Visualizzazione post con etichetta Aurelio Bertola. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Aurelio Bertola. Mostra tutti i post

domenica 21 settembre 2025

La Volpe e il Cervo

La Volpe e il Cervo


Vieni, non temer, vieni,
Disse una volpe a un cervo,
Per questi campi ameni
Ove belva non è da starti a fronte:
Qui senza guardia scendono dal monte
Le pecorelle, e chiuse fra' ginepri
Stan qui timide lepri.
Vieni, re qui sarai, sarai padrone,
Come altrove il leone.
II cervo s' inoltrò: co' pronti veltri
Tosto l' assalse il cacciatore attento,
E lieto della preda uscì del campo;
Indi potè la volpe a suo talento
Per molti dì sicura
Scorrere i pingui colli e la pianura.

Chi la tua vana ambizïon fomenta,
Spesso a tuo danno i suoi vantaggi tenta.

Aurelio Bertola

lunedì 2 giugno 2025

Oh bella Mammola

Oh bella Mammola tutta modesta,
Il primo Zefiro d' Aprii ti desta ;
Vivi rinchiusa, ma in lontananza ;
La tua ti accusa dolce fraganza.
Oh bella Mammola, mammola bella
Sii tu l'immagine d'ogni donzella!
Chi brama coglierti, se avanza il piede.
Già sta per premerti, nè ancor ti vede;
Pure e gentili le tue fogliette
fra l'erbe vili giaccion neglette.
Oh bella Mammola, mammola bella 
Sii tu l'immagine d'ogni donzella!
Quando col crescere di primavera
Dei fior più nobili cresce la schiera,
Ch'apron più vaga, più altera foglia,
Ti stai tu paga che niun ti coglia.
Oh bella Mammola, mammola bella
Sii tu l'immagine d'ogni donzella!
Madre consolati, se la tua figlia
A bella mammola tutta somiglia;
Nè mai lagnarti se d'arti è senza
Che far dell'arti dov'è innocenza?

Aurelio Bertola.



martedì 4 marzo 2025

L' Asino in maschera

Disse un asino:
“Dal mondo voglio stima e rispetto
ben so come!” e così detto
in gran manto si serrò

in gran manto si serrò.
Indi ai pascoli comparve
con tal passo maestoso
che all’incognito vistoso
ogni bestia si inchinò


E dai prati corse al fonte
a specchiarsi si trattenne
ma sventura! Non contenne
il suo giubilo, e ragliò.


Fu scoperto e fino al chiuso
fu dai fischi accompagnato
e il somaro mascherato
in proverbio a noi passò.


in proverbio così  passò.

Tu che base del tuo merito
veste splendida sol fai
taci ognor, se no scoperto
come l’asino sarai.


Aurelio Bertola

venerdì 24 settembre 2021

O dolcissima bocca ed amorosa

 

O dolcissima bocca ed amorosa,
che solevi appressarti al labbro mio,
come languida sei, come spario
il bel, che ti tinge a, col or ai rosa!

o dolcissima bocca e graziosa,
ove il sorriso tenero sen gio?
quei che, ministro l fido al tuo desio,
usciva a palesar la fiamma ascosa?

Ma che? Pallida e mesta anca mi piaci;
lascia che su di te l'amante care,
soavissima bocca, io stempri in baci.

Forse avverrà che il mio cocente ardore
ti renda i primi tuoi colar vivaci
per un nuovo miracolo d'Amore.

Aurelio de Giorgi Bertola

Il Merlo fra gli Usignoli

 


Il Merlo fra gli Usignoli
 
Visse già un merlo gran seccatore,
Sfrontato e nero come un dottore,
Che penetrando nel bosco dove,
Fean gli usignoli musiche prove,
In mezzo a quelli l'ale movea,
E le loro note talor rompea,
Con certi asmatici suoi tuoni monchi,
Da mover rabbia  perfin nei tronchi,
Un usignolo perdè la flemma,
Ed ecco, anici, disse, un dilemma;
O da noi lunge costui si stia,
O più non s'ode la voce mia.
Ma men focoso con tali accenti,
un'altro tutti rese contenti;
Tra noi si resti, che ne compensa,
Delle sue noie più che non pensa;
Finchè rimpetto costui tenghiamo,
Meglio n'è dato sentir chi siamo.
 
