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sabato 14 giugno 2025

A se stesso

 


Ho compiuti settant’anni,
E son qui pien di malanni
Che mi tocca sopportar
Con la gran filosofia
Di chi altro non può far.
Con la gran filosofia
Di chi aspetta d’andar via
Per più indietro non tornar.
Disperarsi è tempo perso,
Di restare non c’è verso:
Devo andare all’ora mia:
Dunque andiamo, e così sia.
V. Bettelloni Luglio 1910

sabato 26 aprile 2025

I due vomeri

Un dì d’autunno un vomere,
fattosi per lungo ozio rugginoso,
vide il fratel tornarsene
dai campi luminoso;
e domandò curioso:
“Sopra la stessa incudine,
fatti d’un solo acciaro,
io son pieno di ruggine,
tu sì pulito e gaio:
chi mai ti fe’ sì bello?”.
“Il lavoro, fratello”.

Cesare Betteloni

lunedì 11 luglio 2022

Però, se appena appena

 

Però, se appena appena

Però, se appena appena
m'avessi tu concesso
io t'avrei spesso
condotta a cena.
Si stava assai benino
un tempo a la Regina!:
buona cucina,
ottimo vino.
Là si potea cercare
il più riposto canto,
seduti accanto
gozzovigliare.
Quale a mensa il marito 
suol far con bella sposa,
io d'ogni cosa.
t'avreI servito. 
T'avrei del fritto scelti 
i più dolci pezzetti,
All'arrosto spiccato 
avrei la miglior carne
per dilettarne 
il tuo palato; 
con saggio accorgimento
l'insalata condita,
e a te le dita
ungervi e il mento.
Né pensar che pertanto
non t'empissi il bicchiere,
com'è dovere,
spesso, frattanto;
che a volte il mangiar troppo
non mi ti faccia nodo;
or bevi, è il modo
di tòr l'intoppo.
Anco alla gioia, induce...
Già tutti sanno, cose
miracolose
il vin produce!
Che cicaleccio gaio
non m'avresti tu fatto!
Ed io che matto,
che parolaio!
Che chiasso senza fine,
e che risate! a mensa
non ci si pensa
a merli o trine.

di Vittorio Betteloni

martedì 14 giugno 2022

Poi ti tenevo dietro piano piano



Poi ti tenevo dietro piano piano
 
Poi ti tenevo dietro piano piano,
Com’è costume dei novelli amanti,
Pur di scorgerti solo da lontano,
Senza parere all’occhio dei passanti:
E tu con atto cauto e sospettoso,
Per non mostrar che a me ponessi mente,
Volgevi a mezzo il capo tuo vezzoso,
Ad or ad or non molto di sovente;
Ma non molto di rado tuttavia
Temendo pur che addietro io fossi troppo,
O non pigliassi a caso un’altra via,
O in qualche amico non facessi intoppo.
Quindi arrivata, ancor sul limitare
Il piede soffermavi un breve istante:
Là t’arrestavi a rapida guardare
S’io pur non ero tuttavia distante;
Poscia,. Fatte le scale in un momento,
Al terrazzo accorrendo t’affacciavi;
Io ti venivo innanzi lento, lento,
Tu col sorriso allor mi salutavi.
 
Vittorio Betteloni

 

giovedì 1 luglio 2021

Nel Giardino a Luglio



Nel bel giardino, sotto il sole d'oro,
un ragno tesse la sua tela fina;
fra stelo e stelo, alla sua casettina,
porta un chicco di grano la formica.
Un'ape succhia il nettare di un fiore,
e, con voli felici, nel suo nidetto
fa un passero canoro, sotto il tetto.
Una gallina insegna ai suoi pulcini
come si becca..Ognuno ha il suo lavoro
nel bel giardino di luglio, sotto il sole d'oro.
 
Betelloni

lunedì 14 giugno 2021

Giochi infantili

 

Danzano i bimbi in giro,
tenendosi per mano.
lo tacito li ammiro,
seduto non lontano.
Tenendosi per mano,
danzano i bimbi in giro.

Danzano su lo spiazzo,
dinanzi de la villa,
con garrulò  schiamazzo;
e a lor, ne la pupilla,
la vivida sfavilla
gioia di quel sollazzo!


Cinqu'anni ha la Geltrude
e Massimo altrettanti.
Oh all'aria saltellanti
rosee gambette ignude!
Cinqu'anni ha la Geltrude,
e Massimo altrettanti.

Su i bianchi òmeri esili
balzano i ricci d'oro;
e atteggiansi le loro
vaghe membra infantili,
per natural decòro
a gesti ognor gentili.

Né al grosso can riesce
di starsene or piu cheto:
da la sua calma egli esce,
e a gran salti, indiscreto,
scodinzolando lieto,
a i giochi lor si mesce.

Son subito al molosso
tutti i fanciulli addosso.
Due gli tiran gli orecchi;
un la coda, e sul dosso
tentan salir parecchi;
né temon ch'ei si secchi.

Anzi li lascia fare
bonario e paziente.
Ma quelli ecco repente
voglion gioco mutare,
e dansi pazzamente
su 'l prato a scorrazzare.

Par che non tocchin terra,
cotanta han leggerezza!
Il cane anch'ei si sferra
con ebbra avventatezza,
e a i panni lor si serra,
latrando d' allegrezza.

