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domenica 16 gennaio 2022

A mia madre

Niente è cambiato dacché sei morta,
a Vezzano la domenica si sentono chiari i rumori,
tra le bianche ghiaie scorre la Magra,
i soliti vecchi seduti
nella piazza folta di case
raschiano qualche parola
e batton sulle pietre il bastone
e i treni fumano laggiù nella valle
snodandosi verso Viareggio
che al mare occhieggia colore di perla.
Niente è cambiato dacchè sei morta
soltanto nella chiesa
tra i neri scialli delle popolane
non brillano più
 i tuoi capelli bianchi

Arei voluto essere ricco e forte
perché ti sentissi con me protetta,
ero forte solo di pensieri,
ricco solo d'amore,
avevo potere di cantare gli accesi sentimenti,
i ricordi che si avanzano
come lo schiocco delle artiglierie di soldati vittoriosi.
Sapevi com'ero fatto
e sorridevi e avevi timore del mio coraggio.
Ora sei morta,
e ora, o veramente mia,
chi come me ti immagina, ti vede, ti ama?
Come te odo, giudico, perdono,
a e le tue parole, il tuo accento,
il garbo delle tue sottigliezze
sono la musica che mi accompagna

Mario Tobino


Giovinezza

 


 


Giovinezza, dovevi essere
pianta al sole,
ebbro canto,
sudante corsa;
pensieri che riflettono
a prime luci di saggio senno.
Dovevi essere speranza.
Fosti ferma,
come una notte bieca
come una strega
fatta pietra.
Non ti riuscirono a torcere
anni su anni di veleno.
Sei fatta ora un'ombra delittuosa
su cui i bimbi giocano
cullati dalla luna.

Tobino Mario

Mario Tobino

(Viareggio, 16 gennaio 1910Agrigento, 11 dicembre 1991)

 è stato uno scrittore, poeta e psichiatra italiano.

Scrittore prolifico, esordì prima come poeta per poi affermarsi come romanziere. Le sue opere sono segnate da uno spiccato autobiografismo e da un forte connotato psicologico e sociale. Tobino nasce a Viareggio. Ragazzo vivace dopo il ginnasio, per tenere a freno una certa esuberanza e sopravvenuta insofferenza agli studi i genitori lo spediscono per un anno in collegio, a Collesalvetti. Ritornato a casa inizia gli studi liceali a Massa, ma la maturità la ottiene da privatista a Pisa. Il ragazzo già al liceo leggendo Machiavelli e Dante prova una emozione grandissima, segno premonitore della sua sensibilità e attitudine nello scrivere. Il giovane dal carattere volitivo e insofferente, con una propensione agli studi umanistici legata ad una encomiabile aspirazione di aiutare il prossimo malato, decide di iscriversi a medicina all'Università di Pisa, studi che proseguirono e si conclusero con la laurea in medicina nel 1936 all'Università di Bologna. Contemporaneamente al periodo universitario svolge un'attività letteraria, pubblicando alcuni scritti su riviste aperte ai contributi dei giovani letterati, e nel 1934 con il consenso positivo della critica pubblica Poesie, la sua prima raccolta di versi. Tobino dopo la laurea viene chiamato ad assolvere il servizio militare in un primo tempo a Firenze poi come ufficiale medico nel Quinto Alpini a Merano. Tornato a casa a Bologna si specializza in neurologia, psichiatria e medicina legale, e incomincia a lavorare all'ospedale psichiatrico di Ancona. Durante la sua permanenza in questo luogo di sofferenza e di disagio compone una serie di poesie, pubblicate nel 1939 col titolo Amicizia. Allo scoppio della seconda guerra mondiale viene richiamato e inviato sul fronte libico dove rimane fino al 1942: questa esperienza è raccontata nel romanzo Il deserto della Libia (1952) da cui son stati tratti due film, Scemo di guerra (1985)  e Le rose del deserto (2006). Ritornato in Italia pubblica la raccolta di poesie Veleno e Amore, il romanzo Il figlio del farmacista e i racconti riuniti sotto il titolo La gelosia del marinaio, e riprende a lavorare in ospedali psichiatrici, prima per alcuni mesi a Firenze passando in seguito definitivamente a quello di Maggiano in provincia di Lucca. Nel 1943 partecipa attivamente alla Resistenza contro i nazifascisti in Toscana, e dalle vicende di lotta partigiana e fratricida prende spunto per scrivere il romanzo Il clandestino. Nel dopoguerra Tobino si dedica con tutte le sue forze morali e spirituali alle sofferenze dei malati di mente, e contemporaneamente prosegue la sua attività di scrittore, raggiungendo una notorietà sempre più vasta e riconoscimenti numerosi. Muore ad Agrigento l’11 dicembre del 1991.

 

Ghianda acrostico