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venerdì 31 ottobre 2025

Sui tetti

I passeri spiando, un fanciulletto
furtivo uscir per un abbaino vidi,
e sul vertiginoso orlo del tetto
frugar dei nuovi pigolanti nidi.

Esterrefatta, con le mani al petto
serrate, contenea la madre i gridi;
ma già rendeasi a lei quell'angioletto,

con leggerino piè sui coppi infidi.

Egli roseo, ridente: ella nel viso
come una morta: ed al suo cor  lo stringe,
con frenesia di pianto e riso.

Così talor, di fatue gioie in traccia,
l'alma sull'orlo ai baratri  si spinge;
nè torna sempre alle materne braccia.

Maria Alina Brunamonti.

L’AZZURRO

L’AZZURRO

Chiedo perché la bella età si celi
o negli anni futuri o nei passati;
chiedo qual cara illusïone ornati
gli abbia co’ suoi dïamantini veli:
per qual virtù sien di zaffiro i cieli
e in dolci lapislazzuli stemprati
i monti; e, in tersa calma addormentati,
sien mari e laghi a quel color fedeli.
Voce discreta all’anima susurra:
-
Non l’orizzonte è azzurro, od i profili
delle nostre montagne; e non è azzurra
la gioventù, l’amore e la speranza,
la gioia ancor non nata e i püerili
sogni del core: azzurra è la distanza.
Né s’inzaffira il ciel, né l’oceàno,
ma ogni profondit
à chiara e tranquilla:
è il loro esser dïafano e lontano,
che in turchina apparenza al guardo brilla.
Dell’anima così nella pupilla,
se non l’appanna un turbamento umano,
s’incolora di cerula favilla
l’eterno, l’invisibile, l’arcano.
L’amorosa preghiera
agita l’ale
verso il divo sereno, e l’uom si crede
partecipe alla vita siderale.
Che val se ha fermo sulla terra il piede,
dacché tra la sua vista e l’immortale
un cilestrino vel solo intercede
 
Oh che gentil varïetà m’appare
nelle tinte azzurrine
!
Ha un bel pallore
d’orïental turchese il piccol fiore,
che un amante chiamò: non mi scordare.
E in foco di zaffiro usa brillare
il fioraliso nell’estive aurore,
siccome gemma pronuba d’amore,
se ondeggia e freme delle ariste il mare.
Ma io amo l’azzurr
o e cupo e nero,
l’azzurro della notte e della morte,
l’azzurro del silenzio e del mistero.
Ché della santa eternità le porte,
diamantate di stelle e aperte al vero,
varco allora con fede agile e forte.
 
 Maria Alinda Bonacci Brunamonti

Pescatore del Trasimeno

 



Pescatore del Trasimeno

Par tremolio di marina in amore

l’incresparsi in questa umbra laguna,

quando le infonde l’imminente luna

nella conca d’opale il suo splendore.

Rabbrividisce in un sottil vapore

d’aere malsano la vallata bruna;

ma lento approda senza tema alcuna,

tra i ciperi e le schiancie il pescatore.

Se il ribrezzo talor della quartana

lo coglie, a maledir mai non impara

la sua povera patria laghigiana:

Ché la terra natia sempre è la gemma

d’ogni paese, e sovra ogni altra è cara,

anche a pié del Vesuvio, anche in Maremma.


Maria Alinda Brunamonti

Maria Alinda Brunamonti

 Maria Alinda Bonacci Brunamonti

Fu la primogenita di Teresa Tarulli di Matelica e di Gratiliano Bonacci, nativo di Recanati, insegnante di retorica nel perugino Collegio della Sapienza, autore delle Nozioni fondamentali di estetica,il quale curò personalmente la sua istruzione di indirizzo classico.Con l'incoraggiamento della madre, devota cattolica, iniziò giovanissima a comporre versi di carattere religioso, dati alle stampe nel 1856 con il titolo Canti e dedicati a Pio IX. Nel 1854 la famiglia fu costretta a lasciare Perugia per motivi politici, trasferendosi prima a Foligno e poi a Recanati: in questo periodo compose versi di ispirazione leopardiana, i Versi campestri, pubblicati nel 1876. La ripresa del movimento risorgimentale e la repressione pontificia della rivolta di Perugia del 20 giugno1859 le ispirò i versi patriottici e anti-pontifici dei Canti nazionali, editi a Recanati nel 1860. In quell'anno, la Bonacci fu l'unica donna ammessa eccezionalmente a votare per il plebiscito di conferma dell'annessione delle Marche e dell'Umbria al Piemonte.Dal 1868, dopo il matrimonio con Pietro Brunamonti, di Trevi, docente di filosofia del diritto nell'Università di Perugia - da cui ebbe due figli, Beatrice, nata il 2 aprile1871, e Fausto, morto a soli cinque anni il 25 giugno1878 - stabilì la sua residenza a Perugia. Ebbe l'amicizia di intellettuali italiani, in particolare di Giacomo Zanella, di Andrea Maffei e di Antonio Stoppani.Influenzate dallo Zanella sono le successive poesie, di carattere didascalico e con accenti religiosi: Nuovi canti (1887), Flora (1898), appesantite «da un'intonazione etico-riflessiva irrimediabilmente provinciale».Migliori si rivelano i Discorsi d'arte (1898) e i Ricordi di viaggio, pubblicati postumi.Un'ictus, che la colpì nel 1897, le impedì di scrivere fino alla morte, avvenuta nel 1903.

Ghianda acrostico