Fede e gioia condivise con Giuseppe.
Era necessario dire a Giuseppe quanto era avvenuto. Io stessa
glielo dovevo spiegare. E cercavo il modo migliore di farlo; non era facile. La notizia era bellissima; il comunicarla, piuttosto complicato. Incominciai dalla notizia della maternità di Elisabetta che l'angelo mi aveva comunicato. Così il giorno seguente, quando lo vidi, gli raccontai il fatto di Elisabetta. La meraviglia di Giuseppe fu grande. Più tardi lui mi confessò che, più ancora delle mie parole, era stato il mio aspetto e la mia gioia a causargli meraviglia, una "luce"- diceva lui- che mi avvolgeva. Per questo, quando la notte dello sposalizio gli comunicai il resto del messaggio, cioè la mia maternità, credette senza alcuna difficoltà, e accettò fino in fondo, e con immensa gioia, il disegno di Dio. Giuseppe, figlio di Davide, sarebbe stato il padre davidico di quel figlio di fronte agli uomini. Il nostro matrimonio era corretto, il Figlio che sarebbe nato, pur essendo, pur essendo Figlio dell'Altissimo, sarebbe stato considerato da tutti come figlio di Giuseppe. Si adempivano le pro fezie che facevano venire l'Atteso di Israele della stirpe di Davide, dalla radice di Jesse e da una madre vergine. "Si anch'io dall'esterno, mi disse, procurerò di irradiare lo stesso profumo che tu comunicherai dall'interno a questo Figlio dell'Altissimo,Tu mi dirai, Maria, quello che devo fare e come lo devo fare". C'era tra noi perfetta armonia e completa unità di mente e di cuore.





