giovedì 29 ottobre 2026

Gli occhi non sanno vedere quello

Gli occhi non sanno vedere quello che il cuore vede ..
La mente non può sapere quello che il cuore sa ..
L'orecchio non può sentire quello che il cuore sente ..
Le mani non sanno dare quello che il cuore da!!
(Jovanotti)

Chi sa fingere


 

29 ottobre Sant' Ermelinda

29 ottobre Sant' Ermelinda

Vergine ed eremita nel Brabante
Brabante, attuale Belgio, VI sec. - Meldert, attuale Belgio, fine VI inizio VII sec., 29 ottobre
Etimologia:
Nome germanico composto, ricondotto a elementi connessi con ermin e lind.
Emblema: Giglio

Ermelinda nacque a Lovenjoul nel Brabante da Ermeonoldo ed Armensinda legati alla Famiglia dei Pipini. Decise ancora giovane di rifiutare ogni proposta di matrimonio e abbandonò ogni ricchezza e beneficio, che la sua ricca famiglia le aveva comunque dato e si mise alla ricerca di solitudine e silenzio. Si fermò all’attuale villaggio di Beauvechain, dove si dedicò alle pratiche religiose, frequentando la chiesa durante la notte ed a piedi nudi. Dovette resistere a due fratelli, signori del luogo che tentarono di sedurla, essi si accordarono di prelevarla durante le preghiere notturne, ma avvertita da un angelo Ermelinda riuscì a fuggire e partì per Meldert, dove morì a 48 anni verso la fine del VI secolo. Fu venerata a Tirlemont e soprattutto a Lovenjoul e Meldert. A Lovenjoul sgorga una sorgente d’acqua ritenuta miracolosa per la cura degli occhi, chiamata “Sorgente di s. Ermelinda”, perché irriga le terre appartenute ai suoi parenti.A Meldert il suo culto era molto popolare e lì sarebbe stata sepolta, nella chiesa sono attualmente conservate le sue reliquie che ebbero, a partire dal secolo XIII, una serie di vicissitudini, traslazioni, nascondimenti dai vari invasori, più di una ricognizione, finché il 22 luglio 1849 furono deposte definitivamente nella chiesa di Meldert. In questa città esiste ancora la Confraternita dedicata a lei (ristabilita il 2 aprile 1849). E’ festeggiata anche nella diocesi di Malines il 29 ottobre giorno ritenuto tradizionalmente quello della morte. Il nome è caduto abbastanza in disuso ma prosegue nella forma abbreviata di Linda, diventato ormai nome a sé stante. Il significato del solo nome Linda si confonde in Italia e vari Paesi Europei con l’aggettivo “gradevole, pulita”. Il nome Ermelinda è di origine tedesca, si divide in Erme ‘potente’ e linda da ‘linta’ “scudo” quindi abbiamo “scudo del potente”.

Io non la volevo

 


mercoledì 28 ottobre 2026

Giuseppe Moreali

Giuseppe Moreali
(
Sassuolo, 28 ottobre 1895 – Nonantola, 4 giugno 1980)

è stato un medico e scrittore italiano, antifascista attivo nella Resistenza e dichiarato Giusto tra le Nazioni dallo Yad Vashem per aver assistito e salvato durante la seconda guerra mondiale un gruppo di settantatré bambini ebrei rifugiatisi a Villa Emma, a Nonantola. Nacque nella terra dei suoi avi, da Raffaele Moreali e Agrippina Baschieri. Compì gli studi classici presso il Liceo Muratori, a Modena, dove anche giocò nell'Audax F.C.  Al termine della guerra, per il suo ruolo nella Resistenza fu chiamato a prendere parte alle operazioni che effettuarono il passaggio alla vita democratica. Nel dopoguerra si dedicò alla professione medica e, nel tempo libero, a musica, poesia e storia, pubblicando alcuni volumi e periodici locali. I periodici sono stampati al ciclostile, con prima pagina in stampa tipografica a due colori, spesso con eleganti incisioni - alcune anche interne solo in nero - dell'autore. Suoi disegni ricorrono anche nei suoi libri. Il riconoscimento a Giusto tra le nazioni giunse nel 1964. Dopo la sua morte nel 1980 ebbe vita per qualche tempo l'Associazione culturale nonantolana Giuseppe Moreali. Il 19 aprile 2007 si tenne a Bologna il convegno nazionale La Memoria del Bene. Una memoria affidata alla scuola, con il patrocinio del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, di Gariwo la foresta dei Giusti, di Regione Emilia-Romagna e di Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna. Dei sedici progetti svolti in tale contesto da istituti secondari superiori, tre riguardarono Moreali e Villa Emma. Conformemente al suo stile indipendente, il dottore non accettò i titoli di Cavaliere di Vittorio Veneto e di Cavaliere della Repubblica, ritenendo invece di accettare quello di Giusto tra le Nazioni, perché conforme allo spirito e alle funzioni della sua professione di medico. Nell'ottantesimo anniversario degli eventi di Villa Emma gli è stata conferita la medaglia d'oro al merito civile alla memoria.

