mercoledì 8 luglio 2026

Antonio Maglio

Antonio Maglio
(
Il Cairo, 8 luglio 1912Roma, 7 gennaio 1988)

è stato un medico italiano, specialista in neuropsichiatria, dirigente dell'Inail e figura chiave per la nascita dei Giochi paralimpici, la cui prima edizione si tenne a Roma nel 1960 grazie alla sua iniziativa. Direttore del Centro Paraplegici di Villa Marina a Ostia, sul litorale romano, ha dedicato la sua vita professionale al miglioramento delle condizioni esistenziali e al reinserimento sociale delle persone affette da lesione spinale.  Futuro luminare delle terapie di riabilitazione per persone con paraplegia dovuta a mielolesioni, Antonio Maglio trascorse i primi 17 anni di vita in Egitto in quanto figlio di un diplomatico, il padre Raffaele, che svolgeva i propri incarichi presso la corte di re Fuad I. L’ambiente cosmopolita e denso di stimoli intellettuali dei suoi primi anni di formazione ha di certo contribuito allo sviluppo di una personalità volitiva, aperta al cambiamento e alla curiosità verso culture e prospettive diverse (parlava disinvoltamente l’inglese, il tedesco e l’arabo). Al conseguimento del diploma liceale, fece ritorno in Italia dove si laureò in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Bari nel 1935. Negli anni universitari, frequentò movimenti studenteschi, come l'Azione cattolica e la Federazione universitaria cattolica italiana, osteggiati dal regime fascista che, in quel momento storico, viveva il suo massimo consenso. Proprio in questo periodo strinse amicizia con Aldo Moro, all’epoca studente di giurisprudenza nello stesso ateneo, col quale mantenne ottimi rapporti per tutta la vita, fino alla tragica fine dello statistaAbilitato all’esercizio della professione medica nel 1936, due anni dopo, nel 1938, venne assunto dall’Inail e si trasferì a Trieste presso la Consulenza medica dell’Istituto. Durante la Seconda guerra mondiale, prestò servizio come ufficiale medico sul fronte italo-jugoslavo, dove diresse il servizio sanitario del 34° reggimento artiglieria divisione Sassari, ed ebbe modo di assistere numerosi soldati con gravi lesioni, tra cui paraplegie dovute a compromissione del midollo spinale. Tutte esperienze che probabilmente orientarono il futuro professionale del medico che, qualche anno più tardi, avrebbe promosso un approccio innovativo per il trattamento e la riabilitazione dei pazienti mielolesi. Dopo la guerra, Maglio si specializzò in neurologia e psichiatria e divenne assistente volontario presso la cattedra di “Clinica delle malattie nervose e mentali” della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Roma - La Sapienza, incarico che ricoprì fino al 1957. Nei suoi studi delle lesioni midollari, trovò grande ispirazione nelle terapie sperimentali utilizzate presso l'ospedale di Stoke Mandeville (nel Sud-Est dell'Inghilterra), il più importante centro di riabilitazione motoria inglese dell’epoca. Qui, un brillante neurologo ebreo tedesco espatriato nel 1939 e naturalizzato inglese, Ludwig Guttmann, direttore del centro, aveva introdotto i veterani di guerra con lesioni spinali allo sport come forma di riabilitazione. Convinto che lo sport fosse una chiave fondamentale per offrire ai pazienti non solo una terapia fisica ma anche una medicina per lo spirito, Maglio abbracciò questa visione innovativa e stabilì con Guttmann un intenso e proficuo rapporto professionale e umano. Nel 1957 fu nominato direttore del neocostituito Centro Paraplegici dell'Inail "Villa Marina", a Ostia. Ispirandosi ai programmi di sport-terapia di Guttmann, Maglio adottò metodologie moderne che rivoluzionarono le terapie riabilitative fino a quel momento sperimentate in ambito medico in Italia, grazie anche alla pratica di discipline come atletica leggera, nuoto, pallacanestro, scherma, tennistavolo, tiro con l'arco per il trattamento dei mielolesi. Tutto questo comportò una significativa riduzione dei tassi di mortalità tra i pazienti, contribuendo a migliorare il loro benessere psicologico. Antonio Maglio fu un uomo lungimirante, nonché un pioniere. All’epoca non esisteva il concetto di riabilitazione per chi aveva una lesione midollare, si pensava che le persone con questo tipo di disabilità non potessero recuperare un ruolo civile e sociale. Introdusse concetti fino ad allora ignoti nel protocollo del tempo, come la presa in carico dei pazienti, la terapia occupazionale, il reinserimento socio-lavorativo. In breve, sotto la sua direzione Villa Marina divenne un centro di eccellenza per il recupero psico-fisico delle persone affette da lesioni midollari. Per Maglio la riabilitazione, per essere efficace, doveva includere il recupero psicologico dei pazienti, la ricostruzione dell'autostima e della volontà di reinserirsi nella società. Le persone mielolese, spesso, soffrivano di depressione grave, erano destinate a rimanere emarginate ed erano a rischio suicidio. Maglio individuò lo sport quale strumento determinante per raggiungere l’obiettivo del loro reinserimento nella società e stabilì nuovi protocolli per permettere di praticarlo come terapia all’interno del Centro paraplegici di Ostia. Venne predisposto intorno al Centro tutto il necessario, sfruttando anche il luogo geografico, vicino al mare. Maglio inserì nei protocolli, per esempio, l’idroterapia: fece costruire una barca con una panca che permetteva di calare in mare i pazienti disabili e così sfruttò a fini terapeutici il ruolo anti-gravitazionale dell'acqua. Inoltre, vennero realizzati campi di pallacanestro e i pazienti furono avviati a quasi tutte le pratiche sportive esercitate dagli atleti olimpici.

