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sabato 13 giugno 2026

Certo vaso di rame

Certo vaso di rame
Si doleva dell'artefice severo,
Che di forza, alla brava,
Da lungo tempo lo rimartellava:
Il vaso si lagnava,
Parendogli soffrire onta e gravame:
Ma gli disse l'artefice sincero:
Tu non t'hai da doler se ti martello,
Perché così facendo,
Solo al tuo bene intendo:
Ti do la forma e ti fo saldo e bello. 
Arturo Graf

lunedì 19 gennaio 2026

IN CHIESA

IN CHIESA

Per tre cupe navate
di bieco stile, si incaverna la chiesa,
ai gran pilastri ed alle aguzze arcate
di granito, sospesa.
Un colore di zaffiro
scialbo lumeggia i vetri ai finestroni.
Dai frastagliati capitelli in giro
pende il buio a festoni.
Pari a stelle disperse,
luccicanti nel mar del firmamento,
splendono nella vana ombra sommerse,
le lampade d’argento.
Sopra l’altare maggiore,
un Cristo nudo sulla croce gronda sangue,
e morente sul trafitto cuore,
piega la testa bionda.
A. Graf

domenica 7 settembre 2025

SONETTO D’AUTUNNO

O stanco autunno, o pia mestizia e cara
Allo stanco mio cor, dacché la folle
Lusinga tacque, e con lo sdegno a gara
L’inquïeto desio più non vi bolle;

O stanco autunno, dalle smunte zolle
Cui l’uom prostrato maledice ed ara,
Dal muto bosco, dal deserto colle,
Tu spiri al cielo una dolcezza amara.

E mentre il vento se ne trae le fronde
Inaridite, e pei cadenti clivi
Muojon, pregando il sol, gli ultimi fiori;

Tu, scolorate larve, e tremebonde
Ricordanze nell’anima ravvivi,
E dolci sogni di perduti amori.

Arturo Graf (1848-1913)

martedì 22 aprile 2025

La fonte

 

Gelida, cristallina
dalla rupe zampilla
l’onda; giù per la china
fugge guizzando, brilla
del sole al lume, e franta
ride fra i sassi, in mezzo all’erba e canta
« Io son la dolce e pura
acqua che vien dal cielo,
onda che in nube e in gelo,
si muta e trasfigura;
la lucida e gioconda
acqua son io che terge e che feconda.
Venite a quest'aprica
piaggia quanti voi siete,
cui vince la fatica, cui travaglia la sete:
tutti io ristoro: assai
dolce è quest'onda e non s'asciuga mai.
Venga, vada o ci stia,
biondo abbia il crine o bruno,
io non chiedo a nessuno
come viva, chi sia.
Splende per tutti il sole:
alla pura onda mia beve chi vuole.

Arturo Graf

mercoledì 24 aprile 2024

Uccelletto

In cima a un'antica pianta
nel roseo ciel del mattino,
un uccelletto piccino
(oh, come piccino!) canta.
Canta? Non canta: cinguetta.
Povera, piccola gola,
ha in tutto una nota sola
e quella ancora imperfetta.
Perché cinguetta?
Che cosa lo fa parer sì giulivo?
S'allegra d'esser vivo
in quella luce di rosa...
Arturo Graf

martedì 7 febbraio 2023

La costanza è


 
La costanza è il seme più amaro da seminare,
ma tuttavia è la raccolta della frutta più dolce.
 

martedì 19 gennaio 2021

Il sapere.......


 

Padre Nostro


 
Padre che sei nei cieli, il nome tuo
sia benedetto.
Venga il tuo regno; in terra come in cielo
s'adempia il tuo precetto.
Il pane quotidiano oggi ne dona.
 
A noi perdona,
come oggi perdoniamo a chi ci offese.
E guardaci dal male e dalle tese
reti dell'avversario, che ne spia.
Padre che sei nei cieli, così sia.

Arturo graf

domenica 19 gennaio 2020

Al mio micino


SOLE INVERNALE

Candida e lieve le indurate ajuole
Copre la neve e il nudo poggio e i prati:
Rosseggiando, fra gli alberi sfrondati
Traluce l’occhio del cadente sole.

