sabato 6 giugno 2026

O MIO CUORE

O MIO CUORE...

O mio cuore, o mio cuore dai fremiti selvaggi

che a la voragine guati 


e ridi e soffri e ghigni del vuoto ove cadrai

con tutti gli altri cuori,


povero vecchio cuore, il pianto che ti viene

è quello della vita.


Ascolta ancora e sempre. Pria di cader nel buio 

discernerai le voci.


Voci lunghe di pianto e ululati di vinti,

risa livide e bieche.


Il fischio dell'egoismo, il tremito dell'ira,

le melodie dell'odio.


Orgoglio e gelosia, invidia, accidia, insidia,

forte tra sé cozzanti.


Il banchetto di Satana sugli avanzi di Dio:

dopo il prete becchino.


O mio cuore saluta quella forza che rugge,

inchinati e saluta!


Tu non sei degno ancora della città sovrana,

attendi o cuore e impara. 


Nino Oxilia

Il cuore è pieno di farfalle d'oro

 

Il cuore è pieno di farfalle d'oro
che volano e scintillano.
Cento campanellini squillano
dentro di me con lieve
ritmo argentino.
I pensieri compaiono, scompaiono,
giocano a rimpiattino,
fanno a palle di neve...
E il verso brontola...
Sono stanco delle parole
consuete.
Ho sete
di cantarti, o cuore,
liberamente
saltando ridendo piangendo d'amore.
Nino Oxilia

È tardi



È tardi

È bene che si vada.
È tardi. È molto tardi.
Vieni, dammi la mano;
rifacciamo la strada!
La tua casa è lontano.
Perché taci e ti guardi
la punta delle dita?
Piccola tu, mia vita,
vieni, fa tardi.
Le nubi si sono raccolte
tutte su Monte Mario
chiudendo l'ali grige.
Tu piangi e non sai perché piangi.
S'accendono i lumi;
tu vorresti dirmi qualcosa
e mi accarezzi le mani
e i tuoi occhi luccicano
tra le lacrime.
Vieni, dammi la mano;
è bene che rincasiamo.
Non dirmi nulla: io so bene
perché tu piangi.
Andiamo, mia piccola, vieni.
Tu piangi perché fa sera.

Nino Oxilia

Nino Oxilia



Angelo (Nino) Oxilia
Torino il 13 nov. 1889
Monte Tomba, 18 nov. 1917),

E' stato un giornalista, scrittore, poeta e regista italiano. La sua famiglia era di origine ligure, di Loano. Iniziò la sua carriera come giornalista, lavorando per la Gazzetta di Torino e per il Momento. Fu scrittore e poeta crepuscolare, sceneggiatore e regista di film. Studente dell'Università degli Studi di Torino, fu esponente di spicco della vita goliardica e culturale della città, entrando precocemente in contatto con i movimenti dei Crepuscolari e dei FuturistiLo portò al successo la commedia Addio giovinezza! (1911), scritta in collaborazione con Sandro Camasio, dalla quale furono tratte ben quattro pellicole cinematografiche, la prima delle quali girata dallo stesso Camasio. Una precedente collaborazione di Oxilia e Camasio aveva dato alla luce la commedia La zingara (1909). Compose quindi la commedia La Donna e lo specchio, poi, con Sandro Camasio e Nino Berrini, la goliardica rivista teatrale Cose dell'altro mondo[4], di taglio arguto e satirico, anche questa di successo. Fu autore di Il commiato - inno goliardico dei laureandi della facoltà di giurisprudenza dell'Università di Torino (1909). Questa celebre canzone, scritta in collaborazione con Giuseppe Blanc, costituisce l'antenato diretto di Giovinezza: venne appunto in seguito radicalmente riadattata e modificata, in successive versioni, dal regime fascista. Secondo uno studio del 2013 l'inno, nella versione originale, era stato una risposta di Oxilia a una poesia di mezzo secolo prima del milanese Emilio Praga, poeta "maledetto" appartenente alla Scapigliatura; inoltre esso affonderebbe le radici più remote nell'esaltazione della giovinezza della Rivoluzione francese, rifacendosi a un simbolo contenuto nel celebre dipinto di Eugène Delacroix, La Libertà che guida il popolo, custodito al Louvre di Parigi. Nel 1909 pubblicò la raccolta poetica Canti brevi, per i tipi dell'editore Spezia di Torino; altre sue poesie, ritrovate manoscritte nello zaino di Oxilia dopo la morte, furono raccolte in un'opera postuma, Gli orti (1918), con prefazione dell'amico Renato Simoni.[7] Partito per il fronte durante la prima guerra mondiale, vi morì falciato da una granata sul Monte Tomba mentre partecipava alla difesa della linea del Monte Grappa. Con D.L.L. 12 giugno 1919 gli fu concessa postuma la medaglia d'argento al valor militare. È sepolto nel Cimitero monumentale di Torino. Nel 2014 la Cineteca di Bologna ha pubblicato in DVD la pellicola di Oxilia Sangue blu del 1914, con la diva Francesca Bertini; il DVD comprende anche un docufilm sulla vita e le opere di Nino Oxilia, a cura di Giovanni Lasi