La nascita dei Giochi Paralimpici

Sin dal 1956 Maglio aveva iniziato a far partecipare i suoi pazienti ai Giochi internazionali di Stoke Mandeville, competizione sportiva per atleti in carrozzina organizzata dal suo collega Ludwig Guttmann, che dal 1948 si teneva appunto nella cittadina britannica. Nel 1958, Maglio propose a Guttmann di far svolgere la manifestazione a Roma nel 1960, in modo da poter sfruttare l'opportunità offerta dalle Olimpiadi che si sarebbero tenute in Italia in quell'anno. Grazie alla determinazione e alla capacità organizzativa del medico italiano, l'ambizioso progetto di combinare i Giochi per persone con disabilità con le Olimpiadi divenne realtà. A settembre del 1960, Roma ospitò la prima edizione ufficiale dei Giochi Paralimpici (all’epoca non ancora noti con questo nome) al complesso sportivo "Tre Fontane" e alla piscina del Foro Italico. La manifestazione, svoltasi subito dopo le Olimpiadi, coinvolse 400 atleti provenienti da 22 paesi, un evento che segnò una svolta storica nella percezione della disabilità e dello sport e che nel 1984 fu riconosciuto dal Comitato Paralimpico Internazionale come la prima edizione delle Paralimpiadi[3][4]. Per la prima volta nella storia, i giochi degli atleti paraplegici furono inseriti nel contesto dello sport olimpico, subito dopo lo svolgimento delle Olimpiadi. Fu superata la visione di separatezza e quasi “ghettizzazione” che caratterizzava invece l’organizzazione dei Giochi di Stoke Mandeville. In base alle parole della moglie Maria Stella Calà Maglio, tra Antonio Maglio e Ludwig Guttmann c’era una «profonda amicizia. Guttmann mi disse: "Signora, lei ha sposato il miglior riabilitatore d’Europa". Testuali parole».. Maglio continuò a dedicarsi con passione alla promozione dello sport paralimpico fino agli anni ‘80, facendo gareggiare numerosi atleti paraplegici italiani nelle competizioni internazionali. Grazie al suo instancabile impegno, contribuì a costruire una società più inclusiva e rispettosa verso le persone con disabilità. Antonio Maglio può essere considerato un precursore dei tempi per il suo approccio innovativo alla disabilità. Negli anni immediatamente pre e post-bellici, la società vedeva le persone mielolese come esseri umani irrecuperabili e lo Stato le considerava solo come persone da assistere e indennizzare. Per Maglio il paziente mieloleso doveva invece essere considerato un cittadino come gli altri. E ciò poteva realizzarsi in pieno soltanto con un adeguato reinserimento nel proprio contesto sociale: la famiglia, la scuola, l’ambiente lavorativo. Questo per Maglio rappresentava uno dei cardini del percorso riabilitativo da lui ideato. Al di là dell’exploit paralimpico del 1960, la carriera di Antonio Maglio, a partire dall’assunzione presso la Consulenza medica dell’Inail del 1938 e passando per la nomina a direttore del Centro Paraplegici "Villa Marina" nel 1957, è proseguita con affermazioni costanti: la promozione a Direttore sanitario centrale nel 1968, quella a Responsabile della direzione del Servizio per la gestione dell’assistenza ai grandi invalidi nel 1969, l’incarico di Sovrintendente medico generale nel 1971 e di Vice direttore generale del 1972, fino al pensionamento arrivato il 1º gennaio 1977.

