domenica 23 agosto 2026

Ogni estate ci indigniamo

Ogni estate ci indigniamo per gli yacht che assediano le spiagge protette, i gommoni trasformati in discoteche, gli ombrelloni piantati all’alba come fossero atti di proprietà, i sentieri di montagna affrontati in ciabatte infradito, perizomi infrachiappe e bomboloni inframascelle, i cimiteri di guerra ridotti ad aree picnic, i boschi e le spiagge in discariche.

Ma il problema non è il turismo. Il problema è l’inciviltà.
La maleducazione è sempre esistita. La differenza è che un tempo ci si vergognava. Oggi la si esibisce.
I social hanno trasformato la cafoneria in spettacolo. Vince chi urla di più, chi invade di più, chi provoca di più. Chi parcheggia dove non dovrebbe, chi balla dove dovrebbe tacere, chi si fotografa le natiche senza farsi troppe domande.
Più il gesto è grossolano, più diventa virale. Più è al limite dell’idiozia più è virile.
E così piovono i like. Cresce l’esposizione dei corpi, dei tatuaggi ostentati, dei bicipiti gonfiati, dei siliconi arroganti e di un lessico sempre più misero e mentre aumenta la visibilità, diminuisce la cultura del limite.
Abbiamo confuso la libertà con il diritto di fare tutto.
Il rispetto non è una regola che limita la libertà.
È la condizione che permette a tutti di essere liberi.
La vera emergenza non è l’overtourism.
È l’assenza di educazione.
Perché un Paese non si misura dal numero dei suoi turisti, ma dal rispetto che dimostra verso i luoghi, verso la memoria e verso gli altri.
E quando la cafoneria diventa un modello da imitare, il problema non è più chi la pratica.
È chi la glorifica.
E Lucio Battisti cantava: … il vetro non è rotto dal sasso ma dal braccio esperto dell’ingenuo gradasso, l’applauso per sentirsi importante senza domandarsi da quale gente, tutte le occhiate maliziose che davi eran semi sparsi al vento qualcosa che perdevi e m’inaridivi….
Federico Quaranta

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