venerdì 15 maggio 2026

La famiglia

 


15 maggio! Giornata Mondiale della Famiglia

Si celebra annualmente giorno 15 maggio! La Giornata Mondiale della Famiglia è stata istituita nel 1993 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per celebrare e promuovere il ruolo fondamentale della famiglia nella società. Le famiglie possono assumere forme diverse in base a fattori culturali, sociali, economici e politici. Pertanto, è importante che la società le riconosca e rispetti e lavori per garantire che tutte le famiglie abbiano accesso alle risorse e ai servizi di cui hanno bisogno per prosperare. La famiglia rappresenta un’entità essenziale per la costruzione e la conservazione dei valori e delle tradizioni, nonché per la trasmissione di tali valori e conoscenze alle future generazioni. Ciò è particolarmente importante per la coesione sociale, l’identità culturale e la stabilità dei sistemi economici e politici. La famiglia è inoltre un importante pilastro nell’esistenza di ognuno di noi: fornisce supporto emotivo, fisico e finanziario e rappresentando un rifugio sicuro e protettivo per le persone in momenti di difficoltà. Tuttavia, non tutte le famiglie sono uguali e molte si trovano a dover affrontare sfide come la povertà, la violenza domestica, la discriminazione e la disuguaglianza di genere. La ricorrenza fornisce quindi l’opportunità di riflettere su queste sfide e di trovare soluzioni per proteggere e sostenere le famiglie che si trovano in situazioni difficili. Infine questa giornata è anche un’occasione per promuovere la paternità attiva e l’uguaglianza di genere all’interno delle famiglie. La partecipazione attiva dei padri nella cura dei loro figli e nella gestione delle responsabilità familiari è fondamentale per il benessere della famiglia e della società nel suo complesso.

15 maggio Santa Cesarea

15 maggio Santa Cesarea
Eremita ad Otranto
XIV sec.
Etimologia: Cesarea =femminile di Cesareo devoto a Cesare.

Santa Cesarea nacque ida Luigi e Lucrezia, dopo una attesa di oltre dieci anni dal matrimonio e al termine di una pia pratica delle devozioni sabatine, suggerita da un eremita Giuseppe Benigno. Rimasta orfana della madre quando era ancora adolescente, Cesarea fu costretta ad abbandonare la casa dei genitori, per sfuggire alle insane tentazioni del padre; si rifugiò in una grotta della marina di Castro, sotto un colle roccioso presso Otranto. Qui visse la sua vita di privazioni e di preghiera, votata ad una totale dedizione a Dio, divenendo una eremita la cui fama si estese in tutta la Terra d’Otranto. Dopo la sua morte avvenuta nella grotta da dove non era più uscita, sempre nel secolo XIV, fu eretta una chiesa sul posto, che divenne centro del suo culto fin dal secolo XVII. Nel 1924 essa fu affidata ai Francescani che la sostituirono con una nuova, eretta poi in parrocchia nel 1954. In onore di s. Cesarea sorsero altre chiese nei centri del Salentino, in particolare a Francavilla Fontana (Brindisi) che alcune tradizioni classificano come patria d’origine della santa.Patrona di Porto Cesareo in provincia di Lecce; la sua festa liturgica è al 15 maggio. La città di Santa Cesarea Terme festeggia la sua patrona l’11 settembre di ogni anno, data tradizionale dell’evento della fuga di Cesarea, con una processione che dopo aver percorso tutte le vie della cittadina termina con un corteo di barche alla grotta dove sarebbe vissuta e morta. Il culto è molto diffuso in tutta la Puglia e il nome Cesarea è molto usato in tutta la provincia leccese.


Autore:
Antonio Borrelli


giovedì 14 maggio 2026

O miei dolci animali

 

O miei dolci animali 

Ora l’autunno guasta il verde ai colli,
o miei dolci animali. Ancora udremo,
prima di notte, l’ultimo lamento
degli uccelli, il richiamo della grigia
pianura che va incontro a quel rumore
alto di mare. E l’odore di legno
alla pioggia, l’odore delle tane,
comè vivo qui fra le case,
fra gli uomini, o miei dolci animali…
Questo volto che gira gli occhi lenti,
questa mano che segna il cielo dove
romba un tuono, sono vostri, o miei lupi,
mie volpi bruciate dal sangue.
Ogni mano, ogni volto, sono vostri.
Tu mi dici che tutto è stato vano,
la vita, i giorno corrosi da un’acqua
assidua, mentre sale dai giardini
un canto di fanciulli. Ora lontani,
dunque, da noi? Ma cedono nell’aria
come ombre appena. Questa la tua voce.
Ma forse io so che tutto non è stato.

Salvatore Quasimodo

Cesare Polacco

Cesare Polacco
(
Venezia, 14 maggio 1900Roma, 2 marzo 1986)
è stato un
attore e doppiatore italiano.

