martedì 19 maggio 2026

Non sa più nulla, è alto sulle ali

Non sa più nulla, è alto sulle ali
il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna.
Per questo qualcuno stanotte 
mi toccava la spalla mormorando
di pregar per l’Europa
mentre la nuova Armada
si presentava alla costa di Francia.
Ho risposto nel sonno: – È il vento,
il vento che fa musiche bizzarre.
Ma se tu fossi davvero
il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna
prega tu se lo puoi, io sono morto
alla guerra e alla pace.
Questa è la musica ora:
delle tende che sbattono sui pali.
Non è musica d’angeli, è la mia
solo musica e mi basta -.

Vittorio Sereni campo ospedale giugno 1944

Gente spaesata



Gente spaesata

Troppo mare. Ne abbiamo veduto abbastanza di mare.
Alla sera, che l'acqua si stende slavata
e sfumata nel nulla, l'amico la fissa
e io fisso l'amico e non parla nessuno.
Nottetempo finiamo a rinchiuderci in fondo a una tampa,
isolati nel fumo, e beviamo. L'amico ha i suoi sogni
(sono un poco monotoni i sogni allo scroscio del mare)
dove l'acqua non è che lo specchio, tra un'isola e l'altra,
di colline, screziate di fiori selvaggi e cascate.

Il suo vino è cosí. Si contempla, guardando il bicchiere,
a innalzare colline di verde sul piano del mare.
Le colline mi vanno, e lo lascio parlare del mare
perché è un'acqua ben chiara, che mostra persino le pietre.

Vedo solo colline e mi riempiono il cielo e la terra
con le linee sicure dei fianchi, lontane o vicine.
Solamente, le mie sono scabre, e striate di vigne
faticose sul suolo bruciato. L'amico le accetta
e le vuole vestire di fiori e di frutti selvaggi
per scoprirvi ridendo ragazze piú nude dei frutti.

Non occorre: ai miei sogni piú scabri non manca un sorriso.
Se domani sul presto saremo in cammino
verso quelle colline, potremo incontrar per le vigne
qualche scura ragazza, annerita di sole,
e, attaccando discorso, mangiarle un po' d'uva.

C. Pavese1933


Ercole Marelli


Ercole Marelli
(
Milano, 19 maggio 1867Tremezzina, 28 agosto 1922)
è stato un
imprenditore e mecenate italiano.

Nacque da Ferdinando, artigiano, e Antonietta Molgora, provenienti dal Comasco.A quindici anni, dopo aver terminato gli studi di base, iniziò a lavorare come stereotipista e poi come apprendista meccanico presso una piccola officina meccanica, del cui titolare fu anche aiutante preparatore del gabinetto di fisica del Liceo Beccaria. Frequentò i corsi serali di elettrotecnica alla Società di incoraggiamento arti e mestieri (SIAM), dove conseguì il diploma. Nel 1882, grazie all'interessamento di un suo docente al SIAM, venne presentato a Bartolomeo Cabella, direttore della Tecnomasio Italiano Brown Boveri e assunto come meccanico per  strumenti di misura e per lavorielettrici  all' illuminazione. Cabella offrì a Marelli la possibilità di perfezionare le sue conoscenze tecniche e di assumere incarichi direttivi nelle svolgimento delle commesse che il Tecnomasio ottenne in quegli anni sia in Italia che all'estero.Per questa ragione, nell’ottobre del 1888, per conto di Cabella, si recò in Paraguay, rimanendovi per due anni. Ad Asunción nel 1890, appena ventenne montò e mise in funzione un impianto elettrico per lo stabilimento Concha Sociedad, dotato di cento lampade a incandescenza e di diciannove fari ad arco da mille candele, che servirono in parte anche per illuminare alcune vie e il teatro principale della città. Nel 1891 fece ritorno in Italia, dove aprì un proprio laboratorio, in via Ausonio, nel centro di Milano, e costituì così la ditta Ercole Marelli & C.. L'attività, che consisteva nella fabbricazione di apparecchi elettromeccanici ed elettromedicali, registrò un importante successo di vendite, e nel 1893 vi fece ingresso un nuovo socio, il ragionier Luigi Gorla, ed a seguito di ciò la ditta cambiò ragione sociale in Luigi Gorla & C., con capitale sociale di lire 8.000, ed attività spostata una in più ampia officina in via Quadronno 11. Nel 1894, entrò un altro socio, l'ingegner Folli, con cui la ditta assunse la nuova denominazione Gorla & C., ma la società si sciolse poco dopo. Marelli ripartì con una nuova ditta individuale nel 1895, la Ercole Marelli, che tre anni più tardi, nel 1898, avviò la produzione dei ventilatori per uso domestico. Divenuta società in accomandita semplice nel 1900, si espanse rapidamente per tutto il periodo compreso tra le due guerre mondiali, crebbe nel numero di addetti e sul piano finanziario, furono aperti altri stabilimenti, e le esportazioni all'estero rappresentavano la metà del suo fatturato. Affermatasi come grossa realtà industriale nazionale, nel 1919 fu creata la Società Anonima Ercole Marelli, di cui il Marelli assunse il 72% delle azioni e il rimanente 28% fu sottoscritto da Antonio Stefano Benni, un suo dipendente, che egli chiamava il suo «figliolo di lavoro». Nello stesso anno, fu costituita la consociata Magneti Marelli, per la costruzione di magneti per automobili, la cui direzione affidò al genero Bruno Antonio Quintavalle, marito della figlia Paola. Il Marelli morì al'età di 55 anni, dopo essersi ammalato di tubercolosi. In seguito fu proprio Benni a prendere in mano le redini dell'azienda, che mantenne nei fatti – nonostante le dimissioni formali in occasione della nomina a ministro delle Comunicazioni, nel 1935 – fino alla morte, avvenuta nel 1945. Il Benni era stato designato come suo successore alla conduzione dell'azienda dallo stesso Marelli quando era ancora in vita, poiché il figlio primogenito di questi, Ferdinando, appassionato di speleologia, nel 1916 perse la vita ad appena 19 anni assieme ad un suo coetaneo, precipitando, durante un'esplorazione, nel vuoto in una grotta con 530 metri di profondità, in località Campo dei Fiori, nei pressi di Varese, oggi denominata in suo onore Grotta Marelli. Ercole Marelli fu sposato con Maddalena Bressanini, di estrazione proletaria, da cui ebbe i figli Paola, Ferdinando, Fermo e Sara. Marelli per tutta la sua vita elargì denaro alla Società di incoraggiamento arti e mestieri di Milano, dove si formò, ed investì molte risorse nella formazione professionale. Patrocinò inoltre molte attività e iniziative che si tennero a Milano a inizio Novecento.

