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domenica 5 ottobre 2025

Quando cadran le foglie

Quando cadran le foglie e tu verrai
a cercar la mia croce in camposanto,
in un cantuccio la ritroverai
e molti fior le saran nati accanto.
Cogli allora pe' tuoi biondi capelli
i fiori nati dal mio cor.Son quelli
i canti che pensai ma che non scrissi,
le parole d'amor che non ti dissi.
Olindo Guerrini

mercoledì 16 aprile 2025

Mendica

 


Mentre la ricca imbandigion levata

Tranquillo io me ne uscia,

Vidi una fanciulletta inginocchiata

Nel fango della via.

Colla veste cadente a brano a brano,
Pallida e macilente,

Implorava col pianto e colla mano

La pietà della gente.

In grembo le gittai qualche moneta
E dissi: – «o poveretta,

Torna alla madre tua che forse inquieta

Per te piange e t’aspetta».

Tremulo e mesto errar vidi un sorriso
Sulla sua bocca smorta,

E al cielo volgendo lo stremato viso

Disse: – «mia madre è morta».

Disse: – «mia madre è morta: io sondigiuna
E la stagione è cruda,

In terra a me non pensa anima alcuna:

Sono orfanella e ignuda».

Io sentii che talvolta ancor bisogna
Pianger dell’infelice,

E innanzi alla miseria ebbi vergogna

D’esser quasi felice”.

martedì 18 febbraio 2025

CHI SA PERCHE'?

Nel tempio il buon Gesù vide un abietto
branco di mercatanti e di mezzani
che, come i nostri preti e sacrestani,
vendevan l'amuleto, e il moccoletto.
Acceso allor di santo sdegno in petto,
prese un randello colle sante mani
e giù legnate che nemmeno ai cani....
Sia lodato in eterno e benedetto!
Di reliquie n'ho viste in ogni canto,
il vin di Cana, l'acqua del costato,
il sudore, il prepuzio, il sangue, il pianto.
Eppur, per quante chiese abbia frugato,
nessun frammento del randello santo.
preti, chissà perché, non l'ho trovato.
Olindo Guerrini.

lunedì 4 ottobre 2021

IL GUADO

 


 

Fiume che scendi giù dal Bolognese,
fiume dall’acqua cristallina e cheta,
o caro fiumicel del mio paese,
tu sol m’hai fatto diventar poeta:
tra i fioriti giuncheti e la cortese
delle tue fresche rive ombra segreta,
tra la verdura tua serrata e folta
ho conosciuto amor la prima volta.
 
Sovra la sabbia d’or della tua sponda
con un fruscio gentil l’acqua fuggiva,
e là dov’è più chiara e men profonda
noi dovevam passar sull’altra riva.
Ella cantava e la canzon gioconda
laggiù, laggiù tra i salici moriva;
ella era bionda, bella ed io l’amavo:
glielo volevo dire, e non l’osavo.
 
Stretti, serrati insiem come due sposi
delle prime carezze all’indomani,
soli camminavam per misteriosi
silenzi, all’ombra delle quercie immani;
e dalle vesti sue, dagli odorosi
capelli uscian quei profumi arcani,
quei profumi di carne e di salute
che vanno al cor per vie non cocosciute.
 
Al margine del guado alfin venuti
un pensiero ci colse all’improvviso,
e così ci fermammo irresoluti,
così tra la vergogna e tra il sorriso.
Eravamo soletti e non veduti
ed arrossendo ci guardammo in viso;
con un fruscìo gentil l’acqua fuggiva
e dovevam passar sull’altra riva.
 
Pur mi feci coraggio e dissi: vieni,
vieni ti porterò tra le mie braccia:
ella disse di sì, rise e i sereni
occhi mi fisse arditamente in faccia.
Io mi sentì fuggir su per le reni
la voluttà come una lama diaccia;
la lingua ribellosi alla parola
e il cor parea che mi saltasse in gola.
 
Chinato sopra l’erba io mi scalzai;
ella avea gli occhi bassi e pur guardava;
la presi in braccio e dentro all’acqua entrai....
io me la presi in braccio, io che l’amava!
Così la prima volta mi serrai
forte contro il suo sen che palpitava
come una colombella spaurita
palpita nella man che l’ha ghermita.
 
O bei piedini cosi ben calzati,
per non guardarla in viso io vi guardava,
per non veder quegli occhi spaventati
dove il sorriso col timor lottava!
Sotto a’miei diti stretti ed agitati
cedea la carne e il busto scricchiolava    
e l’alito gentil del suo sorriso
caldo e procace mi saliva al viso;
 
e si serrava al petto mio, mettendo
ad ogni passo un riso di spavento,
ed una ciocca di capelli, uscendo
di mezzo all’altre, m’irritava il mento.
Le vidi il viso balenar fuggendo
il riflesso dell’acqua, e in quel momento
divenni forte e non v’ho più guardati,
o bei piedini così ben calzati!
 
