mercoledì 17 giugno 2026

La leggenda di San Cristoforo



La leggenda di San Cristoforo
Vieni  fuori, Cristoforo! Ho bisogno
di valicare il fiume.- per le chiuse
tenebre il grido si levò, s'effuse,
si spense, vaga melodia di sogno.
Dal suo letto di frasche il buon romito
l'udì tra il sonno, e lieto si riscosse,
come se in quella voce un riso fosse
d'alba serena ed un festoso invito...
Nessuno. Poche stelle intorno a unìunghia
di luna. Qualche fremito vi vento
nel profondo del bosco. Il sonnolento
rammarico della riviera lunga.
Tornò al suo tetto di fango e di canna;
e già si ributtava sul giaciglio,
quando la voce, bianca come il giglio,
raggiò più viva, presso alla capanna...
Nessuno. Nulla. Certo avea sognato.
Ma, richiusa la porta, ecco la voce
sempre più presso; ed ora calda e dolce
come grido di cuore innamorato.
Cristoforo scoperse finalmente
presso la soglia una piccola cosa
tutta tenera chiara ed amorosa
nell'ombra spessa; un bimbo sorridente.
-Fammi passar di là per cortesia.-
E il buon gigante con le sue manone
raccoglie il bimbo, e in spalla se lo pone,
indi presa la pertica, s'avvia.
L'acqua montava; e quel nullino biondo
si fece d'improvviso tanto grave
che non un bimbo, ma parea una trave
di pino, un masso di marmo o di piombo.
L'acqua montava, e correva, e ruggiva.
Sotto il fardello imane, il portatore
vacillava, tremando nel suo cuore
di non poter raggiungere la riva.
Ma ogni passo si facea più forte
l'urto della fiumana, e più schiacciante
quel peso immenso; le ginocchia frante,
smunto il polmone, egli attendea la morte.
Pur giunse a proda; e, deposto il piccino,
si lasciò cader giù come uno straccio.
Allora il bimbo gli avvolse d'un braccio
il collo ansante, e, tutto su lui chino,
gli sussurrò._ Tu cercavi il signore
più potente del mondo, a cui servire
con la forza tua grande e con l'ardire.
Ed io son quello: Cristo salvatore._
Detto, svanì dentro la notte nera
che avviluppava la foresta e il fiume...
Ma Cristoforo in cuor vedeva il lume
d'una celeste primavera.

Diego Valeri






Più passano gli anni

 


