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venerdì 29 dicembre 2023

Alle mie Sorelle

 Alle mie Sorelle

Sorgete dietro la vostra libertà,
Sorelle mie, perché restate zitte?
Sorgete che dovete bere d’ora in poi
Il sangue degli uomini tiranni.
Reclamate i vostri diritti, o mie sorelle,
Da coloro che vi chiamano deboli,
Da coloro che con cento inganni e artifici
Vi relegano in un angolo della casa.
Fin quando sarete oggetto della voluttà e del piacere
Nell’harem della lascivia dell’uomo?
Fin quando prostrerete la vostra orgogliosa testa
Ai suoi piedi come umili schiave?
Questo lamento di rabbia deve diventare
Senza dubbio urlo e grido.
Dovete spezzare queste pesanti catene
Affinché la vita si liberi a voi.
Sorgete ed estirpate la radice dell’oppressione,
Date quiete al cuore pieno di sangue,
Battetevi per garantire
La legge per la vostra libertà.
Forugh Farrokhzad
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venerdì 7 gennaio 2022

Alle mie Sorelle

Sorgete dietro la vostra libertà,
Sorelle mie, perché restate zitte?
Sorgete che dovete bere d’ora in poi
Il sangue degli uomini tiranni.
Reclamate i vostri diritti, o mie sorelle,
Da coloro che vi chiamano deboli,
Da coloro che con cento inganni e artifici
Vi relegano in un angolo della casa.
Fin quando sarete oggetto della voluttà e del piacere
Nell’harem della lascivia dell’uomo?
Fin quando prostrerete la vostra orgogliosa testa
Ai suoi piedi come umili schiave?
Questo lamento di rabbia deve diventare
Senza dubbio urlo e grido.
Dovete spezzare queste pesanti catene
Affinché la vita si liberi a voi.
Sorgete ed estirpate la radice dell’oppressione,
Date quiete al cuore pieno di sangue,
Battetevi per garantire
La legge per la vostra libertà.
 
Forugh Farrokhzad poetessa Iraniana.

 

mercoledì 5 gennaio 2022

LA CONQUISTA DEL GIARDINO

 

LA   CONQUISTA DEL GIARDINO
 
 
Quel corvo che volò
Sopra di noi
E s’inabissò nel pensiero agitato di una nuvola vagabonda,
Il cui grido, come una corta lancia, percorse tutto l’orizzonte,
Porterà la notizia di noi in città.
 
Tutti sanno,
Tutti sanno
Che tu ed io da quel pertugio freddo e tetro
Intravedemmo il giardino
E da quel ramo ameno e impervio
Spiccammo la mela.
 
Tutti temono,
Tutti temono ma tu ed io
Ci unimmo con la luce, l’acqua e lo specchio
E non tememmo.
 
Io non parlo di un fragile legame tra due nomi
Né di un vincolo nelle pagine lise di un registro.
Io parlo dei miei voluttuosi capelli
E degli ardenti papaveri dei tuoi baci,
Dell’intimità clandestina dei nostri corpi
E della nostra nudità che riluce
Come le squame dei pesci nell’acqua.
Io parlo della vitalità argentina di un canto
Che una piccola fontana intona all’alba.
 
Una notte, domandammo alle lepri selvatiche
In quella foresta verde e frusciante,
Alle conchiglie copiose di perle
In quel mare agitato e freddo
E alle giovani aquile
In quel monte straniero e trionfante:
Che si deve fare?
 
Tutti sanno,
Tutti sanno.
Noi abbiamo penetrato il freddo muto sogno dei Simorgh,
Cogliemmo la verità nel piccolo giardino
nell’espressione timida di un fiore anonimo
E l’eternità in un momento senza fine
Quando due soli si fissano l’un l’altro.
 
Io non parlo di sussurri timorosi nel buio,
Io parlo di luce del giorno e di finestre aperte,
Di aria fresca,
Di un forno nel quale bruciano cose inutili,
Di terra resa fertile con un’altra coltura,
Di nascita, di evoluzione, di orgoglio.
 
Io parlo delle nostre mani innamorate,
Che hanno gettato, al di sopra delle notti,
Un ponte foriero di profumo, di luce, di brezza.
 
Vieni nel prato,
Nel prato aperto
E invocami attraverso i sospiri del fiore di seta,
Come la gazzella la sua compagna.
 
Le tende traboccano celato odio
E le candide colombe
Dall’alto della loro torre bianca
Fissano in basso la terra.
 
Forough Farrokhzad

martedì 5 gennaio 2021

Saluterò di nuovo il sole

Saluterò di nuovo il sole,
e il torrente che mi scorreva in petto,
e saluterò le nuvole dei miei lunghi pensieri
e la crescita dolorosa dei pioppi in giardino
che con me hanno percorso le secche stagioni.

Saluterò gli stormi di corvi
che a sera mi portavano in offerta
l’odore dei campi notturni.

Saluterò mia madre, che viveva in uno specchio
e aveva il volto della mia vecchiaia.
E saluterò la terra, il suo desiderio ardente
di ripetermi e riempire di semi verdi
il suo ventre infiammato,
sì, la saluterò
la saluterò di nuovo.

Arrivo, arrivo, arrivo,
con i miei capelli, l’odore che è sotto la terra,
e i miei occhi, l’esperienza densa del buio.
Con gli arbusti che ho strappato ai boschi dietro il muro.

Arrivo, arrivo, arrivo,
e la soglia trabocca d’amore
ed io ad attendere quelli che amano
e la ragazza che è ancora lì,
nella soglia traboccante d’amore, io
la saluterò di nuovo.

Forough Farrokhzad

 

LA SOLITUDINE DELLA LUNA

 


 
 

Per tutta la notte,
I grilli invocarono:
“O Luna! Grande Luna…”
 
Per tutta la notte,
I rami con quelle braccia protese,
I cui sensuali sospiri
Si levavano verso l’alto,
La brezza della sottomissione
Ai comandi di dei sconosciuti e misteriosi,
Migliaia di respiri segreti nella vita recondita della terra,
La lucciola in quel volo circolare e luminoso,
Il ticchettio sul tetto di legno,
Leila dietro il velo,
E le rane nello stagno
Tutti insieme, tutti insieme ininterrottamente
Fino all’alba invocarono:
“O Luna! Grande Luna…”
 
Per tutta la notte,
Brillò la Luna sulla terrazza.
La Luna
Era il solitario cuore della sua notte.
Lacrime risplendenti d’oro stava piangendo.
 
Forough Farrokhzad

Forough Farrokhzad

Sfidando le autorità religiose e i letterati conservatori, Farrokhzad espresse con fermezza sensazioni e sentimenti della situazione femminile nella società iraniana degli anni cinquanta-sessanta, contribuendo in modo decisivo al rinnovamento della letteratura persiana del '900. Il ruolo della donna nel matrimonio convenzionale, le libertà prevaricanti del ruolo di madre e donna libera, il rapporto conflittuale dell'essere donna e non poter godere del proprio corpo liberamente, le diedero la forza di combattere ma le impedirono di godere di una vita normale. Del 1963 è il suo unico documentario Khaneh siah ast (The House is Black), che mostra la situazione dei lebbrosi iraniani e vinse premi in tutto il mondo. Morì nel 1967 in un incidente stradale, di ritorno da una visita alla madre.

 

Ghianda acrostico