Il sanguigno fulgor, che incerto e breve
Tra i negri rami intirizziti splende,
Falde d’accesa porpora distende
E lembi d’oro sulla bianca neve.

Terra, il novo saluto e le promesse
Del sol ricevi: ancor rinverdirai;
Ancor, sciolta dal gel, ti coprirai
Di vaghi fiori e di gioconda messe.

Ma tu, mio cor, tu dall’antico lutto
Mai più, mai più non ti sciorrai. Che giova
Il sole a te? mio cor, chi ti rinnova?
Tu non darai mai più fiore né frutto.
 
Arturo Graf

Piccola fonte



  
Piccola fonte che pulluli e canti
dentro il mio cuore così dolcemente,
o nel silenzio sonora, lucente
nel fondo cupo, fra l'ombre sognanti!
Limpido gorgo, che lento, raccolto,
fluisci e canti nel chiuso, nell'imo,
o gorgo. sino dal tempo del primo
io quella mite tua musica ascolto.
Molti anni e molti già sorsero,assai
mutaron cose, svanirono amori:
piccola fonte, che allieti e ristori,
non t'esaurisci, non scemi tu mai?
Il dì vien meno; già d'ombre crescenti
la terra muta, già il cielo s'ammanta;
piccola fonte, tu pullula e canta,
dentro il mio cuore fin ch'io m'addormenti.
A.Graf.

Arturo Graf



 
(Atene, 19 gennaio 1848 – Torino, 31 maggio 1913)
è stato un poeta, aforista e critico letterario italiano

Poeta e Professore di Storia comparata  delle letterature neolatine  dal  1875  al 1910  e di Letteratura italiana dal 1882  al  1907 .  Rettore  dell’ Università  di Torino  dallo ottobre 1892 all’ottobre 1894.  Nato da  padre  tedesco  e madre anconetana, nel 1851 si trasferì  con  la  famiglia  a Trieste, e poi, mancato il padre, nel  1856  in  Romania ( a Braila ). Nel  1870 si laureò in Legge a Napoli .Dopo un  periodo trascorso  nuovamente in Romania e pochi mesi a Vienna, alla  fine del’74 si stabilì a Roma,dove nel ’75 conseguì  la  libera docenza in letteratura italiana con una dissertazione su Leopardi Nello stesso anno ottenne  un incarico  all' Università di Torino di  Storia  comparata  delle  letterature neolatine e poco dopo  quello di Letteratura  italiana . Pubblicò in  quegli anni  Dell’ epica neolatina primitiva (1876) ; Dello spirito poetico  dei  nostri  tempi  ( 1877 ); opere seguite  poi  da   Il   diavolo  ( 1889 ),  di  recente  ripubblicato,e l’anglomania  e  l'influsso  inglese  in  Italia  nel secolo XVIII(1911). Il lavoro medievistico di Graf ha i suoi punti più alti nei volumi Roma nella memoria e nelle immaginazioni del Medio Evo(1882-1833, II tomi),e in Miti,leggende e superstizioni del Medio Evo(1892-1893 ). Nel 1883 Graf fondava, con i più giovani Francesco Novati e  Rodolfo Renier ,il « Giornale storico della letteratura italiana », che  u per anni organo di punta della scuola storica.Dal 1882al 1907tenne la cattedra di Letteratura  italiana. Nel corso di questi anni, nell’aula VII della Facoltà  di  Lettere, in via Po, dalle  ore 15 alle 16 di ogni sabato , Graf svolgeva un  tipo particolare di lezioni (le cosiddette  «sabatine »),durante  le quali si leggevano versi, novelle,brani di romanzi e si intavolavano dibatti aperti a tutti.Intenso fu il suo impegno poetico(Medusa 1880;  Le  rime  della  selva, 1901; il romanzo Il riscatto, 1901, il saggio Per una fede, 1906). Nell’ultimo quindicennio di  vita  collaborò alla «Nuova antologia»,dove pubblicò testi poetici , brevi studi,poi raccolti in volumi ma  anche  interventi  sulla cultura contemporanea.Fu Rettore  dell’Università di Torino dall’ottobre 1892 all'ottobre  1894.  Si  spense a Torino.

Ghianda acrostico