17 giugno San Nicandro e Marciano

17 giugno San Nicancro e Marciano
Martiri

La celebre persecuzione ordinata dell’imperatore Diocleziano arrivò nel 304 anche a Venafro, ridente cittadina dell’attuale Molise, dapprima insediamento preistorico e poi Prefettura e Colonia romana. Tra l’anfiteatro romano - conservato fin ai giorni nostri - e il tempio pagano della dea Bona - sulle cui fondamenta sorge oggi la Cattedrale di Santa Maria Assunta in cielo - vivevano due ufficiali dell’esercito romano: Nicandro e Marciano. Le antiche fonti storiche non si pronunciano sulla loro provenienza (forse nativi della Grecia) ne tanto meno sulla loro parentela (fratelli?), ma riferiscono per certo come i due aderirono alla Fede cristiana e rifiutarono di compiere atto di culto alle divinità pagane. Nel consumarsi del loro martirio si intreccia una meravigliosa vicenda familiare: Daria, moglie di Nicandro, convertita anch’essa al cristianesimo, interverrà a spronare lo sposo incitandolo a non abiurare la Fede. Questo costerà anche a lei il martirio, che avrà luogo in un secondo momento rispetto a Nicandro e Marciano. I loro corpi furono seppelliti nei pressi di Venafro, ove già nel 313 sorgerà la Basilica cimiteriale a loro dedicata. Nel 1930 furono rinvenuti i loro sepolcri, da dove miracolosamente si rinnova il prodigio della “santa manna”, un liquido misterioso che scaturisce in circostanze liturgiche particolari. La tradizione plurisecolare li acclama “ad immemorabili” patroni delle città e delle Diocesi (ora unificate) di Isernia-Venafro e il loro culto è attestato anche oggi dalla fede viva che accompagna le antichissime tradizioni manifestate in modo del tutto singolare nei loro festeggiamenti. Questi costituiscono un unico nel loro genere, per le tante sfumature antropologiche e religiose espresse con fare di altri tempi… Il 16 giugno, a mezzanotte, la popolazione venafrana bussa insistente alla porta della basilica, affidata dal 1573 ai padri Cappuccini. All’ apertura della porta del convento e al proclama dell’apertura dei festeggiamenti, si sonda una banda musicale fatta di strumenti semplicissimi (“bandarella”) che suonerà per tutta la notte nelle vie della città. Ma è la sera del 16 che i festeggiamenti entrano nel vivo: all’imbrunire il busto argenteo di San Nicandro (l’originale fu rubato nel 1986) e le altre Reliquie dei Ss. Martiri vengono portate processionalmente dalla monumentale chiesa della SS.Annunziata - ove sono conservate tutto l’anno - alla Basilica. Il giorno successivo, festa liturgica, accorrono in pellegrinaggio dal circondario numerosi fedeli e intere parrocchie; si rinnova il dono da parte del sindaco di ceri votivi, e la consegna al Vescovo delle chiavi della città, a simboleggiare il patrocinio di san Nicandro su Venafro. L’evento più atteso però è quello del 18 giugno sera, quando uno stuolo immenso di popolazione, accorsa anche da lontano ad ammirare il suggestivo spettacolo, riaccompagna i Santi alla Chiesa dell’Annunziata percorrendo un tragitto processionale di circa cinque ore. È qui che si dà sfogo a tutta la propria devozione, cantando ripetutamente l’antico Inno Popolare, sacro a generazioni e generazioni di venafrani. Un tripudio di suoni e di colori commuoventi… Periodicamente si svolge anche “l’Opera di San Nicandro”, una rappresentazione teatrale che narra gli eventi e il martirio dei santi Venafrani. Nel 2003 la Diocesi di Isernia-Venafro ha celebrato solennemente i 1700 anni dal martirio di questi Patroni. Frutto di questo avvenimento è stata la pubblicazione di un pregevole volume (AA.VV., NICANDRO, MARCIANO E DARIA, Conoscere e venerare i Patroni di Venafro a 1700 anni dal loro martirio, ed.VITMAR, Venafro 2003) che tratta scientificamente la storiografia e le tradizioni sui santi Martiri venafrani. Oltre l’anica e nota testimonianza del Martirologio romano, che al 17 giugno recita: «Presso Venafro, in Campania, i Ss. Martiri Nicandro e Marciano, sono decapitati durante la persecuzione di Massimiano», si possono così avere numerose ratifiche da documenti come il “Museo Italico” del Mabillon, il “Breviarium Syrriacum”, e dagli studi dei Padri bollandisti. Oltre al luogo del loro martirio il loro culto è affermato a Sannicandro Garganico (FG) e a Tremensuoli frazione di Minturno (LT) ove si venerano come patroni e a Ravenna e L’Aquila ove sorgono chiese a loro dedicate.


Autore:
Don Francesco Ferro, Venafro

Per noi i guerrieri



Per noi i guerrieri non sono quello che voi intendete. Il guerriero non é chi combatte, perché nessuno ha il diritto di prendersi la vita di un altro.
Il guerriero per noi é chi sacrifica se stesso per il bene degli altri. E' suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a se stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell'umanità.

