LA PAROLA DATA VALEVA PIÙ DI UNA FIRMA
Quando oggi concludiamo un accordo, firmiamo un contratto. La firma diventa la garanzia dell’impegno preso.
Per molte nazioni native del Nord America, invece, il valore di un accordo dipendeva soprattutto dall’onore di chi lo pronunciava.
La parola data non era soltanto una promessa personale. Coinvolgeva la famiglia, il clan e, spesso, l’intera comunità. Venire meno a un impegno poteva compromettere la fiducia costruita nel tempo e rendere più difficile ogni relazione futura.
Naturalmente ogni popolo possedeva usanze proprie e gli accordi potevano essere accompagnati da cerimonie, dallo scambio di doni o dall’uso di oggetti simbolici. Non esisteva un’unica tradizione valida per tutte le nazioni native, ma un elemento ricorreva con grande frequenza: la fiducia era considerata un bene prezioso.
In società dove la collaborazione era essenziale per sopravvivere, mantenere la parola significava rafforzare i legami della comunità. Un impegno rispettato valeva molto più del vantaggio immediato che si sarebbe potuto ottenere tradendolo.
Prima di essere un diritto, la parola era una responsabilità.
Forse è anche per questo che tante tradizioni native attribuivano così tanta importanza all’onore personale. La fiducia non si imponeva. Si costruiva giorno dopo giorno, attraverso i comportamenti.
Oggi viviamo in un mondo dove ogni accordo può essere scritto, registrato e archiviato. Eppure continuiamo a misurare una persona soprattutto nello stesso modo: da quanto è capace di mantenere ciò che promette.

Nessun commento:
Posta un commento