Nel 1972 sposò in seconde nozze Maria Stella Calà. Da una precedente unione ha avuto un figlio, deceduto all’età di sei anni a causa di una meningite. La moglie ricorda ancora oggi il defunto marito come una persona umile e buona.

«Non ha mai cercato la gloria, non ha fatto ciò che ha fatto per la gloria, ma lo ha realizzato per le persone, affinché potessero tornare alla vita così come tutte le altre. È stata veramente una missione illuminante e lungimirante. Lui non ha mai cercato la gloria, non ha mai detto "Io ho fatto questo". L’ho anche rimproverato per questo, gli dicevo che non si era fatto brevettare nulla. La sua risposta: "Sarebbero costate di più alle persone disabili". E se io gli dicevo che qualcun altro l’aveva fatto, lui rispondeva: ‘Ma non sono stato io’. Che persona era Antonio Maglio».

Si spense all'età di 76 anni per un malore cardiaco.

Un padre benestante

Un padre benestante, volendo che suo figlio sapesse cosa significa essere povero, lo portò a trascorrere un paio di giorni in montagna con una famiglia contadina. Trascorsero tre giorni e due notti nella loro casa di campagna.In macchina, tornando in città, il padre chiese al figlio:

-Cosa ne pensi dell'esperienza?
-Bella, rispose il figlio con lo sguardo perso in lontananza.
E… cosa hai imparato?, insistette il padre.
Il figlio rispose:
1- Noi abbiamo un cane e loro ne hanno quattro.
2- Noi abbiamo una piscina con acqua stagnante che arriva a metà del giardino… e loro hanno un fiume senza fine, di acqua cristallina, dove ci sono pesciolini e altre bellezze.
3- Noi importiamo torce dall'Oriente per illuminare il nostro giardino… mentre loro si illuminano con le stelle e la luna.
4- Il nostro cortile arriva fino alla recinzione… e il loro arriva all'orizzonte.
5- Noi compriamo il nostro cibo;… loro seminano e raccolgono il loro.
6- Noi ascoltiamo CD… loro ascoltano una perpetua sinfonia di uccelli, pappagalli, rane, rospi, coleotteri e altri animaletti.
7- Noi cuciniamo su una stufa elettrica… loro, tutto ciò che mangiano ha quel glorioso sapore del focolare a legna.
8- Per proteggerci, viviamo circondati da un muro, con allarmi… loro vivono con le porte aperte, protetti dall'amicizia dei vicini.
9- Noi siamo connessi al cellulare, al computer, alla televisione… loro, invece, sono “connessi” alla vita, al cielo, al sole, all'acqua, al verde della montagna, agli animali, alle loro coltivazioni, alla loro famiglia, e soprattutto a Dio.
Il padre rimase colpito dalla profondità del figlio… e allora il figlio concluse:
-Grazie papà, per avermi insegnato quanto siamo poveri!
Ogni giorno siamo sempre più poveri di spirito e di apprezzamento per la natura. Ci preoccupiamo di AVERE, AVERE, AVERE e ANCORA AVERE invece di preoccuparci di ESSERE...
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Non ho mai capito