Toro Seduto 

I bambini in estate

 


martedì 16 giugno 2026

Paolo Stoppa



Paolo Stoppa
Figlio di Luigi Stoppa (1875-1939), un funzionario ministeriale, e di Adriana De Antonis (1875-1965), si iscrive alla facoltà universitaria di giurisprudenza abbandonandola presto poiché suo zio, l'antiquario Augusto Jandolo, notando la sua predisposizione come attore, gli consiglia di frequentare la Reale scuola di recitazione intitolata a Eleonora Duse dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, e come compagna di corso conosce Anna Magnani, della quale rimarrà amico per tutta la vita. Dopo il saggio di diploma, esordisce in teatro nel 1927 e nel giro di pochi anni passa dal ruolo di generico a quello di attore brillante. Dal 1938 al 1940 fa parte della compagnia del Teatro Eliseo di Roma, interpretando personaggi assai complessi del repertorio classico e moderno. Nota è la sua appartenenza alla Massoneria: aderì alla Gran Loggia degli Antichi Liberi Accettati Muratori e restò sempre legato alla Loggia Gustavo Modena, alla stregua di altri colleghi del mondo dello spettacolo, nell'obbedienza della Piazza del Gesù. Proprio nella famosissima compagnia dell'Eliseo incontra l'attrice Rina Morelli, che diventerà la sua compagna nella vita e sulla scena; insieme formeranno, per trent'anni, una delle coppie più affiatate del teatro italiano. Dopo la guerra conosce il regista Luchino Visconti, dal cui incontro si determinerà uno dei più importanti fenomeni teatrali del dopoguerra: il trio Stoppa-Morelli-Visconti metterà in scena acclamate rappresentazioni di pièce di celebri autori, come Čechov, Shakespeare e Goldoni. Affermatosi come uno dei più completi attori italiani, Paolo Stoppa si impone come grande interprete versatile, capace di passare con disinvoltura dai ruoli impegnati a quelli leggeri, con un carattere personalissimo delle interpretazioni, frutto del suo tipico incedere recitativo, energico e sincopato. Negli anni sessanta l'attore è all'apice della sua arte teatrale: risale a questo periodo l'interpretazione di Gaev ne Il giardino dei ciliegi di Anton Čechov, diretto da Visconti nel 1965. Nel 1976, proprio le morti di Rina Morelli e di Visconti risulteranno per lui traumatiche. Nel luglio del 1978, sotto la regia di Giorgio De Lullo, fa il suo grande rientro a teatro durante il Festival dei Due Mondi di Spoleto, al Teatro Caio Melisso, con un'amara commedia statunitense, Gin Game, interpretata insieme a Franca Valeri. Successivamente, per la regia di Giuseppe Patroni Griffi, interpreta L'avaro di Molière con cui ottiene un grande successo durante una lunga tournée nei principali teatri italiani; meno apprezzabile fu invece il risultato quando si fece dirigere dal giovane Memè Perlini ne Il mercante di Venezia (1980). Con un soprassalto d'orgoglio, nel 1984, ormai alla fine di una carriera esemplare, è un inedito Ciampa ne Il berretto a sonagli, diretto da Luigi Squarzina.In campo cinematografico fornisce grandi interpretazioni in Miracolo a Milano (1951), il Ritorno di Don Camillo (1953), Carosello napoletano (1954), Rocco e i suoi fratelli (1960), Viva l'Italia (1961), Il Gattopardo (1962), La matriarca (1968) e C'era una volta il West (1968). Un altro ruolo noto dell'attore è quello del nonno di Teresina Fedeli, interpretata da una giovanissima Jodie Foster nel film Casotto (1977) di Sergio Citti. Da sottolineare, a fine carriera, le interpretazioni di papa Pio VII ne Il marchese del Grillo (1981) e dell'avaro usuraio Savino Capogreco in Amici miei - Atto IIº (1982) di Mario Monicelli. Numerose le partecipazioni alla prosa radiofonica sia dell'EIAR che della Rai. In particolare, tra il 1966 e il 1974, in coppia con Rina Morelli, è protagonista delle scenette che vedono protagonisti i personaggi Eleuterio e Sempre Tua, satira brillante e caustica della vita coniugale basata sul lavoro teatrale Caro bugiardo di Jerome Kilty e scritta da Maurizio Jurgens, che andò in onda nella trasmissione domenicale Gran varietà. Insieme a Rina Morelli esordisce in televisione nel ruolo di Carlo Day nello sceneggiato Vita col padre e con la madre (1960). Soprattutto negli anni settanta è il protagonista di diversi sceneggiati televisivi di successo: nel 1970 interpreta Antonio Meucci nello sceneggiato Antonio Meucci cittadino toscano contro il monopolio Bell, dedicato alla figura dello scienziato inventore del telefono, e nel 1972 presta il volto al commissario Bärlach ne Il giudice e il suo boia e ne Il sospetto, entrambi tratti da romanzi di Friedrich Dürrenmatt. A questi lavori seguirà lo sceneggiato ESP, nel ruolo del sensitivo Gerard Croiset. Nel 1974 inizia ad interpretare il commissario Carlo De Vincenzi negli episodi della serie televisiva Il commissario De Vincenzi: Il candeliere a sette fiamme, L'albergo delle tre rose, Il mistero delle tre orchidee, tratti dai romanzi di Augusto De Angelis (la serie ha un seguito nel 1977 con altri tre episodi), e, nello stesso anno, è l'abile truffatore Alves dos Reis in Accadde a Lisbona, che ripercorre la vicenda dello scandalo della Banca del Portogallo. Nel 1975 è Don Ippolito con funzioni di "coro greco" nel celebre sceneggiato L'amaro caso della baronessa di Carini. Nel 1983 riprende il personaggio di Arpagone nella trasposizione televisiva de L'avaro di Molière, nella quale dà una delle sue più convincenti prove. Malato da tempo di leucemia, muore a Roma il 1º maggio 1988 all'età di 81 anni; la camera ardente è allestita nel foyer del Teatro Eliseo, mentre il funerale si svolge presso la chiesa di Sant'Ignazio di Loyola. È sepolto accanto alla moglie nel cimitero Monumentale del Verano.

