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sabato 21 marzo 2026

I fiori mi dicono addio

I fiori mi dicono addio


I fiori mi dicono addio!
Chinando le loro corolle;
Che per sempre più non vedrò
Il suo viso e il paese natale.

Ebbene, miei cari, che importa!
Ho visto voi e la terra natia,
E questo brivido mortale
Come una nuova carezza l'accolgo.

E proprio perché ho capito
Il segreto di tutta la vita,
Passandole innanzi col sorriso,
Io dico ad ogni istante
Che tutto al mondo si ripete.

Che importa se verrà un altro?
La tristezza non roderà
Chi è partito, e alla donna abbandonata,
Ma cara, il nuovo venuto
Comporrà una canzone più bella.

E quel canto ascoltando nel silenzio,
La mia amata, con l'altro che l'ama,
Si ricorderà forse di me
Come d'un fiore che non si ripete.

venerdì 21 marzo 2025

Che notte!

 


Che notte! lo non posso.

Non riesco a ubriacarmi.
C’è un tale lume di luna!
È come se ancora custodissi
Nell’anima la giovinezza perduta.

Amica dell’estati ormai fredde,
Non chiamare il giuoco amore,
Meglio che questo lume di luna
Filtri sul mio guanciale.

Lascia che i tratti guastati
Esso disegni arditamente:
Tu non potrai disamare
Così come non hai saputo amare.

Amare si può solo una volta,
E tu mi sei lontana
Perché invano ci chiamano i tigli,
Coi piedi affondati nei mucchi di neve.

Io so e lo sai anche tu
Che in questo azzurro riflesso lunare,
In questi tigli non ci sono fiori:
Su questi tigli c’è neve e brina.

Che più non ci amiamo da tempo,
Tu non mi ami, io ne amo un’altra,
E a tutti e due è indifferente
Giocare in un amore a buon mercato.

Ma anche se mi abbracci e accarezzi
Coi baci di un’astuta passione,
Il cuore eternamente sogni il maggio
E colei che per sempre io amo.

Sergej Aleksandrovič Esenin

domenica 3 ottobre 2021

Noi adesso ce ne andiamo a poco a poco...

Noi adesso ce ne andiamo a poco a poco...

Noi adesso ce ne andiamo a poco a poco 
verso il paese dov'è gioia e quiete.
Forse, ben presto anch'io dovrò raccogliere
le mie spoglie mortali per il viaggio.

 Care foreste di betulle!
Tu, terra! E 'voi, sabbie delle pianure!
Dinanzi a questa folla di partenti 
non ho forza di nascondere la mia malinconia.


Ho amato troppo in questo mondo
 tutto ciò che veste l'anima di carne .
Pace alle trèmule che, allargando i rami,
si sono specchiate nell'acqua rosea.

Molti pensieri in silenzio ho meditato,
molte canzoni entro di me ho composto.
 Felice io sono sulla cupa terra
di ciò che ho respirato e che ho vissuto.

Felice di aver baciato le donne,
pestato i fiori, ruzzolato nell'erba,
di non aver mai battuto sul capo
 le bestie, nostri fratelli minori.

So che là non fioriscono boscaglie,
non stormisce la segala dal collo di cigno.
Perciò dinanzi a una folla di partenti
provo sempre un brivido.
So che in quel paese non saranno
queste campagne biondeggiantill nella nebbia.
Anche perciò mi sono cari gli uomini
che vivono con me su questa terra.

Sergej  Esenin

giovedì 3 ottobre 2019

Lettera alla Madre


Sei ancor viva, vecchiarella mia?
Anch’io son vivo. Salve a te, salve!
Fluisca ancora sulla tua casetta
Quella indicibile luce serale.
Mi scrivono che tu. celando l’angoscia,
Troppo ti rattristi per me,
Che spesso t’affacci sulla strada
Nella tua vecchia giubba fuori moda.
E che nel buio azzurro della sera
Ti si presenta spesso una visione:
Vedi qualcuno in una rissa di bettola
Cacciarmi in cuore un coltello finnico.
Ma non è nulla, cara! Sta’ tranquilla.
É soltanto un penoso delirio.
Non sono ancora un ubriacone ancora sì incallito
Da morire senza rivederti.
Ti voglio bene ancora come un tempo
E il mio sogno è solo di tornare,
Vinta la mia indomita tristezza,
In quella nostra misera casetta.
Tornerò quando il bianco giardino
Aprirà i suoi rami a primavera.
Solo tu non mi svegliare all’alba
Come facevi otto anni fa.
Non ridestare un sogno svanito,
Non turbare ciò che non s’è avverato;
Troppo precoci perdite e stanchezza
M’è toccato provare nella vita.
E non insegnarmi a pregare.
Non occorre! Non si può ritornare al passato.
Sei tu sola il mio aiuto e il mio conforto,
Tu sola la mia luce ineffabile.
Dimentica dunque la tua angoscia.
Non rattristarti troppo per me.
Non andare così spesso sulla strada
Nella tua vecchia giubba fuori moda…
 
Sergéj Esénin

Nella frescura d'autunno è bello



Nella frescura d'autunno è bello
scuotere al vento l'anima - che pare una mela -
e guardare l'aratro del sole
che solca sopra al fiume l'acqua azzurra.

