Che cinguettio di passeri di nido!
Dicono i passere col lor grido:
_O babbo, o mamma, bruchi e moscerini
portate ai vostri bei passerottini!
Veniteci, cip, cip, ad imbeccare,
chè siam piccini e non possiam volare..._
E babbo e mamma arrivano...Che festa!
I piccini, cip cip, sporgon la testa,
spalancano le lor piccole gole,
mentre fra i rami ride allegro il sole
e par voglia augurar buon appetito
al cinguettante piccolo convito.
Ugo ghiron
venerdì 12 settembre 2025
La famigliola
martedì 26 agosto 2025
Il toro e la mosca
sulla fronte di un toro,
gli disse con sussiego:
– Se peso troppo dimmelo, ti prego,
ed io volerò via -.
– Quanto a me – disse il toro
– vattene o resta come più ti piace.
Se tu, piccina mia,
non mi avessi avvertito,
che tu ci fossi non avrei sentito -
Il Faro
Sta tutta la notte a spiare
lontano sul mare,
pupilla di fuoco
che fisa nel buio sfavilla.
Si spegne,
s’accende;
ancora si spegne,
più viva risplende.
E il mare che giù
rimormora roco
od ulula fiero,
par dirgli crucciato e severo:
“Che vuoi,
che cerchi, grand’occhio di fuoco?”.
E il faro sfavilla,
né all’onde
risponde.
Ma parla soave,
col fido suo raggio,
a più d’una nave
lontana, sul mare in viaggio.
E corre
più lieta e tranquilla
la nave sull'onde, guidata
dal calmo grand'occhio che brilla
E quando più nera
infuria sul mar la bufera,
con quella sua muta,
lucente parola
che dice: “Coraggio! Son qua!”.
Il faro da lungi saluta
lo stanco nocchieroche va.
si spegne,
s’accende,
ancora si spegne,
più viva risplende.
Così,
sempre ogni notte.
Ugo Ghiron
Roma 24 agosto1876 / 3 marzo 1952.
Nacque da Bonaiuto, piemontese, e da Minerva Nahmias, toscana, entrambi di origine ebraica. A Roma fece i suoi studi ginnasiali, trasferendosi poi con la famiglia a Pisa, dove compì gli studi liceali e universitari, laureandosi in lettere. Pisa era all'epoca un centro intellettuale molto vivo, ricco di fermenti culturali e di cenacoli di giovani talenti; il Ghiron, che aveva presto manifestato la sua vocazione poetica, si dimostrò, però, sin dall'inizio, autore solitario e appartato, estraneo alle poetiche più moderne. Nel 1908 pubblicò a sue spese, presso la casa editrice Bemporad di Firenze, la prima raccolta di liriche, Vita, con una calorosa prefazione - in forma di lettera all'editore. Questa prima raccolta venne salutata con lodi e recensita con entusiasmo dalla critica tradizionalista (M. Maffii, E. Bodrero, E. Donadoni, e il poeta carducciano G. Marradi): la sua poesia piaceva perché semplice, venata di una tristezza mai insistita, e soprattutto aliena da ogni sperimentalismo ed eccesso contenutistico o formale. Dopo questa prima pubblicazione cominciò a collaborare regolarmente alle pagine culturali di varie testate, tra le quali Vita letteraria, Nuova Antologia (dove si occupò in particolare di poesia), Riviera ligure, Il Fanfulla della domenica, Cronache letterarie. Solo cinque anni più tardi, nel 1913, si decise a pubblicare una seconda raccolta di versi, dedicata alla madre, Le rime della notte. È una raccolta di ventuno componimenti (tra i quali quattordici sonetti) poeticamente già più maturi, di una espressività concisa e sobria. I temi trattati riguardano la contemplazione della bellezza e della potenza della natura e la riflessione sul dolore, sulla malinconia e sulla morte. Nel 1915 la produzione letteraria del G. cominciò ad arricchirsi anche di una serie di pubblicazioni per ragazzi in prosa e in versi. Di queste la raccolta allora più apprezzata fu Ledolci canzoni, pubblicata proprio quell'anno dall'editore Sandron di Palermo: sono poesie piene di buoni