Ebbi il coraggio di guardarla in faccia,
di guardarla negli occhi e non tremai;
la sua carne fremea tra le mie braccia,
eravam sulla riva e mi fermai;
e la mal chiusa veste apria la traccia
di candidi misteri e li guardai,
finchè mi vinse amor....Caddi in ginocchi,
la bacia sulla bocca e chiusi gli occhi.
 
Che cosa avvenne poi? Vide ed intese
l’acqua del fiume cristallina e cheta,
e tu fiume lo sai del mio paese,
tu che m’hai fatto diventar poeta;
lo sanno i tuoi giuncheti e la cortese
delle tue fresche rive ombra segreta
e la verdura tua serrata e folta
dove conobbi amor la prima volta.
 
Lorenzo Stecchetti

lunedì 20 gennaio 2020

UN ORGANETTO SUONA PER LA VIA


Un organetto suona per la via,
la mia finestra è aperta e vien la sera,
sale dai campi alla stanzuccia mia
un alito gentil di primavera.
Non so perché mi tremino i ginocchi,
non so perché mi salga il pianto agli occhi.
Ecco, io chino la testa in sulla mano,
e penso a te che sei così lontano.
 
Guerrini / Stecchetti
Dal libro del 1925 La Raccolta 

venerdì 4 ottobre 2019

Nell'aria della sera

Nell'aria della sera umida e molle
Era l'acuto odor de' campi arati
E noi salimmo insieme su questo colle
Mentre il grillo stridea laggiu' nei prati.

L'occhio tuo di colomba era levato.
Quasi muta preghiera al ciel stellato;

Ed io che intesi quel che non dicevi
M'innamorai di te perche' tacevi.

Olindo Guerrini


Saluto alla patria


Salute, o vive fonti
che al nostro mar correte;
salute, piani e monti
che al nostro sol ridete!
Salute, o patria mia!
Avanti, avanti, via!

O sacra terra nostra,
madre benigna e cara,
la tua beltà ci mostra,
guida il tuo amor ci sia.
Avanti, avanti, via!

Svelaci, o suol beato,
del genio tuo gli arcani,
la gloria del passato,
le speme del domani,
il fior di poesia...
Avanti, avanti, via!

O terra degli eroi,
madre di sol vestita,
abbi dai figli tuoi
valor, fortuna, vita,
pensiero ed energia...
Avanti, avanti, via!

Olindo Guerrini

Olindo Guerrini



Olindo Guerrini (Lorenzo Stecchetti)
(Forlì, 4 ottobre 1845Bologna, 21 ottobre 1916),
Nasce da famiglia del paese di  Sant'Alberto ( Ravenna ), che considererà sempre il suo vero paese natale. Si laurea in  giurisprudenza  a  Bologna, ma  non  farà  mai l'avvocato.Letterato e poeta,seguace del Carducci, si esprime in una forma di verismo poetico brillante e arguto, sia in lingua sia in dialetto (romagnolo e veneziano), con  spunti  satirici  di  grande intelligenza.  Si sposa con   Maria e ha  due figli, Lina e Guido.   Personalità   eclettica,   pubblica  sotto lo pseudonimo di Lorenzo  Stecchetti  o  altri  meno noti ( Argia  Sbolenfi,  Mercutio,  Bepi ). Collabora con giornali e riviste in quantità, e pubblica libri e opuscoli. Critico letterario,viaggiatore, presidente della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Sant' Alberto ( dove  promuove  la  costituzione  di  una biblioteca pubblica),assessore a Ravenna(1873-74), bibliotecario presso  l'Università di Bologna. Nel 1883, quando pubblica presso " il più sperti cato editore italiano", il romano Angelo Sommaga,  la  sua "  Biblioteca  per ridere ",  scrive una brillante introduzione in  polemica con il " Regolamento organico delle biblioteche governative del regno ", firmandosi " Olindo  Guerrini, assistente  di  2a  classe  e  ff [ facente funzioni ] di Bibliotecario". Dal 1882 collabora anche assi duamente con La cronaca bizantina, importante testata del Sommaruga,insieme a Carducci. Muore a Bologna nel 1916. 

La domenica

La Domenica Oggi è il Tuo dì, Signore; oggi è nell'aria un alito di pace e di perdono, e un non so che più tenero e più buono scende nei...