Malwida von Meysenbug

Malwida von Meysenbug
(
Kassel, 28 ottobre 1816 – Roma, 23 aprile 1903)

è stata una scrittrice tedesca, nota per essere stata, nel 1901, la prima donna candidata al premio Nobel per la letteratura. Suo padre, Carl Rivalier, discendeva da una famiglia di ugonotti e ricevette il titolo di Barone von Meysenbug da Guglielmo I d'Assia; era la nona di dieci figli. Ruppe ogni rapporto con la sua famiglia a causa delle proprie idee politiche, mentre due dei suoi fratelli fecero invece brillanti carriere come ministri, uno a Vienna e l'altro a Karlsruhe. Nel 1852 emigrò in Inghilterra dove visse insegnando e traducendo e dove incontrò Louis Blanc, Giuseppe Mazzini, Alexandre Ledru-Rollin e Gottfried Kinkel, tutti rifugiati politici; il giovane Carl Schurz divenne anch'egli suo conoscente. Nel 1862 la von Meysenbug andò a risiedere in Italia con Olga Herzen (di cui fu insegnante), figlia di Alexander Herzen. Successivamente Olga Herzen sposò Gabriel Monod nel 1873 e si stabilì in Francia, dove Malwida non poté raggiungerla a causa dei propri problemi di salute. Nel 1869 pubblicò anonimamente il primo volume delle sue Memorie di un'idealista. Divenne amica di Nietzsche, al quale presentò alcuni dei propri amici, fra cui Helene von Druskowitz. Nell'autunno 1876 invitò Paul Rée e Nietzsche a Sorrento, dove trascorse l'inverno 1876-77 con loro e con altri amici. In quella città Rée scrisse il suo libro sulla Origine dei sentimenti morali, e Nietzsche iniziò a scrivere Umano, troppo umano. Nel 1890 conobbe a Roma Romain Rolland, di cui divenne amica. Morì a 87 anni a Roma dove è sepolta nel Cimitero degli inglesi.

29 ottobre San Narciso

San Narciso di Gerusalemme
Vescovo
Sec. III
Emblema: Bastone pastorale
Il Santo di oggi visse lungamente, e nell'estrema vecchiaia seppe conquistarsi fama e affetto. Narciso è l' immagine della vecchiaia spiritualmente vigorosa, nella salute del corpo e della mente. Egli fu il trentesimo Vescovo di Gerusalemme, ma non fu di origine israelita., nato verso il 96, quando a Gerusalemme erano ancor fresche le rovine della distruzione di Tito. Per quasi un secolo, egli vide la città di David faticosamente risorgere e ripopolarsi, ospitando, accanto agli Ebrei, una vasta comunità cristiana. Aveva quasi cent'anni quando fu eletto Vescovo di Gerusalemme, per i suoi meriti non tanto di età quanto di virtù. Nonostante gli anni, fu Vescovo attivo, e presiedé un concilio nel quale fu deciso che la festività della Pasqua dovesse cadere sempre di domenica. Proprio in un giorno di Pasqua, San Narciso compì il miracolo di tramutare l'acqua in olio per le lampade della chiesa, i cui lucignoli erano rimasti secchi. E fu anche Vescovo energico, tanto da attirarsi l'odio dei corrotti e dei disonesti, i quali si sentirono minacciati dalla sua severità. Per difendersi, pensarono di attaccare, spargendo una terribile calunnia sul conto del vecchissimo Vescovo. La storia non ci dice quale fosse questa calunnia, ma ricorda che fu confermata da solenni giuramenti da parte degli accusatori. Non tutti i fedeli prestarono fede alle insinuazioni, ma per evitare ogni scandalo il vecchio Vescovo, benché innocente, preferì lasciare la città. Gli spergiuri, uno ad uno, furono colpiti da terribili castighi, finché qualcuno rivelò la menzogna. Tutti pensavano però che il Vescovo, ormai riabilitato, fosse morto nel frattempo, perciò un altro fu eletto a succedergli, e dopo di questo, un altro ancora. Alla morte del secondo, San Narciso ricomparve a Gerusalemme, e i fedeli lo riportarono con grande onore sulla Cattedra vescovile. Vi restò ancora molti anni, prendendosi però un coadiutore, il primo nella storia dell'episcopato, secondo un'usanza che ancora continua. Da una lettera di questo coadiutore, che fu Sant'Alessandro, conosciamo le ultime notizie sul conto del longevo Vescovo di Gerusalemme: " Narciso vi saluta, - si legge. - Ha compiuto centosedici anni, e vi esorta, come me, a mantenere la concordia ".

Fonte:  Archivio Parrocchia

Gli occhi non sanno vedere quello

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