Nacque  in una famiglia ebraica, figlio di Davide Polacco e di Rosa Trevi. Esordì a teatro nel 1920 con la compagnia teatrale di Emilio Zago, interpretandovi gran parte del repertorio goldoniano, da La casa nova a Il burbero benefico. Successivamente, entrò a far parte della compagnia veneziana di Gianfranco Giachetti, che spaziava dal repertorio in italiano a quello in dialetto veneto. Nel 1928 si trasferì a Roma, dove recitò dapprima nella compagnia di Alda Borelli e in seguito in quelle di Tatiana Pavlova e Virgilio Talli. Nel 1938, con la promulgazione delle leggi razziali da parte del regime fascista, la sua carriera artistica subì un drastico rallentamento, costringendolo ad operare sotto falsa identità.Al termine della seconda guerra mondiale, poté riprendere a lavorare alla luce del sole, trovando scritture soprattutto alla radio. Pur con una lunga gavetta in teatro e nel cinema rimase ai margini in entrambi i settori, relegato inesorabilmente anche dal suo fisico asciutto, non da giovane primattore, a ruoli marginali di secondo o terzo piano, senza poter accedere alla notorietà, venendo richiesto per incarnare quasi sempre personaggi spregevoli, viscidi, assassini su commissione, traditori, vigliacchi, falsi, tutti però resi con grande senso della misura e adesione al ruolo, tanto da farlo considerare uno dei caratteristi più apprezzati del cinema e del teatro italiani. Dopo una lunga militanza in compagnie teatrali di prim'ordine, nella seconda metà degli anni sessanta entrò a far parte del prestigioso Piccolo Teatro di Milano, recitando in alcune opere dirette da Strehler come Coriolano (1957), Platonov (1959), La visita della vecchia signora (1960) e in quattro spettacoli brechtiani di grande successo quali L'anima buona di Sezuan (1958), L'opera da tre soldi (1960), Vita di Galileo (1963), Santa Giovanna dei Macelli (1970). Così come sono secondari i ruoli sostenuti sul palcoscenico, altrettanto lo sono quelli ricoperti sul grande schermo, dove l'attore prese parte a numerose pellicole, principalmente di genere bellico o avventuroso, ma talvolta anche comico-brillanti. In possesso di una bella voce, si dedicò pure al doppiaggio, prestandola per attori di ottima tempra e caratteristi stranieri come Howard Da Silva ne La dalia azzurra, Chill Wills ne Le ragazze di Harvey, Jack Carson in Palcoscenico, Louis Calhern in Notorious - L'amante perduta, Richard Boone ne L'uomo senza paura, senza dimenticare Aldo Silvani, ottimo doppiatore a sua volta, nel ruolo del signor Giraffa ne La strada di Federico Fellini, probabilmente voluto dal regista riminese per assicurare al personaggio una credibile cadenza veneta. Per la Disney prestò la voce a Gongolo in Biancaneve e i sette nani (edizione del 1937). La popolarità presso il grande pubblico giunse per Cesare Polacco con l'interpretazione, ricca di umorismo e ironia, dell'ispettore Rock nei "mini-gialli" dei Caroselli girati tra il 1957 e il 1968, dove alla fine, in risposta al suo fedele assistente (interpretato dall'attore Giuliano Isidori) che gli dice stentoreo: "Lei è un fenomeno, ispettore. Non sbaglia mai!", Polacco si toglie con studiata lentezza il cappello, esibendo il suo cranio calvo e pronunciando una frase rimasta celebre nella storia della pubblicità televisiva: "Non è esatto! Anch'io ho commesso un errore, non ho mai usato la brillantina Linetti". In televisione apparve anche come attore, sempre in ruoli marginali, in sceneggiati come La figlia del capitano (1965) di Leonardo Cortese, I promessi sposi (1967) di Sandro Bolchi, nella breve, ma memorabile parte del Conte zio, Le mie prigioni (1968) e I fratelli Karamazov (1969), tutti diretti da Sandro Bolchi, oltre all'episodio Il tredicesimo coltello diretto da Camillo Mastrocinque per la serie Le avventure di Laura Storm (1966). Sposato con l'attrice Eugenia Zorn, dalla quale ebbe tre figlie, Elena, Arduina e Marina, rimasto vedovo nel 1940, sposò in seconde nozze nel 1947 Clelia Bernacchi. Morì in seguito alle complicazioni di una broncopolmonite all'età di 85 anni.  È sepolto nel settore ebraico del cimitero del Verano.

Che fai tu luna in ciel?


Che fai tu luna in ciel? Guardi gli amanti ed ogni amante,
oh luna, guarda te.
Non vedi di lassu gli occhi sognanti
di quello che ti guarda e pensa a me?
E quando il suo pensier
col mio pensier si incontrerà,
un astro accanto a te s'accenderà.
E quando la mia bocca
la sua bocca sfiorerà,
il mondo intero canterà.

Brinniti 1955

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