Adoro il passato

Adoro il passato.... Non vorrei essere più giovane e non aver vissuto quei tempi semplici e tranquilli (almeno per noi che ci aprivamo alla vita) Lucia 💖

E' inutile comprare

 


Le cose come come le emozioni

 


Mamma, hai la bocca piena di terra



Friuli, inverno 1954.

Mamma, hai la bocca piena di terra.
Radici ora ramificano dagli occhi
dal cuore che ci offriva il pane in silenzio.
E tremavi tutta per la nostra pena
di fanciulli ormai adulti,
di fanciulli ancora soli e poveri.
La casa è deserta d'allora,
la corte tutta un disordine e nulla
è mutato dell'esistenza avara.
Mamma, ora neppure Iddio mi risponde,
Egli s'è chiuso dietro un portone di bronzo
cui picchio, soprattutto di notte,
ma nessuno viene a consolare
questo tuo ultimo figlio.
Solo il vento fischia e cavalca
su tutta la pianura.
Ho lasciato il gregge: ricordi
la pecora segnata di bianco in fronte,
la pecora vissuta con noi tanti anni,
la madre di tutti gli agnelli
che sapeva il tuo passo lieve
e ti chiamava con la voce di una creatura
e ti guardava con occhi così dolci
quando la mungevi la sera.
E io ero felice come una rondine
di ritorno dai campi col gregge sazio.
Ho lasciato i nostri campi, mamma,
quella pianura vasta e taciturna
dal colore dei tuoi capelli
biondi come le vigne all'autunno.
Ho lasciato i compagni sul sagrato
a rincorrersi e la chiesa bianca:
ricordi quel giorno triste di settembre,
tu mi salutavi dietro la porta e dicevi:
Figlio, noi siamo poveri.
E' un'avventura troppo grande!
E' un'avventura troppo grande, Madre!
E il cielo non risparmia nessuno
e gli uomini non perdonano ai sacerdoti.
Ora torno dal deserto di mezza Europa
nella casa immensa. (Allora
ci pareva un nido di passeri).
E mi pesi ancora sulle braccia
a nero vestita e serena.
D'allora mi pesi ogni giorno sulla patena
insieme a Cristo, mia dolce rovina,
come forse noi ti pesavamo nel grembo.
Prima tu piangevi sulla nostra sorte,
ora io faccio amara anche la tua morte.
D.M. Turoldo
1916 -1992; sacerdote e poeta friulano, di umile famiglia contadina.

Non sa più nulla, è alto sulle ali

Non sa più nulla, è alto sulle ali il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna. Per questo qualcuno stanotte  mi toccava la spalla mormo...