Stan Laurel


Stan Laurel, pseudonimo di Arthur Stanley Jefferson

(Ulverston, 16 giugno 1890 – Santa Monica, 23 febbraio 1965),

Stan Laurel, lo Stanlio del duo comico Stanlio & Ollio (Laurel & Hardy) è considerato uno dei più grandi attori comici di tutti i tempi; agilissimo nella sua fisicità e geniale nell'invenzione comica, ha innovato profondamente il modo di recitare la comicità per le sue capacità di rendere ricco di particolari intriganti un individuo "apparentemente stupido".Stan nacqueda una  famiglia che era letteralmente immersa nel mondo dello spettacolo; il padre, Arthur J. Jefferson, era infatti un artista multiforme: la madre, Madge Metcalfe, era un'attrice drammatica, molto apprezzata da pubblico e critica.Il piccolo Stan, era un vivace bambino con una grande voglia di ridere e far ridere, a volte anche nei luoghi meno adatti come durante le lezioni a scuola: un comportamento questo che certo non giovò molto ai suoi studi.Stanley fu uno studente irregolare, anche perché la sua famiglia cambiava a volte città, seguendo la carriera zingaresca del padre, che mise fine al suo girovagare solo nel 1901 stabilendosi definitivamente a Glasgow, in Scozia. Un anno prima, nel 1900, Stan ebbe l'occasione di esibirsi a North Shields per la prima volta in pubblico, durante la parata militare per celebrare la liberazione della cittadina di Mafeking dall'assedio avvenuto durante la Seconda Guerra Boera (1899).Stan dovette aspettare il 1906, quando aveva appena 16 anni, per un vero debutto in un teatro e per giunta di nascosto dal padre, che avrebbe preferito un figlio impresario e non attore comico. Grazie a Albert Pickard, Stan ebbe l'opportunità di partecipare ad uno spettacolo di Music-Hall dove ricevette grandi applausi. La carriera teatrale di Stan si avviò così in piccole parte negli spettacoli di pantomima.Il primo di questa serie di show fu "The Sleeping Beauty", nel 1907. La svolta avvenne quando entrò - alla fine del 1909 - nella compagnia di Fred Karno. Il suo gruppo d'attori aveva a capo un giovane comico più anziano di Stan di un anno: Charles Chaplin. Stan e Chaplin, dividendosi la camera d'albergo e un paio di momenti piacevoli fuori dalle scene, recitarono insieme in due tournée teatrali negli Stati Uniti (1910 e 1912). Per lo sketch di "Jimmy", accadde qualcosa di veramente curioso: il ruolo principale era stato offerto a Chaplin ma questi inspiegabilmente rifiutò regalando così la parte a Stan. Quando Stan nell'aprile 1910, andò in scena nelle prime due serate, il successo fu clamoroso. La seconda tournée del 1912 negli States, che si svolse con grande successo di pubblico. Stan decise di restare in America e tentare la fortuna. La svolta avvenne nel 1917. Durante una tappa della tournée Stan conobbe una giovane cantante australiana, Mae Dahlberg, con la quale ebbe una relazione non solo artistica. Stan lasciò il trio per unirsi a lei formando lo "Stan and Mae Laurel".Le fonti concordano nel riferire che è grazie a lei se Stan cambiò il suo cognome, scegliendolo per puro caso da un libro di storia. Il nome nuovo, facile e sbrigativo, portò bene. E così avvenne: nel 1917, Stan apparve in Nuts in May, il suo primo film. La carriera cinematografica iniziò con la Universal, per poi continuare - senza successo - alla Rolin/Pathé di Hal Roach, il futuro papà di Stanlio e Ollio.Dal 1922 al 1924, Stan girò molte comiche da uno-due rulli