È bello strapparsi dal corpo
il chiodo ardente d'una canzone
e nel bianco abito di festa
aspettare che l'ospite bussi.

Io mi studio, mi studio col cuore di serbare
negli occhi il fiore del ciliegio selvatico.
Solo nel ritegno i sentimenti si scaldano
quando una falla rompe il petto.

In silenzio rimbomba il campanile di stelle,
ogni foglia è una candela per l'alba.
Nessuno farò entrare nella stanza,
non aprirò a nessuno la porta.
 
Sergéj Esénin

Sergéj Esénin




Sergéj Aleksándrovič Esénin
Konstantinovo, 3 ottobre 1895Leningrado, 28 dic.1925
è stato un poeta russo.
Nato nella regione di Rjazan', in Russia, da una famiglia contadina, Sergej Esenin fu mandato a vivere dai suoi nonni. Cominciò a scrivere poesie all'età di nove anni. Prodigio letterario, nel 1912 si trasferì a Mosca dove si guadagnò da vivere lavorando come correttore di bozze in una società editoriale. L'anno seguente si iscrisse all'Università statale di Mosca come studente esterno e studiò lì per un anno e mezzo. Le sue prime poesie furono ispirate dal folklore russo. Nel 1915, si trasferì a San Pietroburgo, dove conobbe molti poeti. Fu a San Pietroburgo che divenne famoso nei circoli di letteratura. Aleksandr Blok fu soprattutto utile a promuovere le fasi iniziali della carriera di Esenin come poeta. Esenin disse che Belyj gli diede il significato della forma, mentre Blok e Kljuev gli insegnarono il lirismo. Dotato di una personalità romantica, s'innamorava frequentemente ed ebbe tre mogli e molti amanti uomini e donne. Nel 1916 Sergej Esenin pubblicò il suo primo libro di poesie, intitolato Radunica. Attraverso le sue collezioni di poesia pungente sull'amore e la vita semplice, divenne uno dei poeti più popolari del momento. Nel 1913 ebbe la sua prima relazione seria con una collega di lavoro della casa editrice chiamata Anna Izrjadnova, dalla quale ebbe un figlio, Jurij, che sarebbe stato arrestato durante le grandi purghe staliniste, e sarebbe morto in un gulag nel 1937. Nel 1916-1917, Sergej Esenin fu arruolato per il servizio militare, ma poco dopo la rivoluzione d'ottobre del 1917, la Russia uscì dalla prima guerra mondiale. Credendo che la rivoluzione avrebbe comportato una vita migliore, la sostenne, ma subito si disilluse e talvolta criticò persino il governo bolscevico in poesie come L'ottobre severo mi ha ingannato. Nell'agosto 1917 Esenin sposò la sua prima moglie, l'attrice Zinaida Rajch. Da lei ebbe una figlia, Tatjana, ed un figlio, Konstantin. Konstantin sarebbe poi diventato un famoso statistico di calcio. Tatjana invece sarebbe diventata un'importante giornalista e scrittrice. Nel settembre del 1918 fondò una propria casa editrice chiamata Trudovaja Artel' Chudožnikov Slova " Compagnia lavorativa moscovita degli artisti della parola"). Nell'autunno del 1921, mentre visitava lo studio del pittore Aleksej Jakovlev, conobbe la celebre ballerina statunitense Isadora Duncan, che aveva 18 anni più di lui. Si sposarono il 2 maggio 1922, nonostante il fatto che la Duncan conoscesse solo una dozzina di parole in russo, mentre Esenin non parlava nessuna lingua straniera. Negli scritti del poeta si rintraccia l'espressione di una vera passione nei confronti della nota danzatrice, nonostante questo non è da escludere che potesse trattarsi di un evento finalizzato ad accrescere la notorietà di entrambi. Esenin accompagnò la sua moglie-celebrità in un viaggio in Europa e negli Stati Uniti, ma l'esperienza si rivelò eccessiva per lui; la nostalgia e la solitudine contribuirono ad aumentare la dipendenza dall'alcol, che sfuggì al suo controllo. Spesso ubriaco, le sue crisi di rabbia gli fecero distruggere camere d'hotel o creare scompiglio in ristoranti. Questo comportamento non era in sé affatto negativo per la Duncan che, ora cittadina sovietica, ballava ammantata di drappi rossi ed esibiva il bellissimo ed esotico marito contadino sovietico, per di più anche poeta, alla stampa mondiale, attirando così su di sé l'attenzione di tutti in un momento in cui la sua fama aveva iniziato ormai a