La bionda aura serena
di gai strilli è piena:
le piante verdi e chete,
che intorno fan parete, 
a la gazzarra amena
sembrano assister liete.

Sembra che de i bambini
a la innocente e pura
giocondità Natura
e a lor favor s'inchini,
né i lor trastulli inquIni
d'ombra sinistra e scura.

Cosa non è che culli
l'animo increscioso
in piu blando riposo,
che assistere a i trastulli
e a 'l tripudio festoso
d'amabili fanciulli.

Ond'io la lor gaiezza
miro con tenerezza,
da 'l mio solingo scanno;
e non senza tristezza, 
penso che, a lor gran danno, 
uomini un di saranno.

Vittorio Betteloni

Un bacio non si chiede


Un bacio non si chiede
Ma per forza si prende ;
Donna che non concede ,
Tacita ve lo rende :
Pur io da innamorato ,
E da fanciul qual ero
Volli il bacio primiero
Che mi fosse accordato .
Difficil cosa molto
Ottener dal modesto
Labbro quel che va tolto ,
Come dico, e non chiesto ;
Pur mi ci adoperai
Con sì gentil maniera ,
Con sì calda preghiera ,
Che alfine la spuntai..
S’era nella stagione
Che al dolce amore invita ,
Palpita in embrione
La Natura infinita,
E complici parole
L’aura notturna invia ,
Serbando la malìa
Del tramontato sole .
Io le sedevo accanto ;
Con fervorosa prece ,
L’implorai tanto e tanto ,
Che buona ella si fece ;
Molto arrossendo il dono
Allor mi fu promesso ,
In picciolo, sommesso ,
Misterioso suono :
Suon come d’ala uscente
Dal già maturo nido ,
Come d’onda morente
Sul vagheggiato lido ,
Come sottil sospiro
D’aura che move a sera ,
Con molle orma leggera ,
Per la campagna in giro .
Tosto con brama viva
Lei tra le braccia tolsi ,
Lei concedente e schiva ,
E il primo bacio io colsi ..
Il labbro ella non porse ;
Ma per sottrarsi al mio ,
Pur con vezzo restio ,
Quinci il viso non torse :
Né fur si tosto impresse
Dalla mia bocca ardente ,
Che le sue labbra istesse
Mi baciar’ dolcemente :
Ancor me ne rimembra ,
Per convulsa dolcezza ,
Sotto la mia carezza ,
Tremavan le sue membra .
Poscia da me si tolse ,
Con dispetto improvviso ,
Insieme al suol rivolse
Sdegnosamente il viso ,
E da sè malcontenta
Mi respinse lontano ,
Con gli atti e con la mano .
Era tutta sgomenta
D’aver così gran cosa
A labbro d’uom concessa ,
crucciata e dispettosa
D’aver colto ella stessa
Un piacer singolare ,
D’aver sperimentato ,
Ch’è pur dolce il peccato
Del lasciarsi baciare .

Vittorio Betteloni


Vittorio Betteloni

 



(Verona, 14 giugno 1840
-Castelrotto/San Pietro in Cariano, 1º sett.1910)

è stato un poeta italiano.

Inizia, appena adolescente, a buttar giù versi con l'incoraggiamento del padre Cesare, anch'egli poeta, alla cui morte per suicidio, nel 1858, è affidato alla tutela dell'altro noto poeta e amico di famiglia, Aleardo Aleardi, che lo iscrive alla facoltà di legge dell'Università di Padova.Dal 1859 prosegue gli studi a Torino e poi a Pisa dove si laurea (1862) e scrive le prime prove poetiche, le trentatré liriche del Canzoniere dei vent'anni. Tornato a Verona, interrompe la tranquillità di una vita piuttosto ritirata solo per recarsi talvolta a Milano, dove frequenta il milieu della Scapigliatura e diventa amico di alcuni dei suoi esponenti. Nel 1869 pubblica la raccolta In primavera.Betteloni si sposa nel 1872 con Silvia Rensi, figlia di Francesco, animatore di un salotto letterario e patriottico nella città meneghina. Dalla moglie ha tre figli, tra i quali Gianfranco (nato nel 1876), anch'egli poeta, oltre che editore e curatore delle opere del padre. Negli anni Settanta la passione per le letterature in lingua inglese e tedesca si concretizza nella traduzione di parte del Don Giovanni byroniano, edita nel 1875 con il titolo di Aideia, e in quella completa del poemetto di Robert Hamerling Assuero a Roma, pubblicata l'anno dopo con titolo Nerone.1875  Carducci  è a Verona questo gli permette di conoscere il celebre poeta, con il quale stringe un'amicizia destinata a durare tutta la vita. Carducci legge le sue poesie, le apprezza e lo incoraggia nell'attività poetica; scrive una prefazione elogiativa, già apparsa nel Fanfulla della domenica, ai suoi Nuovi versi, pubblicati nel 1880.Dal 1877 insegna letteratura italiana nel Reale Collegio degli Angeli di Verona, traduce l'Arminio e Dorotea di Goethe, pubblicato nel 1892, e, completando l'opera intrapresa in passato, il Don Giovanni di Byron, edito nel 1897. Collabora inoltre ai due quotidiani scaligeri L'Adige e L'Arena. Muore nella villa che porta il suo nome, di proprietà dei suoi antenati fin dal 1665.


L'educazione