sentimenti, piccole favole, quadretti di vita quotidiana, dai toni moraleggianti ma garbati. Tra le altre raccolte di questo genere si possono ricordare Sussurri e I piccoli canti, entrambe pubblicate a Torino nel 1921, Il quaderno dei racconti e Il libro dei piccoli, editi a Palermo rispettivamente nel 1921 e nel 1923. Durante la prima guerra mondiale, nel 1916, il G. pubblicò Le vespe e gli eroi, una raccolta di quarantuno epigrammi sulla guerra, di stampo fortemente antiaustriaco, molto apprezzata dalla critica. Nel 1920 uscì a Palermo Le visioni di Àtropos, opera composta di alcune liriche, di quattro poemetti in prosa, tre dei quali già usciti sul Fanfulla della domenica, e di alcune versioni poetiche da autori francesi e tedeschi. Nel corso degli anni Venti molti componimenti apparvero su giornali e riviste. Nel 1922 a Palermo era uscito il volume di poesie Gli aquilotti e le rondini. Questa raccolta è divisa in due parti: la prima di tono giocoso (spesso esplicitamente satirica e umoristica) in cui l'autore irride i vari "tipi" umani del suo tempo; la seconda, di ispirazione lirica e legata alla riflessione introspettiva. Nel 1925, a Pisa, vide la luce un volumetto di poesie, Tristezze, dedicato alla memoria della madre, di recente scomparsa. Nel 1928 pubblicò a Palermo il volume Le serie e le gioconde, in cui era riunita tutta la sua produzione novellistica fino ad allora dispersa in varie riviste. Nel 1935 pubblicò, a Catania, la raccolta di aforismi Parole per via: una serie di riflessioni moralistiche leggere e piacevoli sulla società e i suoi costumi. Negli anni Quaranta la sua fortuna presso la critica e il pubblico cominciò a declinare: l'unica pubblicazione di qualche risonanza di quest'ultimo periodo è l'opera narrativa Il brillante del pascià (Torino 1948).
martedì 1 ottobre 2024
domenica 25 agosto 2024
La medicina
lunedì 17 maggio 2021
Dolce Maggio
U.Ghiron
giovedì 28 novembre 2019
NOVEMBRE
gli alberi nudi, ch’alzan verso il cielo
gli scheletrici rami
e tutto, intorno, dice
che presto arriverà la neve, il gelo.
Non più frutti negli orti,
non c’è quasi più un fiore nei giardini,
è questa la stagione
del crisantemo, il triste fior dei morti.
A mazzi, od in corone,
tra i salici ed i neri
cipressi dei solinghi cimiteri
or tutte se ne infiorano le tombe,
perchè nella lor casa ultima e mesta
abbiano pur gli estinti
un pio giorno di festa.
lunedì 13 maggio 2019
La preghiera per la Patria
O buon Dio, onnipotente Iddio, benedici la mia Patria.
Prima ancora della mia famiglia ch'io amo assai,
prima di ogni altra cosa a me più cara.
Dio benedici la Patria.
Fà ch'essa sia sempre libera, gloriosa e forte.
Fà che regnino in lei la prosperità, la concordia, l'amore.
Fà che il suo presente e il suo avvenire siano degni del suo grande passato.
Fà che ogni suo figlio l'ami, che ogni straniero l'ammiri e la rispetti.
Fà che ogni Italiano debba sentire ogni giorno più grande l'orgoglio di essere Italiano.
O buon Dio, onnipotente Iddio, benedici la mia Patria.
da un mio vecchio libro del 1949.
quando ancora erano validi questi ideali.......
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Trionfo di Bacco e Arianna Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza. Quest’è Ba...
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(Roma, 28 gennaio 1946 – Roma, 12 aprile 2019) è stata una cantante e astrologa italiana.
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« Miei cari amici vicini e lontani buonasera » ( Palermo , 20 settembre 1902 – Rodello , 24 gennaio 2002 ) è stato un conduttore radio...