Aurelio de Giorgi Bertola

sabato 23 novembre 2019

Gli uccelli e i pesci


 
Gli uccelli:
Pesci, o pesci, felici
più di noi quanto siete!
Se vengono i nemici,
o con amo o con rete,
tosto giù nel profondo
correr v'è; in fondo
del mar, de' fiumi, e chi
mai dissalirvi ardì?
 
I pesci:
Augelli, o augelli, voi
felici più di noi;
che a ritrovar lo scampo
libero avete il campo;
e gir v'è dato lunge,
presso alle nubi, e chi
d'assalirvi ardì?
 
Gli uccelli:
Ma quale aerea parte,
o quale erma campagna
dal rischio ci diparte
dell'aquila grifagna?
 
I pesci:
E noi chi salvi tiene
dalle immense balene,
e dagli altri pirati
pesci disumanati?

Non ti lagnar de' mali
non credere solo ai tuoi;
Ognuno de' mortali
ha da soffrire i suoi.
 
Aurelio Bertola

Il fanciullo e l'augellino

Cadde un tenero augellino
Nelle man d'un fanciullino,
Che gli avvolge un filo al piede
E ne regge i brevi voli;
Indi apprestagli in mercede
Lauta mensa di pignoli.
Schiavitù certo leggera;
Ma l'augello ha cotal cera
Che il diresti un infelice.
"Perchè mesto?quel gli dice,
Fil di lino t'inquieta?
Io tel cangio in fil di seta"
L'augellino è mesto ancora;
E il fanciul gli pone allora
Laccio al piè di puro argento,
Ma l'augel non è contento.
Cangio alfin l'argento in oro
Di finissimo lavoro;
E dicea:con la catena
non dei vivere più in pena.
Gli rispose l'augellino:
O metallo, o seta, o lino
Al mio piè d'intorno sia,
Io son sempre in prigionia.
V'ha taluno, io non l'ignoro,
Che per aurei lacci impazza;
Sempre è laccio un laccio d'oro;
Io non son di quella razza.


Aurelio Bertola.

Aurelio Bertola




Aurelio Bertola De' Giorgi Rimini nel 1753 e nella stessa sua città natale muore il 30 giugno 1798.
Bertola fu uomo del suo tempo. Studiò attraverso la rete protettiva della chiesa, unica possibilità per chi non poteva contare su adeguati mezzi. Infatti, dopo aver iniziato gli studi a Todi, nel 1769 tornò in patria e - quantunque del tutto privo di vocazione - entrò nell'ordine degli Olivetani. Nel 1773, dopo un soggiorno a Siena, e la fama procuratagli dal poemetto Notti clementine (scritto per la morte di Clemente XIV) gli fece ottenere la cattedra di Storia e Geografia all'Accademia di Marina di Napoli. Nella città partenopea visse dieci anni.  Nel 1783 ritornò a Rimini ed ebbe la dispensa di vivere fuori del chiostro. A Vienna, ospite del Garampi, si applicò allo studio della letteratura tedesca. Di ritorno dall'Austria, gli fu assegnata la cattedra di Storia all'Università di Pavia, che tenne fino al 1793, quando le precarie condizioni di salute gli fecero perdere l'insegnamento. Negli anni del soggiorno pavese compì viaggi in Svizzera, in Germania e in Ungheria. In quest'ultima nazione si arruolò anche nell’esercito che dovette ben presto lasciare per quella malattia “di petto”  che sarà poi la causa della sua morte. Tornato nuovamente a Rimini, vi rimase fino al 1797, per poi di nuovo trasferirsi a Roma e poi in Toscana. Nel 1798, gravemente ammalato, rientrò nella città natale, dove si spense.Bertola fu poeta autentico e molto erudito, scrisse di filosofia e di storia, fu critico letterario, con saggi sul Metastasio, sulla favola, sulla grazia nelle lettere e nelle arti...ma la poesia fu la musa che coltivò con maggiore cura e passione.Scrisse anche importanti opere di estetica (Idea della poesia alemanna, 1779; Idea della bella letteratura alemanna, 1784; Saggio sopra la Grazia nelle Lettere ed arti) e di teoria della storia (Saggio della filosofia della storia, 1787).L’opera più bella ed importante di Aurelio Bertola De Giorgi é un diario tenuto durante un suo viaggio in Svizzera e Germania, pubblicato a Rimini nel 1795: “Viaggio sul Reno”.

Quando siete arrivati