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sabato 8 agosto 2026

La nonna

La nonna

La nonna è molto vecchia, ha tante tante rughe e i capelli tutti bianchi; ma gli occhi
brillano ancora come due stelle; son più
belli, anzi, delle stelle, e così dolci, così
affettuosi, che il guardare in fondo ad essi
fa bene all'anima.
E sa anche le storie più curiose; ed ha un
vestito a grandi fiorami, di una stoffa di
seta così pesante, che accompagna ogni
movimento con un fruscìo.
La nonna sa tante cose, perchè è vissuta
un bel pezzo prima che il babbo e la
mamma fossero al mondo; e di questo
puoi star sicuro!
La nonna ha un libro di preghiere con
certi grandi fermagli d'argento, e legge
spesso nel libro.
Tra le pagine, c'è una rosa, schiacciata e
secca; non è così bella come le rose che le
stanno dinanzi, nel vaso; e pure essa le
sorride più affettuosamente che a quelle,
e, tal volta, sì, le vengono anche le
lacrime agli occhi.
Perchè guarda a quel modo il fiore
appassito dentro al vecchio libro?
Lo sai tu?
Ogni volta che la nonna lascia cadere una
lacrima sul fiore, il colore torna fresco, la
rosa si rialza ed il profumo riempie tutta
la stanza; e allora le pareti si squarciano,
come fossero veli di nebbia, e tutt'intorno
ecco apparire il bosco verde, lo splendido
bosco, dove il sole brilla tra le foglie; è la
nonna... sì, è la nonna, ma giovane
giovane, una cara giovinetta coi riccioli
biondi, con le guance rosee e rotonde,
bella e graziosa - nessuna rosa è più
fresca; e pure gli occhi, i begli occhi dolci
e luminosi, son sempre gli stessi.
A lato le sta un uomo, forte, bello e
giovane; egli le porge la rosa ed ella
sorride...
La nonna non sorride più così ora.
Il sorriso le solleva un istante le labbra...
è già svanito.
Le passano ora dinanzi molte figure,
molti pensieri...
Il bel giovane è sparito, e la rosa è nel
libro di preghiere; e la nonna... ecco là di
nuovo la vecchia signora, che guarda il
fiore appassito dentro al libro.
La nonna ora è morta.
- Era seduta nella sua poltrona, e
raccontava una magnifica novella, lunga
lunga.
"E adesso la storia è finita," - disse, "ed io
sono molto stanca; lasciatemi riposare un
poco..."
Si appoggiò all'indietro, sospirò
dolcemente, e si addormentò.
Ma il sonno divenne sempre più e più
quieto; il viso era pieno di gioia e di pace:
parve che lo sfiorasse un raggio di sole... -
e poi dissero ch'era morta.
Fu messa in un feretro nero, coperta d'un
lenzuolo candido: era bella, e pure gli
occhi erano chiusi, ma tutte le rughe
erano sparite, e la bocca sorrideva.
I capelli, bianchi come l'argento,
inspiravano reverenza, e l'aspetto della
morta non metteva per nulla paura: era
pur sempre la cara nonna, tanto tanto
buona.
Il libro di preghiere le fu posto sotto al
capo, com'ella aveva desiderato, e nel
vecchio libro rimase la rosa.
Così la nonna fu sepolta.
Sulla tomba, presso al muro del cimitero,
fu piantato un rosaio; ed il rosaio fiorì e
gli usignuoli venivano su quello a
cantare; e dalla chiesa vicina si sentiva
l'organo suonare gl'inni più belli, quelli
che erano nel libro, sotto al capo della
morta.
La luna splendeva sopra la tomba, ma la
morta non usciva mai, non si faceva mai
vedere: qualunque bambino avrebbe
potuto andarci di notte senza paura, a
cogliere una rosa, presso al muro del
cimitero.
Un morto solo ne sa molto più di tutti noi
vivi presi insieme; e sa l'angoscia che ci
procurerebbe una sua apparizione.
I morti sono migliori di tutti noi; e per ciò
non vengono.
Sopra la cassa sta la terra, e terra sta
dentro la cassa.
Il libro di preghiere, con tutte le pagine, è
polvere; e polvere è la rosa, con tutte le
sue memorie.
Ma sopra la terra fioriscono nuove rose;
sopra, canta l'usignuolo e suona l'organo;
e si pensa molto spesso alla nonna, dai
dolci occhi sempre giovani.
Gli occhi non muoiono.
I nostri rivedranno un giorno la nonna,
giovane e bella com'era allora, quando
baciò per la prima volta la fresca rosa
rossa, che ora è polvere dentro alla tomba.