ottenendo un buon successo come "Nuovo comico", gettando nel dimenticatoio i suoi inizi nel cinema di pochi anni prima. Da Roach passò - nel 1924 - al produttore indipendente Joe Rock, il quale gli propose una serie comica tutta sua, Stan Laurel Comedies, un gruppo di 12 comiche che lo resero molto popolare. La vita privata di Stan, però, cominciò a stravolgere la sua carriera: produttore, esercenti, persino registi, non erano d'accordo con lui per una sola cosa, durante la lavorazione, e quella "cosa" si chiamava Mae Laurel. Brava, ma troppo corpulenta e poco "femme fatale" per il ruolo della protagonista, Mae combatté non poco, arrivando anche alle minacce, per avere le sue parti. Quando la situazione divenne insopportabile, Rock convinse Stan a mandarla via. Mae partì per l'Australia nel 1925. Portava con sé 1000 dollari e un paio di gioielli, cose che erano state fondamentali per convincerla ad andarsene. Il primo film che Stan diresse, Yes Yes Nanette, aveva Finlayson e Hardy come attori, e questo fu il primo film che Stan e Oliver fecero insieme alla Roach; è indubbio che questa loro collaborazione giovò molto al nascere della loro amicizia, cominciando a recitare assieme con grande complicità. Stan diresse tre comiche con Hardy nel cast, e scrisse gag e copioni in altri dieci film sempre con lui come attore secondario. La sua abilità creativa era stata finalmente presa in considerazione: già quando era nella compagnia di Rock, Stan voleva controllare tutto, dal montaggio alla creazione di gag e soggetti, e fu lui che scrisse tutti gli sketch che interpretò. Il destino era ormai pronto a formare Stan e Oliver come attori di coppia. Tornato attore, fu quasi inevitabile incontrare Hardy sul set. Il primo film girato insieme, Duck Soup (1927): i loro ruoli in coppia erano lontanissimi da quelli interpretati dai futuri Stanlio e Ollio, ma è ugualmente sorprendente a vederli già così definiti: nelle posizioni di vittima (Stan) e padrone (Ollie), salvo poi quest'ultimo a diventare vittima stessa della forza distruttrice del primo.Seguirono altri film girati insieme, ma divisi dalla trama.Il pubblico trovava più divertenti le loro scene insieme e da allora Stan e Ollie fecero coppia fissa: nel giugno del 1927, con un copione di 19 pagine scritto da Leo McCarey, Stan Laurel e Oliver Hardy girarono il loro primo film in coppia, The Second Hundred Years. Per tutta la seconda metà del 1927, Laurel e Hardy formarono i due personaggi che oggi ben conosciamo: due ingenui, bistrattati da tutti, potenzialmente sciocchi ma candidamente volenterosi di unirsi al mondo esterno con un lavoro .Stan e Oliver lavorarono senza sosta per cinque anni, girando più di trenta comiche mute Il primo film sonoro fu Unaccustomed As We Are, uscito nel maggio del 1929. Nel 1932, all'apice della popolarità, i due decisero di prendersi una lunga vacanza estiva, da passare insieme, scegliendo come meta la Gran Bretagna anche se non era usuale, per Laurel e Hardy, passare del tempo insieme. Affiatati e molto amici, i due comici raramente passavano il tempo insieme fuori dal set, perché abitudini e stili di vita erano letteralmente opposti: Stan, come si è detto, era un tipo tutto lavoro, che passava gran parte della sua giornata sul set e in sede di montaggio, essendo lui un attore-regista-montatore non accreditato dei suoi film ,Ollie, che si faceva chiamare “Babe” dai suoi amici (Stan