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sabato 22 febbraio 2020

Due foglie di basilico



Senti Roberta,  una volta
per non sapere davvero che fare,
sopra un treno di menta
  al passaggio,
mi parve un giardino di cortesie:

sono stato sempre così, lo sai,
sugli occhi ho sempre avuto
due foglie di basilico – e poi sono
come il padre che non lascia mai il campo,
con gli occhi al cielo aspetto la neve.
Se qualcosa di questo ti accadesse
o se qualcuno ti parlasse di un mondo che ormai
gira sul niente, ti prego, stringi i pugni
mangiati il cuore parla delle ragazze di crema
dei loro fiori in petto, delle melodie di velluto
dei bazar in piazza a Martano
caccia le unghie fai capire che volevamo
fare della poesia di lotta, con Conversano,
dei treni che vanno a Milano, del fustagno
che vestono i poeti, delle croci di mia madre
e che il niente da noi non è innocente,
dei lupi mannari, delle tue notti
da strega, di Bodini dei peperoni
o di quando ci aggiustiamo il sole in testa coi lupini,
dei barattoli di camomilla per l’inverno
delle mele cotte dei nostri cortili dei Turchi…
oppure dì soltanto che non è da tutti rubare al cielo
i suoi segreti. Non dovercene spiegare le ragioni.
 

Fate fogli di poesia poeti




Cominciate, poeti, a spedire fogli di poesia
Ai politi, gabellieri d’allegria
A chi ha perso l’aria di studente spaesato
A chi ha svenduto lo stupore di un tempo
Le ribalte del non previsto, ai sindacalisti, ai capitani d’industria
ai capitani di qualcosa,
usate la loro stessa lingua
non pensate, promettete… disarmateli se potete!
(al diavolo le eccedenze, poeti
le care eccedenze, le assenze anche,
i passeri di tristezza, i rapimenti
i pendoli fermi, i voli mozzi, i sigilli
le care figure accostate al silenzio
gli addentellati, i germogli, gli abbagli…
Al diavolo al diavolo).
Disprezzate i nuovi eroi, poeti
cacciateli nelle secche del mio gazebo oblungo
(ricco di umori malandrini, così ben fatto)
Fatevi anche voi un gazebo oblungo
chiudeteci le loro parole di merda
i loro umori, i loro figli, il denaro
il broncio della loro donne, le loro albe vivide.
Spedite fogli di poesia, poeti
dateli in cambio di poche lire
insultate il damerino, l’accademico borioso
la distinzione delle sua idee
la sua lunga morte.
Fatevi disprezzare, dissentite quanto potete
fatevi un gazebo oblungo, amate gli sciocchi artisti beoni
le loro rivolte senza senso
le tenerezze di morte, i cieli di prugna
le assolutezze, i desideri da violare, le risorse del tempo
i misteri di donna Catena.
Fate fogli di poesia, poeti vendeteli per poche lire.
 
Antonio Verri

Antonio Verri




Antonio Leonardo Verri
(Caprarica di Lecce, 22 febbraio 19499 maggio 1993)
è stato un romanziere, poeta, pubblicista ed editore italiano inquadrabile nel filone del postmodernismo letterario italiano. Aderì al Movimento Genetico di Francesco Saverio Dòdaro e fu tra i principali animatori del dibattito letterario degli anni ottanta dell'Avanguardia meridionale. Fa parte dei cosiddetti "poeti maledetti salentini" (detti anche "selvaggi salentini"), tra cui figura anche Salvatore Toma. Fondò e diresse le riviste letterarie Caffè Greco (1979-1981), Pensionante de' Saraceni (1982-1986) e Quotidiano dei Poeti (1989-1992) che dal maggio 1991 si interseca con un'altra testata: Ballyhoo - Quotidiano di comunicazione. Rimasta memorabile una sua "performance culturale"; quella di riuscire a diffondere per dodici giorni consecutivi il Quotidiano dei poeti, un quotidiano fatto di sola poesia, stampato a Maglie, presso la Erreci edizioni di Pino Refolo, e distribuito in giornata, attraverso una rete di amici e militanti, a Bari, Napoli, Roma, Matera, Perugia, Milano, Trento e Belluno. Collaborò con la rassegna Sudpuglia (1986-1993) e Titivillus (1991-1992), e diresse On Board (1990). Organizzò due edizioni di una mostra mercato di poesia pugliese, dal titolo: Al banco di Caffè Greco, e poi due mostre-letture, di cui la prima fu su James Joyce e Raymond Queneau e la seconda sullo Scrap, gioco di scrittura con scarti tipografici. Allestì poi, con la collaborazione di Raffaele Nigro, un dramma radiofonico alla Rai di Bari tratto dal suo Il fabbricante d'armonia, nel maggio 1985. Curò tutte le attività legate al Centro Culturale Pensionante de' Saraceni e le collane: I quaderni del Pensionante (1983-1987), Spagine. Scrittura Infinita (1991), Compact Type. Nuova Narrativa (1990), Diapoesitive. Scritture per gli schermi (1990), Mail Fiction (1991), delle quali "Spagine, Compact Type, Diapoesitive, Mail Fiction" furono ideazioni di Francesco Saverio Dòdaro in cui Antonio Verri entrava come co-curatore ed editore, Abitudini. Cartelle d'autore (1988-1990), e contribuì con il suo apporto alla collana de I Mascheroni (1990-1992) di "Media 2000". Un progetto a cui teneva particolarmente vide la luce nel 1992: Ballyhoo-Litterature, ovvero il Declaro. Il libro che nell'idea di Verri potesse contenere il suo mondo, una sorta di personale libro infinito. A Cursi, nel leccese, fu istituito il "Fondo internazionale contemporaneo Pensionante de' Saraceni", un'eccentrica e preziosa biblioteca composta da oltre tremila tra volumi, riviste, manoscritti, cataloghi, spartiti e audiovisivi.Morì in un incidente automobilistico.

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