtourism.
È l’assenza di educazione.
Perché un Paese non si misura dal numero dei suoi turisti, ma dal rispetto che dimostra verso i luoghi, verso la memoria e verso gli altri.
E quando la cafoneria diventa un modello da imitare, il problema non è più chi la pratica.
È chi la glorifica.
E Lucio Battisti cantava: … il vetro non è rotto dal sasso ma dal braccio esperto dell’ingenuo gradasso, l’applauso per sentirsi importante senza domandarsi da quale gente, tutte le occhiate maliziose che davi eran semi sparsi al vento qualcosa che perdevi e m’inaridivi….
Federico Quaranta

La bellezza dell'umiltà

 


Tornando a Littoria

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