declinare. Tuttavia Esenin, isolato dalla barriera della lingua, si trovava tagliato fuori dal proprio ambiente, riducendosi, lui poeta celeberrimo in patria, a fare l'accompagnatore di una celebrità straniera, il "marito di Isadora Duncan". Lo stress che questa situazione inflisse alla personalità già disturbata del poeta lo condusse a una vera e propria malattia. Il matrimonio con la Duncan ovviamente durò poco tempo, e nel maggio del 1923 Esenin era di ritorno a Mosca. Lì ebbe subito una stretta relazione con l'attrice Augusta Miklaševskaja, e si crede che l'abbia sposata in una cerimonia civile dopo aver ottenuto il divorzio da Isadora Duncan. Un'altra donna importante nella vita del poeta fu Galina Benislavskaja, donna che non amò mai ma che a lui fu incondizionatamente devota. Per diverso tempo Esenin si stabilì nella sua abitazione insieme alle sue sorelle, le quali vi restarono anche nei periodi in cui Esenin rompeva con la Benislavskaja. A seguito del matrimonio con la Tolstaja i due smisero di avere contatti. Lei si suicidò sulla tomba del poeta un anno dopo la sua morte, con un colpo di pistola al cuore. Il comportamento di Esenin divenne progressivamente sempre più avventato e quello stesso anno ebbe un figlio, Aleksandr, dalla poetessa Nadežda Vol'pin. Sergej Esenin non conobbe mai questo suo figlio; Aleksandr Esenin-Vol'pin sarebbe poi diventato un importante poeta e attivista nel movimento dissidente dell'Unione Sovietica degli anni sessanta con Andrej Sacharov e altri. Dopo essersi trasferito negli Stati Uniti, Esenin-Volpin divenne un importante matematico. Negli ultimi due anni della sua vita Sergej Esenin conobbe il periodo più buio della sua esistenza, la dipendenza dall'alcol si fece sempre più grave e a causa dei problemi di alcolismo fu spesso vittima di allucinazioni visive terrorizzanti, inoltre i suoi comportamenti diventarono sempre più imprevedibili e sregolati. Tuttavia questo periodo di disperazione interiore fu uno dei più fecondi a livello creativo e risalgono a questi anni alcune delle sue opere più intense e drammatiche. Nella primavera del 1925, un Sergej Aleksandrovič molto volubile, sposò la sua terza moglie, Sofia Andreevna Tolstaja, una nipote di Lev Tolstoj, matrimonio illegale in quanto il poeta non aveva chiesto il divorzio dalla Duncan. I due non si conoscevano che da pochi mesi ma la ragazza era convinta che una volta sposati lei sarebbe riuscita a farlo cambiare. Il matrimonio però non cambiò le cose e l'alcolismo cronico di cui il poeta soffriva lo portò ad un ultimo ricovero in ospedale psichiatrico. Alcuni sostengono che questo avvenne per tenere Esenin al riparo della GPU, a cui non piacquero le critiche del poeta al regime sovietico. La morte di Esenin presenta diverse ambiguità. I fatti certi dicono che Esenin lasciò la clinica il 21 dicembre con l'obiettivo di lasciare Mosca e di trasferirsi definitivamente a Leningrado (oggi San Pietroburgo). Il 23 lasciò la città e il giorno seguente al suo arrivo prese una stanza (la numero 5) all'albergo Angleterre. Nella notte tra il 27 e il 28 dicembre Esenin morì impiccato nella sua stanza d'albergo, all'età di 30 anni. Il suo corpo fu ritrovato il 28 mattina impiccato con la cinghia di una valigia ai tubi del riscaldamento centrale della sua camera d'albergo. Il corpo presentava alcuni graffi sul braccio sinistro, un profondo taglio sul braccio destro al di sopra del gomito e un livido sotto l'occhio sinistro. Le testimonianze dirette parlano di una poesia scritta col sangue e lasciata la mattina del 27 ad un amico passato a trovarlo. L'amico (Vol'f Erlich) avrebbe poi dimenticato la poesia (il Congedo) salvo ricordarsene alla notizia della morte del poeta. All'ipotesi del suicidio si affianca l'opinione che la morte autoinflitta sarebbe una montatura, e che Esenin sarebbe stato in realtà ucciso da agenti della GPU. Sergej Esenin è sepolto al cimitero Vagan'kovskoe di Mosca. La sua tomba è ornata da una scultura di marmo bianco.

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