giovedì 5 novembre 2026

La regina di Saba

La regina di Saba in visita a Salomone. Olio su tela di Giovanni Demin

La regina di Saba (1907), di Edward Slocombe.

La regina di Saba

Regno di Saba, citata nella Bibbia (primo libro dei Re, e nel secondo libro delle Cronache), nel Corano e nel Kebra Nagast. Nei testi biblici e nel Corano non viene mai chiamata per nome, ma solo come regina di Saba o regina del Sud. Per la tradizione etiope il suo nome era Machedà, mentre alcune fonti arabe la chiamano Bilqis (talvolta trascritto Balkiyis).

Viene ricordata come regina ricchissima; nella Bibbia, fa visita a Salomone per metterne alla prova la grande saggezza. Secondo il Kebra Nagast, che racconta più estesamente delle vicende della regina, il sovrano etiope Menelik I era figlio di Machedà e Salomone. Da un punto di vista storico, la questione se la regina di Saba sia realmente esistita è controversa. La regina di Saba viene citata da Gesù in alcuni racconti evangelici (Matteo 12:42 e Lu 11:31): «La regina del meridione sarà destata nel giudizio con gli uomini di questa generazione e li condannerà; perché essa venne dai confini della terra per udire la sapienza di Salomone, ma, ecco, qui c'è più di Salomone». Secondo la Bibbia, la regina della terra di Saba venne a conoscenza della grande saggezza del re d'Israele, Salomone, e si mise in viaggio verso la sua terra, per metterlo alla prova con enigmi, portando con sé come doni spezie, oro e pietre preziose.  La regina fu colpita dalla saggezza e dalla ricchezza di Salomone e pronunciò una benedizione verso il Dio di Salomone, che la ricambiò con molti doni e con "qualsiasi cosa desiderasse", fino a quando la regina non tornò nel suo regno. Gli esegeti del cattolico Nuovo Grande Commentario Biblico ritengono che la visita della regina di Saba a Salomone sia "una leggenda popolare, ma può avere un nocciolo storico in una visita da parte di una delegazione commerciale araba"; secondo il racconto biblico, tra i doni che la regina portò a Salomone vi furono centoventi talenti d'oro, ovvero ben oltre le due tonnellate di oro, una quantità inverosimile. La regina di Saba riappare in Matteo 12:42 e in Luca 11:31, dove Gesù afferma che lei e gli abitanti di Ninive il giorno del Giudizio universale sorgeranno per condannare gli ebrei che lo hanno rifiutato. Nel Cantico dei cantici, conosciuto anche come Cantico di Salomone, alcuni hanno voluto trovare riferimenti interpretabili come prova dell'amore tra Salomone e la regina di Saba. Lo storico ebreo Giuseppe Flavio enfatizza il suo amore per l'apprendimento. Le dà il nome di Nikaule, supponendo che ci sia una connessione con la regina Nitocri descritta da Erodoto. Altre leggende ebraiche sostengono che il regalo che promise Salomone («qualsiasi cosa desideri») sia concretamente una relazione amorosa, e grandi sforzi sono stati fatti studiando gli enigmi che la regina propone al re per testare la sua saggezza. Neanche il Corano menziona il nome della regina di Saba, malgrado alcune fonti arabe la chiamino Bilqis. La storia è simile a quella della Bibbia. Cambia il punto di partenza: è Salomone che viene a conoscenza del Regno di Saba perché il suo popolo venera il Sole. Dopo aver minacciato una guerra, il re d'Israele riceve la regina di Saba che adotta la religione ebraica. Recentemente, alcuni studiosi arabi hanno ipotizzato che Saba non si trovi in Yemen, come sostengono alcune fonti, ma nel nord-ovest dell'Arabia Saudita, in una colonia commerciale fondata dai regni arabi del sud. Gli scavi archeologici hanno confermato l'esistenza di queste colonie, che possedevano le stesse caratteristiche della madrepatria, ma ancora non è stato scoperto nulla su Bilqis. Secondo la testimonianza di questo antico documento sacro (IV-VI secolo d.C.), la famiglia imperiale etiope discende direttamente dall'incontro amoroso tra il re Salomone e la regina di Saba, chiamata Machedà secondo la tradizione africana. Il libro epico etiope dei re, il Kebra Nagast, contiene la storia di Machedà e dei suoi discendenti: riporta di come Salomone abbia incontrato la regina (evento documentato anche nella Bibbia, 1 Re 10, 2 Cr 9) e abbia avuto un figlio da lei, il primogenito, incoronato re con il titolo di Menelik I, primo imperatore d'Etiopia. La testimonianza del Kebra Nagast riporta di come Menelik abbia trafugato l'Arca dell'Alleanza da Gerusalemme all'Etiopia, ove probabilmente si trova tuttora. È stato provato che le antiche comunità etiopi erano formate da una popolazione semita, emigrata attraverso il Mar Rosso dall'Arabia meridionale, mescolatesi con i locali abitanti non semiti. Inoltre, l'antico Regno etiope di Axum ha governato anche una parte dell'Arabia meridionale che comprendeva lo Yemen fino alla nascita dell'Islam nel VII secolo. Per di più, l'amarico e il tigrino, le due principali lingue dell'Etiopia, sono lingue semitiche.Come prova della relazione tra Arabia ed Etiopia si hanno anche molti reperti archeologici e alcune iscrizioni nell'antico alfabeto della penisola arabica meridionale. Giovanni Boccaccio, nell'opera De mulieribus claris, e la scrittrice Christine de Pisan, nell'opera Il Libro delle Città delle Dame del 1404, proseguono con la tradizione avviata da Giuseppe Flavio, attribuendo alla regina il nome Nicaula. La Regina di Saba appare frequentemente nelle carte nautiche medievali di tradizione maiorchina o più in generale iberica. Il 9 maggio 2008 è stato diffuso un comunicato dell'Università di Amburgo secondo cui un'équipe tedesca, guidata dall'archeologo Helmut Ziegert, avrebbe scoperto i resti del palazzo della leggendaria "regina di Saba". Le rovine ritrovate presso Dungur, in Etiopia, e collocate sotto i ruderi del palazzo di un re cristiano, erano quelle di un palazzo databile intorno al X secolo a.C. I pareri del mondo accademico sono, tuttavia, discordanti. In particolare il professor Siegbert Uhlig, capo dell'unità di ricerca degli studi etiopi, ha affermato: «Ziegert non ha discusso le sue ipotesi con alcun collega che avesse lavorato nel campo degli studi etiopi o in quello dell'archeologia africana. Ziegert non è un membro dell'Unità di Ricerca. I membri ed il capo dell'Unità di Ricerca degli Studi Etiopi dell'Università di Amburgo considerano l'identificazione pubblicata non scientificamente provata». Secondo Ricardo Eichmann, direttore del dipartimento dell'Oriente dell'Istituto archeologico germanico di Berlino, attivo nella ricerca storica di fonti attendibili circa la regina di Saba, fino ad oggi non ci sono prove della sua reale esistenza.