 


Si tratta di capire

 


Capire è difficilissimo


 


Teste vuote


 

8 luglio San Procopio



Martire
Aelia (Gerusalemme) - † Cesarea di Palestina, 8 luglio 303

Etimologia: Procopio = che promuove, dal greco
Emblema: Palma

Lo storico Eusebio di Cesarea, ne “I martiri della Palestina” ci dà un’informazione riguardo i cristiani morti per la loro fede, negli anni che seguirono il decreto di persecuzione di Diocleziano del 303 in Palestina.  Eusebio cita Procopio come il primo dei martiri della Palestina, ma con poche notizie; egli fu condotto davanti al tribunale del governatore dove gli fu chiesto di sacrificare agli dei, ma Procopio si rifiutò, allora fu invitato a fare delle libagioni ai quattro imperatori, ma ancora una volta egli rispose, citando un motto di Omero “Non è bene che vi sia un governo di molti; uno sia il capo, uno il re”. Giacché fu una risposta che non garbò ai suoi giudici, ebbe subito troncata la testa. Il giorno del martirio è stato interpretato dai calendari bizantini l’8 luglio, l’anno comunque è il 303. Da una traduzione siriana e latina, di una narrazione più lunga, di cui si conservano frammenti in greco, si può aggiungere a quanto già detto, che Procopio, nativo di Aelia (Gerusalemme), si era stabilito a Scitopoli, dove espletava tre funzioni: lettore, interprete in lingua siriana ed esorcista. Fin dall’adolescenza si era votato alla castità ed alla pratica delle virtù, con severi digiuni e dedito all’ascesi; se nelle scienze profane era di cultura mediocre, era invece la Parola di Dio suo solo argomento di studio. Il racconto prosegue con Procopio condotto con altri compagni a Cesarea di Palestina, alla presenza del governatore Firmiliano e del giudice Flaviano e da qui si ricollega a quanto già detto  sopra. La figura di s. Procopio martire costituisce un ‘caso’ a sé nella metodologia agiografica antica, infatti ben tre ‘leggende’ successive elaborano la sua figura e il suo martirio. Dalla prima ‘leggenda’ cito solo l’episodio che vede il carnefice Archelao, che alzata la mano per giustiziarlo rimane paralizzato e muore, poi il successivo episodio che vede Procopio, a cui è stato posto del carbone ardente e dell’incenso nel palmo della mano, per farglielo deporre sull’altare degli dei, che rimane immobile nonostante le bruciature. Nella seconda ‘leggenda’, Procopio si converte a seguito di una visione della Croce; il nome Procopio ricompare quando essendo in carcere gli compare Gesù che lo battezza. La popolarità del martire fu grande nella Chiesa bizantina e in tutta l’antichità. In Occidente il primo ad introdurlo nel suo ‘Martirologio’ fu Beda all’8 luglio e da lì poi passò alla stessa data nel ‘Martirologio Romano’. A Scitopoli, sua città d’origine e luogo del suo ministero, gli fu eretta una cappella nel vescovado; a Cesarea di Palestina, luogo del suo martirio, venne eretta in suo onore una chiesa, ricostruita nel 484 dall’imperatore Zenone; mentre ad Antiochia vennero deposte le sue reliquie nella chiesa di S. Michele; a Costantinopoli infine, vi erano ben quattro chiese in suo onore.

Antonio Borrelli

Antonio Maglio

Antonio Maglio ( Il Cairo , 8 luglio 1912 – Roma , 7 gennaio 1988 ) è stato un medico italiano , specialista in neuropsichiatria , diri...