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giovedì 30 luglio 2026

Lo sposo

 LO SPOSO

Il fiume travolsemi, o Lia,
Mi uccise col rosso cavallo.
Or dormo in una casa di cristallo
Giù nel mar di Baronia.
Pur nella notte sacra posso
Ritornare al mio focolare:
E mi vedrai, mia Lia! verrò dal mare
Ritto sul cavallo rosso.
E ne udrai da lungi la pesta,
E il fremito della criniera.
O Lia, togliti allora dalla testa,
O mia Lia, la benda nera.
Io ti veda vestita d’oro
Vestita di fiamma, o mio fiore.
E ancor ti avvolgan i canti del coro,
E le fiamme del mio cuore.

Sebastiano Satta 

lunedì 19 maggio 2025

Il vecchio

Va la placida gregge fra gli steli
bianchi di luna; splendono vermigli
fuochi da presso e attorno su pe' cigli
rocciosi, sotto il puro arco dei cieli.
Ammonisce il vegliardo ora i fedeli
pastori a lui diletti come figli;
la sua parola suona nei consigli
dolce e solenne come nei Vangeli.
Della pace egli parla che nel cuore
siede, a colui che con le mani monde
di sangue, vive. E sparge tanto amore
la sua parola, e versan tanta pace
i cieli, che nelle anime iraconde
ogni torva passione alfin tace.

Sebastiano Satta.

sabato 21 maggio 2022

Alba

 

 

 


Ora i sardi pastori, all'indorarsi
Dei cieli, mentre vah , con tintinnio
Dolce le greggi a ricercar gli sparsi
Rivi, levan le fronti e adoran Dio.
Rapiti, quasi sentono levarsi
La luce in seno, fremono ad un pio
Sgomento come querce, su per gli arsi
Greppi, dei venti roridi al desio.
Poi vanno lungo il risonante mare 
Fra prati d'asfodelo e per le rupi,
Vanno fantasmi d'una antica età. 
Torbidi e soli nel fatale andare, 
Il cuore schiavo di pensieri cupi, 
L'occhio smarrito nell'immensità.

Sebastiano Satta


venerdì 21 maggio 2021

Il puledro


Maraviglia a vederlo! la cervice
stellante tra la nitida criniera
erse il poledro, schiusa la narice
ai soffi ardenti della primavera.

Nessun dei giovinetti, audace schiera
di ardimenti e di prove sfidatrice,
osava premer quella groppa nera
come il tormento e correr la pendice.
Gloria a chi primo lo cavalca! - disse
il vecchio: ai giovinetti tremò il cuore:
allor nella criniera gli confisse
egli l'artiglio e, saldo in groppa come
un drago, sparì via col corridore
dritto il bel capo tra le grigie chiome.

Sebastiano Satta

 

giovedì 21 maggio 2020

Sardegna



Dolce, o capanna, quando agli uragani
la selva si querela e si dispoglia,
riparar nel tuo nido, sulla spoglia
d'un montone, e parlar di caccia e cani.
Ma più dolce, se ridano i lontani
fuochi dai poggi, e palpiti ogni foglia,
alla sera indugiar sulla tua soglia
erbosa, tra il brusio largo dei piani.
Sulla giogaia  pendono ghirlande
di stelle: van le greggi per profonde
serenità, fra luccicar di fonti.
Poi nell'ombra un nitrito! Ché già grande
tra mormorii di rivoli e di fronde,
s'alza la luna a benedire i monti.
Sebastiano Satta

Il pane della bontà



I tetti fumigavano
dalle scandule brune, tra il nevisco,
e tre donne sfornavano e infornavano
al lume del lentisco.
Venne uno stormo di fanciulli. - O zia,
un pane. - Va in malora!  
 O zia, zietta mia,
un pane. - Va in malora!  
O zia, mammina mia,
un pane ... - Va in malora! 
Ah che dopo l'avaro
diniego, ingrato e amaro
si fece il pane! ... E allora
passò Gesù bambino;
Gesù bambino venne
al borgo di Barbagia:
 Donne, un pane!  Per te, vieni, piccino.
E una donna distese
un po' di pasta d'orzo sulla bragia:
ed ecco che quel poco
divenne molto, e sì divenne grande
quel pane che a sfornarlo
ci vollero tre pale.
Ché sempre cresce e crescerà più sempre
il pan della Bontà. 

Sebastiano Satta

Notte nel salto




Null' altro sentivo che i colpi
dell'irto cignale negli elci:
un lento brusire di felci
e a tratti il bramir delle volpi.
Il fuoco taceva. I guardiani,
ravvolti nei manti di albagio,
seguivan nel sonno il randagio
vagar delle greggi e dei cani.
Quand'ecco, nel cielo senz'astri,
vibrò dagli ovili vicini
il vigile urlio dei mastini
e un largo sfrascar d'oleastri;

e giù dalla vetta soprana
al nostro bivacco, tra i radi 

ginepri, volgendosi ai guadi 
notturni, passò la bardana. 

Sebastiano Satta Dai Canti barbaricini

Sebastiano Satta






Nacque dall'avvocato Antonio Satta e da Raimonda Gungui. A soli cinque anni perdette il padre, e la madre dovette quindi provvedere con sacrificio (sola/ e triste come l'aquila selvaggia/che nutre i figli sulla rupe) ad allevare il piccolo Sebastiano e il fratello di lui, Giuseppino, divenuto poi alto funzionario al Ministero della Giustizia. Conseguì la laurea in legge a Sassari nel 1894, lavorando fin dal 1890 come giornalista presso il quotidiano L'Isola. Nel 1908 si ammalò, lasciando l'attività forense a causa della paralisi (probabilmente causata dal botulino),- privo della possibilità di parlare ma intellettualmente ancora perfettamente capace, dedicò il resto della sua vita a scrivere poesie. Non è un personaggio che ha avuto molta fama a livello italiano ma per la Sardegna ha molta importanza; i nuoresi lo ricordano per la sua capacità di stare vicino alle persone più umili cogliendo problemi, vizi e virtù del popolo barbaricino di quel periodo. Durante il servizio militare a Bologna ebbe modo di avvicinarsi alla poesia di Carducci dalla quale fu molto influenzato. Satta ha raccontato la vita sarda e quella nuorese con occhi critici; infatti era avvocato, giornalista, cultore della lingua e cultura sarda e autore anche di poesie in sardo, fra le quali resta molto cara ai nuoresi Su battizu (il battesimo in lingua sarda) eseguita in canto dal Coro di Nuoro. Nel comune di Nuoro è presente una piazza monumentale costruita nel 1967 dallo scultore Costantino Nivola intitolata a Sebastiano Satta. Colpito da paralisi in ancora giovane età, il poeta visse gli ultimi sei anni in dolorosa immobilità, morendo a Nuoro, nel 1914, a soli 47 anni.

Ghianda acrostico