Il presente che sacrifichi per il futuro non tornerà mai.
Quando finirò gli studi.
Quando troverò lavoro.
Quando guadagnerò di più.
Quando avrò una casa.
Quando i bambini cresceranno.
Quando avrò meno impegni.
Quando andrò in pensione.
Spostiamo sempre tutto un po' più avanti.
Come se la vita vera dovesse iniziare dopo il prossimo traguardo.
Poi raggiungi quel punto.
E quasi immediatamente compare un altro "quando".
È così che il presente rischia di diventare una sala d'attesa.
Non perché non accada nulla.
Ma perché la nostra attenzione è sempre qualche anno più avanti.
Il paradosso è che molte delle giornate che oggi consideri ordinarie... un giorno potrebbero essere proprio quelle che vorresti riavere.
Una cena qualunque.
Tuo figlio ancora piccolo.
I tuoi genitori ancora presenti.
Quel corpo che oggi critichi.
Una passeggiata senza un motivo particolare.
Una casa che oggi ti sembra troppo piccola.
Questo non significa smettere di costruire il futuro.
Significa non sacrificargli completamente il presente.
Puoi avere obiettivi.
Puoi essere ambizioso.
Puoi desiderare una vita diversa.
Ma ogni tanto chiediti:
"Sto vivendo questa fase...
o la sto soltanto attraversando aspettando la prossima?"
Perché la vita non comincia quando finalmente avrai sistemato tutto.
Sta già succedendo.
Dentro le giornate normali.
Dentro gli intervalli.
Dentro quei momenti che non sembrano abbastanza importanti da meritare tutta la tua attenzione.
Forse "godersi l'intervallo" non significa vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo.
Significa qualcosa di molto più semplice: essere abbastanza presenti da accorgersi che è un giorno della propria vita.
Non vivere soltanto per arrivare.
Ricordati di esserci mentre vai.
Ed è anche questo uno dei temi di "CHIAREZZA": smettere di vivere con la mente sempre altrove e riportare attenzione su ciò che conta davvero, adesso.

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