Un angelo che mi guarda

 


Ti sto restituendo


 

Succede tutt'ora...

Succede tutt'ora...Non abbiamo capito niente🥲🥲🥲

“In (tempo) di pace
i figli seppelliscono i loro padri;
in guerra, invece,
sono i padri a seppellire i loro figli…”
Erodoto.

5 Novembre San Gottardo Pallastrelli

5 Novembre San Gottardo Pallastrelli

Nobiluomo. Nascita-morte: XIV sec.
Etimologia:
Deriva da elementi germanici riconducibili a god, Dio, e hard, forte o valoroso.
Emblema:
Rappresentato nell’atto di ritrarre san Rocco.

E' noto soprattutto per il suo legame con la narrazione agiografica di san Rocco. Secondo questa tradizione, Rocco, impegnato nell’assistenza agli appestati durante un viaggio nell’Italia settentrionale, contrasse a sua volta la malattia e si ritirò in un luogo isolato presso Sarmato, non lontano da Piacenza. Un cane gli avrebbe portato quotidianamente del pane. Il proprietario dell’animale, un nobile chiamato Gottardo, ne avrebbe seguito i movimenti fino a incontrare il pellegrino infermo. I racconti descrivono l’avvicinamento del nobiluomo al malato e il successivo mutamento della sua vita. Gottardo, colpito dall’esempio di Rocco, avrebbe accolto il suo insegnamento religioso e abbandonato gli agi per dedicarsi alla carità. Alcune versioni aggiungono che avrebbe distribuito i beni ai poveri. Si tratta di episodi appartenenti alla tradizione, non di avvenimenti provati da testimonianze coeve. La collocazione del racconto a Sarmato è diventata un elemento importante della memoria religiosa locale. Il castello, la selva e il luogo del rifugio del pellegrino formano uno scenario riconoscibile, ancora oggi richiamato nella valorizzazione culturale del territorio. L’associazione di Gottardo con il castello e con la famiglia Pallastrelli, tuttavia, richiede cautela: non tutte le versioni più antiche identificano il personaggio con quel cognome. Un testo stampato a Piacenza nel 1604, intitolato La Vita di S. Rocco, con dedicatoria della confraternita piacentina di San Rocco, parla di un nobile chiamato Gottardo presso un piccolo castello, ma non ne indica il cognome Pallastrelli e non nomina espressamente Sarmato nel passo relativo all’incontro. La distinzione è significativa, perché permette di riconoscere un nucleo narrativo antico senza retroproiettare su di esso ogni dettaglio delle tradizioni successive. La famiglia Pallastrelli è realmente attestata nella storia di Piacenza. L’Archivio di Stato ricorda documenti familiari a partire dal Medioevo e segnala due manoscritti del XVII e XVIII secolo sulla vita di san Gottardo Pallastrelli. L’esistenza di questi testi prova che in età moderna la figura era oggetto di interesse agiografico e familiare; non costituisce, da sola, una conferma indipendente degli eventi attribuiti al XIV secolo. Un’altra tradizione collega Gottardo alla realizzazione di un’immagine di san Rocco presso la chiesa di Santa Maria in Betlemme a Piacenza, poi conosciuta come Sant’Anna. Il nobiluomo sarebbe stato il primo a raffigurare il santo pellegrino, fissandone i tratti dopo averlo conosciuto. Anche questa attribuzione appartiene alla storia della memoria di Rocco e di Gottardo: non è stato identificato un documento contemporaneo che permetta di riconoscere con certezza l’opera e il suo autore. Le raffigurazioni posteriori mostrano la persistenza della tradizione. È ricordato un dipinto secentesco di autore ignoto nel quale Gottardo ritrae san Rocco, oltre a un’immagine ottocentesca conservata a Vigolo Val Nure. La sua fama locale si è così sviluppata attraverso narrazioni, luoghi e immagini, più che attraverso una successione verificabile di episodi biografici. La memoria del 5 novembre si colloca nel contesto della celebrazione dei santi della Chiesa piacentina. Non essendo nota la data della morte, la ricorrenza non va intesa come anniversario storicamente accertato. Anche il titolo di santo riflette la tradizione locale, mentre non risulta documentato un provvedimento formale di canonizzazione.
Giampietro Cattini

5 novembre San Guido Maria Conforti

 


Signore proteggi il mondo


 

La regina di Saba

La regina di Saba in visita a Salomone . Olio su tela di Giovanni Demin La regina di Saba (1907), di Edward Slocombe. La regina di Saba Regn...