incluso), era un tipo mondano, che passava le sue giornate sui campi di golf , alle corse dei cavalli, sui banconi del bar ma la sua vita privata la lasciava a casa quando era sul set, dove pendeva letteralmente dalle indicazioni di Stan su cosa fare in scena. Stanlio e Ollio scoprirono di essere diventati Star del Cinema. A conclusione di un anno unico, il 18 novembre 1932 venne premiato con l'Oscar il loro cortometraggio The Music Box. La popolarità di Laurel e Hardy era in crescita.La crisi fra Roach e Laurel era fondata anche dalla situazione matrimoniale del secondo: sposato dal 1926 con Lois Neilson, da cui ebbe due figli .Stan pagò caro il suo amore per il lavoro, per il quale si assentava spesso da casa per stare agli studi e lavorare sui suoi film.Nonostante i tentativi di salvare il proprio matrimonio, Lois chiese la separazione nel novembre del 1932, e poi il divorzio nel maggio del 1933. L'agitata vita sentimentale di Stan cominciò a fare capolino sui giornali: dopo il primo divorzio Stan si sposò con altre donne, alcune di esse con più cerimonie perché le portava sull'altare quando il divorzio non era ancora definitivo, rischiando l'accusa di bigamia, all'epoca reato molto grave. Questo caos matrimoniale, pubblicizzato sui giornali che scherzavano con i loro personaggi .Una vera casa di produzione Stan la fondò in un secondo momento, cioè al massimo della crisi con Roach, per tentare l'avventura come produttore, nonostante non avesse neanche i minimi fondi necessari. La “Stan Laurel Production”, creata nel marzo del 1937.Mentre la situazione matrimoniale dei due era decisamente confusionale nel 1938 girarono Swiss Miss, l'ennesima commedia musicale che li sacrificava a “comprimari di lusso”, seguito da Block-Heads, le cui riprese furono veloci e senza le attenzioni di una volta. Stan si assentava spesso, era svogliato, ed appena gli si presentò l'occasione sparì per diverso tempo. Seguì un lungo periodo, dall'estate del 1938 alla primavera del 1939, dove successe di tutto. Nella prima metà di settembre del 1938, i giornali riportarono l'annuncio di Mack Sennett di avere pronta una serie comica con Stan Laurel, Problem Child, ma all'annuncio non seguirono i fatti: Stan disse allora che sentiva aria di boicottaggio, ma in verità se il progetto non riuscì a prendere corpo era perché Sennett come produttore era finito ormai da tempo.Nel frattempo la vita familiare per Stan era un vero inferno, finché gettò la spugna presentando l'istanza di divorzio agli inizi del 1939. Desiderosi di diventare una coppia indipendente, Stan e Ollie fondarono una propria casa di produzione, “Laurel And Hardy Feature Productions”, ma forse la voglia di libertà costò loro passi falsi. Ebbero la conferma di essere i maggiori comici del paese ottenendo i favori del pubblico quando presero parte agli spettacoli teatrali organizzati per raccogliere buoni per la guerra. Il primo spettacolo a San Francisco, con un copione scritto da Stan, The Driver's Licence Sketch, lo rappresentarono per due giorni prima del primo bombardamento nazista su Londra, il 22 settembre del 1940. Da settembre a dicembre del 1940, la coppia girò dodici città americane facendo il tutto esaurito.Il cinema si affacciò a loro nel 1941: L&H firmarono un contratto non esclusivo con la 20th Century Fox, ignari del blocco creativo che avrebbero incontrato sin dal primo film, Great Guns.Finito il primo