Hans Christian Andersen

sabato 2 aprile 2022

La favola della mia vita



La favola della mia vita
 
Raggiungemmo Napoli,
proprio mentre il Vesuvio era in piena attività:
la lava scendeva dal monte oscuro,
tracciando radici di fuoco al pino di fumo.
Andai a vedere l'eruzione con Hertz
e qualche altro scandinavo:
la strada sale tra i vigneti e oltrepassa edifici isolati.
Ben presto la vegetazione diede luogo ad arboscelli
non più grandi di giunchi,
e il crepuscolo era una meraviglia per gli occhi:
Tra i monti viola dorme
Napoli bianco vestita,
Ischia sul mare fluttua
Come nube purpurea;
La neve tra i crepacci
Sta come studio candido di cigni;
Il nero Vesuvio leva il capo
Cinto di rossi riccioli.
Il tempo era calmo e bellissimo:
la lava splendeva contro il suolo buio
come un'immensa costellazione,
e la luna diffondeva più luce che al Nord
il mezzogiorno in una giornata coperta d'autunno.
 
Hans Christian Andersen

giovedì 2 aprile 2020

“La diligenza di Capodanno”

“Mezzanotte suonò sopra il villaggio
nella placida piazza solitaria…
le ore sobbalzano nell’aria
per la tacita volta senza raggio;
recava da lontano, intanto il vento
come un tintinnio garrulo d’argento,
e pel villaggio solitario; errare
un trotto di cavali si sentì;
un cavallo vicino, ecco nitrì
il gabellier si sporse per guardare;
qualche finestra ancor s’illuminò
e mezzanotte, lenta, risonò.
La diligenza a dodici cavalli
arriva con dodici signori.
e tutti, presto presto, venner fuori
con valige, con scatole, con scialli;
e il primo, un vecchio tremulo e bonario:
« Lode a Dio – esclamò – siamo in orario! »
Era il trentun dicembre ed era l’ora
che l’anno vecchio, curvo, se ne va,
nel mare eterno dell’eternità
svanisce, si disperde, si scolora,
mentre vanno per ville e per tuguri
baci e abbracci, brindisi e auguri.”

Hans Christian Andersen


Non importa.......

 
Non importa che sia nato
in un recinto di anatre:
l' importante è essere uscito
da un uovo di cigno.

Hans Christian Andersen

Hans Christian Andersen




(Odense 2 aprile 1805 – Copenaghen 4 agosto 1875)
Figlio di un venditore ambulante di calzini che fabbricava scarpe, Hans Andersen (1782-1816) e di Anne Marie Andersdatter (1773-1833). orfano a undici anni, a quattordici fuggì a Copenaghene diventò uno scrittore, uno dei massimi autori europei di letteratura per l’infanzia. Grazie all’aiuto di Jonas Collin, direttore del Teatro reale. Fin dal 1822 cominciò a pubblicare volumi di prosa e poesia e a comporre opere teatrali, ma il successo gli arrise soltanto con il romanzo L’improvvisatore (1835). Compì lunghi viaggi in Europa, Asia e Africa e fu autore fecondo, anche di resoconti di viaggio, come Il bazar di un poeta (1842). La sua fama si fonda però sugli oltre 150 racconti per l’infanzia, che appartengono ormai ai classici della letteratura mondiale. Ben lontano dall’imitare i suoi immediati predecessori nel genere del racconto, quali Charles Perrault, Antoine Galland ed E.T.A. Hoffmann, o i fratelli Grimm, Andersen seppe esprimere mirabilmente le emozioni più sottili e le idee più fini attraverso un uso equilibrato del linguaggio corrente e delle espressioni popolari, passando senza difficoltà dalla poesia all’ironia, dalla farsa alla tragedia, dal quotidiano al meraviglioso. La sua opera appare innovativa non solo nello stile ma anche nei contenuti: Andersen usò infatti un linguaggio quotidiano ed espresse nelle fiabe pensieri e sentimenti fino ad allora ritenuti estranei alla comprensione di un bambino, attraverso le vicende di re e regine storici o leggendari, ma anche di animali, piante, creature magiche e persino di oggetti. Alcuni fra i suoi titoli più noti sono Il brutto anatroccolo, I vestiti nuovi dell’imperatore, La regina delle nevi, Scarpette rosse e La sirenetta. Le fiabe di Andersen sono state tradotte in tutte le lingue e hanno ispirato innumerevoli opere teatrali, balletti, film, nonché opere d’arte figurativa.

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