6 giugno Sant' Alessandro da Fiesole




6 giugno Sant' Alessandro da Fiesole
Vescovo 
† 823
Etimologia: Alessandro = protettore di uomini, dal greco

Nacque in Fiesole da nobile famiglia, e fino dalla giovinezza fu al servizio della cattedrale, della quale fu nominato arcidiacono dal vescovo Leto. Alla morte di Leto, fu eletto vescovo della propria città, intronizzato e condotto a Roma per ricevere la consacrazione episcopale dal papa. Tornato a Fiesole, iniziò il suo ministero con grande zelo, ma in mezzo a grandi difficoltà. La chiesa fiesolana, che già in passato aveva subito spoliazioni e rovine, soffriva in quel tempo per i soprusi dei feudatari fiesolani, che l'avevano privata di tutti i suoi beni riducendola in assoluta povertà. Per rimediare a tanti mali Alessandro si portò nell'823 a Pavia dall'imperatore Lotario, che lo accolse benevolmente e, aderendo alle sue richieste, confermò a lui ed ai suoi successori i beni ingiustamente sottratti e, con magnanima benevolenza, concesse loro anche il possesso del castrum di Fiesole e di quello di Monteloro in Val di Sieci. I signorotti fiesolani, venuti a conoscenza della cosa, gli corsero incontro col pretesto di congratularsi con lui. Lo attesero sulle rive del Reno, presso Bologna, e qui, fingendo di aiutarlo ad attraversare il fiume, lo gettarono invece nei gorghi della corrente, dove trovò la morte. Era il 6 giugno. Il suo cadavere fu trasportato a Fiesole per essere sepolto nella cattedrale, che allora era fuori della città, ai piedi del colle, ma, per ispirazione divina, fu portato, invece, entro le mura della rocca e inumato nell'unica chiesa ivi esistente, dedicata a San Pietro in Gerusalemme, sorta sulle rovine del tempio pagano degli «Auguri». Poco tempo dopo alcuni ricercatori d'oro nei sotterranei delle chiese, contro la volontà del vescovo Romano, suo successore, ne profanarono la tomba, dalla quale il corpo di Alessandro emanò bagliori così fulgenti, che essi, datisi a precipitosa fuga, morirono dallo spavento e dal terrore. Per la santità della sua vita, per la nobiltà della causa per la quale egli morì e per i miracoli operati dopo la morte, Alessandro fu onorato dai fedeli come santo e come martire, ed a lui fu dedicata la chiesa, decorata del titolo di basilica, dove riposava il suo corpo. Le sue ossa, il 25 marzo 1580, furono racchiuse in un pregevole sarcofago di marmo, nel quale si trovano ancora, fatto costruire dal vescovo Francesco Cattani da Diacceto. In suo onore fu fondata la chiesa parrocchiale (oggi prepositura) di Incisa in Val d'Arno. Fiesole ne celebra la festa il 6 giugno, giorno in cui è ricordato nel Martirologio Romano. Una sua immagine si trova nella cattedrale di Fiesole, in un trittico di Bicci di Lorenzo.


Autore:
Giuseppe Raspini



Cercami

 


O MIO CUORE

O MIO CUORE... O mio cuore, o mio cuore dai fremiti selvaggi che a la voragine guati  e ridi e soffri e ghigni del vuoto ove cadrai con tutt...