film della Fox, Laurel e Hardy tornarono sul palcoscenico visitando le basi americane nel novembre-dicembre 1941. Ripresero gli spettacoli di rivista tra gennaio e marzo del 1942. Ma i film per la Fox non regalarono ai fan della coppia le stesse risate. I copioni erano scritti in fretta, i personaggi di contorno stereotipati, e i due cominciarono ad invecchiare perdendo l'innocenza necessaria per i loro personaggi. Nel 1947-1948 effettuarono tournée in Gran Bretagna, Francia, Svezia e Danimarca .La salute, ancora una volta, costrinse la coppia a tornare negli States e ad annullare le ultime tappe nel maggio del 1954. La loro popolarità, in America, ricominciò a crescere grazie alla massiccia riproposta dei loro migliori e vecchi film in televisione, Stan si rimise a scrivere dei copioni e delle gag, ma alla vigilia del primo ciak, nell'aprile del 1955, si ammalò e le riprese vennero rinviate per sempre. Il 7 agosto 1957, all'età di sessantacinque anni, morì Hardy, e con lui finì una coppia irripetibile. A Laurel, anche lui da tempo sofferente, il medico proibì di partecipare al funerale del collega. Stan disse: «Babe avrebbe capito». L'assenza di Laurel in seguito sarebbe stata presa dai poco informati come prova che Laurel e Hardy nella vita privata si ignorassero. Alla cerimonia funebre di Hardy parteciparono la moglie Ida e la figlia Lois Laurel. Hardy fu seppellito al Valhalla Memorial Park Cemetery a Hollywood. Negli ultimi anni della sua vita, Laurel venne finalmente gratificato con il Premio Oscar alla carriera (1961) .purtroppo il povero Oliver non poté vedere quel magnifico riconoscimento, né il rinascere dell'interesse per il lavoro della coppia da parte delle nuove generazioni. Stan, nonostante fosse stato inizialmente restio, scrisse anche lo Statuto dell'associazione internazionale che ancora oggi provvede a diffondere l'opera di questa grande coppia comica: i Figli del Deserto.Esistono due sedi dei fan della coppia anche in Italia, la storica Noi Siamo Le Colonne Oasi 165 con sede a Modena e la Teste Dure Oasi 258, con sede a Prato. Nel 1963 il regista Stanley Kramer propose a Laurel un cameo nel suo film Questo pazzo pazzo pazzo pazzo mondo ma Laurel rifiutò in quanto dopo la morte di Hardy aveva deciso di non recitare più. Laurel si spense all'età di 75 anni, in un appartamento dell'Hotel Oceana a Santa Monica. Dopo la cremazione, venne seppellito al cimitero di Forest Lawn Memorial Park (Hollywood Hills). In una lettera indirizzata solo tre giorni prima all'amico Thomas Sefton, Stan parla di una brutta infezione alla bocca, trattata con applicazioni di Raggi X ma di difficile guarigione. Stan Laurel è stato un vero genio della risata, capace di trarre da ogni spunto elementi per destare ilarità. Ironizzava in modo intelligente e raffinato sulla gente, sul mondo e sulla vita, ma prima di tutto su se stesso. Si dice che egli, in punto di morte, si sia rivolto all'infermiera dicendole:

« Mi piacerebbe essere in montagna a sciare in questo momento!

Infermiera: Le piace sciare Signor Laurel?.

No, lo detesto... ma è sempre meglio che stare qui! »

Fu Laurel a scrivere il suo stesso epitaffio; "Se al mio funerale vedo qualcuno con il muso lungo, non gli parlerò mai piu'."


La leggenda di San Cristoforo

La leggenda di San Cristoforo Vieni  fuori, Cristoforo! Ho bisogno di valicare il fiume.- per le chiuse tenebre il grido si levò, s'effu...